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Κάν τούτω ό Τίβερις, εϊτ' ούν όμβρων άνω που υπέρ τήν πάλιν εξαίσιων γενομένων, είτε και σφοδρού κ νεύματος έκ τής θαλάσσης τήν έκροήν αυτού άνακόψαντος. είτε και μάλλον, «ς ύπωπτεύετο. έκ παρασκευής δαιμονίου τινός, τοσούτος έξαχιναιως έρρύη ώστ εν ΐϊάσι μεν τοις πεδίοις τοις έν τφ άοτει ουσι πελαγίσαι. κολλά δε και των μετεωροτέρων καταλάβει ν. Αϊ χε οΰνοϊκίαι (έκ πλίνθων γαρ συνωκοδομημέναι ήσαν) διάβροχοι χε έγένοντο και κατερράγησαν. και τά υποζύγια πάντα υποβρύχια έφθάρη. Των τε ανθρώπων όσοι μή έφθησαν προς τά πάνυ υψηλά άναφυγόντες. οι μέν έν ιαίς τέγαις οι δε και έν όδοϊς έγκαταληφθέντες έξώλυντυ. Καϊ γάρ αί λοιποί οίκίαι. άτε έπί παλλάς ημέρας τού δεινού συμβάντος, σαθροί τε έγένοντο και πολλοίς τυίς μέν ευθύς τοις δε μετά τούτ έλυμηναντο.
E allora, in quell'occasione, il Tevere, sia perché si erano verificati in qualche luogo a monte della città piogge straordinarie, sia perché anche un impetuoso flutto proveniente dal mare aveva respinto indietro la sua corrente, o anche, come si sospettava, per l'azione preparatoria di un qualche potere divino, improvvisamente straripò in misura tale da allagare facilmente le pianure site nell'area urbana, e da raggiungere ormai anche le zone più elevate. E le case (erano infatti state costruite con mattoni) a causa della pioggia si sfaldarono e crollarono. E tutti gli animali da soma, sommersi, perirono. E quanti uomini non fecero in tempo a rifugiarsi verso i luoghi molto alti, alcuni, abbandonati nelle proprie abitazioni, altri anche per le strade, furono annientati. Infatti anche le case rimanenti, poiché il disastro si era protratto per molti giorni, divennero instabili e recarono danno immediatamente a molti, ad altri in un secondo momento. (By Starinthesky)
ANALISI GRAMMATICALE
VERBI
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L'ATENIESE CONONE FORZA IL BLOCCO NEMICO
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
traduzione libro sapheneia pag 215 n° 134
ὁ δὲ Κόνων ἐπεὶ ἐπολιορκεῖτο καὶ κατὰ γῆν καὶ κατὰ θάλατταν, καὶ σίτων οὐδαμόθεν ἦν εὐπορῆσαι, οἱ δὲ ἄνθρωποι πολλοὶ ἐν τῇ πόλει ἦσαν καὶ οἱ Ἀθηναῖοι οὐκ ἐβοήθουν διὰ τὸ μὴ πυνθάνεσθαι ταῦτα, καθελκύσας τῶν νεῶν τὰς ἄριστα πλεούσας δύο ἐπλήρωσε πρὸ ἡμέρας, ἐξ ἁπασῶν τῶν νεῶν τοὺς ἀρίστους ἐρέτας ἐκλέξας καὶ τοὺς ἐπιβάτας εἰς κοίλην ναῦν μεταβιβάσας καὶ τὰ παραρύματα παραβαλών. τὴν μὲν οὖν ἡμέραν οὕτως ἀνεῖχον, εἰς δὲ τὴν ἑσπέραν, ἐπεὶ σκότος εἴη, ἐξεβίβαζεν, ὡς μὴ καταδήλους εἶναι τοῖς πολεμίοις ταῦτα ποιοῦντας. πέμπτῃ δὲ ἡμέρᾳ εἰσθέμενοι σῖτα μέτρια, ἐπειδὴ ἤδη μέσον ἡμέρας ἦν καὶ οἱ ἐφορμοῦντες ὀλιγώρως εἶχον καὶ ἔνιοι ἀνεπαύοντο, ἐξέπλευσαν ἔξω τοῦ λιμένος, καὶ ἡ μὲν ἐπὶ Ἑλλησπόντου ὥρμησεν, ἡ δὲ εἰς τὸ πέλαγος. τῶν δ' ἐφορμούντων ὡς ἕκαστοι ἤνοιγον, τάς τε ἀγκύρας ἀποκόπτοντες καὶ ἐγειρόμενοι ἐβοήθουν τεταραγμένοι, τυχόντες ἐν τῇ γῇ ἀριστοποιούμενοι: εἰσβάντες δὲ ἐδίωκον τὴν εἰς τὸ πέλαγος ἀφορμήσασαν, καὶ ἅμα τῷ ἡλίῳ δύνοντι κατέλαβον, καὶ κρατήσαντες μάχῃ, ἀναδησάμενοι ἀπῆγον εἰς τὸ στρατόπεδον αὐτοῖς ἀνδράσιν. ἡ δ' ἐπὶ τοῦ Ἑλλησπόντου φυγοῦσα ναῦς διέφυγε, καὶ ἀφικομένη εἰς τὰς Ἀθήνας ἐξαγγέλλει τὴν πολιορκίαν.
TRADUZIONE
Poiché Conone, assediato per terra e per mare, non aveva possibilità di procurarsi i rifornimenti da nessuna parte - in città gli uomini erano molti e gli Ateniesi non potevano venire in loro aiuto perché non erano a conoscenza della situazione -, mise in mare le due navi più veloci, che all'alba equipaggiò con i migliori rematori di tutta la flotta, quindi vi imbarcò sottocoperta la fanteria di marina e fece sistemare sulle fiancate i ripariDi giorno stavano così, ma la sera li faceva sbarcare col favore dell'oscurità, in modo che il nemico non si accorgesse di ciò che stavano facendo. Il quinto giorno caricarono viveri a sufficienza e a mezzogiorno, quando la sorveglianza dei nemici era meno rigida e alcuni non erano neppure in servizio, uscirono dal porto: una nave si diresse verso l'Ellesponto, l'altra verso il mare aperto. Allora quelli, che stavano alle guardie, come ognuno si trovava, tagliano i canapi, si destailo, e corrono ivi tutti confusi; perché allora erano per avventura scesi, in terra a mangiare. Onde, montati in nave, si diedero a seguitar quella, che aveva tenuto in alto mare, e giuntala nel tramontar del sole, venuti a battaglia, la presero a forza; e rimurchiandola con tutti coloro, che le erano sopra, la condussero alla loro armata. Ma f altra, che s' era drizzata alla volta dell' Ellesponto, si salvò; e portò la novella ad Atene, che l'armata aveva l'assedio intorno.
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Svantaggi della tirannide
Senofonte versione greco Sapheneia
Χαλεπόν δ'ερώ σοι και άλλο πάθημα, ώ Σιμωνίδη, τών τυράννων. Γιγνώσκουσι μέν γάρ ουδέν ήττον των ιδιωτών τους ανδρείους τε και σοφούς και δικαίους, Τούτους δ'αντί του άγασθαι φοβούνται, τους μεν ανδρείους, μη τι τολμήσωσι της ελευθερίας ένεκεν, τους δε σοφούς, μη τι μηχανήσωνται, τους δε δικαίους, μη επιθυμήσιη το πλήθος υπ'αυτών προστατείσθαι. Όταν δε τους τοιούτους δια τον φόβον υπεξαιρώνται, τίνες άλλοι αυτοίς καταλείπονται χρήσθαι αλλ'ή οι αδικοί τε και ακρατείς και ανδραποδώδεις?Οι μέν άδικοι πιστευόμενοι, διότι φοβούνται ώσπερ οι τύραννοι τάς πόλεις, μήποτε ελεύθεραι γενόμεναι εγκρατείς αυτών γένωνται, οι δ'ακρατείς της είς το παρόν εξουσίας ένεκα, οι δ'ανδραποδώδεις, διότι ουδ'αυτοί αξιούσιν ελεύθεροι είναι. Χαλεπόν ούν και τούτο το πάθημα έμοιγε δοκεί είναι, το άλλους μεν ήγεισθαι αγαθούς άνδρας, άλλοις δε χρήσθαι ανάγκασθαι ἔτι δὲ φιλόπολιν μὲν ἀνάγκη καὶ τὸν τύραννον εἶναι· ἄνευ γὰρ τῆς πόλεως οὔτ’ ἂν σῴζεσθαι δύναιτο οὔτ’ εὐδαιμονεῖν· ἡ δὲ τυραννὶς ἀναγκάζει καὶ ταῖς ἑαυτῶν πατρίσιν ἐνοχλεῖν. οὔτε γὰρ ἀλκίμους οὔτ’ εὐ όπλους χαίρουσι τοὺς πολίτας παρασκευάζοντες, ἀλλὰ τοὺς ξένους δεινοτέρους τῶν πολιτῶν ποιοῦντες ἥδονται μᾶλλον καὶ τούτοις χρῶνται δορυφόροις.
TRADUZIONE n. 1
Oh Simonide, ti racconterò un'altra e penosa sventura dei tiranni. Infatti (i tiranni) conoscono i cittadini forti, saggi e giusti. Temono questi invece di ammirarli, (temono) i coraggiosi che facciano qualcosa per la libertà, (temono) i sapienti che escogitano qualcosa, (temono) i giusti per il fatto che il popolo desideri essere governato da questi. Qualora per paura uccidono questi, quali altri rimangono a questi per servirsene eccetto gli ingiusti e i deboli e gli schiavi? Gli ingiusti godendo di fiducia poiché come i tiranni temono la città, che divenute libere diventino loro dominatrici, i deboli a causa della situazione presente, gli schiavi perché neppure quelli ritengono degni di essere liberi. Mi sembra che anche questa condizione si difficile, cioè il ritenere alcuni uomini valenti ma essere costretti a servirsi di altri. . Inoltre è necessario che il tiranno sia amante della città, ma la tirannide costringe a molestare anche le loro stesse patrie.
Traduzione n. 2
O Simonide, ti racconterò un' altra situazione difficile dei tiranni. Infatti non stimano niente meno dei cittadini forti, saggi e giusti. (I tiranni) Temono questi stessi invece di ammirarli, i coraggiosi che facciano qualcosa per la libertà, (temono) i sapienti che escogitino qualcosa, (temono) i giusti per il fatto che il popolo desideri essere governato da questi. Qualora per paura uccidano questi, quali altri sono rimasti a questi per servirsene eccetto gli ingiusti e i deboli e gli schiavi? Gli ingiusti godendo di fiducia poiché come i tiranni temono le città, che divenute libere diventino loro dominatrici, i deboli a causa della situazione presente, gli schiavi perché neppure quelli ritengono degni di essere liberi. Mi sembra che anche questa condizione sia difficile, il ritenere alcuni uomini valenti ma essere costretti a servirsi di altri. Inoltre è necessario che il tiranno sia amante della città, ma la tirannide costringe a molestare anche le loro stesse patrie.
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Melampo figlio di Amitaone e di Idomene Apollodoro versione greco sapheneia pagina 109, numero 52
Ἀμυθάων μὲν οὖν οἰκῶν Πύλον Εἰδομένην γαμεῖ τὴν Φέρητος, καὶ γίνονται παῖδες αὐτῷ Βίας καὶ Μελάμπους, ὃς ἐπὶ τῶν χωρίων διατελῶν, οὔσης πρὸ τῆς οἰκήσεως αὐτοῦ δρυὸς ἐν ᾗ φωλεὸς ὄφεων ὑπῆρχεν, ἀποκτεινάντων τῶν θεραπόντων τοὺς ὄφεις τὰ μὲν ἑρπετὰ ξύλα συμφορήσας ἔκαυσε, τοὺς δὲ τῶν ὄφεων νεοσσοὺς ἔθρεψεν. οἱ δὲ γενόμενοι τέλειοι παραστάντες αὐτῷ κοιμωμένῳ τῶν ὤμων ἐξ ἑκατέρου τὰς ἀκοὰς ταῖς γλώσσαις ἐξεκάθαιρον. ὁ δὲ ἀναστὰς καὶ γενόμενος περιδεὴς τῶν ὑπερπετομένων ὀρνέων τὰς φωνὰς συνίει, καὶ παρ᾽ ἐκείνων μανθάνων προύλεγε τοῖς ἀνθρώποις τὰ μέλλοντα. προσέλαβε δὲ καὶ τὴν διὰ τῶν ἱερῶν μαντικήν, περὶ δὲ τὸν Ἀλφειὸν συντυχὼν Ἀπόλλωνι τὸ λοιπὸν ἄριστος ἦν μάντις.
Amitaone che viveva a Pilo e sposa Idomene, figlia di Ferete, ed ha i figli Biante e Melampo. Melampo si ritirò a vivere in campagna, e aveva come casa il tronco di una quercia, nella quale c'era anche un nido di serpenti. Un giorno i suoi servi uccisero tutti i serpenti: allora Melampo raccolse della legna, bruciò i corpi dei rettili e allevò i loro piccoli. Quando furono diventati grandi, i serpenti si avvicinarono a lui mentre dormiva, gli salirono sulle spalle e gli pulirono le orecchie con la lingua. Egli altò in piedi pieno di spavento, ma si accorse allora di capire il linguaggio degli uccelli che volavano sopra di lui: e da quel momento egli apprese da loro tante cose, che poi profetizzava agli uomini rivelando il futuro. Imparò anche l'arte di rendere vaticini con il sacrificio delle vittime, quel giorno che incontrò Apollo sulle rive dell'Alfeo: e da allora fu per sempre un grande profeta.
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Analogie fra la vita di Teseo e di Romolo versione greco Plutarco
traduzione dal libro phronemata
Ἐδόκει δ´ οὖν ὁ Θησεὺς τῷ Ῥωμύλῳ κατὰ πολλὰς ἐναρμόττειν ὁμοιότητας; ἄμφω μὲν γὰρ ἀνεγγύω καὶ σκοτίω γενόμενοι δόξαν ἔσχον ἐκ θεῶν γεγονέναι, ἄμφω δ´ αἰχμητά, τό γε δὴ καὶ ἴδμεν ἅπαντες, καὶ μετὰ τοῦ δυνατοῦ τὸ ξυνετὸν ἔχοντες· πόλεων δὲ τῶν ἐπιφανεστάτων ὁ μὲν ἔκτισε τὴν Ῥώμην, ὁ δὲ συνῴκισε τὰς Ἀθήνας· ἁρπαγὴ δὲ γυναικῶν ἑκατέρῳ πρόσεστιν· οὐδέτερος δὲ δυστυχίαν περὶ τὰ οἰκεῖα καὶ νέμεσιν ἐγγενῆ διέφυγεν, ἀλλὰ καὶ τελευτῶντες ἀμφότεροι λέγονται τοῖς ἑαυτῶν προσκροῦσαι πολίταις, εἴ τι τῶν ἥκιστα τραγικῶς εἰρῆσθαι δοκούντων ὄφελός ἐστι πρὸς ἀλήθειαν.
Sembrava dunque che per molti motivi di somiglianza Teseo fosse adatto ad essere messo a confronto con Romolo? Entrambi infatti di natali incerti e oscuri ebbero fama di discendere da dei. Ambedue forno dotati di forza e di senno. Delle due più famose città l'uno fondò Roma, l'altro ingrandì Atene: ciascuno dei due pose mano al rapimento di donne. Nè l'uno né l'altro sfuggì a disgrazie domestiche e risentimenti familiari ma si dice che entrambi nei loro ultimi giorni venissero a conflitto con i propri concittadini, se almeno un qualche elemento utile a ristabilire la verità può venire da chi sembra raccontare i fatti in una forma niente affatto poetica.
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