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Aetas media tutissima est; longis morbus senectus, acutis multo magis adolescentia patet. Pueri prima aestate longe tutissimi sunt, senes aestate et autumni prima parte, iuvenes hieme. Inimicior senibus hiems, aestas adolescentibus est. Saluberrimum omnium temporum ver est, proxima ad hoc hiems putatur. Periculosior quam salubrior aestas, autumnus longe periculosissimus. Ex tempestatibus vero ut quaeque aequalis est, sive frigida sive calida, ita optima est; quanto magis variant, tanto peiores sunt. Quare fit ut autumnus plurimos aegrotos opprimat. Ubi aequalitas est, saluberrimi sunt sereni dies; meliores pluvii quam nebulosi; optimique hieme qui omni vento vacant; aestate quibus Favonii perflant. Quam diligentissime hominibus valetudo curanda est, cum redit caelum quod eos aegros fecit.
L'età media è assai agevole: la vecchiaia invece è soggetta alle malattie lunghe, la giovinezza è assai più esposta a quelle acute. I bambini sono di gran lunga i meno vulnerabili all'inizio dell'estate, i vecchi nell'estate e nella prima parte dell'autunno, i giovani durante l'inverno. Per i vecchi è più nocivo l'inverno, per i giovanissimi l'estate. La stagione migliore per la salute sembra essere la primavera e subito dopo di essa l'inverno. L'estate è più pericolosa che propizia alla salute; di gran lunga il più pericoloso è l'autunno. Tra le stagioni, poi, quanto meno una è perturbata, sia calda sia fredda, tanto migliore è; quanto più (le stagioni) sono perturbate, tanto peggiori sono. Ne deriva che l'autunno provoca il maggior numero di malati. Dove c'è stabilità di clima, le più favorevoli alla salute sono le giornate serene, migliori quelle piovose che non quelle nebbiose; le migliori d'inverno sono quelle del tutto senza vento; d'estate quelle in cui spira il Favonio. Gli uomini debbono curare con la maggior diligenza possibile la salute nei periodi in cui torna il clima che già altre volte li ha fatti ammalare.
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Si nimium aliquis fatigatus est, huic satis est loco tepido demittere se in aquam calidam, cui paulum olei sit adiectum, inguinibus tenus; deinde totum corpus, maxime eas partes quae in aqua fuerunt, leviter perfricare oleo, cui vinum et paulum salis contriti sit adiectum. Post haec omnibus fatigatis aptum (opportuno) est cibum umidum sumere et aquä vel diluta potione esse contentos, maxime ea quae moveat urinam. Sed maxime novisse oportet ex labore sudantibus frigidam potionem perniciosissimam esse et, cum sudor se remisit, fatigatis inutilem. Naturale enim est potione aestuantem stomachum refrigerari, frigentem calefieri. Solet etiam prodesse post multum cibum frequentesque potiones vomitus et, postero die, longa quies, deinde modica exercitatio. Si adsidua fatigatio urguet, modo aquam, modo vinum bibendum est, raro balineo utendum.
Se uno è troppo affaticato, gli sarà sufficiente immergersi in un posto tiepido in acqua calda, cui sia stato aggiunto un pò d'olio, fino all'inguine; poi massaggiare tutto il corpo, specialmente quelle parti che sono state in acqua, con olio mescolato a vino ed un pò di sale tritato. Dopo queste operazioni per tutti gli affaticati è opportuno prendere vitto liquido ed accontentarsi d'acqua o di una bevanda diluita, specialmente di quella atta a provocare la minzione. Ma è della massima importanza, per chi suda dalla fatica, sapere che una bevanda fredda è dannosissima e, una volta asciugatosi il sudore, inutile per chi sia affaticato. Infatti è naturale che lo stomaco, se caldo, sia raffredato dalla bevanda, ne sia riscaldato se freddo. Anche vomitare dopo molto mangiare e frequenti bevute suole giovare e il giorno dopo, riposare a lungo, poi esercitarsi con misura. Se si è frequentemente affaticati, occorre bere ora vino, ora acqua e fare il bagno di rado
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igitur saluberrimum ver est, proxirme deinde ab hoc hiems; periculosior quam salubrior aestas, autumnus longe periculosissimus. Ex tempestatibus vero optimae aequales sunt, sive frigidae sive calidae pessimae, quae maxime variant; quo fit, ut autumnus plurimos opprimat. Nam fere meridianis temporibus calor, nocturnis atque matutinis simulque etiam vespertinis frigus est. Corpus ergo, et aestate et subinde meridianis caloribus relaxatum, subito frigore excipitur. Sed ut eo tempore id maxime fit, sic, quandocumque evenit, noxium est. Ubi aequalitas autem est, tarmen saluberrimi sunt sereni dies; meliores pluvii quam tantum nebulosi nubilive, optimique hieme qui omni vento vacant, aestate quibus favonii perflant. Si genus aliud ventorum est, salubriores septentrionales quam subsolani vel austri sunt, sic tamen haec, ut interdum regionum sorte mutentur. Nam fere ventus ubique a mediterraneis regionibus veniens salubris, a mari gravis est. Neque solum in bono tempestatum habitu certior valetudo est, sed morbi quoque, si qui inciderunt, leviores sunt et promptius finiuntur. Pessimum aegro caelum est, uqod aegritudinem genuit, adeo ut in id quoque genus, quod natura peius est, in hoc statu salubris mutatio sit
La primavera è molto salutare, l'inverno è poi simile, l'estate è più pericolosa, l'autunno è di gran lunga il più pericoloso. Insomma, fra le stagioni le migliori (per la salute) sono quelle a clima costante, calde o fredde che siano; le peggiori (invece) sono quelle sottoposte a grandi sbalzi di temperatura se ne conviene che l'autunno fa ammalare parecchia gente. Infatti, a mezzogiorno e dintorni fa caldo, (mentre) di notte, di mattina presto e anche verso sera fa freddo. Il fisico - dunque - abituato al calore estivo e successivamente al calore dei meriggi (autunnali), si trova improvvisamente esposto al freddo. In realtà, da una parte questa eventualità si verifica soprattutto in autunno , dall'altra, in qualunque stagione si verifichi, è nociva. Nelle stagioni a clima costante, sono particolarmente salubri i giorni di sereno; preferibili i giorni piovosi a quelli soltanto nuvolosi, ovvero coperti; d'inverno, sono perfetti i giorni non ventilati; d'estate, quelli durante i quali soffia lo zefiro. Se soffia un altro tipo di venti, (c'è da sapere) che i venti che soffiano dal nord sono più salubri rispetto ai venti di levante o meridionali: anche se talora incidono, sulla loro variabilità, le zone da essi interessate: ad esempio, qualunque vento proveniente dalle terre mediterranee è salubre, mentre se viene dal mare è pernicioso. Infine, da ottimali condizioni climatiche non dipende soltanto un migliore stato di benessere fisico; anche eventuali malattie (in tali condizioni) risultano meno pericolose e guariscono più in fretta. Durante un periodo di malattia c'è un pessimo cielo che genera malessere
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Ut alimenta sanis corporibus agricoltura, sic sanitatem aegris medicina promittit. Haec nusquam quidem non est: siquidem etiam imperitissimae gentes herbas aliaque prompta in auxilium vulnerum morborumque noverunt. Verumtamen apud Graecos aliquanto magis, quam in ceteris nationibus, exculta est: ac ne apud hos quidem a prima origine, sed paucis ante nos saeculis, uptote cum vetustissimus auctor Aesculapius celebretur. Qui, quoniam adhuc rudem et vulgarem hanc scientiam paulo subtilius excoluit, in deorum numerum receptus est. Huius deinde duo filii, Podalirius et Machaon, bello Troiano ducem Agamemnonem secuti, non mediocrem opem commilitionibus suis attulerunt. Quos tamen Homerus non in pestilentia, neque in variis generibus morborum aliquid attulisse auxilii, sed vulneribus tantunmmodo ferro et medicamentis mederi solitos esse proposuit. Ex quo apparet has partes medicinae solas ab iis esse tractatas easque esse vetustissimas.
Come l’agricoltura procura gli alimenti ai corpi sani, così la medicina (procura) la buona salute a (quelli) malati. Questa (= la medicina) in realtà esiste dappertutto: poiché anche le popolazioni più rozze conoscono erbe e altri rimedi (lett. : cose) efficaci per le ferite e per le malattie (lett. : pronti all’aiuto delle ferite e delle malattie). Ma tuttavia è stata coltivata presso i Greci alquanto di più che tra gli (lett. : negli) altri popoli: e neppure presso costoro fin dalla prima origine ma pochi secoli prima di noi, dal momento che si celebra Esculapio come il (suo) più antico fondatore. E costui, poiché coltivò in modo un po’ più preciso questa scienza ancora rudimentale e popolare, fu accolto nel numero degli dei. Poi i suoi due figli, Polidario e Macaone, che seguirono il comandante Agamennone nella guerra di Troia, portarono un aiuto non indifferente ai loro compagni. E tuttavia Omero ha raccontato che non portarono qualche aiuto durante la pestilenza né in vari tipi di malattie, ma che erano soliti curare soltanto le ferite con ferri da chirurgo (lett. : col ferro) e con medicamenti. Da ciò appare che solo queste parti della medicina furono trattate da loro e che queste sono antichissime.
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Ut alimenta sanis corporibus agricoltura, sic sanitatem aegris medicina promittit. Haec nusquam quidem non est: siquidem etiam imperitissimae gentes herbas aliaque prompta in auxilium vulnerum morborumque noverunt. Verumtamen apud Graecos aliquanto magis, quam in ceteris nationibus, exculta est: ac ne apud hos quidem a prima origine, sed paucis ante nos saeculis, uptote cum vetustissimus auctor Aesculapius celebretur. Qui, quoniam adhuc rudem et vulgarem hanc scientiam paulo subtilius excoluit, in deorum numerum receptus est. Huius deinde duo filii, Podalirius et Machaon, bello Troiano ducem Agamemnonem secuti, non mediocrem opem commilitionibus suis attulerunt. Quos tamen Homerus non in pestilentia, neque in variis generibus morborum aliquid attulisse auxilii, sed vulneribus tantunmmodo ferro et medicamentis mederi solitos esse proposuit. Ex quo apparet has partes medicinae solas ab iis esse tractatas easque esse vetustissimas.
Come l’agricoltura procura gli alimenti ai corpi sani, così la medicina (procura) la buona salute a (quelli) malati. Questa (= la medicina) in realtà esiste dappertutto: poiché anche le popolazioni più rozze conoscono erbe e altri rimedi (lett. : cose) efficaci per le ferite e per le malattie (lett. : pronti all’aiuto delle ferite e delle malattie). Ma tuttavia è stata coltivata presso i Greci alquanto di più che tra gli (lett. : negli) altri popoli: e neppure presso costoro fin dalla prima origine ma pochi secoli prima di noi, dal momento che si celebra Esculapio come il (suo) più antico fondatore. E costui, poiché coltivò in modo un po’ più preciso questa scienza ancora rudimentale e popolare, fu accolto nel numero degli dei. Poi i suoi due figli, Polidario e Macaone, che seguirono il comandante Agamennone nella guerra di Troia, portarono un aiuto non indifferente ai loro compagni. E tuttavia Omero ha raccontato che non portarono qualche aiuto durante la pestilenza né in vari tipi di malattie, ma che erano soliti curare soltanto le ferite con ferri da chirurgo (lett. : col ferro) e con medicamenti. Da ciò appare che solo queste parti della medicina furono trattate da loro e che queste sono antichissime.