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Tuttavia ci si chiede, come Catone, se uno schiavo possa dare un beneficio al padrone. Infatti alcuni fanno questa distinzione (sostenendo che), sono certi benefici, sono certi doveri, certi servizi, (sostenendo che) sono un beneficio, ciò che un estraneo da ( un estraneo è, chi avrebbe potuto astenersi senza essere rimproverato); che è dovere quello di un figlio, di una moglie e di quelle persone, che sono obbligate dal gradi di parentela, che è un servizio quello proprio dello schiavo, la cui situazione lo ha messo a un livello tale per cui non può attribuirsi come un merito nei confronti di chi gli è superiore nessuna di quelle cose che fa come un di più. E’ ignaro dei diritti dell’uomo, chi nega al servo talvolta di dare un beneficio al padrone; ciò che importa è di quali sentimenti sia chi dà non di quale condizione. A nessuno è preclusa la virtù; è chiara a tutti, accorda tutti, invita tutti, sia liberi, liberti, schiavi, sovrani ed esuli; non sceglie la casa, né il censo, ma si accontenta dell’uomo in quanto tale. Che cosa vi sarebbe di sicuro contro gli imprevisti, che cosa di grande l’animo procurerebbe se la fortuna fosse in grado di inclinare una solida virtù? Se il servo non desse sei benefici a padrone, né al sovrano qualche servitore, né al comandante i suoi soldati; cosa, infatti, importerebbe; da quali autorità assoluta sarebbe dominato, se viene occupato ciò?Infatti se al servo, che in nome del merito consegue un obbiettivo, si oppone la condizione di necessità e la paura di sopportare le più orribili punizioni, così codesto resterà e il suddito e il soldato, poiché pur sotto una diversa forma di autorità, nei loro confronti sono lecite cose simili. E invece i sudditi danno benefici ai comandanti, quindi anche gli schiavi ai padroni. Il servo può essere giusto, può essere valente, può avere un animo grande (lett. Passivo): dunque può dare anche beneficio, Infatti anche questo fa parte della virtù. Appunto i servi possono dare benefici almeno al padrone, che spesso i loro benefici li hanno resi tali.
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Solemus dicere summum bonum esse secundum naturam vivere: natura nos ad utrumque genuit et contemplationi rerum et actioni. Nunc id probemus quod prius diximus. Quid porro? Hoc non erit probatum si se unusquisque consuluerit quantam cupidinem habeat ignota noscendi quam ad omnes fabulas excitetur? Navigant quidam et labores peregrinationis longissimae una mercede perpetiuntur cognoscendi aliquid abditum remotumque. Haec res ad spectacula populos contrahit haec cogit praeclusa rimari secretiora exquirere antiquitates evolvere mores barbararum audire gentium. Curiosum nobis natura ingenium dedit et artis sibi ac pulchritudinis suae conscia spectatores nos tantis rerum spectaculis genuit perditura fructum sui si tam magna tam clara tam subtiliter ducta tam nitida et non uno genere formosa solitudini ostenderet. Ut scias illam spectari voluisse non tantum aspici vide quem nobis locum dederit. In media nos sui parte constituit et circumspectum omnium nobis dedit; nec erexit tantummodo hominem sed etiam habilem contemplationi factura ut ab ortu sidera in occasum labentia prosequi posset et vultum suum circumferre cum toto sublime fecit illi caput et collo flexili inposuit; deinde sena per diem sena per noctem signa perducens nullam non partem sui explicuit ut per haec quae obtulerat oculis eius cupiditatem faceret etiam ceterorum.
Traduzione dal libro TEST DI LATINO
Di solito diciamo che il sommo bene è vivere secondo natura: la natura ci ha generato per tutte e due le finalità cioè sia per osservare che per agire. Adesso dimostriamo quello che abbiamo detto per primo. Ma questo non sarà forse dimostrato se ciascuno si domanderà quanto desiderio ha di conoscere ciò che gli è sconosciuto e quanto sia eccitato di fronte a tutti i racconti? Alcuni navigano e affrontano le fatiche di un lunghissimo viaggio col solo guadagno di conoscere qualcosa di misterioso e lontanissimo. Questa è la molla che trascina i popoli in massa agli spettacoli, questa spinge a cercare di penetrare l’impenetrabile, indagare su mondi misteriosi, aprirsi davanti le vicende del passato, apprendere i costumi di popoli a noi estranei. La natura ci ha fornito di una mente curiosa e, pienamente consapevole della sua grande capacità e bellezza, nel generarci ci ha fatto spettatori di spettacoli così belli, destinata a perdere i frutti del suo operato se avesse offerto ad un deserto cose tanto grandi, tanto notevoli, tanto perfezionate, tanto splendide e belle e non da un solo punto di vista. E perché tu sappia che essa volle essere ammirata e non solo osservata, considera quale posto ci ha assegnato. Ci ha messo proprio al centro di sé e ci ha dato la possibilità di vedere tutto intorno a noi; e non ha solo creato l’essere umano eretto, ma per renderlo anche in grado di osservare, perché potesse seguire il movimento degli astri dal loro sorgere al loro tramontare e ruotare il suo sguardo insieme con l’universo gli mise la testa in alto e gliela pose su di un collo flessibile. Poi, facendo procedere le costellazioni sei di giorno e sei di notte ha rivelato ogni parte di sé in modo da creare nel genere umano il desiderio di conoscere tutto il resto attraverso quelle cose che gli aveva messo sotto gli occhi.
TRADUZIONE DA ALTRO LIBRO
Siamo soliti affermare che il sommo bene è vivere secondo natura: la natura ci ha generato ad entrambi i fini, per la contemplazione delle cose e per l’azione. Ora dimostriamo quello che abbiamo detto per primo. Che dunque questo non sarà (già) stato dimostrato, se ciascuno si sarà domandato quanto desiderio abbia (dentro di sé) di conoscere l’ignoto, quanto sia attratto verso tutti i racconti Alcuni navigano ed affrontano le fatiche del lunghissimo viaggio in nome dell’unico compenso di scoprire qualcosa di misterioso e lontano. Questa pulsione interiore riunisce le folle agli spettacoli, questa spinge a cercare di penetrare ciò che è precluso, svelare i segreti più reconditi, risfogliare le antiche storie, ascoltare i costumi dei popoli barbari. La natura ci ha dato un animo curioso e, consapevole della sua creatività e bellezza, ci ha generato come spettatori di così grandi spettacoli del mondo, essa che guasterebbe la sua soddisfazione se mostrasse alla solitudine opere tanto grandi, tanto luminose, condotte con così grande accuratezza, tanto splendenti e belle in ogni genere.
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Se qualcuno pensa che la servitù penetri in tutto l’uomo, sbaglia. La sua parte migliore rimane immune: i corpi sono soggetti ed assegnati ai padroni: invece è autonoma la sua anima ed essa è talmente libera ed indipendente che non può essere impedita neppure da questo carcere in cui è chiusa, dal servirsi del suo impeto e dal perseguire grandi idee, e di spaziare nell’infinito come compagna delle realtà celesti. E’ quindi il corpo che la fortuna ha assegnato al padrone; questo compra, questo vende; quella parte più profonda (l’anima) non può essere venduta. Qualsiasi cosa provenga da esse, è libera; né infatti noi possiamo ordinare ogni cosa, né gli schiavi sono costretti ad obbedire in tutto e per tutto: contro lo Stato non eseguono gli ordini, non parteciperanno ad alcun crimine. Vi sono cose che le leggi non ordinano e non vietano di fare: è in queste che lo schiavo ha l’occasione di beneficare; fintanto che viene fatto ciò che si è soliti esigere da uno schiavo, si tratta di servizio; ma quando è di più do quanto non sia necessario per uno schiavo, allora è un beneficio: nel momento in cui passa a un sentimento di amicizia, cessa di essere chiamato servizio. Vi sono cose che il padrone deve dare al proprio schiavo, come il cibo, le vesti; nessuno chiama ciò un beneficio: ma gli ha mostrato benevolenza, lo ha educato in modo piuttosto liberale, gli ha insegnato le arti che si insegnano ai liberi: ecco il beneficio. Lo stesso succede, viceversa, per la persona dello schiavo. Qualsiasi cosa abbia superato i limiti del dovere di uno schiavo, ciò che è dato non dietro un comando, ma per spontanea volontà, solo se è tale da essere chiamato in questo modo, chiunque sia chi lo dà.
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L'uomo un fragile vaso
Autore: Seneca
CHE COS’ E ‘ L’UOMO ? E’ UN FRAGILEVASO. CHE COS’ E’ L’UOMO ? UN CORPO STUPIDO E FRAGILE, INERME DI SUA PROPRIA NATURA, BISOGNOSO DELL’ AIUTO ALTRUI, GETTATO INNANZI A TUTTI GLI INSULTI DELLA SORTE. QUAND’ANCHE ABBIA ESERCITATO BENE LE MEMBRA NON E’ FORSE VERO CHE PUO’ ESSERE VITTIMA DI QUALSIASI ANIMALE FEROCE? E’ FORMATO DA DEBOLI E FLOSCE INTERIORA, INTOLLERANTE DELLA FATICA, DEL CALDO DEL FREDDO; MA TALVOLTA QUANTI TUMULTI QUESTO COSI’ DISPREZZATO ANIMALE SUSCITA, A QUANTI E QUANTO GRANDI PENSIERI GIUNGE ! MEDITA NELL’ANIMO COSE IMMORTALI ED ETERNE, MENTRE NEL FRATTEMPO LO OPPRIME LA MORTE E QUESTA, CHE CHIAMIAMO VECCHIAIA, E’ UN VOLGERE DI POCHE ANNI.
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Non vi è dubbio che uno schiavo possa dare un beneficio; perché dunque non potrebbe ( darlo) al padrone?”Perchè non può”-si dice-“diventare creditore del suo padrone, se gli avrà dato del denaro. Ma in altro modo egli tutti i giorni rende il proprio padrone obbligato nei suoi confronti: mentre passeggia (il padrone) è seguito, lo assiste quand’è malato, lavora la terra del padrone con grandissima fatica; ogni cosa pure le stesse che vengono chiamate benefici se a farli è un altro, servizi se a farli è un servo. Infatti è un beneficio quello che uno dà, pur essendogli possibile anche di non darlo; infatti il servo non ha facoltà di negare; così non da, ma obbedisce; né si vanterebbe se facesse ciò che non può fare. ” Anche se le cose sono poste in questi termini avrò la meglio e porterò lo schiavo al punto che (capirà che) è libero in molte cose. Intanto dimmi, se ti mostrerò qualcuno (mentre lotta) che combatte in difesa della salvezza del suo signore senza rispetto di sé trafitto da ferite, tuttavia versa i resti den sangue dalle stesse parti vitali, e che cerca una pausa per la sua morte, affinché quello abbia il tempo di fuggire, tu negherai che costui abbia dato un beneficio, perché è un servo. Se ti avrò dimostrato qualcuno, che per rivelare i segreti del padrone non corrotto da nessuna promessa del tiranno, non atterrito da nessuna minaccia, non vinto da nessuna tortura, (qualcuno che) ha deviato i sospetti del magistrato inquirente per quanto ha potuto ed ha sacrificato la vita alla fedeltà, forse tu negherai che costui abbia dato un beneficio, perché è un servo?Stai attento, poiché è più raro un esempio di virtù presso gli schiavi, non sia perciò più grande ed anche più gradito, ciò che, quasi avendo il sommo potere inviso, ed (essendo) ogni difficile costrizione, la stima del signore ha superato in qualcuno, del comune odio della schiavitù. Perciò non è vero che non sia un beneficio.