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Scipione e le spie cartaginesi
versione di greco di Polibio e traduzione
Scipione, catturate 3 spie cartaginesi, benchè la legge dei romani ordiansse di uccidere le spie dei nemci, non fece ciò, ma ordinò loro di oltrepassare tutto l'esercito. Quelli, avendo visto alcuni romani che si slanciavano, altri che gettavano frecce, altri che saltavano, che prendevano le armi, altri che affilavano le spade, si recarono di nuovo da Scipione. Quello avendo offerto loro un banchetto disse : " Raccontate a colui che vi ha mandato le cose che avete visto. "Quelli, ritornati da Annibale, avendo raccontato agli altri cartaginesi le cose che avevano visto li sbalordirono per la preparazione dei romani e per la generosità di Scipione.
Traduzione dal libro anthropon odoi
Scipione catturate tre spie cartaginesi, nonostante la legge dei romani imponesse di uccidere i nemici, non fece ciò, ma ordinò loro di oltrepassare tutto l'esercito. Loro vedendo i Romani che si lanciavano giavellotti, che balzavano, che preparavano le armi, che affilavano le spade, si recano nuovamente da Scipione. E quello avendo offerto loro un banchetto disse : " Riportate a quello che vi ha mandato le cose che avete visto ". Loro, tornando da Annibale, avendo raccontato agli altri cartaginesi le cose che avevano visto li sbalordirono per la preparazione dei romani e per la benevolenza di Scipione.
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La peste di Atene
versione di greco
traduzione dal libro ANTROPON ODOI
All'inizio dell'estate gli abitanti del Peloponneso e gli alleati fecero entrare in Attica due terzi dell'esercito, come la prima volta; li guidava Archidamo, figlio di Zeusidemo, re degli Spartani; e dopo essersi insediati nel territorio, gli diedero fuoco. E dato che essi non erano ancora molto civilizzati, la malattia iniziò a diffondersi inizialmente tra gli ateniesi, come è stato detto in precedenza, si abbattè dappertutto, sia nei pressi di Lemno, sia nelle altre regioni, tuttavia nessun uomo di nessun luogo si ricordava così bene dell'esistenza di una così grande pestilenza e di una (tale) rovina. Infatti né bastavano i medici all'inizio, dal momento che curavano con ignoranza, ma la maggior parte morì, soprattutto quanto più entravano in contatto (sott: con i malati), né vi era una qualche altra tecnica umana per la cura, come pregavano nei templi che esistesse, oppure chiedevano dei responsi sempre negli stessi (cioè nei templi), tutto era vano, per il fatto che morivano, si ribellavano di fronte a quelli (i templi), vinti dal male.
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Critica ai sacrifici
VERSIONE DI GRECO di Luciano
TRADUZIONE dal libro Antropon odoi
Nelle feste gli uomini compiono sacrifici agli dei, il contadino (offre per il sacrifico) un bue, il capraio, (offre) un montone, l’umile (offre) una piccola pagnotta e incenso. I sacerdoti immolano davanti all’ara chi si lamenta tanto. Chi dunque onora gli dei e al codardo viene contemplata l’uccisione. Il sacerdote seziona l’animale, toglie le viscere e versa sangue sull’ara, e vi depone sopra la capra o il capo di bestiame, il sacro fumo sale verso il cielo. Gli Sciiti ritengono vili i sacrifici degli animali, sacrificano ad Artemide esseri umani, in questo modo pensano di sacrificare la divinità. Dunque bisogna chiamare empi coloro che compiono sacrifici, o al contrario (chiamare) gli dei ostili e vendicatori?
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Un popolo di cacciatori
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Antropon Odoi
Τὴν δέ πλησίαν χώραν τῶν αιθιοπων επεχουσιν οι ϰαλουμενοι Κυνηγοι ·οι δε συμμετροι μεν τῷ πληθει εισιν, βιον δ' οιϰειον τη προσηγορια εχουσιν. Ή χωρα γαρ αϰαρπος εστιν, επει ολιγαι υδατων πηγαι εισιν · πολλαπλασια δε τα θηρια εστιν. Οι Κυνηγοι ϰαθευδουσι μεν επι των δενδρων δια τον των θηριων φοβον, υπο δε την εωθινην προς τα ρειθρα τωυ υδατων μεθ οπλων ερχονται ϰαι εις την υπλην ( ? υλην ? )επι των δενδρων αποϰρυπτονται. Κατα δε του ϰαυματος ώραν ερχουται βοες αγριοι ϰαι υδατος αναπληρουνται. Οι δ' Αιθιοπες, οτε τα θηρια ογϰουμενα ϰαί δυσϰινητα εστιν, απο των δενδρων ϰαταπηδωσι ϰαι ξυλοις ϰαι λιθοις ϰαι τοξευμασι ραδιως τα θηρια ϰαταπονουσι ϰαι αποϰτειυουσιν.
TRADUZIONE
I cosidetti Cinegi abitano la regione vicina degli Etiopi; questi sono scarsi nel numero, e conducono una vita conforme al loro nome. La regione infatti è priva di frutti, e vi sono scarse fonti di acqua; vi sono però moltissimi animali selvaggi. I Cinegi riposano sugli alberi per paura delle fiere, ma sul far della mattina si recano verso i torrenti d'acqua con armi e poi si nascondono sugli alberi nel bosco. Durante la stagione del grande caldo arrivano dei buoi selvaggi e si gonfiano d'acqua. Allora, gli Etiopi, quando le bestie sono gonfie e hanno difficoltà a muoversi, balzano giù dagli alberi e con legni, pietre e frecce li abbattono e li uccidono facilmente
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Εν τη Αττικη οι οικηται παρα ταις αγυιαις στηλας ιδρουουσι ... ωφελειαν δε και φυλακην παρεχει.