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ENEA ARRIVA IN ITALIA
VERSIONE DI GRECO di Cassio Dione
TRADUZIONE
Dopo 55 anni da Ercole, il famoso Enea, dopo la cattura di Troia, come dicevamo, giunge in Italia presso i Latini. Approdò presso Laurento, che è chiamato anche Troia, attraverso il fiume Nomichio: portando anche suo figlio, avuto da Creusa, Ascanio o Ilo. Il quel luogo, avendo quelli che erano con lui mangiato piatti fatti di sedano, oppure dalle parti più dure dei pezzi di pane (infatti non avevano piatti), ed inoltre dopo che una maialina bianca si era lanciata dalla sua nave sul monte da lei chiamato Albano e ne aveva partoriti 30: queste cose appunto dimostravano che al 30° anno i suoi figli avrebbero avuto sia terra sia miglior potere, avendo saputo ciò prima da un oracolo, cessò il vagabondaggio, (e) dopo aver sacrificato anche la maialina si preparava a fondare la città. Ma Latino non permetteva ciò: essenso vinto in battaglia concede in matrimonio ad Enea sua figlia Lavinia. Enea dopo averla fondata chiamò la città Lavinio. Essendo Latino e Turno, il re dei Rutuli, morti in guerra luno contro l'altro, salì al trono Enea.
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La testa di Pompeo è mostrata a Cesare
VERSIONE DI GRECO di Dione Cassio
TRADUZIONE dal libro Phrasis
ὁ δ' οὖν Καῖσαρ τὴν τοῦ Πομπηίου κεφαλὴν ἰδὼν κατεδάκρυσε καὶ κατωλοφύρατο, πολίτην τε αὐτὸν καὶ γαμβρὸν ὀνομάζων, καὶ πάνθ' ὅσα ποτὲ ἀλλήλοις ἀνθυπουργήκεσαν ἀναριθμούμενος. Τοῖς τε ἀποκτείνασιν αὐτὸν οὐχ ὅπως εὐεργεσίαν τινὰ ὀφείλειν ἔφη, ἀλλὰ καὶ ἐπεκάλει, καὶ ἐκείνην κοσμῆσαί τε καὶ εὐθετῆσαι καὶ θάψαι τισὶν ἐκέλευσε. Καὶ ἐπὶ μὲν τούτῳ ἔπαινον ἔσχεν, ἐπὶ δὲ δὴ τῇ προσποιήσει γέλωτα ὠφλίσκανε• τῆς γὰρ δυναστείας δεινῶς ἀπ' ἀρχῆς ἐφιέμενος, καὶ ἐκεῖνον καὶ ὡς ἀνταγωνιστὴν καὶ ὡς ἀντίπαλον ἀεί ποτε μισήσας, καὶ τά τε ἄλλα ἐπ' αὐτῷ πάντα πράξας καὶ τὸν πόλεμον τόνδε οὐκ ἐπ' ἄλλο τι παρασκευάσας ἢ ἵνα ἀπολομένου αὐτοῦ πρωτεύσῃ, τότε τε ἐς τὴν Αἴγυπτον οὐ δι' ἄλλο τι ἐπειχθεὶς ἢ ἵνα αὐτόν, εἰ περιείη, προσκατεργάσαιτο, ποθεῖν τε αὐτὸν ἐπλάττετο καὶ ἀγανακτεῖν τῷ ὀλέθρῳ αὐτοῦ ἐσκήπτετο.
TRADUZIONE
Cesare dunque, vedendo (avendo visto) la testa di Pompeo, si mise a piangere e si lamentò, chiamandolo cittadino e genero, ed enumerando tutto quanto un tempo si erano dati in cambio l'uno con l'altro. Disse che non c'era modo di esser debitore a quelli che lo avevano ucciso di una qualche gratitudine, anzi li accusava, e ordinò ad alcuni (del seguito) di adornarla, di disporla convenientemente e di seppellirla. E per questo ebbe un apprezzamento, per la finzione però attirava su di sè derisione; nonostante infatti ambisse fortemente sin da principio al potere, e avesse odiato sempre un tempo quello (Pompeo) come antagonista e come rivale, e avesse compiuto tutte le altre imprese in vista di questo, e non avesse preparato questa guerra per nient'altro che se non per diventare padrone assoluto, una volta che quello fosse andato in rovina , e si fosse mosso in fretta verso l'Egitto non per altro motivo se non per dargli il colpo di grazia , se fosse sopravvissuto, fingeva di sentire rimpianto per lui e simulava di provare dolore per la sua morte.
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L'ASSASSINIO DI CESARE
VERSIONE DI GRECO di Dione Cassio
TRADUZIONE
Quando dunque giunse al consiglio, Trebonio fece tardare fuori da lì Antonio. Avevano deliberato, infatti, ciò, di uccidere anche Lepido; Trebonio dialogò con quello, quindi gli altri che stavano riuniti tutti attorno a Cesare in questo luogo (era infatti molto disponibile e affabile), mentre alcuni conversavano, altri lo supplicavano davvero, affinché sospettasse il meno possibile qualcosa. Quando giunse il momento opportuno, uno di loro gli si avvicinò per chiedergli un favore, e gli strappò la toga dalla spalla, facendo così un tale segnale ai congiurati, secondo quanto convenuto; e da questo momento quelli avventandosi da molte parti contro di lui tutti insieme lo ferirono, cosicchè sotto il gran numero di questi Cesare non poteva ne dire ne fare niente, ma cercando di coprirsi morì per le molte ferite; questi sono gli avvenimenti più certi, ma senz'altro alcuni dicono anche questo, che (Cesare) disse a Bruto che lo colpiva violentemente: " Anche tu, figlio?".
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Ὡς δ´ οὖν ἀφίκετό ποτε πρὸς τὸ συνέδριον, Τρεβώνιος μὲν Ἀντώνιον ἔξω που ἀποδιέτριψεν. ....ὅτι πρὸς τὸν Βροῦτον τὸν ἰσχυρῶς πατάξαντα ἔφη « καὶ σύ, τέκνον »;
Quando dunque giunse al consiglio, Trebonio fece tardare fuori da lì Antonio. Avevano deliberato, infatti, ciò, di uccidere anche Lepido; Trebonio dialogò con quello, quindi gli altri che stavano riuniti tutti attorno a Cesare in questo luogo (era infatti molto disponibile e affabile), mentre alcuni conversavano, altri lo supplicavano davvero, affinché sospettasse il meno possibile qualcosa. Quando giunse il momento opportuno, uno di loro gli si avvicinò per chiedergli un favore, e gli strappò la toga dalla spalla, facendo così un tale segnale ai congiurati, secondo quanto convenuto; e da questo momento quelli avventandosi da molte parti contro di lui tutti insieme lo ferirono, cosicché sotto il gran numero di questi Cesare non poteva ne dire ne fare niente, ma cercando di coprirsi morì per le molte ferite; questi sono gli avvenimenti più certi, ma senz'altro alcuni dicono anche questo, che (Cesare) disse a Bruto che lo colpiva violentemente: " Anche tu, figlio?"
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Cause dello scoppio della guerra tarantina
VERSIONE DI GRECO di Dione Cassio TRADUZIONE dal libro Alfa bera grammata 2 pag. 98 n° 31
Inizio: Ναυαρχοῦντος δὲ Λουκίου Οὐαλλερίου, ... Fine: ... ὅτε τὴν ἐσθῆτα ταύτην τῷ αἵματι ὑμῶν ἀποπλυνεῖτε
Poiché l'ammiraglio Lucio Valerio voleva approdare con le trireme a Taranto considerando la regione alleata, i tarantini, sospettando che Valerio navigava contro di loro, si slanciarono con ira e precipitandosi verso lui che sperava che nulla gli fosse avverso affondarono lui e molti altri e quelli catturati furono alcuni rinchiusi e altri uccisi. I romani venuti a sapere ciò si irratarono tuttavia mandarono ambasciatori a reclamare e chiedere giustizia, alcuni non solo gli rispondevano con nulla di conveniente, ma schernivano anche l'ambasceria di Lucio postumio. Scoppiato un tumulto per ciò poiché i tarantini deridevano postumio disse: "ridete, ridete, finche vi e' possibile, infatti piangerete abbondantemente quando laverete questa veste con il vostro sangue".
Traduzione numero 2 da altro utente
Essendo Lucio Valerio capo della flotta e voleva approdare con le triremi a Taranto, in quanto riteneva amica la regione, i Tarantini, sospettando che Valerio navigasse contro di loro, si lanciarono con ira contro di lui, e piombando su di lui che non li considerava affatto un nemico, affondarono quello e molti altri: i prigionieri, alcuni li catturavano, altri addirittura li uccisero. Dunque, informati di queste cose, i Romani si adirarono, inviarono tuttavia ambasciatori per rimproverarli e chiedere giustizia. Ma essi non solo non risposero loro nulla di opportuno ma addirittura li derisero al punto da macchiare addirittura la veste di Lucio Postumio che era a capo degli ambasciatori. Essendoci per questo turbamento, e poiché i Tarantini ridevano, Postumio, "Ridete", disse, "ridete finché vi è possibile; infatti, piangerete per lunghissimo tempo, quando pulirete questa veste col vostro sangue"
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