Demostene preferisce passare per uno che farnetica piuttosto che allontanarsi da ciò che ritiene uti
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Demostene preferisce passare per uno che farnetica piuttosto che allontanarsi da ciò che ritiene utile per la città versione greco Demostene traduzione libro Sunesis
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Disposizione testamentarie del padre di Demostene
versione greco traduzione libro sunesis synesis
Δημοσθένης γὰρ οὑμὸς πατήρ, ὦ ἄνδρες δικασταί, κατέλιπεν οὐσίαν μὲν σχεδὸν τεττάρων καὶ δέκα ταλάντων, ἐμὲ δ' ἕπτ' ἐτῶν ὄντα καὶ τὴν ἀδελφὴν πέντε, ἔτι δὲ τὴν ἡμετέραν μητέρα πεντήκοντα μνᾶς εἰς τὸν οἶκον εἰσενηνεγμένην. βουλευσάμενος δὲ περὶ ἡμῶν, ὅτ' ἔμελλε τελευτᾶν, ἅπαντα ταῦτ' ἐνεχείρισεν Ἀφόβῳ τε τουτῳὶ καὶ Δημοφῶντι τῷ Δήμωνος υἱεῖ, τούτοιν μὲν ἀδελφιδοῖν ὄντοιν, τῷ μὲν ἐξ ἀδελφοῦ, τῷ δ' ἐξ ἀδελφῆς γεγονότοιν, ἔτι δὲ Θηριππίδῃ τῷ Παιανιεῖ, γένει μὲν οὐδὲν προσήκοντι, φίλῳ δ' ἐκ παιδὸς ὑπάρχοντι. κἀκείνῳ μὲν ἔδωκεν ἐκ τῶν ἐμῶν ἑβδομήκοντα μνᾶς καρπώσασθαι τοσοῦτον χρόνον, ἕως ἐγὼ ἀνὴρ εἶναι δοκιμασθείην, ὅπως μὴ δι' ἐπιθυμίαν χρημάτων χεῖρόν τι τῶν ἐμῶν διοικήσειεν· Δημοφῶντι δὲ τὴν ἐμὴν ἀδελφὴν καὶ δύο τάλαντ' εὐθὺς ἔδωκεν ἔχειν, αὐτῷ δὲ τούτῳ τὴν μητέρα τὴν ἐμὴν καὶ προῖκ' ὀγδοήκοντα μνᾶς, καὶ τὴν οἰκίαν ‹οἰκεῖν› καὶ σκεύεσι χρῆσθαι τοῖς ἐμοῖς, ἡγούμενος, καὶ τούτους ἔτ' οἰκειοτέρους εἴ μοι ποιήσειεν, οὐκ ἂν χεῖρόν μ' ἐπιτροπευθῆναι ταύτης τῆς οἰκειότητος προσγενομένης.
Traduzione libera
Infatti Demostene, mio padre, o giudici, lasciava alla sua morte una tenuta di quasi quattordici talenti, un figlio, io, sette anni, e mia sorella, delll'età di cinque anni, e la sua vedova, nostra madre, che gli aveva portato una dote di cinquanta mine. Avendo pensiero per il nostro benessere, , quando stava per morire, metteva tutta questa proprietà nelle mani del convenuto, Afobo, e Demofonte, figlio di Demo, suoi nipoti, uno da parte di suo fratello, l'altro da parte di sua sorella, e nelle mani di Therippide di Paeania, che non era un parente, ma era stato il suo amico fin da fanciullo Per Therippide dava un interesse di settanta mine di mia proprietà, per essere godute da lui fino a quando avevo raggiunto la maggiore età in modo che l'avarizia non potesse tentare di amministrare male i miei affari. A Demofonte dette mia sorella con una dote di due talenti, da pagare in una sola volta, e al'l'imputato venne data nostra madre, con una dote di ottanta mine, e il diritto di usare la mia casa e i mobili. Il suo pensiero era che, unendo questi uomini a me da vincoli ancora più stretti, avrebbero badato ai miei interessi meglio a causa di questo legame aggiunto di parentela.
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Testamento del padre di Demostene
versione greco Demostene traduzione libro Hellenikon phronema
Δημοσθένης γὰρ οὑμὸς πατήρ, ὦ ἄνδρες δικασταί, κατέλιπεν οὐσίαν μὲν σχεδὸν τεττάρων καὶ δέκα ταλάντων, ἐμὲ δ' ἕπτ' ἐτῶν ὄντα καὶ τὴν ἀδελφὴν πέντε, ἔτι δὲ τὴν ἡμετέραν μητέρα πεντήκοντα μνᾶς εἰς τὸν οἶκον εἰσενηνεγμένην. βουλευσάμενος δὲ περὶ ἡμῶν, ὅτ' ἔμελλε τελευτᾶν, ἅπαντα ταῦτ' ἐνεχείρισεν Ἀφόβῳ τε τουτῳὶ καὶ Δημοφῶντι τῷ Δήμωνος υἱεῖ, τούτοιν μὲν ἀδελφιδοῖν ὄντοιν, τῷ μὲν ἐξ ἀδελφοῦ, τῷ δ' ἐξ ἀδελφῆς γεγονότοιν, ἔτι δὲ Θηριππίδῃ τῷ Παιανιεῖ, γένει μὲν οὐδὲν προσήκοντι, φίλῳ δ' ἐκ παιδὸς ὑπάρχοντι.
Traduzione libera
Infatti Demostene, mio padre, o giudici, lasciava alla sua morte una tenuta di quasi quattordici talenti, un figlio, io, sette anni, e mia sorella, delll'età di cinque anni, e la sua vedova, nostra madre, che gli aveva portato una dote di cinquanta mine. Avendo pensiero per il nostro benessere, , quando stava per morire, metteva tutta questa proprietà nelle mani del convenuto, Afobo, e Demofonte, figlio di Demo, suoi nipoti, uno da parte di suo fratello, l'altro da parte di sua sorella, e nelle mani di Therippide di Paeania, che non era un parente, ma era stato il suo amico fin da fanciullo.
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Atene era comunque tenuta a combattere contro Filippo
versione greco Demostene traduzione libro phronemata
Versione numero 466 pagina 511
Eπειδὴ δὲ πολὺς τοῖς συμβεβηκόσιν ἔγκειται, βούλομαί τι καὶ παράδοξον εἰπεῖν. καί μου πρὸς Διὸς καὶ θεῶν μηδεὶς τὴν ὑπερβολὴν θαυμάσῃ, ἀλλὰ μετ' εὐνοίας ὃ λέγω θεωρησάτω. εἰ γὰρ ἦν ἅπασι πρόδηλα τὰ μέλλοντα γενήσεσθαι καὶ προῄδεσαν πάντες καὶ σὺ προὔλεγες, Αἰσχίνη, καὶ διεμαρτύρου βοῶν καὶ κεκραγώς, ὃς οὐδ' ἐφθέγξω, οὐδ' οὕτως ἀποστατέον τῇ πόλει τούτων ἦν, εἴπερ ἢ δόξης ἢ προγόνων ἢ τοῦ μέλλοντος αἰῶνος εἶχε λόγον. νῦν μέν γ' ἀποτυχεῖν δοκεῖ τῶν πραγμάτων, ὃ πᾶσι κοινόν ἐστιν ἀνθρώποις ὅταν τῷ θεῷ ταῦτα δοκῇ· τότε δ' ἀξιοῦσα προεστάναι τῶν ἄλλων, εἶτ' ἀποστᾶσα τούτου Φιλίππῳ, προδεδωκέναι πάντας ἂν ἔσχεν αἰτίαν. εἰ γὰρ ταῦτα προεῖτ' ἀκονιτεί, περὶ ὧν οὐδένα κίνδυνον ὅντιν' οὐχ ὑπέμειναν οἱ πρόγονοι, τίς οὐχὶ κατέπτυσεν ἂν σοῦ; μὴ γὰρ τῆς πόλεώς γε, μηδ' ἐμοῦ. τίσι δ' ὀφθαλμοῖς πρὸς Διὸς ἑωρῶμεν ἂν τοὺς εἰς τὴν πόλιν ἀνθρώπους ἀφικνουμένους, εἰ τὰ μὲν πράγματ' εἰς ὅπερ νυνὶ περιέστη, ἡγεμὼν δὲ καὶ κύριος ᾑρέθη Φίλιππος ἁπάντων, τὸν δ' ὑπὲρ τοῦ μὴ γενέσθαι ταῦτ' ἀγῶνα ἕτεροι χωρὶς ἡμῶν ἦσαν πεποιημένοι, καὶ ταῦτα μηδεπώποτε τῆς πόλεως ἐν τοῖς ἔμπροσθεν χρόνοις ἀσφάλειαν ἄδοξον μᾶλλον ἢ τὸν ὑπὲρ τῶν καλῶν κίνδυνον ᾑρημένης.
Traduzione libera
ma poiché (Eschine) si fa forte sopra l'evento e tante parole vi spende, oserò Ataniesi avanzare un sentimento che parrà strano, Voi però in nome di tutti gli dei ve ne prego non vogliate raccapricciarvi ma ciò che io sto per dirvi accogliete cortesemente. Quando anche ciascuno di voi fosse stato dell'avvenire veggente, quanto tu o Eschine tu che allora non tacesti, avessi predetto e testate altamente le nostre calamità non poteva Atene allontanarsi dall'abbracciato progetto se pure teneva ella conto della sua fama degli antenati, dei posteri Fu allora, bensi fortunata nella sua impresa, sorte comune degli uomini, quando così piace al destino, ma avendo ella mai aspirato nel passato alla maggioranza, non poteva allora rinciare a questo diritto senza incorrere la taccia di aver abbandonata la Grecia in preda a Filippo. Ah se ella avesse sofferto senza sudore, senza sangue, le fossero rapiti quei titoli per i quali non ci fu mai traccia di pericolo che spaventevole ai nostri antenati sembrasse, quale infamia per te o (Eschine!) non voglio parlare per la Repubblica ne certo per me. Con quali occhi gran Dio avremmo noi ammirato la folla degli stranieri chesi raduna ad Atene, se standoci noi scioperati le cose fossero giunte al termine in cui si trovano? Se filippo fosse stato eletto Capitano ed arbitro di tutta la Grecia? se altri a prevenire questa sciagura fossero comparsi in campo senza di noi, di noi di cui la patria conviene ripeterlo antepose in ogni tempo una gloria pericolosa ad una bassa ed ignobile sicurezza?
Traduzione numero 2
Poiché insiste molto su ciò che è accaduto, voglio dire anche un paradosso. E di me nessuno rispetterà la superiorità da parte di Zeus e anche degli dei, ma giudicherà con benevolenza ciò che affermo. Se infatti era chiaro a tutti le cose che stavano per accadere e tutti prevedevano anche tu dicevi prima. O Eschine, anche tu facevi opposizione avendo gridato ed urlato, chi non parlerà a voce alta, non così bisognava alla città stare lontano da queste cose se pure aveva fama o di gloria o degli antenati o della posterità. Ora sembra essere sfortunato delle imprese, cosa che è comune a tutti gli uomini quando a dio piaccia questo; allora ritenne degno di porre a capo di tutti gli altri, poi avendo rinunciato ciò a Filippo, se avesse motivo di abbandonare tutti. Se infatti avesse lasciato queste cose senza fatica, per le quali non essendoci alcun pericolo gli antenati non affrontarono, chi non sputò sopra di te? Non infatti sulla città, né su di me.
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Demostene ed Eschine
versione greco traduzione libro agon
ἐμοὶ μὲν τοίνυν ὑπῆρξεν, Αἰσχίνη, παιδὶ μὲν ὄντι φοιτᾶν εἰς τὰ προσήκοντα διδασκαλεῖα, καὶ ἔχειν ὅσα χρὴ τὸν μηδὲν αἰσχρὸν ποιήσοντα δι’ ἔνδειαν, ἐξελθόντι δ’ ἐκ παίδων ἀκόλουθα τούτοις πράττειν, χορηγεῖν, τριηραρχεῖν, εἰσφέρειν, μηδεμιᾶς φιλοτιμίας μήτ’ ἰδίας μήτε δημοσίας ἀπολείπεσθαι, ἀλλὰ καὶ τῇ πόλει καὶ τοῖς φίλοις χρήσιμον εἶναι, ἐπειδὴ δὲ πρὸς τὰ κοινὰ προσελθεῖν ἔδοξέ μοι, τοιαῦτα πολιτεύμαθ’ ἑλέσθαι ὥστε καὶ ὑπὸ τῆς πατρίδος καὶ ὑπ’ ἄλλων Ἑλλήνων πολλῶν πολλάκις ἐστεφανῶσθαι, καὶ μηδὲ τοὺς ἐχθροὺς ὑμᾶς, ὡς οὐ καλά γ’ ἦν ἃ προειλόμην, ἐπιχειρεῖν λέγειν. ἐγὼ μὲν δὴ τοιαύτῃ συμβεβίωκα τύχῃ, καὶ πόλλ’ ἂν ἔχων ἕτερ’ εἰπεῖν περὶ αὐτῆς παραλείπω, φυλαττόμενος τὸ λυπῆσαί τιν’ ἐν οἷς σεμνύνομαι. σὺ δ’ ὁ σεμνὸς ἀνὴρ καὶ διαπτύων τοὺς ἄλλους σκόπει πρὸς ταύτην ποίᾳ τινὶ κέχρησαι τύχῃ, δι’ ἣν παῖς μὲν ὢν μετὰ πολλῆς τῆς ἐνδείας ἐτράφης, ἅμα τῷ πατρὶ πρὸς τῷ διδασκαλείῳ προσεδρεύων, τὸ μέλαν τρίβων καὶ τὰ βάθρα σπογγίζων καὶ τὸ παιδαγωγεῖον κορῶν, οἰκέτου τάξιν, οὐκ ἐλευθέρου παιδὸς ἔχων, ἀνὴρ δὲ γενόμενος τῇ μητρὶ τελούσῃ τὰς βίβλους ἀνεγίγνωσκες καὶ τἄλλα συνεσκευωροῦ
Traduzione libera
A me dunque, o Eschine, essendo fanciullo toccò in sorte di poter frequentare le pubbliche scuole come gli altri onesti cittadini d'Atene, e diesser provvisto di quanto occorre per sottrarmi a quelle bassezze, che solgono essere compagne della indigenza. Uscito dalla fanciullezza feci cose alle sopraddette conformi: nei Cori, nelle Galee mi feci conoscere generoso, e munifico; non mi sottrassi ad alcuna pubblica o privata spesa che non fosse con l'onore congiunta; fui utile sia agli amici, sia alla patria. Come posi mano alle cose pubbliche, tale fu la carriera che io mi proposi di correre, che le mie azioni dalla Patria, e dagli altri Greci mi procurarono più di una volta elogi, e corone, né voi, voi miei nemici, osaste mai negare che (le mie azioni) non fossero nobili e grandi. Con siffatta fortuna sono io vissuto finora: ed a questo abbozzo più di un tratto potrei aggiungere assai rilevante, se non che io temo nel toccarli di offendere la soverchia delicatezza di alcuno. Ma tu cittadino rispettabile, tu disprezzatore dell'altrui fortuna degli altri, specchiati un po'nella tua. Questa ti fece nascere e allevare in seno alla più abbietta meschinità. Assoggettato, come tuo padre, ai servigi d'una ai servigi di una scuola, ti si vedeva tutto il giorno pestasre l'inchiostro, pulire le panche, scopare le stanze e fare altri lavori simili non di un uomo libero ma di schiavo. Poi fattoti uomo leggevi libri a tua madre quando ella si accingeva nei suoi misteri notturni
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