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Suntoque aediles curatores urbis annonae ludorumque sollemnium, ollisque ad honoris amplioris gradum is primus ascensus esto. Censoris populi aevitates suboles familias pecuniasque censento, urbis templa vias aquas aerarium vectigalia tuento, populique partis in tribus discribunto, exin pecunias aevitatis ordinis partiunto, equitum peditumque prolem discribunto, caelibes esse prohibento, mores populi regunto, probrum in senatu ne relinquonto. Bini sunto, magistratum quinquennium habento eaque potestas semper esto, reliqui magistratus annui sunto. Iuris disceptator, qui privata iudicet iudicarive iubeat, praetor esto. Is iuris civilis custos esto. Huic potestate pari quotcumque senatus creverit populusve iusserit, tot sunto. Regio imperio duo sunto, iique praeeundo iudicando consulendo praetores iudices consules appellamino. Militiae summum ius habento, nemini parento. Ollis salus populi suprema lex esto. ‘‘Eumdem magistratum, ni interfuerint
Siano gli edili curatori della città, dell'annona, dei giochi solenni, e per essi sia questo il primo gradino verso le magistrature maggiori. " "I censori censiscano l'età della popolazione, i figli a carico, gli schiavi ed il bestiame; tutelino gli edifici pubblici, i templi, le strade, le acque, l'erario, le entrate finanziarie; distribuiscano i cittadini nelle tribù, dividano le centurie in base al patrimonio ed all'età, prendano nota dei figli dei cavalieri e dei fanti, vietino il celibato, sorveglino la morale del popolo, non lascino una persona indegna in senato; siano in due, tengano la magistratura per un quinquennio; gli altri magistrati siano annuali, e quella loro potestà sia perpetua. " ] "Interprete della legge, che giudichi e dia mandato di giudicare le cause private, sia il pretore. Egli sia depositario del diritto civile; a questo magistrato siano pari in potere quanti ne avrà decretato il senato ed ordinato il popolo. " "Vi siano due che esercitino il potere regio, e per procedere, giudicare, provvedere siano chiamati pretori, giudici, consoli; essi abbiano il supremo potere militare, a nessuno siano soggetti; sia loro suprema legge la salute del popolo. " Nessuno assuma la stessa carica se non sono passati dieci anni
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Le regole dell'amicizia Versione di latino di Cicerone
LIBRO IN PRATICA E IN TEORIA
Sia sancita dunque questa come prima legge dell'amicizia, che agli amici chiediamo cose oneste, che facciamo per gli amici cose oneste, senza che ci aspettiamo qualcosa, senza che ci venga richiesto (qualcosa); ci sia sempre sollecitudine, non vi sia mai esitazione; anzi osiamo dare consigli liberamente. Moltissimo valga in amicizia l'autorità degli amici che persuadono al bene, e la si usi per ammonire non solo apertamente ma anche severamente, se la situazione lo richiederà, e a tale autorità si obbedisca.
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Lettera di Cicerone ad un amico
Versione latino Cicerone Apprendimento del latino
Risponderò alle tue due lettere: alla prima, cioè quella che ho ricevuto quattro giorni fa, alla seconda, quella che mi ha portato il corriere Filero. Alle sue precedenti lettere non ho risposto, perché aspettavo il tuo arrivo nella mia villa. Adesso ti invito di nuovo: mi farai cosa molto gradita se verrai da me. Quanto alò mio ritorno a Roma, non ho preso alcuna decisione. Mi è stata tolta la causa, le persone a me più care, Terenzia e Tulliiola, tutta la mia gioia, si sono trasferite presso certi parenti di mia moglie. Se con l’aiuto di amici, troverò un’altra casa, te lo scriverò.
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Testo latino: Quaeritur consul qui dicendo non numquam comprimat tribunicios furores, qui concitatum populum flectat, qui largitioni resistat. Non mirum, si ob hanc facultatem homines saepe etiam non nobiles consulatum consecuti sunt, praesertim cum haec eadem res plurimas gratias, firmissimas amicitias, maxima studia pariat. Quorum in isto vestro artificio, Sulpici, nihil est. Primum dignitas in tam tenui scientia non potest esse; res enim sunt parvae, prope in singulis litteris atque interpunctionibus verborum occupatae. Deinde, etiam si quid apud maiores nostros fuit in isto studio admirationis, id enuntiatis vestris mysteriis totum est contemptum et abiectum. Posset agi lege necne pauci quondam sciebant; fastos enim volgo non habebant. Erant in magna potentia qui consulebantur; a quibus etiam dies tamquam a Chaldaeis petebatur. Inventus est scriba quidam, Cn. Flavius, qui cornicum oculos confixerit et singulis diebus ediscendis fastos populo proposuerit et ab ipsis cautis iuris consultis eorum sapientiam compilarit. Itaque irati illi, quod sunt veriti ne dierum ratione pervolgata et cognita sine sua opera lege posset, verba quaedam composuerunt ut omnibus in rebus ipsi interessent.
Traduzione letterale
Ci vuole un console che trattando sia capace di frenare gli eccessi dei tribuni, che sia capace di persuadere il popolo esacerbato, che sia capace di resistere alla corruzione. Non è cosa straordinaria, se per questa qualità gli uomini spesso anche non nobili conseguirono il consolato, specialmente perché si procura queste medesime cose parecchi favori, saldissime amicizie, grandissimi appoggi. Di queste cose in codesta vostra professione, o Sulpicio, non c’è niente. Per prima cosa il prestigio in una così scarsa erudizione non ci può essere; difatti gli argomenti di poco conto sono stati impegnati vicino nelle singole lettere anche nelle interpunzioni delle parole. Quindi, anche se presso i nostri antenati ci fu qualcosa di ammirazione in codesta passione, ciò è stato totalmente disprezzato e gettato via dai vostri misteri rivelati. Si potrebbe procedere nel rispetto della legge o non, pochi anticamente sapevano. Difatti avevano i giorni fausti col volgo. Avevano grande autorità coloro che prendevano provvedimenti. E da essi anche si stabilva il giorno come dai Caldei. Si trovò uno scriba, Cn. Flavio, che caverà gli occhi alle cornacchie (ingannerà i più cauti) e divulgherà i giorni fausti al popolo con l’imparare i singoli giorni e da queste stesse disposizioni sfruttare la conoscenza del loro giureconsulto. Perciò quelli adiratisi, perché avevano paura che si potesse procedere nel rispetto della legge senza la loro opera divulgata e conosciuta la disposizione dei giorni, composero alcuni vocaboli affinché essi stessi partecipassero ad ogni cosa.
Traduzione libera più elegante
Il console si vuol tale che, occorrendo, freni con la sua parola le intemperanze dei tribuni, disvii l'eccitamento popolare, fronteggi ogni tentativo di corruzione. Nessuna meraviglia, dunque, se in virtù di queste attitudini hanno talvolta ottenuto la suprema magistratura anche uomini nuovi: tanto più che esse son tali da cattivare larghe simpatie, saldissime amicizie, forti appoggi. Di che, o Sulpicio, non v'è traccia in quel vostro Mestiere!Anzitutto, in quella così angusta disciplina quale autorità può esserci? Povero il suo contenuto, e quasi dominato dal gioco delle parole, delle lettere, delle interpunzioni. E poi: se pure presso i nostri antichi codesta attività fu oggetto di qualche ammirazione, ormai, rivelato il vostro arcano, essa è del tutto spregiata e disertata. Un tempo era noto a pochi quando si poteva, o non si poteva, agire in giudizio, perché non era a disposizione di tutti l'elenco dei giorni fasti e nefasti. Grande potere esercitavano i giureconsulti, che venivano interpellati anche sulla scelta del giorno, quasi fossero maghi caldei: finché capitò un tale scrivano, Gneo Flavio, che cavò gli occhi alle cornacchie e svelò al popolo, perché fosse edotto sui singoli giorni, i misteri del calendario, facendo così man bassa, negli scrigni stessi dei giureconsulti, della loro scienza. Ond'è che questi ultimi, arrabbiatissimi e timorosi che una volta divulgata e imparata la cabala fosse possibile agire giudizialmente senza il loro aiuto escogitarono formule speciali attraverso le quali intrufolarsi in ogni affare
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"Video, patres conscripti, in me omnium vestrum ora atque oculos esse conversos. Video vos non solum de vestro ac rei publicae, verum etiam de meo periculo esse sollicitos. Est mihi iucunda in malis et grata in dolore vestra erga me voluntas; sed, per deos immortales!, eam deponite atque de vobis ac de vestris liberis cogitate! Ego, consul, multa tacui, multa toleravi, multa concessi, at nunc omnes dolores laboresque atque omnia pericula suscipiam ut vobis populoque Romano dignitas salusque pariatur. Prospicite patriae, conservate vos, coniuges, liberos fortunasque vestras, populi Romani nomen salutemque defendite!"
Traduzione
"Vedo, oh senatori, che ogni vostro occhio e bocca sono rivolti verso di me. Non vedo solamente a proposito di voi e della repubblica, ma anche a proposito di me stesso il pericolo (vedo). Lieta mi è nel male e (ben) accetta nel vostro dolore di fronte a me la volontà; ma, per gli dei immortali! Abbandonatela e a proposito di voi e dei vostri figli pensate! Io, console, molto tacqui, molto sostenni, molto concessi, e adesso ogni dolore e fatica e pericolo sosterrò, affinché si possa conseguire l'onore e la salvezza per voi e per il popolo Romano. Provvedete alla Patria, salvate voi stessi, che voi cognugate, figli vostri e della sorte, il nome del popolo romano, e la salute difendete!"