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Non sunt inutilia praesepia extra culina in aperto, cum enim in hieme anni sereno caelo in praesepia agricolae boves traducunt ut ad solem pabulum capiant. Horrea, fenilia, farraria, pistrina extra villam faciunt, ut ab ignis periculo sint villae tutae. Omnia villae aedificia luminosa sunt quod paries nullius vicini potest obstare, in urbe autem aut communium parietum altitudines aut angustiae loci faciunt obscuritates.
Non sono inutili i recintii all'aperto fuori dalla cucina quando infatti d'inverno con il cielo sereno i contadini conducono i buoi nel recinto perché pascolino al sole. Costruiscono magazzini, i fienili, le panetterie fuori dalla casa perché le case siano sicure dal pericolo del fuoco. Tutte le case sono edifici luminosi perché la parete di un vicino può essere d'ostacolo, nella città invece o le altezze di comuni pareti e del luogo angusto provocano oscurità.
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Nobilibus athletis, qui Olympia, Pythia, Isthmia, Nemea vicissent, Graecorum maiores tantos honores constituerunt ut, cum revertuntur in suas civitates cum victoria, triumphantes quadrigiis in moenia et in domos suas invehantur et publice perpetua vita alantur vectigalibus ex aerario publico constitutis. Cum ego id animadvertam, admiror quod non iidem honores scriptoribus sint tributi, qui infinitas utilitates omnibus gentibus praestant. Nam athletae sua corpora exercitationibus efficiunt fortiora, scriptores autem libris non solum suos sensus sed omnium validiores efficiunt maximeque rei publicae et suis civibus prosunt. Quid enim Milo Crotoniates, qui athleta fuit invictus, prodest hominibus, aut ceteri, qui in eo genere fuerunt victores? Pythagorae vero praecepta, Democriti, Platonis, aristotelis ceterorumque sapientium non solum suis civibus, sed etiam omnibus gentibus, abundantes et floridos parant fructus
Gli antenati dei Greci attribuirono riconoscimenti tanto grandi ai famosi atleti, i quali avessero vinto i giochi olimpici, pitici, istmici, nemei, che ritornando vittoriosi nelle loro città, erano portati trionfanti su quadrighe all’interno delle mura e nelle loro dimore e venivano mantenuti a vita a spese dello Statocon i tributi provenienti dall'erario pubblico. Osservando ciò, mi meraviglio del fatto che non siano stati assegnati gli stessi onori agli scrittori, i quali apportano infiniti vantaggi a tutti i popoli. Infatti gli atleti rendono con gli allenamenti i propri corpi più forti mentre gli scrittori con i libri non solo rendono più acuti i propri sensi ma anche quelli di tutti gli altri e sonoassai utili allo Stato e ai propri concittadini. Infatti in cosa può essere utile Milone di Crotone, che fu atleta invincibile, agli uomini o tutti gli altri, i quali furono vincitori in quel campo? Invece gli insegnamenti di Pitagora, Democrito, Platone, Aristotele e di tutti gli altri filosofi danno frutti abbondanti e floridi non solo ai loro concittadini, ma anche a tutti i popoli.
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Nobilibus athletis, qui Olympia, Phytia, Isthmia, Nemea vicissent, Graecorum maiores ita magnos honores constituerunt, ut non modo in conventu stantes cum palma et corona ferant laudes, sed etiam, cum revertantur in suas civitates cum victoria, triumphantes quadrigis in moenia et in patrias invehantur e reque publica perpetua vita constitutis vectigalibus fruantur. Cum ergo id animadvertam, admiror, quid ita non scriptoribus eidem honores etiamque maiores sint tributi, qui infinitas utilitates aevo perpetuo omnibus gentibus praestant. Id enim magis erat institui dignum, quod athletae sua corpora exercitationibus efficiunt fortiora, scriptores non solum suos sensus, sed etiam omnium, cum libris ad discendum et animos exacuendos praeparant praecepta.
I maggiori tra i Greci concessero grandi onori agli atleti illustri che vinsero nei giochi olimpici, nei giochi pitici, nei giochi nemei, in modo che non solo ricevono lodi seduta stante con la palma e con la corona, ma anche ritornando nelle proprie città vittoriosi, venendo condotti trionfanti con la quadriga all'interno delle mura e in patria e godono per tutta la vita di rendite stabilite dallo Stato. Quindi vedendo ciò, mi stupisco del perché non siano assegnati gli stessi o maggiori onori agli scrittori che offrono infiniti vantaggi in eterno a tutti i popoli. Infatti era piuttosto degno che ciò fosse celebrato poiché gli atleti rendono più forti i loro corpi con gli esercizi, gli scrittori non solo le loro sensazioni, ma anche (quelle) di tutti, preparano con i libri i precetti per spronare e per istruire gli animi.
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Nobilibus athletis, qui Olympia, Phytia, Isthmia, Nemea vicissent, Graecorum maiores ita magnos honores constituerunt, ut non modo in conventu stantes cum palma et corona ferant laudes, sed etiam, cum revertantur in suas civitates cum victoria, triumphantes quadrigis in moenia et in patrias invehantur e reque publica perpetua vita constitutis vectigalibus fruantur. Cum ergo id animadvertam, admiror, quid ita non scriptoribus eidem honores etiamque maiores sint tributi, qui infinitas utilitates aevo perpetuo omnibus gentibus praestant. Id enim magis erat institui dignum, quod athletae sua corpora exercitationibus efficiunt fortiora, scriptores non solum suos sensus, sed etiam omnium, cum libris ad discendum et animos exacuendos praeparant praecepta.
I maggiori tra i Greci concessero grandi onori agli atleti illustri che vinsero nei giochi olimpici, nei giochi pitici, nei giochi nemei, in modo che non solo ricevono lodi seduta stante con la palma e con la corona, ma anche ritornando nelle proprie città vittoriosi, venendo condotti trionfanti con la quadriga all'interno delle mura e in patria e godono per tutta la vita di rendite stabilite dallo Stato. Quindi vedendo ciò, mi stupisco del perché non siano assegnati gli stessi o maggiori onori agli scrittori che offrono infiniti vantaggi in eterno a tutti i popoli. Infatti era piuttosto degno che ciò fosse celebrato poiché gli atleti rendono più forti i loro corpi con gli esercizi, gli scrittori non solo le loro sensazioni, ma anche (quelle) di tutti, preparano con i libri i precetti per spronare e per istruire gli animi.
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Homines vetere more ut ferae in silvis et speluncis et nemoribus nascebantur ciboque agresti vescendo vitam exigebant. Interea quondam in loco ab tempestatibus et ventis densae crebritatibus arbores agitatae et inter se terentes ramos ignem excitaverunt, et eius flamma vehementi perterriti, qui circa eum locum fuerunt, sunt fugati. Postea re quieta propius accedentes cum animadvertissent commoditatem esse magnam corporibus ad ignis teporem, ligna adicientes et id conservantes, alios adducebant et nutu monstrantes ostendebant, quas haberent ex eo utilitates. In eo hominum congressu cum profundebantur aliter e spiritu voces, cotidiana consuetudine vocabula, ut obtigerant, constituerunt, deinde significando res saepius in usu ex eventu fari fortuito coeperunt et ita sermones inter se procreaverunt.
Nell'antichità gli uomini nascevano come belve nelle foreste, nelle caverne e nei boschi e vivevano nutrendosi del cibo che raccoglievano nei campi. Poi, in qualche luogo, degli alberi folti, agitati da frequenti raffiche di vento, sfregando i rami l'uno contro l'altro, fecero scaturire il fuoco; allora tutti coloro che erano li vicino, atterriti dalle fiamme impetuose, fuggirono. Quando tutto tornò tranquillo, osarono avvicinarsi ed accorgendosi che il tepore del fuoco dava un gran beneficio ai loro corpi, aggiunsero legna per conservarlo; intanto chiamarono li altri uomini e a gesti fecero loro capire quanta utilità avrebbero potuto ricavare da questa scoperta. Durante quelle loro riunioni emettevano con la voce suoni diversi, arrivando poi, con l'uso quotidiano, a formare casualmente delle parole, con le quali indicavano gli oggetti di uso più frequente: cominciarono, insomma, in seguito a quel fortuito evento a parlare e così inventarono il linguaggio come loro mezzo di comunicazione.