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Inizio: Vehementer te hortor ut vites simulationes et vanas species, atque exquisitas munditias in vestibus atque in agendi rationibus. Fine: Profecto ita nobis agendum est ut vitae rationem sequamurmeliorem at non diversam ab illa multitudinis.
Ti esorto fermamente ad evitare l'ipocrisia ed il vuoto aspetto esteriore (apparenza), l'eleganza ricercata nei vestiti e nei modi di agire (comportarsi). Inoltre devi evitare (lett. "da te sono da evitare") diligentemente la trascuratezza nel modo di vivere, la barba lunga e incolta, i capelli lunghi, il letto posto sulla terraumida e tutte le consuetudini che i cattivi filosofi, specialmente i cinici, sono soliti seguire. Il nome (della) FILOSOFIA per te stesso è inviso a tutti: inoltre che cosa accadrà (sarà) se ci allontaneremmo dalle consuetudini della maggioranza? In realtà è necessario che noi siamo diversi nell'animo e non nel corpo. Dunque la nostra toga non sia lussuosa (lett. "non risplenda"), ma neppure sia sporca. Noi non dobbiamo possedere in casa oggetti bellissimi di oro e di argento: ma neppure crediamo che gli uomini, privi di oro e di argento, siano parchi e saggi per questo. Senza dubbioo dobbiamo agire (comportarci) così per seguire un modo migliore di vita ma non diverso da quello della maggioranza (delle persone).
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TIBERIO: LUCI ED OMBRE DI UN IMPERATORE
versione latino traduzione libro
scrinium pagina 38 numero 21
Sicut C. Tacitus historicus scribit, ambitiosus, crudelis, ...vulgus fabulose narrabat.
Come scrive lo storico C. Tacito, Tiberio fu un tiranno ambizioso, crudele e ambiguo. Solo dopo parecchi indugi assunse il supremo potere dell'impero. Tralasciò al minimo l'interesse dello stato dell'imperatore Augusto e riunì il sommo potere con la libertà senatoria. Governò l'impero con sapiente imparzialità e amministrò giustamente le attività di tutti i popoli. Infatti una volta disse ai prefetti delle province: . Tiberio assicurò assiduamente la pace e evitò con diligenza delle nuove guerre. Dopo la morte del nipote Germanico in Siria e del figlio Druso, Tiberio, quasi in esilio volontario, si rifugiò in luoghi piacevoli e solitari di Capri e affidò l'amministrazione dell'impero a Seiano, prefetto del pretorio. Inoltre il popolo di Roma narrava in modo leggendario di Tiberio negli ozii di Capri i grandi misfatti e le ambigue intenzioni.
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Aurora terras et aquas iam illustrat. Interea columba in fossa alas albas lavat. At statim in aqua formicam pusillam videt. Aegre laborat formica: quasi animam exspirat et interdum flet ac misericordiam implorat. Tum benigna columba bestiolae oleae festucam clementer praebet. Sic columba formicam servat. Postea agricola in ripa fossae, ubi olim formica laborat columbam videt ac statim sagittam parat. Sed grata formica accurit atque agricolam acerbe mordet. Statim agricola alte clamat ac sagittam dimittit: subito columba, salva advolat. Sic formica vicissim columbam servat.
L'aurora mostra già le terre e le acque. Frattanto la colomba lava le ali bianche nel canale. Ma subito vede nell'acqua piccola formica. La formica faticava penosamente: quasi esala l'anima e intanto piange e implora la misericordia. Allora la buona colomba offre alla creature dolcemente un ramo di ulivo. Così la colomba salva la formica. Dopo il contadino sulla riva del canale, dove una volta la formica soffre, vede la colomba e subito prepara la freccia. Ma la grata formica accorre e morde fortemente il contadino. Subito il contadino grida fortemente e lascia la freccia: subito la colomba vola salva. Così la formica a sua volta salva la colomba.