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Inizio: Theseus olim Cretam venit et ab Ariadna, Minois filia, amabatur. Puella igitur Theseum servat atque officium suum ... Fine: Itaque Aegeus, eius pater quod alba vela non videbat, in undas se praecipitabat; quare pelagus etiam nunc Aegeus dicitur.
Un tempo Teseo arrivò a Creta e veniva amato da Arianna, figlia di Minosse. La fanciulla perciò salva Teseo e ignora il suo dovere nei confronti della patria. Infatti, mostrava al giovane l'uscita del Labirinto. Teseo entrava nel Labirinto, uccideva il Minotauro e con l'aiuto di Arianna usciva dal Labirinto. Subito lasciava l'isola di Creta con la fanciulla, ma era trattenuto da una tempesta sull'isola di Dia. La tempesta era inviata dagli dei e Teseo, quando Arianna dormiva, fuggiva da solo e lasciava la povera fanciulla sull'isola. Ma gli dei punivano il giovane: Teseo infatti navigava verso la sua patria, ma non cambiava le vele scure. E così Egeo, suo padre, poiché non vedeva le vele bianche, si gettava tra le onde; per questo il pare è chiamato anche oggi Egeo.
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Procris Pandionis filia erat, quam Cephalus Deionis filius habuit in coniugio...... Sed Dianae Procris indicavit casus indicavit casus suos et se ab Aurora deceptam esse.
Procri era figlia di Pandione che Cefalo figlio di Deioneo (ebbe in matrimonio) sposò.. Quando Cefalo al mattino andò su un monte, Aurora, sposa di Titono, o vide e lo amò e gli chiese di giacere con lei, Quando Cefalo rifiutò perché aveva fatto una promessa a Procri Aurora lo avvertì che Procri forse non considerava (nello stesso modo) la stessa promess. Così Aurora lo trasformò in uno straniero e gli diede splendidi doni da donare a Procri. Quando Cefalo tornò a casa lei sotto sembianze di ospite,in un primo momento Procri fece reistenza ma poi accettò in vero i doni e giacque con lui. Allora Aurora gli tolse le sembianze di ospite. Quando Procri vide che era Cefalo, riconoscendo il suo misfatto, fuggì sull'isola di Creta, dove si trovava Diana. Quando Diana la vide, esclamò: «Con me ci sono solo le vergini! Tu non sei vergine: esci dal mio seguito!»Ma Procri rivelò a Diana il suo caso e come ella fu ingannata da Aurora
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Cum Thetidis Peleique nuptiae celebrarentur, ad epulum ..... Alexander Veneris impulsu Helenam ab hospite Menelao troiam abduxit eamque in coniugio habuit
Quando vennero celebrate le nozze di Teti e di Peleo, fra tutti gli dei invitati al banchetto la sola non fu convocata Era. Costei, quando più tardi arrivò e non fu ammessa al banchetto, scagliò in mezzo dalla porta una mela, affinché fosse consegnata alla più bella fra tutte le dee. Giunone, Venere e Minerva iniziarono a rivendicare la loro bellezza e fra di loro sorse una grande discordia. Giove ordina a Mercurio di condurle sul monte Ida da Alessandro Paride e che gli comandi di giudicare sulla contesa. Giunone gli promise che avrebbe regnato su tutta la terra e che sarebbe diventato più ricco di tutti gli altri; Minerva poi che sarebbe diventato il più forte fra tutti i mortali e padrone di tutte le arti; ma Venere promise di dargli in moglie Elena, figlia di Tindareo, la più bella fra tutte le donne. Paride quindi preferì Venere alle altre e le assegnò la mela; per questo motivo Giunone e Minerva sono ancora oggi nemiche dei Troiani. Alessandro, su istigazione di Venere, rapì a Troia Elena da Menelao mentre era suo ospite, e la ebbe in sposa.
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Graeci obstetrices non habebant, unde mulieres, verecundia medicorum virorum ductae, saepe interibant: nam Athenienses caverant ne quis servus aut femina artem medicam disceret. Agnodice tamen quaedam concupivit medicinam discere; itaque, demptis capillis habituque virili, se tradidit Herophilo cuidam, medico praeclaro, ut artem eius disceret. Postea, cum artem didicisset et feminam partu laborantem audivisset, ad eam venit, sed cum illa nollet se ei credere, aestimans eam virum esse, Agnodice, tunica sublata, ostendit se feminam esse et ita eam curavit. Tum medici eam apud Aeropagitas accusare coeperunt quod, cum vir esset, feminas parturientes curaret. Agnodice autem, cum ante iudices tunicam adlevavisset et ostendisset se esse feminam, dimissa est. Deinde Athenienses legem emendaverunt ut ingenuae artem medicam discere possent
I greci, non avevano ostetriche, per cui molte donne, indotte dalla pudicizia dei medici, spesso morivano: infatti gli Ateniesi avevano stabilito che nessuno schiavo o donna imparasse l'arte medica. Una certa Agnodice, tuttavia desiderò imparare la medicina; tagliò dunque i capelli e in abito virile si affidò all'insegnamento di un certo Ierofilo medico famoso per imparare la sua arte. Dopo avendo imparato (tale) l'arte avendo udito di una donna sofferente per il parto andava da lei ma quando quella non volle affidarsi a lei, credendo che fosse un uomo, Agnodice, sollevata la tunica e le mostrò che era una donna. E così la curò. Allora i medici iniziarono ad accusarla davanti agli aeropagitigi, poiché pur essendo un uomo curava le donne. Agnodice invece dopo essersi alzata davanti ai giudici la tunica e avendo dimostrato di essere una donna fu scagionata. Allora gli Ateniesi corressero la legge affinché le nate libere potessero imparare l'arte medica.
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Inizio: Minerva tibias dicitur prima ex osse cervino fecisse Fine: reliquum corpus discipulo Olympo sepulturae tradidit, e cuius sanguine flumen Marsya est appellatum.
Dal libro Callidae voces
Minerva, dopo aver ricavato un flauto da un osso di cervo, si recò al banchetto degli dei per dilettarli col proprio canto. Ma ogni volta che gonfiava le gote per soffiare nel flauto, Giunone e Venere si prendevano gioco di lei poiché le fattezze del suo viso apparivano deformate. Ragion per cui, fuggita presso una fonte nella selva del monte Ida per sottrarsi alla vista delle dee che si prendevano gioco di lei, dopo che notò nello specchio d'acqua le proprie gote rigonfie per lo sforzo, buttò via il flauto per sfuggire più facilmente alla tentazione di cantare. Marsia, uno dei Satiri, figlio di Eagro raccolse il flauto, una volta trovato, per esercitarsi nel canto. Così facendo, riusciva a modulare, di giorno in giorno, un suono sempre più dolce. Divenuto particolarmente bravo, osò sfidare lo stesso Apollo in una gara di canto. Apollo accettò e invitò le Muse a far da giudici della competizione. Il dio emanò dalla cetra una dolcissima melodia e, divenuto vincitore, per impedire che la superbia e l'arroganza dell'avversario crescessero, lo legò ad un albero e mandò a chiamare un tale della Scizia perché lo scuoiasse. Il sangue cupo, che uscì a fiotti dal corpo del malcapitato, andò a formare un corso d'acqua, che gli abitanti di quella zona, a perenne ricordo dell'avvenimento, chiamarono "Marsia".