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L'EPISODIO DELL'ADULTERA
VERSIONE DI GRECO di Vangelo Giovanni
TRADUZIONE
Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all`alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: "Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?". Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell`interrogarlo, alzò il capo e disse loro: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei". E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?". Ed essa rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù le disse: "Neanch`io ti condanno; và e d`ora in poi non peccare più".
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La testa di Pompeo è mostrata a Cesare
VERSIONE DI GRECO di Dione Cassio
TRADUZIONE dal libro Phrasis
ὁ δ' οὖν Καῖσαρ τὴν τοῦ Πομπηίου κεφαλὴν ἰδὼν κατεδάκρυσε καὶ κατωλοφύρατο, πολίτην τε αὐτὸν καὶ γαμβρὸν ὀνομάζων, καὶ πάνθ' ὅσα ποτὲ ἀλλήλοις ἀνθυπουργήκεσαν ἀναριθμούμενος. Τοῖς τε ἀποκτείνασιν αὐτὸν οὐχ ὅπως εὐεργεσίαν τινὰ ὀφείλειν ἔφη, ἀλλὰ καὶ ἐπεκάλει, καὶ ἐκείνην κοσμῆσαί τε καὶ εὐθετῆσαι καὶ θάψαι τισὶν ἐκέλευσε. Καὶ ἐπὶ μὲν τούτῳ ἔπαινον ἔσχεν, ἐπὶ δὲ δὴ τῇ προσποιήσει γέλωτα ὠφλίσκανε• τῆς γὰρ δυναστείας δεινῶς ἀπ' ἀρχῆς ἐφιέμενος, καὶ ἐκεῖνον καὶ ὡς ἀνταγωνιστὴν καὶ ὡς ἀντίπαλον ἀεί ποτε μισήσας, καὶ τά τε ἄλλα ἐπ' αὐτῷ πάντα πράξας καὶ τὸν πόλεμον τόνδε οὐκ ἐπ' ἄλλο τι παρασκευάσας ἢ ἵνα ἀπολομένου αὐτοῦ πρωτεύσῃ, τότε τε ἐς τὴν Αἴγυπτον οὐ δι' ἄλλο τι ἐπειχθεὶς ἢ ἵνα αὐτόν, εἰ περιείη, προσκατεργάσαιτο, ποθεῖν τε αὐτὸν ἐπλάττετο καὶ ἀγανακτεῖν τῷ ὀλέθρῳ αὐτοῦ ἐσκήπτετο.
TRADUZIONE
Cesare dunque, vedendo (avendo visto) la testa di Pompeo, si mise a piangere e si lamentò, chiamandolo cittadino e genero, ed enumerando tutto quanto un tempo si erano dati in cambio l'uno con l'altro. Disse che non c'era modo di esser debitore a quelli che lo avevano ucciso di una qualche gratitudine, anzi li accusava, e ordinò ad alcuni (del seguito) di adornarla, di disporla convenientemente e di seppellirla. E per questo ebbe un apprezzamento, per la finzione però attirava su di sè derisione; nonostante infatti ambisse fortemente sin da principio al potere, e avesse odiato sempre un tempo quello (Pompeo) come antagonista e come rivale, e avesse compiuto tutte le altre imprese in vista di questo, e non avesse preparato questa guerra per nient'altro che se non per diventare padrone assoluto, una volta che quello fosse andato in rovina , e si fosse mosso in fretta verso l'Egitto non per altro motivo se non per dargli il colpo di grazia , se fosse sopravvissuto, fingeva di sentire rimpianto per lui e simulava di provare dolore per la sua morte.
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POSIDONE E I DELFINI
Versione greco Luciano TRADUZIONE libro Phrasis
ΠΟΣΕΙΔΩΝ Εὖ γε, ὦ Δελφῖνες, ὅτι ἀεὶ φιλάνθρωποί ἐστε, καὶ πάλαι μὲν τὸ τῆς Ἰνοῦς παιδίον ἐπὶ τὸν Ἰσθμὸν ἐκομίσατε ὑποδεξάμενοι ἀπὸ τῶν Σκειρωνίδων μετὰ τῆς μητρὸς ἐμπεσόν, καὶ νῦν σὺ τὸν κιθαρῳδὸν τουτονὶ τὸν ἐκ Μηθύμνης ἀναλαβὼν ἐξενήξω ἐς Ταίναρον αὐτῇ σκευῇ καὶ κιθάρᾳ, οὐδὲ περιεῖδες κακῶς ὑπὸ τῶν ναυτῶν ἀπολλύμενον.
ΔΕΛΦΙΝΕΣ Μὴ θαυμάσῃς, ὦ Πόσειδον, εἰ τοὺς ἀνθρώπους εὖ ποιοῦμεν ἐξ ἀνθρώπων γε καὶ αὐτοὶ ἰχθύες γενόμενοι. Καὶ μέμφομαί γε τῷ Διονύσῳ, ὅτι ἡμᾶς καταναυμαχήσας καὶ μετέβαλε, δέον χειρώσασθαι μόνον, ὥσπερ τοὺς ἄλλους ὑπηγάγετο.
Nettuno. Bene, o Delfini, voi siete sempre amici degli uomini. Una volta portaste all’Istmo il figlioletto d’Ino, avendolo raccolto sotto Scironide, donde era caduto con la madre: ora tu t’hai preso sul dorso questo ceterista di Metinna, e l’hai portato al Tenaro con tutto l’abbigliamento e la cetera; e non hai voluto che fosse bruttamente morto dai marinai. Delfini. Non maravigliarti, o Nettuno, se facciam bene agli uomini; chè noi di uomini or siamo pesci. Nettuno. Io biasimo Bacco, che dopo di avervi vinti in navale battaglia, vi trasmutò così: dovea bastargli d’avervi soggiogati, come tanti altri.
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Lisia critica Teramene amico di Eratostene
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro Phrasis n. 56 pag 72
Φερε δη και περι Θηραμενους ως αν δυνωμαι δια βραχυτατων διδαξω. δεομαι δ'υμων ακουσαι ... μεγαλων κακων γεγενημενου
Orsù, per quanto posso spiegherò anche a proposito di Teramene il più rapidamente possibile. Vi chiedo di ascoltare sia per me sia per la città. A nessuno è passato questo per la testa, cioè che io accusi Teramene in modo non conveniente perché Eratostene corre un pericolo giudiziario; so infatti che queste cose lo difenderanno perché era amico di quello e prendeva parte alle stesse imprese. Certamente ritengo che quello, governando con Temistocle avrebbe potuto fingere di fare in modo di costruire le mura anche quando con Teramene ha fatto in modo che fossero distrutte. Ma mi sembra che non siano stati degni di uguale considerazione: infatti quello costruì quelle contro il volere degli Spartani, questo invece le distrusse avendo ingannato i cittadini. Alla città dunque capitò il contrario rispetto a quanto era conveniente. Era opportuno infatti che anche gli amici di Teramene morissero a meno che per caso qualcuno avesse fatto il contrario di quello; adesso vedo sia che si portano difese a quello, sia che i suoi compagni cercano di rendergli onore come se fosse stato autore di molti beni, ma non di grandi mali.
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BISOGNA AGIRE CON PRUDENZA
Versione greco Esopo Traduzione libro Phrasis - pag. 115 n. 137
Βάτραχοι δύο λίμνη ενεμοντο. Θερους δε ξηρανθεισης της λιμνης καταλιποντες, επεζητουν ετεραν. Και δε βαθει περιετυχον ψρεατι, οπερ ιδων, ατερος θατερω ψησο "συγκατελθωμεν, ω ουτος, εις τοδε το ψρεαρ" Ο δε υπολαβων ειπεν: " αν ουν και το ενθαδε υδωρ ξηρανη, πως αναβησομεθα". Ο μυθος δηλοι οτι ου δει απερισκεπτως προσιεναι τοις πραγμασιν.
Due rane abitavano in uno stagno. Ma d'estate, poiché lo stagno si era prosciugato, avendolo lasciato ne cercarono un altro. Ed ecco che s'imbatterono in un pozzo profondo, e avendolo visto, una disse all'altra: "Scendiamo giù insieme, cara, in questo pozzo". E quella rispondendo disse: "Se dunque si prosciugherà anche quest'acqua qui, come torneremo su?". La favola mostra che non bisogna andare incautamente incontro alle circostanze