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SOCRATE PARLA AL FRATELLO DI PLATONE
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Test di greco
Αυξηαεις δε την πατρίδα ονομαστός δ έαη πρωτον μεν εν τη πόλει έπειτα δ εν τη Ελλάδι ίσως δέ ώσπερ Θεμιστοκλης και εν τοις βαρβάροις όπου δ άν ης πανταχου περίβλεπτος έ ση 3 Ταύτ ουν άκούων ο Γλαυκων εμεγαλύνετο και ηδεως παρεμενε Μετά δε ταύτα ό Σωκράτης Ουκουν α η τουτο μέν ω Γλαυκων δηλον ότι εϊπερ τιμάσ&αι βούλει ώφελητέα σοι ή πόλις εστίν Πάνυ με ν ούν εφη Προς &εών εφη μη τοίνυν αποκρυψη άλλ είπέ ημϊν εκ τίνος άρξη την πόλιν εύεργετεϊν 4 Επεϊ δε ό Γλαυκων διεσιώπησεν ως άν τότε σκοπων όπό&εν άρχριτο Άρ εφη ό Σωκράτης ώσπερ φίλου οίκον εί αύξησαι βούλοιο πλουσιώτερον αυτόν επιχειροίης άν ποιεϊν ούτω καϊ την πόλιν πειράση πλουσιωτεραν ποιησαι
TRADUZIONE
"Renderai più grande la patria, sarai famoso in città e poi nell'Ellade e forse come Temistocle anche fra i barbari e dovunque ti troverai, in ogni luogo sarai Ammirato". Ascoltando queste parole Glaucone si inorgoglì e si fermò con piacere. Dopo questi preliminari Socrate continuò "Non è dunque evidente o Glaucone, che se vuoi ottenere riconoscimenti dalla città devi procurarle benefici?" "E' del tutto evidente" rispose "per gli dei" proseguì Socrate "Non ti sottrarre allora ma dicci da che cosa comincerai a fare del bene alla città". E poiché Glaucone retava in silenzio, ome se allora per la prima volta cercasse da dove avrebbe cominciato, Socrate riprese "Forse allo stesso modo che con la casa di un amico se volessi renderla più grande, proveresti a farla ricca, così anhela città cercherai di renderla più ricca?"
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LE DOTI DI SOCRATE
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Il test di greco
TRADUZIONE
Mi sembra strano che alcuni siano convinti che Socrate corrompesse i giovani, lui che oltre alle cose dette prima, era il più controllato tra tutti gli uomini (lett. dei piaceri d'amore e dello stomaco) per quanto riguarda i piaceri dell'amore e della gola, inoltre il più tollerante al freddo e al caldo e a tutte le fatiche, inoltre era abituato ad avere pochi bisogni, tanto da possedere assai poche cose che assai facilmente sono necessarie avere. In che modo dunque, costui, essendo tale, avrebbe potuto rendere altri o empi, o fuorilegge, o avidi, o smodati(dei)nei piaceri dell'amore o deboli alle fatiche?Al contrario, rimosse molti da questi facendo aspirare alla virtù ed offrendo la speranza(le speranze)che, se si fossero occupati di loro stessi, sarebbero stati kaloi kagathoi; certamente non prometteva mai di essere precettore di ciò, essendo tale con l'essere visibile, faceva in modo che quelli che trascorrevano l tempo con lui desiderassero, imitandolo, di diventare(tale) come lui.
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LE LEGGI NON SCRITTE DEGLI DEI
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Il test di greco
TRADUZIONE
Per quanto mi riguarda espongo le leggi naturali che in tutta la terra sono onorate allo setsso modo. Infatti per prima cosa presso tutti gli uomini si ha in uso di onorare anche gli dei. Ebbene si ha ovunque l'uso di onorare anche gli antenati? Non dappertutto usanza (lett. conforme alla leggi) di ricambiare un favore a coloro che fanno del bene? Potresti dunque dir che gli uomini hanno stabilito tuttele leggi? Ma come potrebbero tutti accordarsi senza né scontrarsi né parlando la stessa lingua? Dunque devi credere che stabiliscono queste leggi per gli uomini. Infatti in ogni caso coloro che tradiscono appunto una norma stabilita dagli dei sono assegnati alla giustizia che l'uomo non può sfuggire (lett. in nessun modo può sfuggire l'uomo), così come alcuni che trasgrediscono le leggi non sfuggono la pena, gli uni nascondendosi, gli altri agendo. Il fatto che le leggi comportano delle punizioni per i trasgressori mi sembra che sia opera di qualche legislatoreche sia migliore degli uomini.
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LISANDRO è BATTUTO DAI TEBANI
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Il test di greco
οἱ μὲν δὴ Θηβαῖοι ἀπελθόντες παρεσκευάζοντο ὡς ἀμυνούμενοι, οἱ δ᾽ Ἀθηναῖοι ὡς βοηθήσοντες. καὶ μὴν οἱ Λακεδαιμόνιοι οὐκέτι ἔμελλον, ἀλλὰ Παυσανίας μὲν ὁ βασιλεὺς ἐπορεύετο εἰς τὴν Βοιωτίαν τό τε οἴκοθεν ἔχων στράτευμα καὶ τὸ ἐκ Πελοποννήσου, πλὴν Κορίνθιοι οὐκ ἠκολούθουν αὐτοῖς. ὁ δὲ Λύσανδρος, ἄγων τὸ ἀπὸ Φωκέων καὶ Ὀρχομενοῦ καὶ τῶν κατ᾽ ἐκεῖνα χωρίων στράτευμα, ἔφθη τὸν Παυσανίαν ἐν τῶι Ἁλιάρτωι γενόμενος. ἥκων δὲ οὐκέτι ἡσυχίαν ἔχων ἀνέμενε τὸ ἀπὸ Λακεδαίμονος στράτευμα, ἀλλὰ σὺν οἷς εἶχεν ἤιει πρὸς τὸ τεῖχος τῶν Ἁλιαρτίων. καὶ τὸ μὲν πρῶτον ἔπειθεν αὐτοὺς ἀφίστασθαι καὶ αὐτονόμους γίγνεσθαι· ἐπεὶ δὲ τῶν Θηβαίων τινὲς ὄντες ἐν τῶι τείχει διεκώλυον, προσέβαλε πρὸς τὸ τεῖχος. ἀκούσαντες δὲ ταῦτα οἱ Θηβαῖοι, δρόμωι ἐβοήθουν οἵ τε ὁπλῖται καὶ οἱ ἱππεῖς. ὁπότερα μὲν οὖν, εἴτε λαθόντες τὸν Λύσανδρον ἐπέπεσον αὐτῶι εἴτε καὶ αἰσθόμενος προσιόντας ὡς κρατήσων ὑπέμενεν, ἄδηλον· τοῦτο δ᾽ οὖν σαφές, ὅτι παρὰ τὸ τεῖχος ἡ μάχη ἐγένετο· καὶ τροπαῖον ἕστηκε πρὸς τὰς πύλας τῶν Ἁλιαρτίων. ἐπεὶ δὲ ἀποθανόντος Λυσάνδρου ἔφευγον οἱ ἄλλοι πρὸς τὸ ὄρος, ἐδίωκον ἐρρωμένως οἱ Θηβαῖοι. ὡς δὲ ἄνω ἤδη ἦσαν διώκοντες καὶ δυσχωρία τε καὶ στενοπορία ὑπελάμβανεν αὐτούς, ὑποστρέψαντες οἱ ὁπλῖται ἠκόντιζόν τε καὶ ἔβαλλον. ὡς δὲ ἔπεσον αὐτῶν δύο ἢ τρεῖς οἱ πρῶτοι καὶ ἐπὶ τοὺς λοιποὺς ἐπεκυλίνδουν πέτρους εἰς τὸ κάταντες καὶ πολλῆι προθυμίαι ἐνέκειντο, ἐτρέφθησαν οἱ Θηβαῖοι ἀπὸ τοῦ κατάντους καὶ ἀποθνήισκουσιν αὐτῶν πλείους ἢ διακόσιοι. ταύτηι μὲν οὖν τῆι ἡμέραι οἱ Θηβαῖοι ἠθύμουν, νομίζοντες οὐκ ἐλάττω κακὰ πεπονθέναι ἢ πεποιηκέναι· τῆι δ᾽ ὑστεραίαι ἐπεὶ ἤισθοντο ἀπεληλυθότας ἐν νυκτὶ τούς τε Φωκέας καὶ τοὺς ἄλλους ἅπαντας οἴκαδε ἑκάστους, ἐκ τούτου μεῖζον δὴ ἐφρόνουν ἐπὶ τῶι γεγενημένωι. ἐπεὶ δ᾽ αὖ ὁ Παυσανίας ἀνεφαίνετο ἔχων τὸ ἐκ Λακεδαίμονος στράτευμα, πάλιν αὖ ἐν μεγάλωι κινδύνωι ἡγοῦντο εἶναι, καὶ πολλὴν ἔφασαν σιωπήν τε καὶ ταπεινότητα ἐν τῶι στρατεύματι εἶναι αὐτῶν.
TRADUZIONE
I tebani tornati in patria iniziarono i preparativi per la difesa; gli Ateniesi, per portar loro aiuto. Gli Spartani, intanto, passarono all'axione e il re Pausania invase la Beozia con le truppe di Sparta e del Peloponneso, eccetto quelle di Corinto, che rifiutò di seguirli. Lisandro, alla testa delle truppe della Focide, di Orcomeno e di altre località della regione, arrivò ad Aliarlo prima di Pausania. Ma una volta sul posto, invece di aspettare tranquillamente l'esercito di Sparta, avanzò con quello che aveva fino alle mura di Aliarto. Tentò dapprima di convincerne gli abitanti a defezionare e conquistare così l'autonomia; ma poiché alcuni Tebani che si trovavano sulle mura riuscirono a impedire la resa, iniziò l'assalto della città. 19 Appena li raggiunse la notizia, i Tebani accorsero con opliti e cavalieri. Non è chiaro, poi, se abbiano colto Lisandro alla sprovvista o se egli, pur essendosi accorto del loro arrivo, sia rimasto ad attenderli nella speranza di vincerli. Questo solo è certo: la battaglia avvenne sotto le mura, e alle porte di Aliarto ve ne è ancora il trofeo. Dopo che Lisandro fu ucciso, le sue truppe si diedero alla fuga verso le alture, incalzate dai Tebani. Questi nell'inseguimento vennero a trovarsi su un pendio erto e malagevole, quando gli opliti si voltarono e iniziarono a colpirli con una gragnuola di frecce e di lance. Dopo che caddero i primi due o tre, gli Spartani fecero rotolare dei massi lungo la china, rinnovando l'attacco con decisione. I Tebani cercarono allora di allontanarsi dal pendio, ma ne furono uccisi più di duecento. Quel giorno pensarono avviliti che avevano subito almeno tante perdite quante ne avevano inflitte; l'indomani, quando vennero a sapere che di notte i Focesi e il resto delle truppe nemiche erano tornati in patria, ripresero coraggio. Ma all'arrivo di Pausania con l'esercito spartano capirono di essere ancora in grave pericolo, e si dice che nell'esercito tebano
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LA PACE DI ANTALCIDA
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Il test di greco
INIZIO: Επει παρηγγελειν ο Τιριβαζος παρειναι τους βουλομενους υπακουσαι ην βασιλευς ειρηνην καταπεμποι, τακεως παντες παρεγενοντο.
FINE: Και οι μεν αλλοι απαντες ωμνυσαν εμπεδωσειν ταυτα, οι δε Θηβαιοι ηξιουν υπερ παντων Βοιωοτων ομνυναι.
TRADUZIONE
Quando Tiribazo invitò a presentarsi coloro che erano interessati a sottoscrivere la pace alle condizioni del Gran Re, tutti accorsero velocemente. Quando giunsero, Tiribazo mostrò a tutti i sigilli reali e lesse il testo. Questo è il contenuto: "Il re Artaserse ritiene giusto che le città d'Asia siano sua proprietà; allo stesso modo delle isole sono esclusivamente sue Cipro e Clazomene; (ritiene giusto che) tutte le città, piccole e grandi della Grecia siano autonome con l'eccezione di Lemno, Imbro e Sciro che, come per il passato, continueranno ad appartenere ad Atene. Quanti non accetteranno queste condizioni saranno miei nemici e io li combatterò, assieme a coloro che avranno sottoscritto questo accordo, con tutte le mie risorse e la mia flotta, sia per terra, sia per mare. Ascoltate queste condizioni, gli ambasciatori rientrarono nelle loro città per riferire. Tutti giurarono di accettarle, mentre i soli Tebani pretendevano di giurare a nome di tutti quanti i Beoti. A questo punto Agesilao dichiarò di non accettare il loro giuramento, se non giuravano, come prescriveva il testo del Gran Re, cioè che ogni città, grande o piccola, fosse autonoma.
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