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Λεγουσι μεν τον Φοινικης βασιλεα αποστειλαι ποτε Καδμον, τον Αγενορος προς ζητησιν της Ευρωπης, εντολας λαβοντα... ταις προς την Ηραν συμπεριφοραις. (Versione tratta da Diodoro Siculo)
Dicono che una volta Cadmo figlio di Agenore, Re della Fenicia veniva inviato alla ricerca (ζήτησις -εως) di Europa dopo aver preso ordini di riportare indietro la fanciulla/la figlia (non sposata) o di non ritornare in Fenicia. (ἐπέρχομαι). Dopo aver attraversato molto tratto di terra e non riuscendo a trovarla (dicono che) rinunciò al ritorno in patria; arrivando in Beozia secondo un oracolo che aveva ricevuto (dicono che) fondò (κτίζω) Tebe. Sposò Armonia, la figlia di Afrodite, da lei generò Semele, Ino, Autonoe, Agave e ancora Polidoro. Viene raccontato dai miti che Zeus si unì a Semele per la (sua) bellezza e che sembrò (δόξαι infinito aor. Δοκέω) disprezzarla di nascosto consumando anche senza parole le unioni intime. Per questo motivo la donna chiese a Zeus di fare le unioni uguali ai rapporti con Era.
(By Vogue)
Ulteriore proposta di traduzione
Dicono che il re della Fenicia una volta mandava Cadmo, figlio di Agenore, alla ricerca di Europa, recevendo gli ordini o di condurre la ragazza o di non far ritorno in Fenicia. Dopo aver raggiunto la grande regione, e non potendo trovare, di disperare il ritorno in patria; essendo giunto in Beozia secondo l'oracolo, che aveva ricevuto, fondò Tebe. Essendosi qui stabilito, Cadmo sposò Armonia figlia di Afrodite dalla quale nacque Semele ed Ino, Autonoe, Agaue e inoltre Polidoro. Si narra che per la bellezza Zeus si unì a Semele e che si ritenne di non darsi cura di lei non parlando e ponendo nel silenzio i rapporti intimi: perciò la donna ordinò che Zeus si assumesse convenienti responsabiltà alle accondiscendenze contro Era.
(By Stuurm)
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Αλέξανδρος, 'Αριστοβούλου μονομαχίαν γράψαντος 'Αλεξάνδρου... ουκέτ' ουδ' ές τά άλλα ομοίως έχρήτο.
Alessandro, dopo che Aristobulo aveva descritto il duello di Alessandro e Poro e mentre gli leggeva proprio questo passo dell'opera – pensava infatti di fare cosa gradita al re attribuendogli falsamente imprese grandissime ed inventando fatti più grandi della verità – preso il libro - si trovavano a navigare sul fiume Idaspe -, lo scagliò subito (= έπί κεφαλήν) nel fiume dicendo: "Avresti dovuto farlo anche tu, Aristobulo, che mi fai combattere tali duelli e mi attribuisci l'uccisione di elefanti con un solo dardo!". E Alessandro era sul punto di adirarsi tanto, egli non tollerò l'audacia del compositore, che si era impegnato a fare la sua immagine come il Monte Athos e a trasformare il monte nella sembianza del re, ma avendo scoperto subito l'uomo adulatore non doveva più (adoperarlo) allo stesso modo in altre cose.
(By Stuurm)
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Οντων των Λακεδαιμονιων ου πολλας πω ημερας εν τη Αττικη η νοσος...τε αυτων απεστησαν, υπο του κακου νικωμενοι.
Quando gli Spartani non erano ancora da molti giorni nell'Attica, la malattia per la prima volta inizia ad apparire agli Ateniesi. Si dice anche che avesse colpito prima in vari luoghi e a Lemno e nelle altre regioni Sicuramente una peste tanto grande non si ricordava che ci fosse stata in nessun modo né una rovina così di uomini. Infatti né i medici prima di tutto bastavano (ἀρκέω) per curare il male per mancanza di conoscenza, ma soprattutto essi stessi morivano e quanto più si accostavano (ai malati) e in quanto [perchè non avevano] alcun'altra abilità umana; alcuni utilizzavano pregando per di più sacrifici o oracoli o cose di questo genere, ma era tutto inutile, alla fine rinunciarono vinti dal male.
(By Vogue)
Versione tratta da Tucidide
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Τας χερσαιας χελωνας οι αετοι συλλαβοντες ειτα ανωθεν προσηραξαν ταις πετραις και το χελωνιον συντριψαντες ουτως εξιρουσι την σαρκα εσθιουσι... Μηδος επισταμενος. (dalla vita degli animali - Eliano e dagli Scholii al Prometeo incatenato)
Le aquile dopo aver afferrato le tartarughe terrestri le hanno poi scagliate dall'alto contro gli scogli e dopo aver(ne) frantumato il guscio allora ne estraggono la carne e la mangiano. Ascolto che anche in questo modo morì Eschilo di Eleusi poeta tragico (lett. poeta della tragedia). Eschilo era seduto su una rupe, come era certo sua abitudine, meditando e scrivendo. Egli era privo di capelli sulla testa e calvo. Ritenendo quindi un'aquila che la testa fosse uno scoglio lanciò contro di questa la tartaruga che portava e quel proiettile lo colpì (τυγχάνω genit. =colpire) e uccideva l'uomo. Lui aveva un oracolo (dativo di possesso: a lui era un oracolo) che aveva disposto così: "un colpo che giungerà dal cielo ti ucciderà." Gli abitanti di Gela lo onorarono sfarzosamente quando morì seppellendolo in in monumento funebre grandioso (costruito) con il denaro pubblico, dopo aver su questo scritto: " Questo monumento ricopre Eschilo, figlio di Euforione, Ateniese, morto di Gela produttrice di grano, il bosco sacro di Maratona potrebbe raccontare il suo celebre vigore e [anche] il Medo dalla folta chioma che per certo lo conosce."
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"Μανθανω", η δ' ος "αλλ' ευχεσθαι γε που τοις θεοις εξεστι τε και χρη, την μετοικησιν την ενθενδε εκεισε αυτυχη γενεσθαι·...τε και επεσχομεν του δακρυειν. (dal Fedro di Platone)
traduzione libera
Comprendo, (ἦ δ᾽ ὃς sul vocabolario=) disse - ma pregare gli dei in qualche luogo sia possibile che il trapasso da qui all'al di là, sia possibile, questo mi pare sia lecito; questo io voglio fare e così sia. Così dicendo, tutto d'un fiato, vuotò tranquillamente la ciotola. Molti di noi che fino allora, alla meglio, erano riusciti a trattenere le lacrime, quando lo videro bere, quando videro che egli aveva bevuto, non ce la fecero più; anche a me le lacrime, malgrado mi sforzassi, sgorgarono copiose e nascosi il volto nel mantello e piansi me stesso, oh, piansi non per lui ma per me, per la mia sventura, di tanto amico sarei rimasto privo. Critone, poi, ancora prima di me, non riusciva a dominarsi e s'era alzato per uscire. Apollodoro, poi, che fin dal principio non aveva fatto che piangere, scoppiò in tali singhiozzi e in tali lamenti che tutti noi presenti ci sentimmo spezzare il cuore, tranne uno solo, Socrate, anzi: "Ma che state facendo?" esclamò. "Siete straordinari. E io che ho mandato via le donne perché non mi facessero scene simili; a quanto ho sentito dire, bisognerebbe morire tra parole di buon augurio. State calmi, via, e siate forti. E noi, provammo un senso di vergogna a sentirlo parlare così e trattenemmo il pianto"