- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SCRINIUM - versioni latino Tradotte
- Visite: 3
Prout vi comica et sermonis festivitate praestat Plautus, ita arte potissimum celebrandus est Publius Terentius Afer, qui, Carthagine ortus anno ferme quingentesimo secundo et sexagesimo, variis belli casibus Romam delatus est. rbi servitutem serviit Terentio Lucano senatori, qui, cognito illius ingenio, ut artibus liber?libus erudiretur curavit atque mox eum manumisit. Vita usus est adm?dum brevi: namque vix triginta annos natus, cum. in Arcadiam se contulisset ut Graecorum mores inspiceret, numquam postea conspectus est. Quamdiu Romae. vixit, Scipione Africano atque Caio Laelio familiariter utebatur; unde factum est ut nonnulli putarent ipsum in fabulis comicis ab bis doctissimis viris adiutum fuisse. Terentii comoediae sex adhuc supersunt, quarum argumenta ex Menandro et Apo llodoro, poetis Graecis, ille expressit.
Così come Plauto primeggia per comicità e briosità del linguaggio così è davvero meritevole di gran lode P. Terenzio Afro, per l'arte. Costui, nato a Cartagine intorno all'anno 562, per circostanze dovute alla guerra fu portato a Roma. Qui, fu schiavo a servizio del senatore Terenzio Lucano, il quale, resosi conto della sua intelligenza, lo fece istruire nelle arti liberali e poi lo affrancò. Terenzio visse poco: aveva a malapena 30 anni quando si trasferì in Arcadia, per osservare da vicino gli usi e costumi greci dopo di che di lui non fu mai più visto. Al tempo in cui visse a Roma era molto lfamiliare a Scipione Africano e Caio Lelio, al punto che alcuni sospettano che lui fosse stato aiutato dai due uomini, di grande cultura, nella stesura delle proprie commedie. Ad oggi, restano sei commedie di Terenzio, le cui trame egli desunse da Menadro e da Apollodoro, autori greci.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SCRINIUM - versioni latino Tradotte
- Visite: 3
Eufrate una figura carismatica di filosofo
Versione di latino di np
traduzione dal LIBRO scrinium p. 170 n. 11
Si ante acta Aetate Roma liberalibus
studiis floruit nunc maxime...
Se prima in epoca passata Roma fu fiorente negli studi liberali, ora fiorente massimamente. Ci sono molti e celebri esempi, potrebbe essere sufficiente quello del filosofo Eufrate. Io in Siria quando da giovane prestavo servizio militare lo ho osservato a fondo da vicino e mi sono sforzato per essere amato da lui benché non ci si dovesse sforzare. E' affabile infatti e cortese e pieno di umanità che insegna. Ah se avessi realizzato quella speranza che allora lui ripose in me! Per quanto mi è dato di vedere tante doti spiccano e risplendono in Eufrate che spesso ritrae anche quella sublimità e abbondanza platonica. Ha un modo di sprimersi ricco e vario soprattutto soave, che attrae e persuade anche i più schivi. A questo si aggiunge la statura alta, l'aspetto maestoso, semplici capelli, barba bianca e lunga cose che gli procurano una grandissima venerazione
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SCRINIUM - versioni latino Tradotte
- Visite: 3
La famosa seccessione della plebe
versione latino dal libro Ianos e dal libro Scrinium
traduzione versione dal libro Ianus pagina 123 numero 5
Quando a Roma fu intrapresa una guerra contro i Volsci, gli uomini della plebe, oppressi per i debiti, rifiutarono di arruolarsi. Allora i senatori promisero che dopo la guerra sarebbero stati sul punto di portare rimedio senza di loro. Ma portata a termine la guerra quello che aveva promesso il senato non (lo) attuò. Allora i plebei adirati con i patrizi, si allontanarono sul monte sacro, nella Sabinia. Ma poiché un nuovo esercito di nemici minacciava un'altra volta Roma, il senato non poteva provveedere alla salvezza della cittadinanza per mancanza di soldati. Allora infine i Patrizi temendo per le loro proprietà, capirono che non potevano salvare lo stato senza I Plebei. Allora uno solo, Mecenio Agrippo, uomo con grande eloquenza e prudente con quel suo discorso preciso convinse gli uomini Plebei a tornare a Roma. Da quel giorno, infatti, furono promulgati leggi consacrate e furono creati due tribuni della plebe.
traduzione stesso titolo dal libro Scrinium
Quando fu intrapresa la guerra contro i Volsci a Roma, tutti i plebei oppressi dai debiti rifiutarono di arruolarsi. Allora i senatori promisero che dopo la guerra avrebbero portato un rimedio alla loro povertà. Ma, finita la guerra, il senato non ottemperò a quanto promesso. Allora i plebei, adirati contro i patrizi, si ritirarono sul monte sacro in sabinia. Ma minacciando di nuovo l'esercito dei nemici roma, il senato non poteva provvedere per la mancanza di soldati alla salvezza della città. Allora i patrizi, temendo per loro stessi e le loro cose, capirono di non poter salvare la patria senza l'aiuto della plebe. Spinti dunque dalla necessità, mandarono alcuni senatori in sabinia per trattare della cosa con la plebe. Ma un uomo solo Menenio Agrippa, uomo fornito di grande eloquenza e prudenza, con un suo (apologo) sul corpo e sulle membra, persuase i plebei a tornare a roma. Da questo tempo vennero promulgate leggi consacrate e vennero creati due tribuni della plebe.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SCRINIUM - versioni latino Tradotte
- Visite: 3
Cassandra, Priami filia, ab Apolline amanti donum praedictionis rerum futurarum accepit. Cum vero vates deum despexit, Apollo hac gravi sententia eam punivit: Nullus homo Cassandrae praedictionibus fidem tribuet. Nam Troiani cives insanam eam existimabant quia, ante Graecorum bellum contra urbem, Cassandra res luctuosas Paridi et Priamo, atque ipsius urbis perniciem praenuntiaverat. Ob hanc causam in obscura turri eam clauserunt, in qua mulier tamen Troiam bellum fuit per longam annorum seriem. Sed Troiae cives, quamquam in omnium rerum desperatione, salutis spem non amiserunt, At postremo Troia cecidit: nam hostes equi dolo in urbem intraverunt atque eam incenderunt. Deinde nonnullos Troianos ceperunt, inter quos Cassandram ipsam, quam in Graeciam abduxerunt inter Agamemnonis ancillas.
Cassandra, figlia di Priamo, dall'amante Apollo ricevette il dono della predizione delle cose future. Poichè la profetessa disprezzò il dio, Apollo la punì con questa pesante pena: nessun uomo crederà alle predizioni di Cassandra. Infatti i cittadini troiani la credevano pazza perchè, prima della guerra dei Greci contro la città, Cassandra aveva predetto a Paride e Priamo cose funeste e la rovina della stessa città. Per tale ragione la rinchiusero in una torre scura, nella quale la donna fu (rimase) durante la guerra di Troia per una lunga serie di anni. Ma i cittadini di Troia, sebbene nella disperazione di tutte le cose, non persero la speranza di salvezza. Alla fine Troia cadde: infatti i nemici con l'inganno del cavallo entrarono in città e la incendiarono. Infine presero alcuni troiani, tra i quali la stessa Cassandra, che in Grecia collocarono tra le fanciulle di Agamennone.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SCRINIUM - versioni latino Tradotte
- Visite: 3
Dux interea Gallorum, vasta et ardua proceritate, grandia ingrediens et manu telum reciprocans despiciensque omnia, iubet congredi, si quis proeliari secum ex omni Romano exercitu auderet. Tum Valerius tribunus, cum ceteri inter metum pudoremque ambigui essent, progreditur intrepide modesteque obviam. Congrediuntur et consistunt et conserebantur iam manus: atque ibi vis quaedam divina fuit. Corvus repente advolat et super galeam tribuni moratur, atque inde in avversarii os atque oculos proeliatur. Ubi satis saevierat, revolabat in galeam tribuni. Sic tribunus, et sua virtute nixus et opera alitis propugnatus, ducem hostium ferocissimum vicit et interfecit atque ob hanc causam congnomen habuit Corvinum.
Intanto il comandante dei Galli, di altezza smisurata ed impressionante, avanzando a grandi passi e palleggiando il giavellotto con la mano e guardando dall'alto in basso ogni cosa, ordinò di avvicinarsi, se qualcuno fra tutto l'esercito romano aveva il coraggio di duellare con lui. Allora il tribuno Valerio, mentre tutti gli altri erano incerti tra il timore e la vergogna, gli si avanzò incontro intrepidamente e con calma. Si avvicinarono e si arrestarono e ormai stavano venendo alle mani: e là ci fu una specie di forza divina. Improvvisamente un corvo arrivò in volo e si fermò sull'elmo del tribuno, e quindi si avventò contro il viso e gli occhi del nemico. Quando si era accanito abbastanza, tornava all'elmo del tribuno. Così il tribuno, sia avendo fatto assegnamento sul suo valore sia sostenuto dall'azione dell'uccello, vinse e uccise il ferocissimo comandante dei nemici e per questo motivo ebbe il soprannome di Corvino.