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Ὁ δ' ᾿Επαμεινώνδας πανδημεὶ τοὺς Θηβαίους τοὺς ἐν ἡλικίᾳ στρατιᾶς ὄντας καταλέξας εἰς τὴν μάχην καὶ τῶν ἄλλων Βοιωτῶν τοὺς εὐθέτους, προῆγε τὴν δύναμιν ἐκ τῶν Θηβῶν, ἔχων τοὺς σύμπαντας οὐ πλείους τῶν ἑξακισχιλίων. Κατὰ δὲ τὴν τῆς πόλεως ἔξοδον τῶν στρατιωτῶν πολλοῖς ἔδοξε δυσχερῆ σημεῖα φανῆναι τῷ στρατοπέδῳ. Περὶ γὰρ τὰς πύλας ἀπήντησε τοῖς περὶ τὸν ᾿Επαμεινώνδαν κῆρυξ τυφλός, ὃς ἀνδράποδ' ἀποδεδρακότα, ἀνακομίζων, καὶ καθάπερ ἦν εἰθισμένον, ἀνηγόρευε κηρύττων μήτ' ἐξάγειν Θήβηθεν μήτ' ἀφανίζειν, ἀλλ' ἀπάγοντα πάλιν ἀνασώζειν. Οἱ μὲν οὖν πρεσβύτεροι τῶν ἀκουόντων τοῦ κήρυκος οἰωνὸν ἐποιοῦντο τοῦ μέλλοντος, οἱ δὲ νεώτεροι ἡσυχίαν εἶχον, ἵνα μὴ δόξωσι διὰ δειλίαν ἀποτρέπειν τὸν ᾿Επαμεινώνδαν τῆς στρατείας. Ὁ δ' ᾿Επαμεινώνδας πρὸς τοὺς λέγοντας προσέχειν δεῖν τοῖς οἰωνοῖς εἶπεν εἷς οἰωνὸς ἄριστος ἀμύνεσθαι περὶ πάτρης.
Epaminonda passando in rassegna in massa i soldati Tebani che erano validi alle armi per la battaglia e quelli idonei fra gli altri Beozi, scortava le forza fuori da Tebe avendo in totale non più di seimila uomini. Nell'uscita dei soldati dalla città a molti sembrò manifestarsi un segno sgradevole per la spedizione militare. Infatti alle porte andava incontro a quelli intorno ad Epaminonda un banditore cieco, che proclamava pronunciando il bando, proprio come era abituato, che uno schiavo era fuggito via, e di non farlo uscire da Tebe e di non ucciderlo ma di salvarlo quando ricondotto. Gli anziani ascoltato il banditore (gen. assoluto) si avevano presagio del futuro mentre i giovani facevano silenzio per non sembrare, per viltà, dissuadere Epaminonda dalla spedizione. Epaminonda, verso coloro che affermavano che doveva prestare attenzione ai presagi diceva che è bellissimo difendere la patria secondo il presagio.
(By A. M. Di Leo)
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συνέπλεκον δ᾽ ἐν ταῖς κατηγορίαις καὶ διαβολαῖς τὸν Περικλέα, διὰ τὸν φθόνον σπεύδοντες διαβαλεῖν τὴν τἀνδρὸς ὑπεροχήν τε καὶ δόξαν. ὁ δὲ Περικλῆς, εἰδὼς τὸν δῆμον ἐν μὲν τοῖς πολεμικοῖς ἔργοις θαυμάζοντα τοὺς ἀγαθοὺς ἄνδρας διὰ τὰς κατεπειγούσας χρείας, κατὰ δὲ τὴν εἰρήνην τοὺς αὐτοὺς συκοφαντοῦντα διὰ τὴν σχολὴν καὶ φθόνον, ἔκρινε συμφέρειν αὑτῷ τὴν πόλιν ἐμβαλεῖν εἰς μέγαν πόλεμον, ὅπως χρείαν ἔχουσα τῆς Περικλέους ἀρετῆς καὶ στρατηγίας μὴ προσδέχηται τὰς κατ᾽ αὐτοῦ διαβολάς, μηδ᾽ ἔχῃ σχολὴν καὶ χρόνον ἐξετάζειν ἀκριβῶς τὸν περὶ τῶν χρημάτων λόγον.
Nelle accuse e nelle calunnie coinvolgevano Pericle, adoperandosi per l'invidia a mettere in cattiva luce la preminenza politica e la reputazione dell'uomo. Pericle, sapendo che il popolo quando è (impegnato) nelle azioni di guerra ammira gli uomini virtuosi a causa delle occupazioni che (lo) opprimono, [sapendo invece che] in periodo di pace (il popolo) è portato a lanciare false accuse contro gli stessi [uomini virtuosi], a causa del tempo libero e per l'invidia ritenne che per lui era utile far entrare la città in una grande guerra, affinché avendo necessità del valore e della strategia di Pericle non prestasse fede alle accuse contro di lui e non avesse né la quiete né il tempo per esaminare attentamente la questione sul danaro. (By AM. Di Leo)
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Συρακόσιοι δ' ἀκούσαντες ἐπὶ τοῦ πορθμοῦ τὰς δυνάμεις εἶναι τῶν ᾿Αθηναίων, στρατηγοὺς κατέστησαν αὐτοκράτορας τρεῖς, ῾Ερμοκράτην, Σικανόν, ῾Ηρακλείδην, οἳ τοὺς στρατιώτας κατέγραφον καὶ πρέσβεις ἐπὶ τὰς κατὰ Σικελίαν πόλεις ἀπέστελλον, δεόμενοι τῆς κοινῆς σωτηρίας ἀντιλαμβάνεσθαι· τοὺς γὰρ ᾿Αθηναίους τῷ μὲν λόγῳ πρὸς Συρακοσίους ἐνίστασθαι τὸν πόλεμον, τῇ δ' ἀληθείᾳ καταστρέψασθαι βουλομένους ὅλην τὴν νῆσον.
᾿Ακραγαντῖνοι μὲν οὖν καὶ Νάξιοι συμμαχήσειν ἔφησαν ᾿Αθηναίοις, Καμαριναῖοι δὲ καὶ Μεσσήνιοι τὴν μὲν εἰρήνην ἄξειν ὡμολόγησαν, τὰς δ' ὑπὲρ τῆς συμμαχίας ἀποκρίσεις ἀνεβάλοντο· ῾Ιμεραῖοι δὲ καὶ Σελινούντιοι, πρὸς δὲ τούτοις Γελῷοι καὶ Καταναῖοι, συναγωνιεῖσθαι τοῖς Συρακοσίοις ἐπηγγείλαντο. Αἱ δὲ τῶν Σικελῶν πόλεις τῇ μὲν εὐνοίᾳ πρὸς Συρακοσίους ἔῤῥεπον, ὅμως δ' ἐν ἡσυχίᾳ μένουσαι τὸ συμβησόμενον ἐκαραδόκουν. (3) Τῶν δ' Αἰγεσταίων οὐχ ὁμολογούντων δώσειν πλέον τῶν τριάκοντα ταλάντων, οἱ στρατηγοὶ τῶν ᾿Αθηναίων ἐγκαλέσαντες αὐτοῖς ἀνήχθησαν ἐκ ῾Ρηγίου μετὰ τῆς δυνάμεως, καὶ κατέπλευσαν τῆς Σικελίας εἰς Νάξον. Δεξαμένων δ' αὐτοὺς τῶν ἐν τῇ πόλει φιλοφρόνως, παρέπλευσαν ἐκεῖθεν εἰς Κατάνην. (4) Τῶν δὲ Καταναίων εἰς μὲν τὴν πόλιν οὐ δεχομένων τοὺς στρατιώτας, τοὺς δὲ στρατηγοὺς ἐασάντων εἰσελθεῖν καὶ παρασχομένων ἐκκλησίαν, οἱ στρατηγοὶ τῶν ᾿Αθηναίων περὶ συμμαχίας διελέγοντο. (5) Δημηγοροῦντος δὲ τοῦ ᾿Αλκιβιάδου τῶν στρατιωτῶν τινες διελόντες πυλίδα παρεισέπεσον εἰς τὴν πόλιν· δι' ἣν αἰτίαν ἠναγκάσθησαν οἱ Καταναῖοι κοινωνεῖν τοῦ κατὰ τῶν Συρακοσίων πολέμου.
I Siracusani avendo sentito che l'esercito degli Ateniesi stava per attraversare lo stretto, elessero tre strateghi con pieni poteri. Ermocrate, Sicano ed Eraclide, costoro arruolarono i soldati e mandarono ambasciatori per le città della Sicilia per esortarle a prendere a cuore la causa della comune salvezza, dicendo che gli ateniesi con il pretesto di portare la guerra contro i Siracusani, in verità volevano sotto mettere l'intera isola. Gli abitanti di Agras e gli abitanti di Naxos dichiararono di essere sul punto di allearsi con gli ateniesi ma i Messeni si accordarono per mantere la pace. respingendo le richieste di alleanza; Gli Imerei e i Seluntini e inoltre i Geloi e per di più i Catanei annunciarono che avrebbero combattuto accanto ai Siracusani. Le città dei Siculi, erano propensi verso i Siracusani attendevano ugualmente in silenzio, e aspettavano quello che avrebbero convenuto. Quando gli Egestani confermarono che non avrebbero dato più di trenta talenti, gli strateghi di Atene dopo aver loro rinfacciato il fatto, salparono da Reggio con l'armata e approdarono a Naxos in Sicilia. Accolti nella città con benevolenza; da qui partirono per Catane. I Catanei però non permettendo ai soldati di entrare in città, lo concessero solo agli strateghi e convocata l'assemblea, gli strateghi degli Ateniesi discussero sull'alleanza. Ma mentre Alcibiade parlava nell'assemblea popolare, alcuni fra i soldati forzarono una piccola porta e irruppero in città; per questa ragione i Catanei furono costretti a prendere parte alla guerra contro i siracusani.
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Ἠρώτησε δὲ τὸν Σόλωνα τίνα τῶν ὄντων εὐδαιμονέστατον ἑώρακεν, ὡς τοῦτό γε πάντως ἀποδοθησόμενον ἑαυτῷ. τοῦ δὲ εἰπόντος ὡς οὐδένα δικαίως ἂν εἰπεῖν ἔχοι διὰ τὸ μηδενὸς τῶν ὄντων ἑωρακέναι τὸ τέλος τοῦ βίου, οὗ χωρὶς οὐδεὶς ἂν προσηκόντως μακάριος νομίζοιτο· πολλάκις γὰρ οἱ τὸν ἔμπροσθεν πάντα βίον εὐδαίμονες δόξαντες εἶναι πρὸς αὐτῇ τῇ τοῦ βίου καταστροφῇ μεγίσταις περιέπεσον συμφοραῖς. ὁ δὲ βασιλεύς, Οὐδὲ πλουσιώτατον ἄρα με κρίνεις; ἔφη. καὶ ὁ Σόλων τὴν αὐτὴν ἀπόκρισιν ποιησάμενος ἐδίδασκεν ὡς οὐ τοὺς πλεῖστα κεκτημένους, ἀλλὰ τοὺς πλείστου ἀξίαν τὴν φρόνησιν ἡγουμένους νομιστέον πλουσιωτάτους· ἡ δὲ φρόνησις οὐδενὶ τῶν ἄλλων ἀντίρροπος οὖσα μόνους ποιεῖ τοὺς αὐτὴν περὶ πολλοῦ ποιουμένους μέγιστον καὶ βεβαιότατον ἔχειν πλοῦτον.
Chiese a Solone chi fra gli esseri viventi (lett. participio genitivo plurale εἰμί) aveva visto (pf. ὁράω. ) più felice, che almeno gli concedesse ( ἀποδίδωμι) questo. Ma quello rispose che non era in grado di dirlo in modo giusto, poiché di nessuno degli esseri viventi aveva visto (perfetto infinito di ὁράω) la conclusione della vita, senza (sott. averla vista) nessuno può essere giudicato beato. Infatti quelli che precedentemente ritenevano felice tutta la (loro) vita sono caduti verso il termine della loro stessa vita in grandi sciagure. Ma il re chiese non credi dunque che io sia il più ricco? E solone rispondendo la stessa risposta, spiegò che sono da ritenere ricchi non quelli che hanno acquisito ( κτάομαι perfetto medio participio) ricchezze in gran quantità, ma coloro che considerano la saggezza il più prezioso fra i beni, la saggezza non avendo un equivalente in nessuno degli altri beni, fa si che soltanto (gli uomini) che l'apprezzano in modo particolare abbiano una ricchezza che è la più grande e la più sicura.
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Αλκιβιαδης ο αδελφιδους, ορφανος ων, τρεφομενος παῥ αυτω παις ων την ηλικιαν, αφορμην ατο παρεσχετο... τον ακριβη λογον των χρηματων. (da Diodoro Siculo)
Traduzione libera
Alcibiade, che essendo orfano e ancora giovanetto era sotto la sua tutela gli suggerì il modo di difendersi dalle dicerie relative alle somme spese da lui. Notando infatti il profondo dolore dello zio gliene domandò la ragione e quando Pericle gli rivelò che si pretendeva da lui che si discolpasse in merito all'utilizzazione del denaro e che pertanto andava cercando come poter render conto ai cittadini. Alcibiade gli disse che egli non doveva affatto cercare come render conto delle somme spese, ma come non farlo. Fu così che Pericle accettando il suggerimento del giovane, iniziò a cercare un pretesto per poter cacciare gli Ateniesi in una grande guerra: in tal modo infatti, era questa la sua ferma convinzione, gli sarebbe stato possibile, grazie al disordine, alle distrazioni ed ai timori da cui la città sarebbe stata presa, evitare il rendiconto minuzioso delle spese affrontate.