Gli Ateniesi non devono intraprendere la guerra da soli- Demostene Per le simmorie Versione greco ka
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Gli Ateniesi non devono intraprendere la guerra da soli
VERSIONE DI GRECO di Demostene Katà Logon è a pag. 493, n°409
TRADUZIONE daPer le simmorie
TRADUZIONE
Io penso che il re sia un nemico comune di tutti gli Elleni, per questo certamente non esorterei voi soli tra gli altri a sollevarvi contro di lui; e, infatti, non vedo che gli Elleni stessi siano amici comuni gli uni agli altri, ma che taluni confidano più in quello che in alcuni di loro. Ritengo, infatti, o cittadini Ateniesi, che gli Elleni, se fosse una cosa evidente e chiara che il re li assalta, sarebbero alleati di guerra e sarebbero molto grati a coloro che lo respingono per loro e con loro; se, invece, quando questo è ancora incerto, noi prenderemo le ostilità per primi, temo, o cittadini Ateniesi, che saremo costretti a combattere insieme a quello contro questi, per i quali ci diamo pensiero. Infatti, egli, dopo aver frenato quelli contro i quali si è mosso, se ha deciso insieme di assalire gli Elleni, darà del denaro ad alcuni di loro e proporrà loro un'amicizia, essi, volendo ristorare le guerre particolari e avendo questa intenzione, trascureranno la comune salvezza di tutti. Vi esorto a non gettare la nostra città in questo disordine e nella sconsideratezza.
La corruzione dei costumi mina la libertà- Versione greco di Demostene da Versioni di greco per il t
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La corruzione dei costumi mina la libertà
VERSIONE DI GRECO di Demostene
TRADUZIONE dal libro Versioni di greco per il triennio
TRADUZIONE
Ma qual è la causa di tutto questo? Perché non è senza una ragione e un giusto motivo che i Greci allora erano così pronti a difendere la loro libertà e adesso lo sono a farsi schiavi. Allora c'era, o Ateniesi, c'era qualcosa nel modo di pensare della maggior parte della gente che adesso non esiste più, che ha vinto la ricchezza dei Persiani, che manteneva libera la Grecia, senza subire sconfitte, né per terra né per mare, la cui scomparsa ora ha provocato la rovina generale e ha sconvolto tutto in Grecia. Che cos'era dunque? Niente di particolare o di sofisticato, ma il fatto che tutti quanti avevano in odio quelli che prendevano denaro da chi voleva dominare o mandare in rovina la Grecia, ed era pericolosissimo essere riconosciuti colpevoli di corruzione e severissime erano le pene con le quali si puniva questa colpa, senza indulgenza alcuna e senza remissione. L'occasione favorevole che presenta ogni circostanza, che la sorte offre spesso anche a chi non si cura delle cose a danno di chi si dimostra solerte non era possibile comperarla dagli oratori o dagli strateghi, e neppure la concordia civile o la diffidenza verso i tiranni e i barbari, e, in breve, niente di tutto questo. "
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Chi è il responsabile della sconfitta dei greci a Cheronea?
VERSIONE DI GRECO di Demostene
TRADUZIONE dall'Epitafio per i caduti di Cheronea
Allora non m'imputare che questo a colpa, se è capitato a Filippo di vincere nella battaglia: infatti, l'esito di questo evento dipendeva dal dio, non da me. Ma che io non abbia preso tutte le misure che erano possibili a un umano intendimento e le abbia attuate giustamente ed accuratamente e laboriosamente oltre le forze, o che non abbia intrapreso imprese belle e degne della città e necessarie, dimostrami questo, e allora accusami. Se la calamità che è capitata è stata più grande non solo di noi, ma anche di tutti gli altri Elleni, cosa occorre fare? Come se qualcuno, sebbene l'armatore avesse fatto tutto per la salvezza e avesse preparato la nave con quegli attrezzi con i quali aveva compreso che si sarebbe salvata, poi quando venne assaltato da una tempesta e l'equipaggiamento si danneggiò o venne sfracellato completamente, lo avesse incolpato del naufragio. Ma non governavo io la nave, potrebbe dire (come io non comandavo l'esercito), e non ero padrone della sorte, ma quella di tutti.
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Sgomento ad Atene alla
notizia della presa di Elatea
VERSIONE DI GRECO di Demostene
TRADUZIONE dall'opera sulla Corona
Versionekata logon" pagina 488 numero 400
Inizio: εσπερα μεν γαρ ην, δ'αγγελλων τις ως τους πρυτανεις ως
Ελατεια κατειλητται.
Fine: "Τίς αγορευειν βουλεται; " Παρανηει δ'ουδεις
TRADUZIONE n. 1
Infatti era sera, giungeva qualcuno dai pritani annunciando che Elatea era stata conquistata. E dopo ciò alcuni che si alzarono immediatamente nel mezzo della cena fecero uscire quelli dalle (tende) abitazini (che si trovavano) lungo l'Agorà e diedero fuoco agli steccati, gli altri andarono a chiamare gl stratechi e facevano venire il trombettieri; e la città era piena di confusione. All'aurora il giorno seguente i pritani convocavano l'adunanza nella sla del consiglio, voi vi recavate nell'adunanza e tutto il popolo si era messo a sedere in alto prima che cominciasse la discussione e preparasse il decreto. E dopo ciò quando la buolè era giunta (giungeva) e i pritani riferirono le cose annunciate a quelli e presentarono il messaggero, il messo chiedeva "chi desidera parlare il pubblico?". Nessuno si fece avanti.
TRADUZIONE N. 2
Infatti, era sera, e giunse un uomo ad annunciare ai pritani che Elatea era stata presa. E dopo questo gli uni, subito alzatisi mentre cenavano, allontanarono alcuni dal convito nella piazza e bruciarono i graticci di vimini, altri mandarono a chiamare gli strateghi e convocarono il trombettiere; e la città era piena di tumulto. L'indomani, sul fare del giorno, i pritani convocarono la bulé nella sala del consiglio, voi, invece, andando all'assemblea, e prima che quella avesse riferito e deliberato, tutto il popolo era seduto in alto. E dopo questo, quando venne il consiglio e i pritani riferirono ciò che era stato annunciato loro e condussero con sé colui che era giunto e quello parlò, l'araldo chiese: “Chi vuole parlare?”. Ma nessuno si presentava.
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εγω δε δικαιον μεν ειναι νομιζω καταγειν τον Ροδιων δημον· ου μην αλλα και ει μη δικαιον ην, οταν εις α ποιουσιν ουτοι βλεψω, προσηκειν οιμαι παραινειν καταγειν. δια τι; οτι παντων μεν, ω ανδρες Αθηναιοι, τα δικαια ποιειν ωρμηκοτων, αισχρον ημας μονους μη αθελειν, απαντων δε των αλλων οπως αδικειν δυνησονται παρασκευαζομενων μονους ημας τα δικαια προτεινεσθαι, μηδενος αντιλαμβανομενους, ου δικαιοσυνην αλλ' ανανδριαν ηγουμαι· ορω γαρ απαντας προς την παρουσαν δυναμιν των δικαιων αξιουμενους. και παραδειγμα λεγειν εχω τουτου πασιν υμιν γνωριμον
Io, invece ritengo che era giusto richiamare in patria il popolo di Rodi; ma anche se non era giusto, quando ho guardato a ciò che questi fanno, ritengo che sia bene esortare a farli rientrare. Perchè? Perchè o Ateniesi mentre tutti sono spinti a fare le cose giuste, o Ateniesi, è vergognoso che solo noi non vogliamo (farle) mentre tutti gli altri si preparano in qualche modo a poter essere ingiusti, solo noi proponiamo ciò che è giusto, pur non attaccandoci nessuno, io ritengo che non sia giustizia ma viltà; vedo infatti tutti che si ritengono meritevoli di cose giuste in base alla (loro) forza attuale e ho un esempio noto di questo da raccontare a tutti voi.
(Traduzione letterale di Anna Maria Di Leo)