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Infelice sorte di Atteone versione latino Igino
traduzione libro lingua e cultura latina
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Iuppiter Tantalo concredere sua consilia solitus erat et ad epulum deorum admittere, quae Tantalus ad homines renuntiavit; ob id dicitur ad inferos in aqua media fine corporis stare semperque sitire et, cum haustum aquae vult sumere, aquam recedere. Item poma ei super caput pendent, quae cum vult sumere, rami vento moti recedunt. Item saxum super caput eius ingens pendet, quod semper timet ne super se rubat.
Tantalo, figlio di Plutone e Giove, ebbe da Dione Pelope. Giove era solito confidare a Tantalo le sue decisioni e ammetterlo al banchetto sacro degli dei, cose che Tantalo riferi' agli uomini; per questo si dice che si trova agli Inferi immerso nell'acqua per metà del corpo e che ha sempre sete e quando vuole prendere un sorso d’acqua, l’acqua si ritira. Nello stesso modo sulla sua testa pendono dei frutti, che quando vuole afferrare, i rami si ritirano mossi dal vento. Nello stesso modo sul suo capo pende un grande sasso, che sempre teme che crolli su di sé
Versione da altro libro di testo stesso titolo
Giove soleva confidare a Tantalo le sue decisioni e ammetterlo al banchetto degli dei, fatti che Tantalo riferi' agli uomini; per ciò si dice che si trova agli Inferi immerso nell'acqua per metà del corpo e che ha sempre sete e quando vuole assumere l'acqua, l’acqua si ritira. Allo stesso modo sulla sua testa pendono i frutti, che quando vuole afferrar(li), i rami si ritirano mossi dal vento. Allo stesso modo sopra il suo capo pende un grande sasso, che sempre teme che crolli su di sé.
Dal libro Iter
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Hectore sepulto, cum Achilles circa moenia Troianorum vagaretur, ac diceret se solum Troiam expugnasse, Apollo iratus, Alexandrum Parin se simulans, talum, quem mortalem habuisse dicitur, sagitta percussit et occidit. Achille occiso ac sepulturae tradito, Aiax Telamonius, quod frater patruelis eius fuit, postulavit a Danais, ut arma sibi Achillis darent: quae ira Minervae, ei abiurgata sunt ab Agamemnone et Menelao, et Ulixi data. Aiax, furia accepta, per insaniam pecora sua et se ipsum vulneratum occidit eo gladio, quem ab Hectore muneri accepit, dum cum eo in acie contendit.
Sepolto Ettore, Achille vagava intorno alle mura dei Troiani e diceva che da solo, aveva espugnato Troia il dio Apollo, adirato per quel che era successo, simulando (di essere) Alessandro Paride con una freccia trafisse il suo tallone che si diceva fosse vulnerabile e lo uccise. Dopo la morte di Achille e dopo avergli dato una degna sepoltura, Aiace Telamonio, poiché era fratello del padre, chiese ai Greci di assegnargli le armi di Achille: a causa dell’ira di Minerva, Agamennone e Menelao gliele negarono e le diedero invece ad Ulisse. Aiace era così preso dalla furia che uccise tutte le sue pecore e si suicidò con la sua spada, avuta da Ettore, quando duellò con lui.
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Apud antiquos Romanos in familia serovum vita misera et ardua erat; eorum vita ex arbitrio domini pendebat et servo varia officia tribuebantur. Romani autem cotidianam cum servis vitam ignominiosam putabant. Seneca tamen, clarus philosophus, ita scripsit : " Servi sunt, immo viri et etiam amici nobis! Tu igitur, domine, humane tuos servos tracta!" Romani magnum numerum servorum habuerunt; nam propter secunda bella plurimi captivi Romam (moto a luogo) ducti sunt et servi adhibebantur. Sapepe doctis servis liberorum disciplina tribuebantur et multi domini cum suis servis cenabant. Fortuito (avverbio), aliquando, ei ob merita et erga dominos beneficia liberabantur.
Traduzione
Presso gli antichi Romani, la vita degli schiavi in famiglia era misera e difficile; la loro vita dipendeva dal volere del padrone e venivano assegnati vari compiti al servo. Inoltre i Romani consideravano disonorevole la vita quotidiana con gli schiavi. Tuttavia, Seneca, famoso filosofo, scrisse così: "Essi sono schiavi, ma sono anche uomini, e nostri amici. Tu quindi, oh padrone, tratta umanamente gli schiavi!". I Romani ebbero un gran numero di schiavi: a causa delle guerre favorevoli molti prigionieri furono condotti a Roma ed erano impiegati come schiavi. Spesso l'istruzione dei figli veniva affidata agli schiavi dotti, e molti padroni cenavano con i loro schiavi. Occasionalmente, (qualche volta) venivano liberati grazie ai meriti ed ai benefici verso i padroni
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Hectore sepulto, cum Achilles circa moenia Troianorum vagaretur, ac diceret se solum Troiam expugnasse, Apollo iratus, Alexandrum Parin se simulans, talum, quem mortalem habuisse dicitur, sagitta percussit et occidit. Achille occiso ac sepulturae tradito, Aiax Telamonius, quod frater patruelis eius fuit, postulavit a Danais, ut arma sibi Achillis darent: quae ira Minervae, ei abiurgata sunt ab Agamemnone et Menelao, et Ulixi data. Aiax, furia accepta, per insaniam pecora sua et se ipsum vulneratum occidit eo gladio, quem ab Hectore muneri accepit, dum cum eo in acie contendit.
Sepolto Ettore, Achille vagava intorno alle mura dei Troiani e diceva che da solo, aveva espugnato Troia il dio Apollo, adirato per quel che era successo, simulando (di essere) Alessandro Paride con una freccia trafisse il suo tallone che si diceva fosse vulnerabile e lo uccise. Dopo la morte di Achille e dopo avergli dato una degna sepoltura, Aiace Telamonio, poiché era fratello del padre, chiese ai Greci di assegnargli le armi di Achille: a causa dell’ira di Minerva, Agamennone e Menelao gliele negarono e le diedero invece ad Ulisse. Aiace era così preso dalla furia che uccise tutte le sue pecore e si suicidò con la sua spada, avuta da Ettore, quando duellò con lui.