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scrinium pagina 91 numero 10
Alexander MacedonUm rex, iam permultas orientis partes occupaverat. Sed postquam Persarum quoque imperium subegerat ... in regem impetum fecit atque eum profligavit.
Alessandro, re dei macedoni, già aveva occupato numerosissime parti dell’oriente. Ma dopo che aveva sottomesso anche l’impero dei persiani stabilì di invadere l'India con centomila soldati, regione che i macedoni conoscevano solo per il nome. Inviò quindi avanti Perdicca e Efastione suoi comandanti, perché fossero esplorati da questi i luoghi vicino al fiume Indo. Poiché in India c'erano molti e grandi fiumi, Alessandro preparò una grande flotta. Le navi in vero erano così costruite perché potessero facilmente essere distrutte e ricostruite nuovamente. Essendosi molto genti sottomesse spontaneamente all’impero di Alessandro, al contrario, Poro re degli indi, si oppose aspramente. Poichè Alessandro doveva trasportare le truppe oltre il fiume Idaspe, il re Poro, per impedire che i nemici attraversassero il fiume, presso la riva aveva raccolto e disposto ottanta elefanti e trentamila fanti. Alessandro tuttavia ingannò Poro e dopo aver attraversato il fiume intraprese un attacco contro il re e lo sbaragliò
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Incolae romae adorabant Fortunam sicut magnam deam. Fortunam iam antiquitus effingebat velut feminam infula opertam. Inter multas deas Fortunam maxime formidabant ac celebrant: nam a Fortunam divitias potentiamque exspectabant, quomodo Fortunae invidiam et iracundiam metuebant. At Fortuna vere caeca est. Iustium enim omnino ignorat. Divitias atque opulentiam cum amentia distribuit; praeterea Fortuna raro prospera est, saepe adversa. Romae incolae aras splendidas ac multas Fortunae dicabant: in aris hostias saepe immolabant atque statuas rosarum coronis exornabant. Antiquitus poetae Fortunatas insulas celebrabant ubi dei atque deae habitabant
Gli abitanti di Roma adoravano la (Dea) Fortuna come una grande dea. Già nell'antichità riproducevano la Fortuna come una donna bendata. Tra le molte dee, temevano e celebravano soprattutto la Fortuna : attendevano infatti dalla Fortuna la ricchezza e la potenza, come temevano della Fortuna l'avversione e l'ira. Ma la Fortuna è veramente cieca. Infatti ignora del tutto l'equità. Distribuisce con pazzia la ricchezza e l'opulenza; inoltre la Fortuna raramente è favorevole, spesso è avversa. Gli abitanti di Roma dedicavano molti splendidi altari alla Fortuna: negli altari spesso immolavano vittime sacrificali e adornavano le statue con ghirlande di rose. Anticamente i poeti celebravano le isole Fortunate, dove abitavano gli dei e le dee.
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Ducum Graecorum copiae iam diu obsidabant Troiam, Asiae splendidum oppidum, sed non expugnabant. In variis proeliis permulti viri, Graeci ac Troiani, iam misere ceciderant. Tum milites Graeci, callidi Ulixis consilio, equum ligneum construxerunt: hic nonnullos strenuos milites celaverunt. Inde famam vulgaverunt: "Equus, deorum mirum donum, oppidum perpetuo servabit. Donec equus in oppido erit, Troia salva erit". Interim Graeci fugam simulaverunt prope Tenedum, parvam Aegaei maris insulam. At Troiae cives, stulti atque creduli, in oppidum equum induxerunt. At milites Graeci in equi utero ac tenebris latebant: et statim milites noctu ex equo eruperunt, omnes vigilias necaverunt flammisque oppidum vastaverunt
Le truppe dei dei condottieri greci assediavano già da lungo tempo Troia, una splendida città dell'Asia, ma non la espugnavano (ma non riuscivano ad espugnarla). Morirono in modo miserabile molti uomini greci nei diversi combattimenti. Allora i soldati greci, dietro consiglio dell'astuto Ulisse, costruirono un cavallo di legno : qui si nascosero alcuni valorosi soldati. Poi diffusero la voce (sott. che diceva) : " Il cavallo, dono di dei straordinari, proteggeranno per sempre la città (sott. infatti) fino a quando il cavallo rimarrà nella città, Troia sarà salva. " Nel frattempo i Greci simularono una fuga presso Tenedo, piccola isola del mar Egeo. E i cittadini di Troia, stolti e creduloni, introdussero il cavallo nella città. Ma i soldati greci erano nascosti nel ventre del cavanno ed al buio: e subito i soldati durante la notte uscirono dal cavallo, uccisero tutte le sentinelle e devastarono con le fiamme la città. da Igino
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Post Caesaris mortem Antonius nefaria scelera committebat et a populo Romano inimicus iudicabatur. Ergo mittuntur contra Antonium duo consules, Pansa et Hirtius, et Octavianus, Caesaris nepos et heres, qui postea Augustus dicetur. Proelio apud Mutinam tres duces vincunt, sed consules ambo cadunt. Quare universi milites uni Caesari Augusto parebant. Antonius confugit ad Lepidum, qui antea Caesari magister equitum erat et tum militum copias magnas habebat. Mox per Lepidum Octavianus pacem cum Antonio facit; duces una Romam occupant et triumviri creantur. Proscriptiones de senatorum capite et bonis a triumviris decernuntur et etiam Cicero orator occiditur multique alii senatores.
Dopo la morte di Cesare Antonio incominciava infami delitti e veniva giudicato nemico dal popolo romano. Perciò venivano mandati contro Antonio due consoli, Pansa e Irzio, e Ottaviano, nipote di Cesare ed erede, che dopo sarà chiamato Augusto. I tre condottieri vinconocon un combattimento presso Multina ma i consoli cadono ambedue. Per conseguenza tutte le truppe obbedivano al solo Cesare Augusto Antonio si rifugia da Lepido che prima e ra comandante della cavalleria di Cesare e in quel tempo aveva grandi milizie un gran numero di soldati. Subito attraverso Lepido Ottaviano fa pace con Antonio; insieme occupano Roma e i triumvirati vengono fatti triumviri Vengono decretate dai triumviri le proscrizioni sulla vita e i beni dei senatori e anche l'oratore Cicerone viene ucciso e molti altri senatori.
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Bellum servile a Spartaco duce concitatum est. In eo servi militaverunt atque gladiatores imperaverunt, illi infimae sortis nomine, hi pessimae: quod auxit ludibriis calamitatem. Spartacus, Crixus, Oenomaus, effracto Lentuli ludo, cum triginta haud amplius eiusdem fortunae viris eruperunt Capua; servisque ad vexillum vocatis, cum statim decem amplius milia coissent hominum, non modo effugisse contenti, iam etiam vindicari volebant. Prima sedes, velut beluis rabidis, mons Vesuvius placuit. Ibi, cum obsiderentur a Clodio Glabro, per fauces cavi montis vitineis delapsi vinculis, ad imas eius radices descenderunt et subito impetus rapuerunt castra ducis Romani, qui nihil tale opinabatur, inde totam pervagantur Campaniam. Adfluentibus copiis in dies, cum iam esset iustus exercitus, e viminibus et pecudum tegumentis inconditos clipeos ubi fecerunt.
La Guerra degli schiavi fu sollevata dal condottiero Sapartaco. In essa gli schiavi militarono e i gladiatori comandarono, quelli a nome di una sorte infame, questi di una pessima: ciò accrebbe con oltraggi il disastro. Spartaco avendo sforzata la scuola di esercizio di Lentulo, Crisso, Enomeo con trenta o più uomini della sua stessa condizione sociale si sollevarono in rivolta a Capua; e convocati gli schiavi al distaccamento, subito essendosi riuniti più di dieci mila, non solo erano contenti di essere fuggiti, ma ora volevano essere liberati. Prima dimora, come di bestie rabbiose, il monte Vesuvio fu gradito. Ivi, essendo assediati da Clodio Glabro, attraverso le gole della cavità del monte si calarono giù con corde fatte di viti, fino ai suoi piedi discesero e subito di impeto devastarono l’accampamento del comandante romano, il quale non immaginava tale cosa, quindi percorrono tutta la Campania. Ogni giorno accorrendo in grande abbondanza, quando già era completo, allorché costruirono rozzi scudi con vimini di pelle di animali.