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Ille mi par esse deo videtur,
ille, si fas est, superare divos,
qui sedens adversus identidem te
spectat et audit
dulce ridentem, misero quod omnis
eripit sensus mihi: nam simul te,
Lesbia, aspexi, nihil est super mi
lingua sed torpet, tenuis sub artus
flamma demanat, sonitu suopte
tintinant aures, gemina teguntur
lumina nocte.
otium, Catulle, tibi molestum est:
otio exsultas nimiumque gestis:
otium et reges prius et beatas
perdidit urbes.
Quello sembra a me essere pari ad un dio, quello, se è lecito (dirlo), sembra, a me, superare gli dei, quello che sedendoti di fronte ripetutamente guarda te e ti ascolta te che ridi dolcemente, cosa che a me misero strappa via tutti i sentimenti: infatti non appena ti vedo, Lesbia, non mi avanza un filo di voce nella bocca, ma la lingua è intorpidita, una fiamma tenue scorre sotto gli arti, le orecchie tintinnano per un suono loro, gli occhi sono ricoperti da una duplice notte. L'ozio, oh Catullo, ti è molesto: per l'ozio sei eccitato e troppo sei infervorato: l'ozio in tempi remoti ha portato alla rovina sia re sia prospere città.
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Iucundum, mea vita, mihi proponis amorem
hunc nostrum inter nos perpetuumque fore.
di magni, facite ut vere promittere possit,
atque id sincere dicat et ex animo,
ut liceat nobis tota perducere vita
aeternum hoc sanctae foedus amicitiae
Mia vita tu mi prometti che questo nostro amore fra noi
sarà giocondo ed eterno.
o grandi dei, fate in modo che possa prometterlo per davvero
e che dica ciò sinceramente e dal cuore profondo
così che sia possibile per noi portare avanti per tutta la vita
questa promessa di eterna sacra amicizia.
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"ADESSO SO CHI SEI!" Catullo
DICEBAS QUONDAM SOLUM TE NOSSE CATULLUM ... COGIT AMARE MAGIS, SED BENE VELLE MINUS
Una volta dicevi che solo tu conoscevi Catullo,
lesbia, e che non volevi tenere Giove al mio posto.
allora ti ho amata non tanto quanto la gente ama un'amante
ma come un padre (ama) i suoi figli e i suoi generi.
ora ti ho conosciuta: e per la qualcosa, sebbene io arda più fortemente
tuttuvia per me tu sei molto più vile e leggiere.
"com'è possibile?" dici. una tale offesa
fa s' che l'amante ami di più ma voglia meno bene.
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CIX. ad Lesbiam Iucundum, mea vita, mihi proponis amorem hunc nostrum inter nos perpetuumque fore. di magni, facite ut uere promittere possit, atque id sincere dicat et ex animo, ut liceat nobis tota perducere vita aeternum hoc sanctae foedus amicitiae.
Lieto, anima mia promettimi che questo nostro amore diventi interrotto grandi dei fate che possa promettere in tutta sincerità e dica queste parole senza mentire con tutto il cuore affinché sia consentito a noi due di vivere fino alla fine questo patto eterno di amore sacro.
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Cui dono lepidum novum libellum arida modo pumice expolitum? Corneli, tibi: namque tu solebas meas esse aliquid putare nugas iam tum, cum ausus es unus Italorum omne aevum tribus explicare cartis doctis, Iuppiter, et laboriosis. quare habe tibi quidquid hoc libelli qualecumque; quod, o patrona virgo, plus uno maneat perenne saeclo.
A chi dono un simpatico nuovo libretto appena ripulito con ruvida pomice? A te, o Cornelio: tu difatti eri solito pensare già allora che le mie cosucce valessero qualcosa, quando hai osato unico tra gli Italici spiegare tutta la storia con tre libri dotti, per Giove, e complessi. Dunque tieniti quanto più questo di libretto quale che sia; ma lui, o vergine patrona, duri perenne più di un secolo.