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Sinistri presagi preannunziano sventure a Cesare
Plutarco versione greco e traduzione libro lukeion
αὐτῷ δὲ Καίσαρι θύοντι τὴν καρδίαν ἀφανῆ γενέσθαι τοῦ ἱερείου, καὶ δεινὸν εἶναι τὸ τέρας· οὐ γὰρ ἂν φύσει γε συστῆναι ζῷον ἀκάρδιον. ἔστι δὲ καὶ ταῦτα πολλῶν ἀκοῦσαι διεξιόντων, ὥς τις αὐτῷ μάντις ἡμέρᾳ Μαρτίου μηνὸς ἣν Εἰδοὺς Ῥωμαῖοι καλοῦσι προείποι μέγαν φυλάττεσθαι κίνδυνον, ἐλθούσης δὲ τῆς ἡμέρας προϊὼν ὁ Καῖσαρ εἰς τὴν σύγκλητον ἀσπασάμενος προσπαίξειε τῷ μάντει φάμενος· „αἱ μὲν δὴ Μάρτιαι Εἰδοὶ πάρεισιν“, ὁ δ’ ἡσυχῇ πρὸς αὐτὸν εἴποι· „ναί, πάρεισιν, ἀλλ’ οὐ παρεληλύθασι“. πρὸ μιᾶς δ’ ἡμέρας Μάρκου Λεπίδου δειπνίζοντος αὐτόν, ἔτυχε μὲν ἐπιστολαῖς ὑπογράφων ὥσπερ εἰώθει κατακείμενος· ἐμπεσόντος δὲ λόγου, ποῖος ἄρα τῶν θανάτων ἄριστος, ἅπαντας φθάσας ἐξεβόησεν· „ὁ ἀπροσδόκητος“. μετὰ ταῦτα κοιμώμενος ὥσπερ εἰώθει παρὰ τῇ γυναικί, πασῶν ἅμα τῶν θυρῶν τοῦ δωματίου καὶ τῶν θυρίδων ἀναπεταννυμένων, διαταραχθεὶς ἅμα τῷ κτύπῳ καὶ τῷ φωτὶ καταλαμπούσης τῆς σελήνης, ᾔσθετο τὴν Καλπουρνίαν βαθέως μὲν καθεύδουσαν, ἀσαφεῖς δὲ φωνὰς καὶ στεναγμοὺς ἀνάρθρους ἀναπέμπουσαν ἐκ τῶν ὕπνων· ἐδόκει δ’ ἄρα κλαίειν ἐκεῖνον ἐπὶ ταῖς ἀγκάλαις ἔχουσα κατεσφαγμένον·
(A) Cesare stesso mentre sacrificava non trovò il cuore della vittima: cattivo presagio, poiché in natura non esistono animali senza il cuore. Molti poi raccontano che un indovino aveva detto a Cesare di guardarsi da un grande pericolo in quel giorno del mese di marzo che i Romani chiamano Idi. Venuto quel giorno, Cesare, entrando in Senato, salutò l'indovino e prendendolo in giro gli disse: «Le Idi di Marzo sono arrivate». Al che quello, tranquillamente: «Sì, ma non sono ancora passate». Il giorno prima stava pranzando in casa di Marco Lepido: mentre, com'era solito fare, firmava delle lettere stando sdraiato a tavola, alcuni commensali parlando fra loro si chiesero quale fosse la morte migliore, e lui, prima che rispondessero gli altri, esclamò: «Quella che giunge inattesa». Dopo cena s'era coricato, come al solito, accanto alla moglie, quando improvvisamente le porte e le finestre della stanza si spalancarono da sole. Turbato dal rumore e dalla viva luce della luna, si volse verso Calpurnia, che immersa in un sonno profondo emetteva voci confuse e incomprensibili lamenti: sognava che il marito era stato assassinato e lei piangendo lo teneva fra le braccia.
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Spedizione contro i Nervi
versione greco Plutarco traduzione libro lukeion
τῶν δ’ ἀποστάντων οἱ μὲν παρωκεάνιοι πάντες ἀμαχεὶ προσεχώρησαν, ἐπὶ δὲ τοὺς ἀγριωτάτους καὶ μαχιμωτάτους τῶν τῇδε, Νερβίους, ἐστράτευσεν· οἵπερ εἰς συμμιγεῖς δρυμοὺς κατῳκημένοι, γενεὰς δὲ καὶ κτήσεις ἔν τινι βυθῷ τῆς ὕλης ἀπωτάτω θέμενοι τῶν πολεμίων, αὐτοὶ τῷ Καίσαρι, ποιουμένῳ χάρακα καὶ μὴ προσδεχομένῳ τηνικαῦτα τὴν μάχην, ἑξακισμύριοι τὸ πλῆθος ὄντες αἰφνιδίως προσέπεσον, καὶ τοὺς μὲν ἱππεῖς ἐτρέψαντο, τῶν δὲ ταγμάτων τὸ δωδέκατον καὶ τὸ ἕβδομον περισχόντες, ἅπαντας ἀπέκτειναν τοὺς ταξιάρχους. εἰ δὲ μὴ Καῖσαρ ἁρπάσας τὸν θυρεὸν καὶ διασχὼν τοὺς πρὸ αὐτοῦ μαχομένους, ἐνέβαλε τοῖς βαρβάροις, καὶ ἀπὸ τῶν ἄκρων τὸ δέκατον κινδυνεύοντος αὐτοῦ κατέδραμε καὶ διέκοψε τὰς τάξεις τῶν πολεμίων, οὐδεὶς ἂν δοκεῖ περιγενέσθαι· νῦν δὲ τῇ Καίσαρος τόλμῃ τὴν λεγομένην ὑπὲρ δύναμιν μάχην ἀγωνισάμενοι, τρέπονται μὲν οὐδ’ ὣς τοὺς Νερβίους, κατακόπτουσι δ’ ἀμυνομένους·
Dopo che tutti i ribelli che abitavano lungo le coste dell'Oceano (a Cesare) si arresero senza combattere egli però dovette compiere una spedizione contro i Nervii, che erano il popolo più selvaggio e bellicoso: poiché abitavano nei boschi nascosero tutti i loro averi e le famiglie nel folto della foresta, il più lontano possibile dai nemici, e all'improvviso sessantamila di quei barbari piombarono addosso a Cesare, che in quel momento stava facendo alzare nel campo uno steccato e non aveva alcuna intenzione di attaccare battaglia, e volta in fuga la cavalleria circondarono la settima e la dodicesima legione uccidendone tutti i centurioni. Se Cesare, afferrato lo scudo e facendosi strada fra quelli che combattevano davanti a lui, non fosse corso ad affrontare personalmente i barbari e se la decima legione, vistolo in pericolo, non fosse scesa giù di gran carriera dalle colline frantumando le file dei nemici, nessuno certamente si sarebbe salvato. Così, invece, grazie a quell'atto temerario di Cesare, i Romani lottarono, come si dice, al di là delle proprie forze, né volsero in fuga i Nervii, ma li massacrarono quasi tutti dopo averli costretti a difendersi
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Qualità oratoria e incorruttibilità di Pericle
versione greco Plutarco traduzione libro lukeion
ἔδειξε τὴν ῥητορικὴν κατὰ Πλάτωνα ψυχαγωγίαν οὖσαν καὶ μέγιστον ἔργον αὐτῆς τὴν περὶ τὰ ἤθη καὶ πάθη μέθοδον, ὥσπερ τινὰς τόνους καὶ φθόγγους ψυχῆς μάλ' ἐμμελοῦς ἁφῆς καὶ κρούσεως δεομένους. αἰτία δ' οὐχ ἡ τοῦ λόγου ψιλῶς δύναμις, ἀλλ', ὡς Θουκυδίδης φησίν, ἡ περὶ τὸν βίον δόξα καὶ πίστις τοῦ ἀνδρός, ἀδωροτάτου περιφανῶς γενομένου καὶ χρημάτων κρείττονος: ὃς καὶ τὴν πόλιν ἐκ μεγάλης μεγίστην καὶ πλουσιωτάτην ποιήσας, καὶ γενόμενος δυνάμει πολλῶν βασιλέων καὶ τυράννων ὑπέρτερος, ὧν ἔνιοι καὶ ἐπίτροπον τοῖς υἱέσι διέθεντο ἐκεῖνον, μιᾷ δραχμῇ μείζονα τὴν οὐσίαν οὐκ ἐποίησεν ἧς ὁ πατὴρ αὐτῷ κατέλιπε.
Dimostrò che l'oratoria, come pensa Platone, è "trascinatrice dell'anima" e che la sua più grande impresa è il governo delle passioni e dei comportamenti umani che sono come le corde e i suoni dell'anima che abbisognano di essere tese e rilasciate con molta armonia. E ne era causa non semplicemente la potenza di Tucidide, la fama che circondava la sua vita e la fiducia che si riponeva in lui, giacchè egli appariva del tutto incorruttibile e superiore al denaro, egli aveva resa la città da grande grandissima e ricchissima e diventato superiore in potenza a molti re e tiranni, alcuni dei quali lasciarono il loro potere ai figli non accrebbe il suo patrimonio di una sola dracma rispetto a quanto gli aveva lasciato suo padre.
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Superiorità dei Romani sui Cartaginesi versione greco Polibio
Καρχηδόνιοι δὲ τῶν μὲν πεζικῶν εἰς τέλος ὀλιγωροῦσι, τῶν δ' ἱππικῶν βραχεῖάν τινα ποιοῦνται πρόνοιαν. αἴτιον δὲ τούτων ἐστὶν ὅτι ξενικαῖς καὶ μισθοφόροις χρῶνται δυνάμεσι, Ῥωμαῖοι δ' ἐγχωρίοις καὶ πολιτικαῖς. ᾗ καὶ περὶ τοῦτο τὸ μέρος ταύτην τὴν πολιτείαν ἀποδεκτέον ἐκείνης μᾶλλον· ἡ μὲν γὰρ ἐν ταῖς τῶν μισθοφόρων εὐψυχίαις ἔχει τὰς ἐλπίδας ἀεὶ τῆς ἐλευθερίας, ἡ δὲ Ῥωμαίων ἐν ταῖς σφετέραις ἀρεταῖς καὶ ταῖς τῶν συμμάχων ἐπαρκείαις. διὸ κἄν ποτε πταίσωσι κατὰ τὰς ἀρχάς, Ῥωμαῖοι μὲν ἀναμάχονται τοῖς ὅλοις, Καρχηδόνιοι δὲ τοὐναντίον. ἐκεῖνοι γὰρ ὑπὲρ πατρίδος ἀγωνιζόμενοι καὶ τέκνων οὐδέποτε δύνανται λῆξαι τῆς ὀργῆς, ἀλλὰ μένουσι ψυχομαχοῦντες, ἕως ἂν περιγένωνται τῶν ἐχθρῶν. διὸ καὶ περὶ τὰς ναυτικὰς δυνάμεις πολύ τι λειπόμενοι Ῥωμαῖοι κατὰ τὴν ἐμπειρίαν, ὡς προεῖπον ἐπάνω, τοῖς ὅλοις ἐπικρατοῦσι διὰ τὰς τῶν ἀνδρῶν ἀρετάς
Traduzione n. 1 (letterale)
I Cartaginesi invece non si danno completamente cura della fanteria tengono in poca considerazione la cavalleria. Una ragione di questi atteggiamenti è che si servono di forze straniere e mercenarie, i Romani di locali e cittadine e anche per questa ragione bisogna approvare questa forma di governo più di quella: questa ripone sempre le speranze di libertà nel coraggio dei mercenari quella dei Romani invece nei loro atti di valore e nel soccorso degli alleati. Perciò anche se all’inizio sono battuti, i Romani riprendono a combattere con tutte le forze, i Cartaginesi invece fanno al contrario, (quelli infatti) battendosi in difesa della patria e dei figli non possono mai smettere dall’ira, ma resistono combattendo accanitamente, finché prevalgono sui nemici, per questo anche i Romani pur essendo inferiori nelle forze navali di molto per esperienza, come ho detto prima, in generale riescono vincitori per il valore degli uomini (soldati).
Traduzione n. 2
I cartaginesi invece trascurano del tutto le truppe di terra e riservano un pò di attenzione alla cavalleria. La ragione di questi comportamenti è che costoro si servono di forze straniere e mercenarie, i Romani di locali e di statali. Perciò anche per questo aspetto la costituzione romana è preferibile a quella cartaginese, questa infatti ripone continuamente le proprie speranze di libertà nel coraggio dei mercenari quella romana nel valore dei propri uomini e nell'aiuto degli alleati. Perciò se anche subiscono una sconfitta all'inizio i romani riescono a rimediare completamente nel prosieguo della guerra mentre ai cartaginesi accade il contrario, i Romani infatti battendosi per la patria e i figli non osano mai cessare dalla lotta ma resistono combattendo con ardore finchè non ottengono ragione dei nemici; per questo motivo pur essendo nelle forze navali di molto inferiori quanto ad esperienza, come prima ho detto, si rivelano nel complesso superiori grazie al valore dei loro uomini.
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Mi vedrai a Filippi versione greco Plutarco traduzione libro Lukeion
Ἐπεὶ δὲ διαβαίνειν ἐξ Ἀσίας ἔμελλον, λέγεται τῷ Βρούτῳ μέγα σημεῖον γενέσθαι. φύσει μὲν γὰρ ἦν ἐπεγρήγορος ὁ ἀνήρ, καὶ τὸν ὕπνον εἰς ὀλίγου χρόνου μόριον ἀσκήσει καὶ σωφροσύνῃ συνῆγεν, ἡμέρας μὲν οὐδέποτε κοιμώμενος, νύκτωρ δὲ τοσοῦτον ὅσον οὔτε τι πράττειν οὔτε τῳ διαλέγεσθαι, πάντων ἀναπαυομένων, παρεῖχε. τότε δὲ τοῦ πολέμου συνεστῶτος, ἐν χερσὶν ἔχων τὰς ὑπὲρ τῶν ὅλων πράξεις καὶ τεταμένος τῇ φροντίδι πρὸς τὸ μέλλον, ὁπηνίκα πρῶτον ἀφ' ἑσπέρας ἐπινυστάξειε τοῖς σιτίοις, ἤδη τὸ λοιπὸν ἐχρῆτο τῇ νυκτὶ πρὸς τὰ κατεπείγοντα τῶν πραγμάτων. εἰ δὲ συνέλοι καὶ κατοικονομήσειε τὴν περὶ ταῦτα χρείαν, ἀνεγίνωσκε βιβλίον μέχρι τρίτης φυλακῆς, καθ' ἣν εἰώθεσαν ἑκατόνταρχοι καὶ χιλίαρχοι φοιτᾶν πρὸς αὐτόν. ὡς οὖν ἔμελλεν ἐξ Ἀσίας διαβιβάζειν τὸ στράτευμα, νὺξ μὲν ἦν βαθυτάτη, φῶς δ' εἶχεν οὐ πάνυ λαμπρὸν ἡ σκηνή, πᾶν δὲ τὸ στρατόπεδον σιωπὴ κατεῖχεν. ὁ δὲ συλλογιζόμενός τι καὶ σκοπῶν πρὸς ἑαυτόν, ἔδοξεν αἰσθέσθαι τινὸς εἰσιόντος· ἀποβλέψας δὲ πρὸς τὴν εἴσοδον, ὁρᾷ δεινὴν καὶ ἀλλόκοτον ὄψιν ἐκφύλου σώματος καὶ φοβεροῦ, σιωπῇ παρεστῶτος αὐτῷ. τολμήσας δ' ἐρέσθαι, τίς ποτ' ὢν εἶπεν ἀνθρώπων ἢ θεῶν, ἢ τί βουλόμενος ἥκεις ὡς ἡμᾶς; ὑποφθέγγεται δ' αὐτῷ τὸ φάσμα ὁ σὸς ὦ Βροῦτε δαίμων κακός· ὄψει δέ με περὶ Φιλίππους. καὶ ὁ Βροῦτος οὐ διαταραχθεὶς ὄψομαι εἶπεν.
Mentre si accingevano a salpare dall'Asia, Bruto, si racconta capitò una visione prodigiosa. Incline per natura alla veglia egli dormiva molto poco per ascesi e disciplina. Dio giorno non si concedeva un attimo di riposo, di notte mentre tutti erano immersi nel sonno dormiva per breve tempo solo che non aveva altro da fare o qualcuno con cui parlare. In quella fase decisiva della guerra, sia per le responsabilità che comportava l'impresa sia per la tensione dovuta all'incertezza del futuro, non appena si faceva sera, durante il pasto poggiava la testa sul tavolo ma il resto della notte lo passava a sbrigare gli affari più urgenti. Se poi riusciva in poco tempo a risolvere e concludere ciò che era necessario, leggeva un libro in attesa della terza guardia, quando i centurioni e i tribuni avevano preso l'abitudine di recarsi da lui. Ora nel momento in cui il suo esercito doveva lasciare l'Asia nel cuore della notte, mentre il resto dell'accampamento era immerso nel silenzio e la sua tenda era illuminata da una luce fioco, a Bruto tutto assorto nei suoi pensieri parve che qualcuno entrasse. Volse lo sguardo verso l'apertura della tenda ed ebbe una visione mirabile e terrificante, una figura fuori dal comune ed enorme stava ritta al suo fianco in profondo silenzio. A stento Bruto trovò il coraggio di chiederle "chi sei tu, uomo o dio e perché sei qui da me?" "Sono il tuo cattivo genio, Bruto. Bruto mi rivedrai a Filippi" E Bruto imperturbabile "Ti rivedrò"
Traduzione numero 2
Nel prepararsi poi a tornare dall'Europa all'asia si racconta che gli arrivò una strana visione. Per nature egli era incline a rimanere sveglio, con l’abitudine e la morigeratezza riduceva il sonno ad una piccola parte di poco tempo, non dormendo mai di giorno, di notte invece concedeva (al sonno) tanto tempo per quanto non poteva fare alcunché, né parlare con alcuno, essendo tutti a dormire. Allora mentre la guerra continuava, avendo tra le mani gli affari riguardanti il supremo potere, ed essendo con il pensiero proteso verso il futuro, non appena a sera si appisolava dopo cena, poi per il resto passava la notte a sbrigare gli affari urgenti. Se poteva compire e terminare il disbrigo di tali affari, lesse lo scritto fino alla terza vigilia, durante la quale i centurioni e i tribuni militi erano soliti andare da lui. Quando dunque stava per condurre l’esercito dall’Asia, era notte profonda, la tenda aveva una luce non del tutto chiara, il silenzio avvolgeva tutto l’accampamento. Mentre era immerso in un pensiero e rifletteva su se stesso, gli parve di aver sentito entrare uno: avendo volto lo sguardo all’entrata, vede una terribile e mostruosa visione di un corpo strano e pauroso che in silenzio si era fermato accanto a lui. Essendosi fatto coraggio a domandare, disse “ quale degli uomini o degli dei sei tu che vieni da me?” Risponde a lui il fantasma “ il tuo cattivo demone, o Bruto; “mi vedrai a Filippi”. E Bruto non sconvolto “ti vedrò” disse.
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