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Kαιρoς pagina 445 numero 296
οι μεν ουν ζωντες οικειοι τουτων ελεινοι, τοιουτων ανδρων εστερημενοι και συνηθειας πολλης και φιλανθρωπου διεξευγμενοι, .... και πολλω ζηλω των νομιζομενων τυγχανουσιν.
Pertanto i familiari che vivono privi di questi sono stati privati e derubati di questi uomini buoni e privati di molti (fatti) azioni della patria e sono pieni di lacrime e dolore. Ma costoro sono beati, a ben ragionare. ...
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Kairos versione numero 212
ἐπειδὴ ἀπεδέρετο ἐκ τοῦ δεσμωτηρίου τεθνεώς, τριῶν ἡμῖν οἰκιῶν οὐσῶν 8 οὐδεμιᾶς εἴασαν ἐξενεχθῆναι, ἀλλὰ κλεισίον μισθωσάμενοι προὔθεντο αὐτόν. καὶ πολλῶν ὄντων ἱματίων αἰτοῦσιν οὐδὲν ἔδοσαν εἰς τὴν ταφήν, ἀλλὰ τῶν φίλων ὁ μὲν ἱμάτιον, ὁ δὲ προσκεφάλαιον, ὁ δὲ ὅ τι ἕκαστος ἔτυχεν ἔδωκεν εἰς τὴν ἐκείνου ταφήν καὶ ἔχοντες μὲν ἑπτακοσίας ἀσπίδας τῶν ἡμετέρων, ἔχοντες δὲ ἀργύριον καὶ χρυσίον τοσοῦτον, χαλκὸν δὲ καὶ κόσμον καὶ ἔπιπλα καὶ ἱμάτια γυναικεῖα ὅσα οὐδεπώποτε ᾤοντο κτήσεσθαι, καὶ ἀνδράποδα εἴκοσι καὶ ἑκατόν, ὧν τὰ μὲν βέλτιστα ἔλαβον, τὰ δὲ λοιπὰ εἰς τὸ δημόσιον ἀπέδοσαν, εἰς τοσαύτην ἀπληστίαν καὶ αἰσχροκέρδειαν ἀφίκοντο καὶ τοῦ τρόπου τοῦ αὑτῶν ἀπόδειξιν ἐποιήσαντο: τῆς γὰρ Πολεμάρχου γυναικὸς χρυσοῦς ἑλικτῆρας, οὓς ἔχουσα ἐτύγχανεν, ὅτε τὸ πρῶτον ἦλθεν εἰς τὴν οἰκίαν Μηλόβιος ἐκ τῶν ὤτων ἐξείλετο. καὶ οὐδὲ κατὰ τὸ ἐλάχιστον μέρος τῆς οὐσίας ἐλέου παρ᾽ αὐτῶν ἐτυγχάνομεν.
Dopo venne trasportato fuori morto; sebbene avessimo tre case, non permisero di trasportarlo fuori da alcuna ma, affittata una topaia, ve lo deposero. E sebbene possedesse molte vesti, non ne richiesero alcuna per la sepoltura ma, degli amici, uno procurò una veste, un altro un guanciale, un altro, infine, ciò che si trovava per la sua sepoltura. E sebbene si prendessero settecento scudi dei nostri e tanto argento e oro e bronzo e gioielli e vesti femminili quante mai avrebbero pensato di procurarsi, e centoventi schiavi, di cui si presero i migliori, i restanti li inviarono al Tesoro Pubblico, giunsero a tale avarizia e avidità e misero in mostra la loro indole: infatti Melobio, non appena entrò in casa, strappò dalle orecchie della moglie (di Polemarco) gli orecchini d’oro che portava. E non ottenemmo da loro pietà nemmeno circa una piccolissima parte delle ricchezze, ma infierivano su di noi a causa di quelle
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Kosmos numero 211
οὑμὸς πατὴρ Κέφαλος ἐπείσθη μὲν ὑπὸ Περικλέους εἰς ταύτην τὴν γῆν ἀφικέσθα... Fine: ὡς ἐγὼ περὶ τῶν ἐμαυτοῦ πρῶτον εἰπὼν καὶ περὶ τῶν ὑμετέρων ἀναμνῆσαι πειράσομαι.
Mio padre Cefalo fu convinto da Pericle a venire ad abitare in questa regione, vi abitò per trent’anni e mai né noi né lui citammo in giudizio o fummo citati, ma vivevamo retti da governo democratico così che non commettemmo mancanze nei confronti degli altri, né venimmo offesi da altri. Dopo che i Trenta, che erano dei poveracci e dei sicofanti, salirono al potere, affermando che era necessario rendere la città libera dai malvagi e che gli altri cittadini si dedicassero alla virtù e alla giustizia e, sebbene dicessero queste cose, non osavano praticarle, come io, avendo parlato prima delle mie e delle vostre vicende cercherò di farvi ricordare.
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kairos numero 210 versione greco Lisia da Contro Eratostene
Διαλαβόντες δὲ τὰς οἰκίας ἐβάδιζον· καὶ ἐμὲ μὲν ξένους ἑστιῶντα κατέλαβον, οὓς ἐξελάσαντες Πείσωνί με παραδιδόασιν· οἱ δὲ ἄλλοι εἰς τὸ ἐργαστήριον ἐλθόντες τὰ ἀνδράποδα ἀπεγράφοντο. Ἐγὼ δὲ Πείσωνα μὲν ἠρώτων εἰ βούλοιτό με σῶσαι χρήματα λαβών. Ὁ δ' ἔφασκεν, εἰ πολλὰ εἴη. Εἶπον ὅτι τάλαντον ἀργυρίου ἕτοιμος εἴην δοῦναι· ὁ δ' ὡμολόγησε ταῦτα ποιήσειν. Ἠπιστάμην μὲν οὖν ὅτι οὔτε θεοὺς οὔτ' ἀνθρώπους νομίζει, ὅμως δ' ἐκ τῶν παρόντων ἐδόκει μοι ἀναγκαιότατον εἶναι πίστιν παρ' αὐτοῦ λαβεῖν. Ἐπειδὴ δὲ ὤμοσεν, ἐξώλειαν ἑαυτῷ καὶ τοῖς παισὶν ἐπαρώμενος, λαβὼν τὸ τάλαντόν με σώσειν, εἰσελθὼν εἰς τὸ δωμάτιον τὴν κιβωτὸν ἀνοίγνυμι. Πείσων δ' αἰσθόμενος εἰσέρχεται, καὶ ἰδὼν τὰ ἐνόντα καλεῖ τῶν ὑπηρετῶν δύο, καὶ τὰ ἐν τῇ κιβωτῷ λαβεῖν ἐκέλευσεν. Ἐπεὶ δὲ οὐχ ὅσον ὡμολόγητο εἶχεν, ὦ ἄνδρες δικασταί, ἀλλὰ τρία τάλαντα ἀργυρίου καὶ τετρακοσίους κυζικηνοὺς καὶ ἑκατὸν δαρεικοὺς καὶ φιάλας ἀργυρᾶς τέτταρας, ἐδεόμην αὐτοῦ ἐφόδιά μοι δοῦναι, ὁ δ' ἀγαπήσειν με ἔφασκεν, εἰ τὸ σῶμα σώσω
Si divisero le case e vi si recarono quanto a me mi trovarono a casa che avevo ospiti a tavola cacciati i quali mi consegnarono a Pisone.Gli altri entrati nella fabbrica facevano l'inventario degli schiavi. Io nel frattempo chiedevo a Pisone se era disposto a salvarmi in cambio di denaro e lui rispose di si purchè fosse molto. Gli dissi che ero disposto a dargli un talento d'argento e lui promise che avrebbe fatto quello che gli chiedevo. Certo sapevo che non rispettava né gli dei né gli uomini tuttavia in quella circostanza mi sembrava più che mai necessario ottenere da lui la garanzia di un giuramento.E (solo) dopo che ebbe giurato, invocando la rovina su se stesso e sui (suoi) figli, di salvarmi dopo aver preso il talento, io, entrato in camera da letto, apro la cassaforte: ma Pisone, accortosene, entra, e, visto il contenuto, chiama due degli sgherri e dà ordine di requisire il contenuto della cassaforte. E dopo che ebbe preso non quanto io avevo pattuito, o giudici, ma tre talenti in contanti, quattrocento cizicèni, cento darìci e quattro coppe d'argento, (io) lo pregai di darmi (almeno) il necessario per il viaggio; e lui mi rispose che potevo già essere contento se salvavo la pelle
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Kairos pagina 32 numero 9
Υπο δε τουτον τον χρονον και την του πολεμου το Λακωνικου τριβην Αντιγονος τας πολεις των Μακεδονων ανασωσαμενος ηπεγετο ες Πελοποννησον...
Verso questo tempo e durante la guerra Laconica Antigono avendo recuperato le città della Macedonia si spingeva verso il Peloponneso poiché conosceva bene che se Pirro assoggettava Sparta e la maggior parte del Peloponneso, non indietro verso l’Epiro, ma verso la Macedonia anche dove si faceva la guerra; mentre però Antigono era sul punto condurre l’esercito da Argo nella Laconia, Pirro stesso giunse ad Argo. Vincitore anche allora entrò insieme con i fuggitivi nella città ed essi con ogni probabilità scioglievano lo schieramento; combattendo presso i templi inoltre anche presso le case e negli stretti di mare e qua e per la città, dunque Pirro fu lasciato solo e veniva ferito alla testa. Dicono che Pirro colpito con una tegola da una donna sia morto; gli Argivi, invece dicono che non fu quella la donna che lo fece morire, ma Demetra che assomigliava ad una donna. Queste cose gli stessi Argivi affermano per la morte di Pirro e che Leucea espositore in cose locali disse in versi; essi poi, secondo l’oracolo del dio, dove Pirro morì, hanno un tempio di Demetra; nello stesso luogo anche Pirro fu sepolto. (by Stuurm)