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Ο δε Αγαμεμνων τοσουτον το στρατοπεδον ετη δεκα κατεσχεν ου μισθοφοραις μεγαλαις ουδε χρηματων δαπαναις... επαυσεν υβριζοντας.
Agamennone (κατέσχε = aoristo 3a sing di Κατέχω ) trattenne saldamente un esercito per dieci anni non con grandi retribuzioni (soldi) né con dispendiosità di beni con i quali ora tutti esercitano il potere (δυνᾰστεύω) ma con il ponderare con l'intelligenza (δύναμαι) con il sostenere e il provvedere dai nemici il mezzo di sostentamento ai soldati e soprattutto con il sembrar di voler decidere per la salvezza degli altri meglio degli altri su quella di loro stessi. L'attuazione quindi che mise (ἐπιτίθημι) a tutte [le imprese] è bene (προσήκω) che non meravigli per nulla di meno. Infatti sembrerà che egli non fece nulla di sconveniente né di indegno fra quelle dette in precedenza (part perf προερέω); al contrario pur avendo mosso guerra, di nome, a una sola città, ma, in realtà lottando non solo contro tutti gli abitanti dell'Asia, ma anche contro molte altri stirpi dei barbari non si fermò e non tornò indietro prima di aver reso schiava la città di chi aveva osato macchiarsi della colpa e di aver posto fino alla prepotenza dei barbari.
(By Vogue)
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Πρῶτον μὲν οὖν οὐκ ἀθυμητέον, ὦ ἄνδρες ᾿Αθηναῖοι, τοῖς παροῦσι πράγμασιν, οὐδ' εἰ πάνυ φαύλως ἔχειν δοκεῖ. Ὅ γάρ ἐστι χείριστον αὐτῶν ἐκ τοῦ παρεληλυθότος χρόνου, τοῦτο πρὸς τὰ μέλλοντα βέλτιστον ὑπάρχει. Τί οὖν ἐστι τοῦτο; Ὅτι οὐδέν, ὦ ἄνδρες ᾿Αθηναῖοι, τῶν δεόντων ποιούντων ὑμῶν κακῶς τὰ πράγματ' ἔχει· ἐπεί τοι, εἰ πάνθ' ἃ προσῆκε πραττόντων οὕτως εἶχεν, οὐδ' ἂν ἐλπὶς ἦν αὐτὰ βελτίω γενέσθαι. Ἔπειτ' ἐνθυμητέον καὶ παρ' ἄλλων ἀκούουσι καὶ τοῖς εἰδόσιν αὐτοῖς ἀναμιμνῃσκομένοις, ἡλίκην ποτ' ἐχόντων δύναμιν Λακεδαιμονίων, ἐξ οὗ χρόνος οὐ πολύς, ὡς καλῶς καὶ προσηκόντως οὐδὲν ἀνάξιον ὑμεῖς ἐπράξατε τῆς πόλεως, ἀλλ' ὑπεμείναθ' ὑπὲρ τῶν δικαίων τὸν πρὸς ἐκείνους πόλεμον. Τίνος οὖν εἵνεκα ταῦτα λέγω; Ἳν' εἰδῆτ', ὦ ἄνδρες ᾿Αθηναῖοι, καὶ θεάσησθε, ὅτι οὐδὲν οὔτε φυλαττομένοις ὑμῖν ἐστιν φοβερόν.
Dunque, o Ateniesi, per prima cosa non bisogna scoraggiarsi ( ἀθυμητέον - ἀθυμέω agg. verbale "non bisogna scoraggiarsi lo trovate sul vocabolario) per i fatti presenti, nemmeno se sembrano poco facili. Infatti il più negativo ( παρεληλυθότος = da πάρειμι, "ἐκ τοῦ παρεληλυθότος χρόνου" = dal passato) di quelli dal passato è quello che è più positivo (ὑπάρχω) per il futuro (τὰ μέλλοντα). Dunque quale è questo? Perchè o Ateniesi voi non fate nulla delle cose che sono necessarie per i fatti che vanno male; perché, se tale fosse la situazione pur compiendo voi tutto il vostro dovere, non si potrebbe nemmeno sperare in un miglioramento. E poi dovete riflettere - sia chi lo sa per sentito dire sia chi ha potuto averne conoscenza diretta e se ne ricorda - di fronte a quale apparato bellico degli Spartani, or non è molto, voi avete saputo comportarvi in modo splendido, come a voi si addice, senza fare nulla che non fosse degno della città, sostenendo la guerra contro di loro per i vostri diritti. Perché dunque dico queste cose? Affinchè sappiate, o Ateniesi, e osserviate che nulla è temibile per voi se tenete la situazione sotto controllo.
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Σχεδον απαντα τα δί ημων μεμηχανημενα λογος ημιν εστιν ο συγκατασκευασας... περι των πραγματων διαλεχθωσιν.
Ogni cosa che è stata da noi prodotta (μεμηχανημένα part. μηχανάομαι) è la parola che ci ha aiutato a procurarcela Questa infatti ha decretato le leggi che contribuiscono a stabilire (συγκατασκευάζω) riguardo al giusto all'ingiusto, all'onesto e al disonesto: e se questi principi non fossero stati classificati (διαταχθέντων = διατάσσω part. pass. ) non sarebbe per noi possibile vivere con gli altri. Con questa, noi classifichiamo i malvagi e elogiamo i buoni. Per mezzo di questa educhiamo i non intelligenti e ratifichiamo i non intelligenti; infatti il parlare bene come si deve è per noi il segnale più grande, che noi produciamo, dell'essere ben padroni delle proprie capacità mentali (φρονέω), e un discorso vero, legittimo e giusto è l'immagine di un animo buono e degno di essere creduto. Con queste [con le parole] noi discutiamo sulle cose controverse e riflettiamo sulle cose che non conosciamo. Infatti con queste argomentazioni, con le quali parlando noi cerchiamo di convincere gli altri sono le stesse che noi usiamo (χράομαι) prendendo decisioni (βουλεύω); e così chiamiamo oratori quelli che sono capaci di parlare davanti alla folla e riteniamo buoni consiglieri quanti discutano sulle faccende importanti (πρᾶγμα -ατος, τό) nel modo migliore per loro stessi.
(Traduzione letterale di Anna Maria Di Leo che consente la pubblicazione della sua traduzione solo ed unicamente sul sito skuolasprint.it)
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Παραγενομενος δε εις Αιθιοπιαν, ης εβασιλευε Κηφευς, ο Περσευς ευρε την τουτου θυγατερα Ανδρομεδαν... μετα των συνεπιβουλευοντων αυτον ελιθωσε παραχρημα.
Dopo esser arrivato in Etiopia, della quale era re Cefeo, Perseo trovò la figlia di questo, Andromeda che era a assegnata come pasto al mostro marino. Infatti Cassiopea, moglie di Cefeo, litigò per la bellezza con le Nereidi e pensò di essere la più bella di tutte le migliori: ragion per cui le Nereidi si sdegnarono (μηνίω) e Poseidone mandò loro una spaventosa inondazione del posto e un mostro marino. Vaticinando Ammone la liberazione dalla sventura se la figlia di Cassiopea, Andromeda, fosse offerta (προτίθημι) in pasto al mostro, Cefeo, costretto dagli Etiopi, lo fece (πράττω) e incatenò la figlia ad una rupe. Vedendola Perseo che era anche innamorato (ἐράω), promise (ὑπισχνέομαι) a Cefeo di uccidere (ἀναιρέω) il mostro se aveva intenzione di dargli in sposa la figlia salvata. Ottenuto il giuramento per queste cose, tendendo un agguato al mostro, lo uccide e libera Andromeda. Poiché Fineo, che era fratello di Cefeo al quale aveva promesso in un primo tempo Andromeda, prima di averla assegnata lui e, scoprendo (μανθάνω) l'intrigo, lo pierificò all'istante con tutti i seguaci mostrandogli la Gorgona.
Analisi dei verbi contenuti nella versione
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Παρακαταθηκην τις λαβων φιλου αποστερειν διενοειτο. Και δη προσαλουμενου... η κατα των ασεβων εκ θεου τιμωρια.
Un tale aveva ricevuto un deposito da un amico e contava di non restituirglielo. E poiché l'amico lo invitava a prestar giuramento, a buon conto, partì per la campagna. Giunto alle porte della città, vide uno zoppo che stava per uscirne, e gli chiese chi fosse e dove fosse diretto. Quello rispose che era il Giuramento e che andava a punire gli spergiuri. Allora egli gli domandò quanto tempo stava, di solito, prima di tornare in una città. "Quarant'anni; qualche volta anche trenta", rispose l'altro. Dopo di ciò, senza esitare, l'uomo prestò giuramento, affermando di non aver mai ricevuto quel tal deposito. Ma si trovò addosso il Giuramento, che lo condusse con sé per buttarlo giù da un precipizio. L'uomo protestava perché, dopo avergli dichiarato che ritornava ogni trent'anni, non gli aveva lasciato nemmeno un giorno di respiro. "Devi sapere", gli rispose il Giuramento, "che, quando mi si vuol provocare, allora ho l'abitudine di tornare anche in giornata". La favola mostra che non ci son date fisse per la vendetta di Dio contro gli empi.