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Υπακοσαντων δε τω θεω των Αθηναιων, προσεταξεν αυτοις ο Μινως διδοναι κορους επτα και τας ισας κορας... παῥ αυτης μαθων διεσωθη.
Avendo gli Ateniesi dato ascolto al dio, Minosse ordinò loro di offrire sette giovani uomini ed altrettante giovani donne per essere pasto per il Minotauro per nove anni, questo per il tempo se la fiera vive. Accordate queste cose, furono modificate cose non buone per l'Attica e Minosse pose fine alla guerra contro Atene. Passati i nove anni nuovamente Minosse marciò contro l'Attica con un grande esercito e pretendeva le due sette giovani richiesti. Apprestandosi a mandare per nave per quelli Teseo, Egeo concordò (συντίθημι) col cibernauta, che, se Teseo avesse vinto il Minotauro, di ritornare issando vele bianche, se invece fosse morto, vele nere, proprio come furono soliti fare (ἔθω) in partenza. Dopo aver raggiunto Creta, Arianna, la figlia di Minosse, si innamorò di Teseo che attraeva per la bellezza, Teseo convincendola con le parole e avendo preso quell'arma, uccideva il Minotaro e ritrovò (διασῴζω) l'uscita del labirinto come aveva imparato da lei. by (Geppetto)
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Ανηρ κακοπραγμων συνορισαμενος προς τινα ψυεδες επιδειξειν το εν Δελφοις μαντειον... Ο λογος δηλοι, οτι το θειον παρεγχειρητον εστι.
Un uomo che si comportava male scommettendo con un tale di dimostrare che l'oracolo a Delfi era bugiardo quando cominciò il giorno stabilito dopo aver preso in mano un passerotto e coprendolo con un mantello andava al tempio e fermo di fronte (all'oracolo) gli chiedeva se quello che aveva nelle mani respirava o no, volendo, qualora gli fosse stato risposto che era privo di vita, mostrargli il passerotto in vita (vivente), invece qualora (gli fosse stato risposto) che respirava, (volendo) tirarlo fuori dopo averlo soffocato. Ed il dio avendo compreso il suo raggiro diceva: "Ehi tu, ma falla finita, sta in te (fare in modo) che ciò che tu hai (nelle mani) sia morto o vitale. La favola dimostra che la divinità è inviolabile.
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Τοιαῦτα λέξας ἐπεψήφιζεν αὐτὸς ἔφορος ὢν ἐς τὴν ἐκκλησίαν τῶν Λακεδαιμονίων. ὁ δέ (κρίνουσι γὰρ βοῇ καὶ οὐ ψήφῳ) οὐκ ἔφη διαγιγνώσκειν τὴν βοὴν ὁποτέρα μείζων, ἀλλὰ βουλόμενος αὐτοὺς φανερῶς ἀποδεικνυμένους τὴν γνώμην ἐς τὸ πολεμεῖν μᾶλλον ὁρμῆσαι ἔλεξεν 'ὅτῳ μὲν ὑμῶν, ὦ Λακεδαιμόνιοι, δοκοῦσι λελύσθαι αἱ σπονδαὶ καὶ οἱ Ἀθηναῖοι ἀδικεῖν, ἀναστήτω ἐς ἐκεῖνο τὸ χωρίον, ' δείξας τι χωρίον αὐτοῖς, 'ὅτῳ δὲ μὴ δοκοῦσιν, ἐς τὰ ἐπὶ θάτερα. 'ἀναστάντες δὲ διέστησαν, καὶ πολλῷ πλείους ἐγένοντο οἷς ἐδόκουν αἱ σπονδαὶ λελύσθαι. προσκαλέσαντές τε τοὺς ξυμμάχους εἶπον ὅτι σφίσι μὲν δοκοῖεν ἀδικεῖν οἱ Ἀθηναῖοι, βούλεσθαι δὲ καὶ τοὺς πάντας ξυμμάχους παρακαλέσαντες ψῆφον ἐπαγαγεῖν, ὅπως κοινῇ βουλευσάμενοι τὸν πόλεμον ποιῶνται, ἢν δοκῇ.
TRADUZIONE LIBERA
Dette queste cose lo stesso Eforo mise egli stesso ai voti la questione, davanti all'assemblea spartana. Ma diceva di non poter distinguere quale acclamazione risuonasse più forte (votano infatti per acclamazione, non con il sassolino): Desiderando che con il manifestare in modo più tangibile, la loro opinione si eccitassero alla guerre, propone: "Chi di voi Spartani, pensa che i patti siano ritti e la colpa ricada su Atene, si collochi da questa parte", e mostrava un settore dell'assemblea. "chi è d'idea opposta da quest'altra (parte)". Alzatisi, si divisero e furono molti di più quelli che ritenevano interrotta la tregua. Fatti venire gli alleati rivelarono il responso dell'assemblea: gli ateniesi erano colpevoli. Desideravano però invitare al voto tutti gli appartenenti alla lega, affinché, se la decisione fosse stata in questo senso, sollevassero una guerra comune.
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Επειδη δε εωρα Χειρισοφος προκατειλημμενη την ακρωνυχιαν, καλει Ξενοφωντα απο της ουρας και κελευει λαβοντα τους πελταστας...Ειπων ο Ξενοφων οτι νεωτερος εστιν αιρειται πορευεσθαι. (Senofonte)
Chirisofo, quando vede la punta già occupata, chiama Senofonte dalla retroguardia e gli ordina di prendere con sé i peltasti e di condurli in testa. Ma Senofonte non guidò i peltasti: aveva infatti visto comparire Tissaferne e tutto l'esercito. . Spronò il cavallo, si spinse in avanti da solo e chiese a Chirisofo: "Che c'è?". L'altro di rimando: "Lo puoi vedere tu stesso. Ci hanno preceduti, il colle che sovrasta la discesa è nelle loro mani. L'unico modo per passare è di spazzarli via. Piuttosto, perché non hai portato qui i peltasti?". Senofonte risponde che non gli era sembrato il caso di lasciar sguarnita la retroguardia, perché avevano avvistato il nemico. "Comunque è il momento", proseguì Chirisofo, "di stabilire un piano per sloggiare quella gente dal colle". Allora Senofonte osserva la cima del monte sovrastante il suo esercito e la via che da lì portava al colle in mano nemica. Dice: "La soluzione migliore, Chirisofo, è di guadagnare al più presto la vetta; se la prendiamo, i barbari appostati al di sopra della via non potranno tenere la posizione. Se vuoi, rimani pure con l'esercito, sono pronto io a muovermi; se preferisci andare tu, va' pure, aspetto io qua". "Lascio a te la scelta", rispose Chirisofo. Senofonte disse che era più giovane e perciò sceglieva di andare.
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Ορων δε ουτε πολιν αυτω προσχωρουσαν ουδεμιαν τον τε χρονον προβαινοντα, ενομισε πρακτεον τι ειναι... βληθησεσθαι ουκ εισηει ταυτη. (Senofonte)
Ma vedendo che nessuna città, con il trascorrere del tempo, veniva ad unirsi a lui, ritenne che fosse ormai arrivato il momento di prendere qualche iniziativa. In caso contrario, invece della gloria per cui era famoso, ne avrebbe otteuto un grande disonore. Quando seppe che gli avversari presidiavano la zona di Mantinae, dove attendevano Agesilao con tutte le truppe spartane, e fu inoltre informato che quest'ultimo si era messo in marcia e si trovava ormai a Pellene, dopo il pasto impartì gli ordini e guidò senza indugio l'esercito contro Sparta. E se non fosse provvidenzialmente arrivato un cretese che annunciò che ad Agesilao che l'esercito nemico stava avanzando, Epaminonda si sarebbe impadronito di Sparta come di un nido del tutto indifeso. M a poiché Ageilao, alla notizia della sua avanzata, riuscì a tornarvi prima dell'avversario, gli spartiati si schierarono a guardia della città, pur essendo in pochi: l'intera cavalleria, i mercenari e tre delle dodici compagnie si trovavano infatti in Arcadia. Epaminonda una volta arrivato nella città degli Spartiati non vi entrò dai punti in cui i suoi avrebbero combattuto in piano, allo scoperto rischiando di essere colpiti dall'alto degli edifici.