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Il desiderio della sapienza
VERSIONE DI GRECO dell'antico testamento TRADUZIONE dal libro Antropon Odoi
λαμπρα και αμαραντος εστιν η σοφια και ευχερως θεωρειται υπο των αγαπωντων αυτην και ευρισκεται υπο των ζητουντων αυτην φθανει τους επιθυμουντας προγνωσθηναι ο ορθρισας προς αυτην ου κοπιασει παρεδρον γαρ ευρησει των πυλων αυτου το γαρ ενθυμηθηναι περι αυτης φρονησεως τελειοτης και ο αγρυπνησας δι αυτην ταχεως αμεριμνος εσται οτι τους αξιους αυτης αυτη περιερχεται ζητουσα και εν ταις τριβοις φανταζεται αυτοις ευμενως και εν παση επινοια υπαντα αυτοις αρχη γαρ αυτης η αληθεστατη παιδειας επιθυμια φροντις δε παιδειας αγαπη εστιν.
La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca. Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano. Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta. Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, Chi veglia per lei sarà presto senza affanni. Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza. Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione la cura dell'istruzione è amore
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GRATUITA' DELL'INSEGNAMENTO SOCRATICO
versione greco TRADUZIONE libro Antropon odoi
Ου μην ουδ᾿ ερασιχρηματους τους ο Σωκρατης εποιει ουδε χρηματα εκερδαινεν απο των εαυτου επιθυμουντων. Τουτου δ᾿ απεχομενος ενομιζεν ελευθεριας επιμελεισθαι· τους δε λαμβανοντας μισθον της ομιλιας ανδραποδιστας εαυτων απεκαλει δια το αναγκαιον αυτοις ειναι διαλεγεσθαι (sott. τουτοις) παρ᾿ ων λαμβανοιεν τον μισθον. Εθαυμαζε δ᾿ως τις μεν αρετην διδασκειν επαγγελλομενος αργυριον πραττοιτο· ενομιζε γαρ το μεγιστον κερδος εξειν φιλον αγαθον κρωμενος και επιστευε τους συνοντας εαυτω, αποδεχομενους α αυτος εδιδασκεν, εις τον παντα βιον εαυτω τε και αλληλοις φιλους αγαθους εσεσθαι. Πως αν ουν ο τοιουτος ανηρ διαφθειροι τους νεους; Ει μη (A meno che) αρα η της αρετης επιμελεια διαφθορα εστιν.
Socrate non faceva discepoli quelli che avevano il denaro né guadagnava ricchezze dai suoi discepoli. Allontanandosi da queste diceva di disprezzare la sfrenatezza; chiamava quelli che prendono il compenso dell’ schiavi di sé stessi per la necessità che era a quelli di parlare con questi dai quali prendeva il compenso. Si meravigliava di come uno chiedendo il denaro riuscisse ad insegnare la virtù, diceva infatti che il miglior guadagno (è) avere un buon amico che guadagna e credeva suoi seguaci chi accoglieva quelle cose che egli stesso insegnava, per essere per tutta la vita con lui e gli altri buoni amici. Come potrebbe quest’uomo corrompere i giovani? A meno che la preghiera o l’occupazione della virtù sia corruzione.
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ORAZIO COCLITE VERSIONE DI GRECO di Polibio TRADUZIONE libro Antropon odoi pagina 234 numero 273
Si dice che Orazio Coclite che era stato chiamato in aiuto, mentre combatteva contro due nemici davanti al'estremità del ponte sul Tevere, che si trovava davanti alla città, vedesse un gran numero di nemici che dava l'assalto. E quello, temendo che entrassero nella città, gridò di volgesi dietro ai soldati, per recidere il ponte, muovendosi il più velocemente possibile. Atene ricevendo ferite tra quelli che obbedivano agli ordini (manca un pezzetto ), e bloccò l'attacco dei nemici, poiché il ponte era stato reciso, i nemici furono ostacolati nell'attacco; e Coclite lasciandosi cadere nel fiume con le armi morì secondo la propria decisione. Considerando di più la sicurezza della patria e la gloria sicura della vita presente.
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Ambizione di Temistocle
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Antropon odoi
λέγεται γὰρ οὕτω παράφορος πρὸς δόξαν εἶναι καὶ πράξεων μεγάλων ὑπὸ φιλοτιμίας ἐραστής, ὥστε νέος ὢν ἔτι τῆς ἐν Μαραθῶνι μάχης πρὸς τοὺς βαρβάρους γενομένης καὶ τῆς Μιλτιάδου στρατηγίας διαβοηθείσης σύννους ὁρᾶσθαι τὰ πολλὰ πρὸς ἑαυτῷ καὶ τὰς νύκτας ἀγρυπνεῖν καὶ τοὺς πότους παραιτεῖσθαι τοὺς συνήθεις, καὶ λέγειν πρὸς τοὺς ἐρωτῶντας καὶ θαυμάζοντας τὴν περὶ τὸν βίον μεταβολήν, ὡς καθεύδειν αὐτὸν οὐκ ἐῴη τὸ τοῦ Μιλτιάδου τρόπαιον. οἱ μὲν γὰρ ἄλλοι πέρας ᾤοντο τοῦ πολέμου τὴν ἐν Μαραθῶνι τῶν βαρβάρων ἧτταν εἶναι, Θεμιστοκλῆς δὲ ἀρχὴν μειζόνων ἀγώνων, ἐφ' οὓς ἑαυτὸν ὑπὲρ τῆς ὅλης Ἑλλάδος ἤλειφε καὶ τὴν πόλιν ἤσκει πόῤῥωθεν ἔτι προσδοκῶν τὸ μέλλον.
TRADUZIONE
Si dice che temistocle era così lanciato verso la gloria e così amante per ambizione di grandi imprese che quando era ancora un giovane all'indomani della battaglia di Maratona vinta contro i Barbarimentre si esaltava la bravura di Milziade come generale egli appariva per lo più chiuso nei suoi pensieri e passava le notti senza dormire e disertava i simposi che era solito frequentare. A chi gli domandava la causa di ciò e si meravigliava di questo cambiamento di vita rispondeva che il trofeo di Milziade non lo lasciava dormire. tutti gli altri credevano che la sconfitta dei barbari a Maratona segnasse la fine della guerra, Temistocle invece riteneva che essa fosse il principio di più grandi conflitti per i quali egli si allenava in difesa di tutta la Grecia e teneva in esercizio la città in previsione già molto tempo prima del futuro
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IL FIGLIO LADRO E LA MADRE
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro Antropon odoi - pagina 229 numero 260
TRADUZIONE
Un bambino avendo rubato a scuola la tavoletta di un compagno la portò alla madre. Lei non solo non lo rimproverò ma lo elogiò di puù, per la seconda volta avendo rubato un vestito lo portò da lei. Poichè lo elogiò ancora di più, quando divenne ragazzo, si metteva già a rubare cose più importanti. Una volta, colto in flagrante e legate le mani dietro la schiena, vwniva portato presso il giudice. Quella poiché lo seguiva e si batteva il petto ( come dire che provava dolore ), il ragazzo disse di volerle dire qualcosa all'orecchio, e dopo che si avvicinò velocemente, prendendo l'orecchio lo lacerò. Poichè lei accusava quello di empietà, poiché non soddisfatto degli errori già commessi, aveva anche danneggiato la madre, lui replicando disse : " ma quando la prima volta, dopo aver rubato le tavolette te le portai, se mi avessi picchiato, non sarei arrivato fino a questo, da essere condannato a morte "