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ἄλλα τε πολλά ἐστι καὶ παντοδαπὰ ὧν περὶ ἑκάστου λέγειν πουλὺς ἂν εἴη λόγος. Ἐμοὶ δὲ δοκέουσιν οἱ πρῶτοι τοῦτο τὸ νόσημα ἀφιερώσαντες τοιοῦτοι εἶναι ἄνθρωποι οἷοι καὶ νῦν εἰσι μάγοι τε καὶ καθάρται καὶ ἀγύρται καὶ ἀλαζόνες, ὁκόσοι δὴ προσποιέονται σφόδρα θεοσεβέες εἶναι καὶ πλέον τι εἰδέναι. Οὗτοι τοίνυν παραμπεχόμενοι καὶ προβαλλόμενοι τὸ θεῖον τῆς ἀμηχανίης τοῦ μὴ ἴσχειν ὅ τι προσενέγκαντες ὠφελήσουσιν, ὡς μὴ κατάδηλοι ἔωσιν οὐδὲν ἐπιστάμενοι, ἱερὸν ἐνόμισαν τοῦτο τὸ πάθος εἶναι, καὶ λόγους ἐπιλέξαντες ἐπιτηδείους τὴν ἴησιν κατεστήσαντο ἐς τὸ ἀσφαλὲς σφίσιν αὐτοῖσι, καθαρμοὺς προσφέροντες καὶ ἐπαοιδὰς, λουτρῶν τε ἀπέχεσθαι κελεύοντες καὶ ἐδεσμάτων πολλῶν καὶ ἀνεπιτηδείων ἀνθρώποισι νοσέουσιν ἐσθίειν
E ancora vi sono casi numerosi e di ogni genere, ma raccontare di ciascuno farebbe lungo il discorso. (2) In verità io ritengo che i primi a conferire carattere sacro a questa malattia siano stati uomini quali ancor oggi ve ne sono, maghi e purificatori e ciarlatani e impostori, tutti che pretendono d’essere estremamente devoti e di veder più lontano. Costoro dunque presero il divino a riparo e pretesto della propria sprovvedutezza – giacché non sapevano con quale terapia potessero dar giovamento –, e affinché la propria totale ignoranza non fosse manifesta, asserirono che questo male era sacro. E raccontando appropriati discorsi stabilirono una cura rivolta alla loro stessa sicurezza; distribuivano purificazioni e incantesimi, ingiungevano di astenersi dai bagni e da molti cibi che non è opportuno che i malati mangino
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θαλασσίων άπέχεσθαι μὲν τρίγλης, μελανούρου, κεστρέος, ἐγχέλυος (οὗτοι γὰρ οἱ ἰχθύες εἰσὶν ἐπικαιρότατοι), κρεῶν δὲ αἰγείου καὶ ἐλάφων καὶ χοιρίων καὶ κυνὸς (ταῦτα γὰρ κρεῶν ταρακτικώτατά ἐστι τῆς κοιλίης), ὀρνίθων δὲ ἀλεκτρυόνος καὶ τρυγόνος καὶ ὠτίδος, ἔτι δὲ ὅσα νομίζεται ἰσχυρότατα εἶναι, λαχάνων δὲ μίνθης, σκορόδου καὶ κρομύου (δριμὺ γὰρ ἀσθενέοντι οὐδὲν ξυμφέρει), ἱμάτιον δὲ μέλαν μὴ ἔχειν (θανατῶδες γὰρ τὸ μέλαν), μηδὲ ἐν αἰγείῳ κατακέεσθαι δέρματι μηδὲ φορέειν, μηδὲ πόδα ἐπὶ ποδὶ ἔχειν, μηδὲ χεῖρα ἐπὶ χειρὶ (ταῦτα γὰρ πάντα κωλύματα εἶναι). Ταῦτα δὲ πάντα τοῦ θείου εἵνεκεν προστιθέασιν, ὡς πλέον τι εἰδότες καὶ ἄλλα; προφάσιας λέ γοντες, ὅκως, εἰ μὲν ὑγιὴς γένοιτο, αὐτῶν ἡ δόξα εἴη καὶ ἡ δεξιότης, εἰ δὲ ἀποθάνοι, ἐν ἀσφαλεῖ καθισταῖντο αὐτῶν αἱ ἀπολογίαι καὶ ἔχοιεν πρόφασιν ὡς οὐκ αἴτιοί εἰσιν αὐτοὶ, ἀλλ' οἱ θεοί·
Astenersi dai pesci di mare: dalla triglia, dall'occhiata, dal muggine e dall'anguilla (che questi sono i pesci più pericolosi); quanto alle carni: da quelle di capra, di cervo, di maiale, di cane (che queste sono le carni più sconcertanti per il ventre); quanto agli uccelli: dalla gallina, dalla tortora e dall'otarda (che si considerano della qualità più forte); quanto agli ortaggi: dalla menta, dall'aglio e dalla cipolla (non giovando infatti per niente l'acre a un malato); e di non tenere una veste nera (in quanto colore della morte il nero); e di non giacere su una pelle di capra né portarla indosso; e di non tenere un piede sull'altro né una mano sull'altra (che tutti questi sarebbero impedimenti). Tutte prescrizioni, queste, che danno per via del divino, come se ne sapessero di più e con il richiamo ad altre ragioni perché, se il malato guarisse, di loro fossero onore e valore; se invece morisse, fosse ben assicurata la loro difesa e avessero una ragione per sostenere che non sono per niente responsabili loro, ma gli dei.
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Έμο ι δέ δοκέουσιν οΐ πρώ τοι τοΰτο τό νόσημα άφιερώσαντες τοιούτοι είναι άνθρωποι οιοι και ν υν είσι μάγοι τε καΐ καθάρται και άγύρται και αλαζόνες, όκόσοι δή προσποιέονται σφόδρα θεοσεβέες έιναι και πλέον τι εϊδέναι. Ούτοι τοίνυν παραμπεχόμενοι και προβαλλόμενοι τό θείον της άμηχανίης τοΰ μή ϊσχειν δ τι προσενέγκαντες ώφελήσουσιν. ώς μή κατάδηλοι έωσιν ουδέν επισταμένοι, ιερόν ένόμισαν τοϋτο τό πάθος είναι, και λόγους έπιλέξαντες επιτηδείους τήν ίησιν κατεστήσατο ές τό ασφαλές σφίσιν αϋτοϊσι, καθαρμούς προσφέροντες και έπαοιδας, λουτρών τε άπέχεσθαι κελεύοντες και εδεσμάτων πολλών και άνεπιτηδείων άνθρώποισι νοσέουσιν έσθίειν.
In verità io ritengo che i primi a conferire carattere sacro a questa malattia siano stati uomini quali ancor oggi ve ne sono, maghi e purificatori e ciarlatani e impostori tutti che pretendono d’essere estremamente devoti e di veder più lontano. Costoro dunque presero il divino a riparo e pretesto della propria sprovvedutezza – giacché non sapevano con quale terapia potessero darE giovamento –, e affinché la propria totale ignoranza non fosse manifesta, asserirono che questo male era sacro. E raccontando appropriati discorsi stabilirono una cura rivolta alla loro stessa sicurezza; distribuivano purificazioni e incantesimi, ingiungevano di astenersi dai bagni e da molti cibi che non è opportuno che i malati mangino: fra i pesci di mare, la triglia e il melanuro, il muggine, l’anguilla (che sono infatti assai pericolosi); fra le carni, quelle di capra e di cervo e di maiale e di cane (queste carni sono le più nocive all’intestino); fra gli uccelli, il gallo, il piccione, l’ottarda e tutti quelli che son ritenuti più pesanti; fra i vegetali, la menta, l’aglio e la cipolla (perché cibi pungenti non giovano a un malato); e vietarono di portare abiti neri (giacché il nero è segno mortale), e di giacere su pelli di capra o di indossarle, e ancora di porre un piede su un piede o una mano su una mano (tutti questi infatti sono impedimenti). Questo dunque hanno prescritto a causa dell’origine divina del male, quasi vedessero più a fondo, ed esponendo altri motivi, così che, quando il malato guarisca, loro sia la fama di destrezza, quando invece muoia, abbiano pronte e sicure discolpe, adducendo quasi causa razionale che non essi, ma gli dèi ne sono responsabili: e chi potrebbe ritenere essi responsabili, se non hanno fatto mangiare né bere alcun farmaco, né hanno ordinato dei bagni? Io invece suppongo che fra i Libi dell’interno nessuno goda buona salute, giacché dormono su pelli di capra e di carni di capra si nutrono, visto che non possiedono né coperte, né indumenti, né calzari che non siano caprini: e infatti non hanno altro bestiame che capre.
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L'epilessia non va ricondotta a potenze sovrannaturali
versione greco Ippocrate traduzione libro dialogoi
περὶ μὲν τῆς ἱερῆς νούσου καλεομένης ὧδε ἔχει· οὐδέν τί μοι δοκεῖ τῶν ἄλλων θειοτέρη εἶναι νούσων οὐδὲ ἱερωτέρη, ἀλλὰ φύσιν μὲν ἔχει καὶ αὕτη καὶ πρόφασιν, οἱ δ᾽ ἄνθρωποι ἐνόμισαν θεῖόν τι πρῆγμα εἶναι ὑπὸ ἀπειρίης καὶ θαυμασιότητος, ὅτι οὐδὲν ἔοικεν ἑτέροισι· καὶ κατὰ μὲν τὴν ἀπορίην αὐτοῖσι τοῦ μὴ γινώσκειν τὸ θεῖον διασῴζεται, κατὰ δὲ τὴν εὐπορίην τοῦ τρόπου τῆς ἰήσιος ᾧ ἰῶνται, ἀπόλλυται, ὅτι καθαρμοῖσί τε ἰῶνται καὶ ἐπαοιδῇσιν. εἰ δὲ διὰ τὸ θαυμάσιον θεῖον νομιεῖται, πολλὰ τὰ ἱερὰ νοσήματα ἔσται τούτου εἵνεκεν καὶ οὐχὶ ἓν, ὡς ἐγὼ ἀποδείξω ἕτερα οὐδὲν ἧσσον ἐόντα θαυμάσια οὐδὲ τερατώδεα, ἃ οὐδεὶς νομίζει ἱερὰ εἶναι. τοῦτο μὲν γὰρ οἱ πυρετοὶ οἱ ἀμφημερινοὶ καὶ οἱ τριταῖοι καὶ οἱ τεταρταῖοι οὐδὲν ἧσσόν μοι δοκέουσιν ἱεροὶ εἶναι
Grammatica: causali - periodo ipotetico - Usi dell'infinito - usi del relativo
Per quanto concerne la malattia sacra non è cosi. Gli uomini le attribuiscono una natura e una causa divina per imperizia e stupore, perché non somiglia per nulla alle altre malattie. E questa concezione della sua divinità è mantenuta dalla loro incapacità a comprenderla e la facilità della maniera con cui è curata. Se si ritenesse (che essa si verifica sottinteso) per un prodigio divino molte malattie per questo (motivo) sarebbero divine, così io dimostrerò che le altre non sono meno divine né meno prodigiose e ritengo che queste (a) non siano affatto divine. Così infatti, le febbri quotidiane, quelle di tre giorni, le febbri quartane (di 4 giorni) a me non sembrano affatto che siano meno sacre di questa malattia
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Varie trasformazioni del clima e loro effetti sulle persone
versione greco Ippocrate traduzione libro dialogoi
ἤν δὲ τὸ θέρος ἔπομβρον γένηται καὶ νότιον καὶ τὸ μετόπωρον, χειμῶνα ἀνάγκη νοσερὸν εἶναι, καὶ τοῖσι φλεγματίῃσι καὶ τοῖσι γεραιτέροισι τεσσαράκοντα ἐτέων καύσους γίγνεσθαι εἰκὸς, τοῖσι δὲ χολώδεσι πλευρίτιδας καὶ περιπλευμονίας. ἤν δὲ τὸ θέρος αὐχμηρὸν γένηται καὶ βόρειον, τὸ δὲ μετόπωρον ἔπομβρον καὶ νότιον, κεφαλαλγίας ἐς τὸν χειμῶνα καὶ σφακέλους τοῦ ἐγκεφάλου εἰκὸς γίγνεσθαι, καὶ προσέτι βράγχους καὶ κορύζας καὶ βῆχας, ἐνίοισι δὲ καὶ φθίσιας. ἤν δὲ βόρειόν τε ᾖ καὶ ἄνυδρον, καὶ μήτε ὑπὸ κύνα ἔπομβρον, μήτε ἐπὶ τῷ ἀρκτούρῳ, τοῖσι μὲν φλεγματίῃσι φύσει ξυμφέρει μάλιστα, καὶ τοῖσιν ὑγροῖσι τὰς φύσιας, καὶ τῇσι γυναιξίν· τοῖσι δὲ χολώδεσι τοῦτο πολεμιώτατον γίγνεται· λίην γὰρ ἀναξηραίνονται, καὶ ὀφθαλμίαι αὐτέοισιν ἐπιγίγνονται ξηραὶ, καὶ πυρετοὶ ὀξέες καὶ πολυχρόνιοι, ἐνίοισι δὲ καὶ μελαγχολίαι. τῆς γὰρ χολῆς τὸ μὲν ὑγρότατον καὶ ὑδαρέστατον ἀναλοῦται, τὸ δὲ παχύτατον καὶ δριμύτατον λείπεται, καὶ τοῦ αἵματος κατὰ τὸν αὐτὸν λόγον, ἀφ' ὧν ταῦτα τὰ νοσεύματα αὐτέοισι γίγνεται. τοῖσι δὲ φλεγματίῃσι πάντα ταῦτα ἀρωγά ἐστιν· ἀποξηραίνονται γὰρ, καὶ ἐς τὸν χειμῶνα ἀφικνεόνται, οὐ πλαδῶντες, ἀλλὰ ἀνεξηρασμένοι.
Grammatica: Periodo Ipotetico - Usi dell'infinito - Usi del participio
Se invece l’inverno accada privo di piogge e con prevalenza di venti da nord, la primavera piovosa e umida, succede che l’estate sia febbrile e che generi dissenterie ed oftalmie. Qualora infatti il caldo soffocante giunga all’improvviso, essendo la terra inumidita dalle piogge primaverili e dal vento del sud, accade che ci sia un duplice caldo, dalla terra che è umida e calda e dal sole che riscalda, poiché gli uomini non hanno gli intestini compatti, né un cervello consumato; non solo infatti, quando c’è tale primavera, anche il corpo e la carne diventa flaccida; così da piombare su tutti i calori più torridi, soprattutto sui malati di anasarca (flegmatici) Ed è verosimili che nascano problemi intestinali maggiormente nei pituitosi e nelle donne ed in quelli che sono di natura più umidi
Ci dispiace ma questa manca la traduzione da μήτε ἐπὶ τῷ ἀρκτούρῳ, τοῖσι μὲν φλεγματίῃσι in poi. Controlla questo articolo per vedere quando la traduzione del passo restante sarà resa disponibile. Se vuoi puoi Contribuire ad aumentare le versioni presenti in questo sito inviando la tua traduzione a webmaster@skuolasprint. it
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