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Graecorum copiae Troiam, clarum et opulentum Asiae oppidum, oppugnabant, sed Troiae incolae multa cum audacia oppidum defendebant. Tum Epeus, callidus et versatus faber, sic Graecis Dicebat: "Magnum equum ligneum extruemus et in equi alvum strenuos viros collocabimus; postea castra movebimus et ad vicinam insulam contendemus; equum in Troiae oris relinquemus". In eqquo Graeci scribebant: "Achivi equum Minervae donant. "Graeci copias et castra movebant et in vicina insula delitescebant. Magnum gaudium Troianorum animos occupabat et multa laetitia exsultabant; statim equum in oppidi muros ammittebant et ad Minervae templum ducebant. Multa sacra deis deabusque propter victoriam Grecormque fugam celebraabantur. Cum Troiani multo vino et amplis epulis sommo se dabant, graeci viri ex equo descendebant, miseras vigilias necabant, amplas oppidi portas aperiebant et bellicosos socios in oppidum ammittebant, sic Troiam incendebat et expugnabant.
Le truppe dei Greci occupavano Troia, città asiatica famosa e ricca, ma gli abitanti di Troia difendevano la città con molta audacia. Allora Epeo, bravo ed esperto fabbro, diceva csì ai Greci: creiamo un grande cavallo di legno e nella pancia del cavallo collocheremo uomini forti: dopo muoveremo l'accampamento e andremo in un isola vicina lasceremo il cavallo nella spiaggia di Troia. I greci scrivevano sul cavallo: "gli Achei donano il cavallo a Minerva". I greci muovevano le truppe e l'accampamento e aspettavano in un isola vicina. Grande felicità prendeva gli animi dei troiani e esultavano con grande felicità, subito portavano il cavallo nelle mura della città e lo conducevano al tempio di Minerva. A causa della vittoria e della fuga dei Greci molte cose erano celebrate sacre agli dei e alle dee. Mentre i Troiani si davano a molto vino ed ampi banchetti, gli uomini Greci scendevano dal cavallo, uccidevano le deboli guardie, aprivano le grandi porte della città e facevano entrare i guerreschi compagni nella città, così entravano e espugnavano Troia.
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Ovidio Lectio Facilo
Vivebant olim in Phrygia Philemo et Baucis, pius vir et pia femina. In parva ...
Un tempo vivevano in Frigia Filemone e Bauci, pio uomo e pia donna. Abitavano in una piccola casa, tuttavia erano contenti della propria sorte. Spesso Filemone diceva alla donna: "Preghiamo e lavoriamo così rallegreremo gli dei!" Spesso immolavano agli dei e pregavano ancora e di nuovo per evitare (affinché evitassero) i mali. Un giorno due uomini sconosciuti si avvicinarono verso sera alla casa e pregarono l'uomo e la donna affinché preparassero (loro) un pranzo e un riparo; infatti i contadini del villaggio vicino li avevano scacciati. Allora Bauci preparò volentieri un piccolo (modesto) pranzo, affinché gli uomini forestieri si ristorassero, e Filemone portò le sedie. Mentre i due convitati pranzano, l'uomo e la donna ascoltarono attentamente le le loro parole. Di mattina poi i due uomini ordinarono affinché Filemone e Bauci si trasferissero dalla casa al vicino tumulo, e subito questi obbedirono. I due convitati, gli dei Giove e Mercurio, devastarono il villaggio vicino e tutti gli abitanti, ma dove prima vi era stata la piccola casa dell'uomo e della donna, ora vi fu un tempio. Giove disse alla donna: "Voi siete pii e onesti, dunque pregate e otterrete!". Subito Filemone esclamò: "Mandateci al vostro tempio! Sempre saremo per voi fedeli sacerdoti", subito il dio obbedì.
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Narrant legisperitum surrexisse ut Iesum insidiosa quaestione tentaret et dixisse: "Magister, vitam aeternam possidere opto: oportet ergo me eximias res et praeclara facta facere?" Dicunt Dominum ei submissa voce respondisse: "Lege quod in lege scriptum est et responsum habebis". Ille respondens dicit: "Lego necesse esse me diligere Dominum Deum meum ex toto corde meo, ex tota anima mea, et ex omnibus viribus meis, et ex omni mente mea. Praeterea decet me diligere proximum meum sicut meipsum". Notum est Iesum illi dixisse: "Recte respondisti; hoc age et vives in aeternum". Scimus illum autem, optantem iustificare seipsum, ad Iesum dixisse: "Quis est proximus meus?" Fama est Dominum aequo animo ita respondisse
PARTE II
Homo descendebat ab Ierusalem ab Hierichum et incididit in latrones qui despoliaverunt eum et plagis impositis
PARTE I
"Homo descendebat ab Ierusalem ad Hierichum et incidit in latrones qui despoliaverunt eum, et plagis impositis discesserunt; apparet eos hominem semivivum reliquisse et nullam misericordiam habuisse. notum est sacerdotem descendisse eadem via et, viso illo, ab infelice cessisse et ei non subvenisse. dicunt similiter et Levitam, qui ad insidiarum locum venerat, eum vidisse, sed misero non soccurrisse. samaritanus autem, iter faciens, venit ad eum, eum vidit semivivum et misericordia notus est. et appropians alligavit vulnera eius, infundes oelum et vinum, et imponens illum in iumentum suum, duxit in stabulum, et curam eius egit. praeterea fama est postero die samaritanum duos denarios dedisse stabulario et dixisse: "curam illius habe; et quod supererogaveris, ego, cum iterum venero, reddam tibi". apparet unum horum trium hominum proximum fuisse illi, qui incidit in latrones : quis fuit?". scimus legisperitum respondisse: "qui fecit misericordiam in illum" et iesum adfirmavisse: "vade, et tu quoque age similiter!"
Un uomo discendeva da Gerusalemme a Gerico, ed incadde nei ladroni che lo spogliarono e sembra che si allontanarono dopo averlo malmenato, e lasciato l'uomo semimorto senza aver avuto nessuna misericordia. E' risaputo (è noto) che un sacerdote fosse disceso per la stessa via e che, scorto quell('uomo), abbia desistito dall'(uomo) distraziato e che non gli fosse venuto in soccorso. Dicono che ugualmente un ministro del tempio di Gerusalemme che era arrivato nel luogo dei misfatti, lo abbia visto ma che non abbia soccorso il poveraccio. Un samaritano invece, caricandolo sul suo asino, lo condusse nella stalla e si prese cura di lui e gli curò le ferite infondendogli vino ed olio. Inoltre è diceria che il giorno dopo il samaritanno abbia offerto 2 denari allo stalliere e abbia affermato: prenditi cura di lui, e quello che domanderai, io quando sarò di ritorno, te lo darò. Sembra che uno di questi 3 uomini che era stato prossimo a quello che si era imbattuto nei ladri: (quando gli chiesero) "chi fu?" Sappiamo che il giureconsulto rispose: chi ebbe compassione verso quell'(uomo) e (sappiamo) che Gesù abbia detto: vai, e anche tu comportati in modo simile".
Dal libro Lectio Facilior 2
PARTE I
Dicono che un giureconsulto sia sia alzato per tentare con una insidiosa questione Gesù e che abbia deto: Maestro, desidero avere una vita eterna: è necessario dunque che faccia cosa illustri e esimie? Dicono che il Signore abbia detto con voce sommessa: leggi ciò che è scritto nella legge e avrai risposta. Quello rispondendo disse: leggo che è necessairio che io ami il mio signore da tutto il mio cuore, da tutta la mia anima, da tutte le mie forze, da tutta la mia mente. Inotre mi conviene amare il prossimo mio come me stesso. E' noto che Gesù abbia detto a quello: hai risposto giustamente, fai questo e vivrai in eterno. Sappiamo che quello tuttavia, desiderando giustificare se stesso abbia detto a Gesù: chi è il mio prossimo? E' noto che il Signore con animo sereno abbia così risposto.
Homo descendebat ab Ierusalem ab Hierichum et incididit in latrones qui despoliaverunt eum et plagis impositis
Un uomo si allontanava da Gerusalemme verso Gerico, e si imbatte in ladri che lo spogliarono e che si allontanarono dopo averlo percosso, sembra che quelli avevano lasciato l'uomo semivivo e che non avevano avuto nessuna misericordia. È noto che un sacerdote sia sceso per la stessa via e che, visto quello, abbia visto l'infelice e non gli sia venuto in aiuto. Dicono che ugualmente un levita che era venuto nel luogo delle insidie, lo abbia visto ma che non abbia soccorso il disgraziato. Un samaritano invece, facendo un viaggio per vino e olio e, ponendo quello sul suo asino, lo condusse nella stalla e si prese cura di lui. Inoltre è fama che nel giorno dopo il samaritanno abbia dato due denari allo stalliere e abbia detto: prenditi cura di quello, e ciò che chiederai, io appena tornerò, te lo darò. Sembra che uno di questi tre uomini sia stato vicino a quello che si imbattè nei ladri: chi fu? Sappiamo che il legislatore abbia risposto: chi ebbe misericordia verso quello e che Gesù abbia affermato: vai, e tu anche comportati similmente.
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Nec vero tantum armis et in campo, sed consiliis cum rege Pyrrho dimicatum est. Quippe post primam victoriam intellecta vir callidus virtute Romana statim desperavit armis ...
In vero non tanto con le armi e nel campo si combattè contro il re Pirro, ma con stratagemmi e dentro la città. Naturalmente dopo la prima vittoria l'uomo astuto, riconosciuto subito il valore militare Romano, perse la speranza nelle forze militari e si volse verso gli inganni. Infatti cremò i morti, trattò con benevolenza i prigionieri e li restituì senza riscatto, e (dopo aver) mandati gli ambasciatori nella città, si sforzò in ogni modo di farsi accettare in amicizia stringendo alleanza. Ma inoltre la virtù Romana si dimostrò sia in guerra che in pace sia all'estero che in patria e in ogni parte, e la vittoria Tarantina dimostrò la forza del popolo Romano, la saggezza del senato, la magnanimità dei comandanti. Il dolore nel petto di tutti gli uomini, anche se molti morivano insieme ai loro nemici della loro (stessa) morte, le spade erano nelle mani di tutti e le minacce erano rimaste nei volti, e nella stessa morte sopravviveva l'ira. Per questo Pirro si stupì tanto che disse: "0 quanto sarebbe facile impadronirsi dell'intero impero, o a me i soldati romani o io re dei romani". D'altra parte per l'impazienza l'esercito venne ricostituito da coloro che sopravvissero tanto che Pirro disse: "Mi vedo chiaramente come un discendente di Ercole, e le teste tagliate dei nemici che come dall'Idra di Lerna rinacquero dal loro sangue. "
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lectio facilior (l'ora di traduzione)... esercizio D pagina 72
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Dello stesso libro ed esercizio
1. Hostes Carthaginienses habiliores quam Romani fuerunt.
i nemici cartaginesi furono più abili dei romani
2. Hostes Poenici tam habiles quam Romani erant.
i nemici cartaginesi erano tanto abili quanto i romani
3. In bello Punico hostem habilem ita ut Romanos cognovimus.
nella guerra punica sappiamo che il nemico era così abile quanto i romani
4. Carthaginienses fortissimi hostes Romanorum fuerunt.
i cartaginesi furono i più forti nemici dei romani
5. Carthaginienses habilissimi omnium hostium Romanorum fuerunt.
i cartaginesi furono i più abili di tutti i nemici romani
6. Carthaginienses fortiores quam prudentiores fuerunt.
i cartaginesi furono più forti che prudenti
7. Adversarios fortiores quam te vici.
ho vinto avversari più forti di te
8. Adversarium fortiorem te vici.
ho visto un avversario più forte di te
9. Adversarium fortissimum inveni.
ho trovato un fortissimo avversario
10. Adversarios omnium fortissimos inveni.
ho trovato i più forti avversari di tutti
11. Philosophum omnium sapientissimum vidi.
ho visto il filosofo più sapiente di tutti
12. Libros Platonis, inter omnes philosophos sapientissimi, legi.
ho letto i libri di Platone il più sapiente di tutti i filosofi
13. Pauperes interdum feliciores quam divites sunt.
i poveri a volte sono più felici dei ricchi
14. Pauperrimi homines non semper sunt miseriores quam ditissimi.
gli uomini più poveri non sempre sono più poveri dei ricchi
15. Philosophi pauperrimos maxime felices putant, ditissimos miserrimos.
i filosofi reputano i più poveri più felici i più ricchi i più miseri
16. Cato inter veteres scriptores celeberrimus hodie est.
Catone è tra i vecchi scrittore oggi il celeberrimo
17. Cato ex omnibus scriptoribus veterrimus est.
Catone è il più illustre di tutti gli scrittori
18. Consulis consilium utilius fuit quam tuum.
fu più utile il consiglio del console che il tuo
19. Consulis consilium utilius tuo fuit.
fu più utile il consiglio del console del tuo
20. Consulis consilium utiliorem iudico quam tribuni plebis.
il consiglio del console giudico più utile di quello del tribuno della plebe
21. Consulis consilium utilissimum omnium magistratuum iudicatum est.
il consiglio del console è giudicato il più utile di tutti i magistrati
22. Romani plures hostibus fuerunt.
i romani furono di più dei nemici
23. Hostes plurimos equites peditesque ceperunt.
i nemici presero più cavalieri e fanti
24. Omnium ducum Romanorum optimus Caesar fuit.
Cesare fu il migliore di tutti i comandanti romani
25. Pyrrhum meliorem ducem quam Hannibalem iudicavimus.
giudichiamo Pirro un comandante migliore di Annibale
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