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Dicebas quondam solum te nosse Catullum, Lesbia, nec prae me velle tenere Iovem. dilexi tum te non tantum ut vulgus amicam, sed pater ut gnatos diligit et generos. nunc te cognovi: quare etsi impensius uror, multo mi tamen es vilior et levior. omoteleuto qui potis est, inquis? quod amantem iniuria talis cogit amare magis, sed bene velle minus
Un tempo, o Lesbia, affermavi che tu volevi conoscere il solo Catullo, che non volevi avere al mio posto Giove. Allora ti ho amato non tanto come il popolo (ama) un’amica ma come un padre ama i figli e i generi. Adesso ti ho conosciuta: perciò sebbene più violentemente brucio di passione, tuttavia sei per me di minore pregio e di minore peso. Come mai è possibile tu dici? Perché una tale offesa costringe chi ama ad amare di più ma a voler bene di meno.
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Dicebas quondam solum te nosse Catullum, Lesbia, nec prae me velle tenere Iovem. dilexi tum te non tantum ut vulgus amicam, sed pater ut gnatos diligit et generos. nunc te cognovi: quare etsi impensius uror, multo mi tamen es vilior et levior. omoteleuto qui potis est, inquis? quod amantem iniuria talis cogit amare magis, sed bene velle minus
Un tempo, o Lesbia, affermavi che tu volevi conoscere il solo Catullo, che non volevi avere al mio posto Giove. Allora ti ho amato non tanto come il popolo (ama) un’amica ma come un padre ama i figli e i generi. Adesso ti ho conosciuta: perciò sebbene più violentemente brucio di passione, tuttavia sei per me di minore pregio e di minore peso. Come mai è possibile tu dici? Perché una tale offesa costringe chi ama ad amare di più ma a voler bene di meno.
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Nulla potest mulier tantum se dicere amatam
vere quantum a me Lesbia amata mea es.
Nulla fides ullo fuit umquam in foedere tanta
quanta in amore tuo ex parte reperta mea est.
Nessuna donna può dire di essere stata amata
veramente, quanto la mia Lesbia fu amata da me.
In nessun patto ci fu mai cosi' tanta fedelta'
quanta e' stata trovata da parte mia nell'amore tuo.
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Siqua recordanti benefacta priora voluptas est homini, cum se cogitat esse pium, nec sanctam violasse fidem, nec foedere nullo divum ad fallendos numine abusum homines, multa parata manent in longa aetate, Catulle, ex hoc ingrato gaudia amore tibi. nam quaecumque homines bene cuiquam aut dicere possunt aut facere, haec a te dictaque factaque sunt. omnia quae ingratae perierunt credita menti. quare iam te cur amplius excrucies? quin tu animo offirmas atque istinc teque reducis, et dis invitis desinis esse miser? difficile est longum subito deponere amorem, difficile est, verum hoc qua lubet efficias: una salus haec est. hoc est tibi pervincendum, hoc facias, sive id non pote sive pote. o di, si vestrum est misereri, aut si quibus umquam extremam iam ipsa in morte tulistis opem, me miserum aspicite et, si vitam puriter egi, eripite hanc pestem perniciemque mihi, quae mihi subrepens imos ut torpor in artus expulit ex omni pectore laetitias. non iam illud quaero, contra me ut diligat illa, aut, quod non potis est, esse pudica velit: ipse valere opto et taetrum hunc deponere morbum. o di, reddite mi hoc pro pietate mea.
Se agli uomini è dolce il ricordo dei beni compiuti, quando sente di essere giusto, di non aver violato la fede santa, e di non aver abusato del nume divino nei patti ad inganno degli uomini, rimangono molte gioie nel tempo avvenire, o Catullo, superstiti a te per questo amore ingrato. Infatti quanto gli uomini possano dire o fare bene, queste da te furono dette e fatte: tutte le cose date ad un animo ingrato perirono. Perchè continui ancora ad accrescere l' antico tormento? Perchè non rendi più fermo il tuo animo e non ti allontani da lei e non smetti di vivere miseramente giacchè hai ostili gli dei? è difficile deporre un lungo amore; è difficile ma ci devi riuscire comunque. questa è la sola salvezza, questa la tua vera vittoria; fai ciò; possibile o impossibile. O dei se la pietà vi si addice e se mai concedeste se qualcuno nell'ora della morte un' ultima speranza, guardate me infelice e se condussi la vita puramente strappatemi a questo male che mi consuma e insinuandosi come torpore in ogni fibra del corpo ha scacciato dal petto ogni letizia. non chiedo già questo che ella mi ricambi, o ( ciò che è impossibile) che voglia essere pudica; io stesso voglio guarire e liberarmi da questo orribile morbo. O dei, concedetemi ciò per la mia devozione.
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Vivamus, mea Lesbia, atque amemus Rumoresque senum severiorum Omnes unius aestimemus assis. Soles occidere et redire possunt: nobis cum semel occidit brevis lux, nox est perpetua una dormienda. Da mi basìa mille, deinde centum, dein mille altera, dein secunda centum deinde usque altera mille, deinde centum. Dein, cum milia multa fecerimus, conturbabimus illa, ne sciamus, aut nequis malus invidere possit, cum tantum sciat esse basiorum.
Viviamo, mia Lesbia, e amiamoci, i pettegolezzi malevoli degli anziani troppo moralisti valutiamoli un soldo. I soli possono tramontare e ritornare: noi, una volta che è tramontato il breve giorno, siamo costretti a dormire una notte eterna. Dammi mille baci e dopo cento, poi mille altri senza interruzione, poi anocra cento. Poi quando ce ne saremo scambiate molte migliaia, li confonderemo per non sapere quanti sono e perché nessun maligno ci possa gettare il maolocchio, conoscendo l'ammontare dei baci.