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UNA SITUAZIONE INCRESCIOSA
VERSIONE DI GRECO di Andocide
TRADUZIONE dal libro La scuola della grecia - pag. 284 n. 14
TRADUZIONE
Dopo che tutti furono imprigionati nel medesimo luogo ed era notte e il carcere fu serrato e ad uno ad uno sopraggiunse la madre, ad un'altro la sorella, ad un'altro ancora la moglie ed i figli e c'erano grida e gemiti di coloro che piangevano e si lamentavano dei mali presenti, Carmide che è mio cugino e che è stato allevato fin da bambino nella nostra casa rivolto a me dice: "Alcibiade, tu vedi la gravità dei mali presenti e in passato non ho avuto bisogno né di dire né di causarti noie ma ora sono costretto dall'attuale sventura. Infatti quelli di cui ti servivi e che frequentavi, per non parlare per non parlare dei nostri parenti, alcuni per le medesime cause per le quali andiamo sono morti e altri sono andati in esilio riconoscendosi colpevoli. Se hai sentito qualche cosa di questo fatto accaduto, parla e prima di tutto salva te stesso poi tuo padre che è naturale che ami moltissimo, poi il tuo cognato che ha sposato la tua unica sorella, poi tutti gli altri parenti che hai e i consanguinei che sono tanti ed inoltre me che in tutta la vita non ti ho procurato dolori ma che sono devotissimo a te e ai tuoi interessi.
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Una guerra ingiustificata
VERSIONE DI GRECO di Andocide
TRADUZIONE dal libro Triakonta
Φασὶ δέ τινες ἀναγκαίως νῦν ἡμῖν ἔχειν πολεμεῖν· σκεψώμεθα οὖν πρῶτον, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, διὰ τί καὶ πολεμήσωμεν. Οἶμαι γὰρ ἂν πάντας ἀνθρώπους ὁμολογῆσαι διὰ τάδε δεῖν πολεμεῖν, ἢ ἀδικουμένους ἢ βοηθοῦντας ἀδικουμένοις. Ἡμεῖς τοίνυν αὐτοί τε ἠδικούμεθα Βοιωτοῖς τε ἀδικουμένοις ἐβοηθοῦμεν. Εἰ τοίνυν ἡμῖν τέ ἐστι τοῦτο παρὰ Λακεδαιμονίων, τὸ μηκέτι ἀδικεῖσθαι, Βοιωτοῖς τε δέδοκται ποιεῖσθαι τὴν εἰρήνην ἀφεῖσιν Ὀρχομενὸν αὐτόνομον, τίνος ἕνεκα πολεμήσωμεν; Ἳνα ἡ πόλις ἡμῶν ἐλευθέρα ᾖ; Ἀλλὰ τοῦτό γε αὐτῇ ὑπάρχει. Ἀλλ' ὅπως ἡμῖν τείχη γένηται; Ἔστι καὶ ταῦτα ἐκ τῆς εἰρήνης. Ἀλλ' ἵνα τριήρεις ἐξῇ ναυπηγεῖσθαι καὶ τὰς οὔσας ἐπισκευάζειν καὶ κεκτῆσθαι; καὶ τοῦτο ὑπάρχει· τὰς γὰρ πόλεις αὐτονόμους αἱ συνθῆκαι ποιοῦσιν. Ἀλλ' ὅπως τὰς νήσους κομισώμεθα, Λῆμνον καὶ Σκῦρον καὶ Ἴμβρον; Οὐκοῦν διαρρήδην γέγραπται ταύτας Ἀθηναίων εἶναι.
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IL vergognoso comportamento di Alcibiade
verso i familiari
VERSIONE DI GRECO di Andocide
TRADUZIONE dal libro ELLENION
Sono meravigliato di coloro che si sono convinti che Alcibiade desideri la democrazia, un regime tale che soprattutto sembra aver scelto la condivisione, che non lo vedono lontano nemmeno dai suoi propri beni, intuendo l'avidità e la superbia (di lui) che, dopo aver sposato la sorella di Callia per una dote di dieci talenti, essendo morto Ipponico che guidava la spedizione militare contro Delio, ne pretese altrettanti, dicendo che egli si era dichiarato d'accordo sul fatto che, quando un maschio gli fosse nato dalla figlia, avrebbe aggiunto questi (talenti). Presa tanta dote quanta nessuno tra i Greci, era così arrogante, portando proprio a casa delle amiche, sia schiave sia libere, che costrinse la moglie che era virtuosissima ad allontanare(ne), ricorrendo all'arconte secondo la legge. E in tale circostanza mostrò in sommo grado le sue capacità: convocati infatti gli amici, rapita la moglie via dalla piazza se ne andava con violenza e mostrò a tutti di disprezzare sia gli arconti sia le leggi sia gli altri cittadini. Cionondimeno non gli bastarono solo questi gesti, ma tramò anche l'assassinio segreto contro Callia, per impadronirsi del patrimonio di
Ipponico, poiché (Callia) davanti a voi tutti (lo) accusava nell'assemblea.
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Con la profanazione dei misteri non ho nulla a che fare
VERSIONE DI GRECO di Andocide
TRADUZIONE dal libro Sapheneia
versione numero 223 pagina 283
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La mutilazione delle Erme
VERSIONE DI GRECO di Andocide
TRADUZIONE dal libro AGON
Ἐπαρθεὶς οὖν τοῖς τῆς πόλεως κακοῖς εἰσαγγέλλει Διοκλείδης εἰς τὴν βουλήν, φάσκων εἰδέναι τοὺς περικόψαντας τοὺς Ἑρμᾶς, καὶ εἶναι αὐτοὺς εἰς τριακοσίους· ὡς δ' ἴδοι καὶ περιτύχοι τῷ πράγματι, ἔλεγε. Καὶ τούτοις, ὦ ἄνδρες, δέομαι ὑμῶν προσέχοντας τὸν νοῦν ἀναμιμνῄσκεσθαι, ἐὰν ἀληθῆ λέγω, καὶ διδάσκειν ἀλλήλους· ἐν ὑμῖν γὰρ ἦσαν οἱ λόγοι, καί μοι ὑμεῖς τούτων μάρτυρές ἐστε. Ἔφη γὰρ εἶναι μὲν ἀνδράποδόν οἱ ἐπὶ Λαυρείῳ, δεῖν δὲ κομίσασθαι ἀποφοράν. Ἀναστὰς δὲ πρῲ ψευσθεὶς τῆς ὥρας βαδίζειν· εἶναι δὲ πανσέληνον. Ἐπεὶ δὲ παρὰ τὸ προπύλαιον τοῦ Διονύσου ἦν, ὁρᾶν ἀνθρώπους πολλοὺς ἀπὸ τοῦ ᾠδείου καταβαίνοντας εἰς τὴν ὀρχήστραν· δείσας δὲ αὐτούς, εἰσελθὼν ὑπὸ τὴν σκιὰν καθέζεσθαι μεταξύ του κίονος καὶ τῆς στήλης ἐφ' ᾗ ὁ στρατηγός ἐστιν ὁ χαλκοῦς. Ὁρᾶν δὲ ἀνθρώπους τὸν μὲν ἀριθμὸν μάλιστα τριακοσίους, ἑστάναι δὲ κύκλῳ ἀνὰ πέντε καὶ δέκα ἄνδρας, τοὺς δὲ ἀνὰ εἴκοσιν· ὁρῶν δὲ αὐτῶν πρὸς τὴν σελήνην τὰ πρόσωπα τῶν πλείστων γιγνώσκειν. Καὶ πρῶτον μέν, ὦ ἄνδρες, τοῦθ' ὑπέθετο, δεινότατον πρᾶγμα, οἶμαι, ὅπως ἐν ἐκείνῳ εἴη ὅντινα βούλοιτο Ἀθηναίων φάναι τῶν ἀνδρῶν τούτων εἶναι, ὅντινα δὲ μὴ βούλοιτο, λέγειν ὅτι οὐκ ἦν. Ἰδὼν δὲ ταῦτ' ἔφη ἐπὶ Λαύρειον ἰέναι, καὶ τῇ ὑστεραίᾳ ἀκούειν ὅτι οἱ Ἑρμαῖ εἶεν περικεκομμένοι· γνῶναι οὖν εὐθὺς ὅτι τούτων εἴη τῶν ἀνδρῶν τὸ ἔργον.
TRADUZIONE
Esaltatosi per le disgrazie della città, Dioclide presenta in consiglio una denuncia, sostenendo di conoscere i mutilatori delle Erme e dicendo che sono circa trecento; diceva di averli visti e di essersi imbattuto per caso in quella vicenda. Vi prego, signori, di prestare attenzione a questi fatti, di ricordarli, se dico la verità, e di farli conoscere tra di voi, perché questi discorsi si svolgevano alla vostra presenza e voi mi siete testimoni di questi fatti. . Disse che aveva uno schiavo a Laurio che doveva portargli la rendita, si era perciò alzato molto presto, sbagliandosi sull'ora, e si era messo in cammino, dato che c'era la luna piena. Quando si trovò all'altezza del propileo di Dioniso, vide molte persone che scendevano dall'odeion verso l'orchestra. Avendone paura, si nascose nell'ombra e rimase tra una colonna e la stele dello stratego di bronzo. Vide che gli uomini erano circa trecento e stavano in cerchio a gruppi di cinque e dieci e alcuni di venti: poteva vederne i volti per la luce della luna e ne riconobbe la maggior parte. . Fece innanzi tutto questo calcolo – a mio parere, un fatto veramente spaventoso – che in quella faccenda potevano essere implicati gli Ateniesi che lui voleva comparissero, mentre quelli che non voleva coinvolgere, disse che non c'erano. Dopo aver visto questi fatti, disse di essere andato a Laurio e, il giorno seguente, di aver sentito che le Erme erano state mutilate: capì subito che i responsabili erano questi uomini
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