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Venere disse tali parole a Psiche “vedi quel bosco?Lì pecore ricoperte di lana d’oro pascolano in libertà. Portami subito da lì un prezioso fiocco del vello raro in qualunque modo. Psiche andò spontaneamente non per svolgere quei compiti ma per avere la fine delle sue sofferenze precipitandosi dalla rupe nel fiume. Ma da lì dal fiume una verde canna ispirata per volontà divina così disse: ”Psiche oppressa da tante sofferenze, la tua misera morte non può inquinare le mie acque e non andare in queste a quest’ora contro le pecore formidabili. Infatti incitate dal calore del sole sono inselvatichite dalla truce rabbia aggrediscono con il corno acuto e con la fronte di sasso e talvolta con morsi avvelenati i mortali. Adesso puoi sotto quell’altissimo platano che con me beve la stessa acqua del fiume nasconderti segretamente. E quando il sole calmerà il vapore e ridurrà la rabbia delle pecore percuotendo le fronde del vicino bosco otterrai l’oro di lana che rimane attaccato qua e là agli arbusti”Così la semplice e umana canna istruiva Psiche molto malata.
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Amore e Psiche: la disubbedienza e la punizione versione di latino di Apuleio Versione nuovo comprendere e tradurre
Psiche vede come la più mite e dolce bestia fra tutte le belve quello stesso Cupido dio di bell'aspetto che giace graziosamente, all'apparizione del quale pure la luce della lanterna crebbe d'intensità e il coltello e la lama del pugnale sacrilego risplendeva. Ma Psiche spaventata da una simile visione, incapace di dominarsi e tremante, cadde in ginocchio e cercò di nascondere la spada, ma nel suo petto; avrebbe certamente fatto ciò se la spada caduta dalle mani temerarie per il timore di una acceleratezza tanto grave non fosse volata via. Ma, mentre osservava più e più volte la bellezza del divino volto si sente rianimare. Vede la capigliatura della testa bionda stillante di ambrosia, il collo del color del latte e le guance rossi, le ciocche dei capelli sparsi, alcuni che cadono sul petto, altri sulle spalle; per l'eccezionale splendore dei quali che lampeggiavano, la stessa luce della lucerna oscillava; le ali gocciolanti del dio volatile biancheggiano sulle spalle. Inoltre il corpo era globo e magnifico. Davanti ai piedi del letto giaceva l'arco e la faretra e le frecce, armi adatte a un grande dio. Il risveglio di Amore e la punizione di Psiche. Così si svegliò il dio bruciato, visto lo scempio del giuramento tradito, completamente dalle labbra e dalle mani della moglie, molto sfortunata, senza parole volò via, Ma Psiche prese la sua gamba destra e lo accompagnò attraverso le nuvole, finché stanza cadde abbandonata. E neppure il dio innamorato la abbandonò che giaceva sul terreno ma volò su un vicinissimo cipresso e dal quale l'alta cima commosso parlo: "Io davvero, semplicissima Psiche, fui immemore degli ordini della mia madre Venere, che aveva comandato che, legata dalla cupidigia di un uomo misero e crudele fossi destinata un matrimonio umile; io sono volato da te piuttosto come amante. Ma ho fatto questo facilmente, lo so, e io il famoso arciere mi sono colpito con la mia freccia e ti ho resa mia moglie, perché evidentemente ti sembrassi una bestia e perché tu con un pugnale tagliassi la mia testa, la testa che porta questi occhi innamorati di te. Continuamente di avvertivo sempre di stare attenta a queste cose. Ma quelle senza dubbio le tue consigliere mi pagheranno presto il fio, di tanti cattivi insegnamenti, in verità tanto ti punirò con la mia fuga. E con questo discorso, avendo terminato, volò via.
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Psiche vede come la più mite e dolce bestia fra tutte le belve quello stesso Cupido dio di bell’aspetto che giace graziosamente, all’apparizione del quale pure la luce della lanterna crebbe d’intensità e il coltello e la lama del pugnale sacrilego risplendeva. Ma Psiche spaventata da una simile visione, incapace di dominarsi e tremante, cadde in ginocchio e cercò di nascondere la spada, ma nel suo petto; avrebbe certamente fatto ciò se la spada caduta dalle mani temerarie per il timore di una acceleratezza tanto grave non fosse volata via. Ma, mentre osservava più e più volte la bellezza del divino volto si sente rianimare. Vede la capigliatura della testa bionda stillante di ambrosia, il collo del color del latte e le guance rossi, le ciocche dei capelli sparsi, alcuni che cadono sul petto, altri sulle spalle; per l’eccezionale splendore dei quali che lampeggiavano, la stessa luce della lucerna oscillava; le ali gocciolanti del dio volatile biancheggiano sulle spalle. Inoltre il corpo era globo e magnifico. Davanti ai piedi del letto giaceva l’arco e la faretra e le frecce, armi adatte a un grande dio. Il risveglio di Amore e la punizione di Psiche. Così si svegliò il dio bruciato, visto lo scempio del giuramento tradito, completamente dalle labbra e dalle mani della moglie, molto sfortunata, senza parole volò via, Ma Psiche prese la sua gamba destra e lo accompagnò attraverso le nuvole, finché stanza cadde abbandonata. E neppure il dio innamorato la abbandonò che giaceva sul terreno ma volò su un vicinissimo cipresso e dal quale l’alta cima commosso parlo: ”Io davvero, semplicissima Psiche, fui immemore degli ordini della mia madre Venere, che aveva comandato che, legata dalla cupidigia di un uomo misero e crudele fossi destinata un matrimonio umile; io sono volato da te piuttosto come amante. Ma ho fatto questo facilmente, lo so, e io il famoso arciere mi sono colpito con la mia freccia e ti ho resa mia moglie, perché evidentemente ti sembrassi una bestia e perché tu con un pugnale tagliassi la mia testa, la testa che porta questi occhi innamorati di te. Continuamente di avvertivo sempre di stare attenta a queste cose. Ma quelle senza dubbio le tue consigliere mi pagheranno presto il fio, di tanti cattivi insegnamenti, in verità tanto ti punirò con la mia fuga. E con questo discorso, avendo terminato, volò via.
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Dum Psyche summa cum voluptate visenti offert sese vox quaedam corporis sui nuda et: "Quid, " inquit "domina, tantis obstupescis opibus? Tua sunt haec omnia. Prohinc cubiculo te refer et lectulo lassitudinem refove et ex arbitrio lavacrum pete. Nos, quarum voces accipis, tuae famulae sedulo tibi praeministrabimus nec corporis curatae tibi regales epulae morabuntur. " Sensit Psyche divinae providentiae beatitudinem, monitusque vocis informis audiens et prius somno et mox lavacro fatigationem sui diluit, visoque statim proximo semirotundo suggestu, propter instrumentum cenatorium rata refectui suo commodum libens accumbit. Et ilico vini nectarei eduliumque variorum fercula copiosa nullo serviente sed tantum spiritu quodam impulsa subministrantur.
Allora Psiche comprese che tutta quella grazia era un segno della divina provvidenza e seguendo le indicazioni delle voci misteriose prima con il sonno poi con un bagno si liberò della stanchezza. «Fu allora che vide, poco discosta, una tavola semicircolare già apparecchiata per il pranzo e pensando si trattasse del suo, volentieri sedette. «All'istante, senza che nessuno servisse, ma come spinti da un soffio, le vennero recati vini pregiati, svariate pietanze. Non riusciva a vedere nessuno, sentiva solo un rimbalzar di parole é aveva per ancelle soltanto delle voci. «Dopo quel pranzo squisito un essere invisibile entrò e cominciò a cantare e un altro ad accompagnarlo sulla cetra Mentre con sommo piacere ella contemplava tutto questo, sentì una voce misteriosa che le disse: 'Signora, perché stupisci di fronte a tanta ricchezza? Ciò che vedi è tuo. Entra in camera e lasciati andare sul letto e comanda per il bagno, come ti piace Queste voci sono quelle delle tue ancelle, pronte a servirti, e quando avrai terminato di prenderti cura della tua persona, non dovrai attendere per un pranzo regale.
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Tali puella sermone deterrita manusque eius exosculata: "Parce, " inquit "mi parens, et durissimo casui meo pietatis humanae memor subsiste paululum. Nec enim, ut reor, aevo longiore maturae tibi in ista sancta canitie miseratio prorsus exarvit. Specta denique scaenam meae calamitatis. Speciosus adulescens inter suos principalis, quem filium publicum omnis sibi civitas cooptavit, meus alioquin consobrinus, tantulo triennio maior in aetate, qui mecum primis ab annis nutritus et adultus individuo contubernio domusculae immo vero cubiculi torique sanctae caritatis adfectione mutua mihi pigneratus votisque nuptialibus pacto iugali pridem destinatus, consensu parentum tabulis etiam maritus nuncupatus, ad nuptias officio frequenti cognatorum et adfinium stipatus templis et aedibus publicis victimas immolabat; domus tota lauris obsita taedis lucida constrepebat hymenaeum; tunc me gremio suo mater infelix tolerans mundo nuptiali decenter ornabat mellitisque saviis crebiter ingestis iam spem futuram liberorum votis anxiis propagabat, cum irruptionis subitae gladiatorum fit impetus ad belli faciem saeviens, nudis et infestis mucronibus coruscans: non caedi non rapinae manus adferunt, sed denso conglobatoque cuneo cubiculum nostrum invadunt protinus. Nec ullo de familiaribus nostris repugnante ac ne tantillum quidem resistente misera formidine exanimem, saevo pavore trepidam, de medio matris gremio rapuere. Sic ad instar Attidis vel Protesilai dispectae disturbataeque nuptiae da Apuleio
Atterrita da questo discorso la fanciulla prese a baciarle le mani e a implorare: «Perdonami, madre mia, perdonami, ma abbi un pò di compassione per la mia infelicissima sorte. Io lo so, ne sono sicura che l'età ormai avanzata, questa tua veneranda canizie non ha inaridito in te il sentimento della pietà. Considera un pò che sventura è la mia: un bel giovane il più in vista fra tutti quelli della sua condizione, che tutta la città aveva riconosciuto come suo figliuolo, per giunta mio cugino, si era legato a me con un sentimento d'amore purissimo, che io ricambiavo. Aveva soltanto tre anni più di me, eravamo cresciuti insieme fin dall'infanzia, compagno inseparabile della mia camera e del mio letto. Da tempo eravamo fidanzati, anzi, con il consenso dei genitori e dai documenti ufficiali egli poteva già considerarsi mio sposo. In vista delle nozze, tra uno stuolo numeroso di parenti e di amici egli già faceva sacrifici propiziatori nei templi e nei santuari; la mia casa era tutta adorna di lauri e risplendeva di luci e risuonava di canti nuziali; la mia povera madre, tenendomi sulle ginocchia, già mi faceva bella nell'abito nuziale e mi copriva di teneri baci, trepidante, facendo voti e sperando in cuor suo nella prole futura Proprio in quel momento all'improvviso, irruppero i briganti, tutti con le spade sguainate che mandavano lampi, come in una violenta scena di guerra. Non erano venuti per uccidere né per saccheggiare, ma in schiera serrata entrarono direttamente nella nostra stanza. Nessuno dei servi tentò di ricacciarli, tanto meno di resistere, ed io, infelice, morta di paura e tutta tremante fui strappata dalle braccia materne. Così le mie nozze furono tragicamente interrotte e sconvolte, come quelle di Attide e di Protesilao.