- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Vitruvio
- Visite: 5
In chorte culina calidissimo loco designetur. Coniuncta autem habeat bubilia, quorum praesepia ad focum et orientis regionem spectent, ideo quod boves lumen et ignem spectando horridi non fiunt; item agricolae regionum imperiti non putant oportere aliam regionem caeli boves spectare nisi ortum solis. Balnearia item coniuncta sint culinae; ita enim lavationi rusticae ministratio non erit longe. Torcular item proximum sit culinae; ita enim ad olearios fructus commoda erit ministratio. Habeatque coniunctam vinariam cellam habentem ab septentrione lumina fenestrarum; cum enim alia parte habuerit, qua sol calefacere possit, vinum quod erit in ea cella, confusum ab calore efficietur imbecillum. Olearia autem collocentur ita ut habeant a meridie calidisque regionibus lumen. Horrea, fenilia, farraria, pistrina extra villam aedificentur, ut ab ignis periculo sint villae tutiores.
La cucina nel cortile venga posta in un luogo caldissimo. Abbia inoltre vicine la stalle le cui mangiatoie siano rivolte verso il focolare e verso oriente, affinché i buoi con il guardare il lume ed il fuoco non divintano selvaggi; così i contadini inesperti della zona pensano che sia necesario che i buoi non guardino un'altra regione del cielo se non il sorgere del sole. I bagni siano uniti nello stesso modo alla cucina; così infatti il servizio sarà lontano per un rustico lavaggio. Il frantoio sia nello stesso modo vicino alla cucina, in questo modo infatti il servizio sarà comodo alla produzione dell'olio. E abbia una cantina collegata, che riceva da settentrione le luci delle finestre; infatti quando le avesse da altra parte dalla quale il sole possa scaldare, il vino che sarà in quella cantina, sarà rovinato dal calore e di bassa gradazione. Invece quelle dell'olio vengano collocate così da avere da sud la luce dalle regioni calde. I granai, i fienili, i magazzini di farri, i mulini vengano costruiti fuori dalla villa, affinché le ville siano più al sicuro dal pericolo di incendio.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Vitruvio
- Visite: 5
sin autem loca dura erunt aut nimium venae penitus fuerint, tunc signinis operibus ex tectis aut superioribus locis excipiendae sunt copiae. in signinis autem operibus haec sunt facienda. uti harena primum purissima asperrimaque paretur, caementum de silice frangatur ne gravius quam librarium, calce quam vehementissima mortario mixta ita ut quinque partes harenae ad duas respondeant. eorum fossa ad libramentum altitudinis quod est futurum calcetur vectibus ligneis ferratis. Parietibus calcatis in medio quod erit terrenum exinaniatur ad libramentum infimum parietum. Hoc exaequato solum calcetur ad crassitudinem quae constituta fuerit. ea autem si duplicia aut triplicia facta fuerint uti percolationibus transmutari possit, multo salubriorem et suaviorem aquae usum efficient. limus enim cum habuerit quo subsidat, limpidior fiet et sine odoribus conservabit saporem, si non, salem addi necesse erit et extenuari.
Se poi si scavasse in terreno duro, oppure non si trovasse a qualunque profondità vena d’acqua, allora debbonsi raccogliere acque, o dai tetti, o da altri luoghi alti, nelle cisterne con lastrico di smalto. I lastrichi poi debbonsi costruire con questa composizione: cioè che prima si abbia arena ben tersa, e più aspra che si può, ed i cementi siano di selce, né ciascuno più pesante di una libbra: la calcina sia della più gagliarda, e nel mortaio la mistura sia composta di cinque parti di arena e due di calcina; e con codesta mistura, e con cementi si faccia una fodera ai muri della fossa, profondata fino a quel piano che richiede l’altezza destinatavi, e si battano con pestelli di legno ferrati. Pestato che sia codesto smalto addossato alle pareti, lo spazio poi di mezzo occupato di terra si vuoti fino al del fondo delle dette pareti, e, spianato il suolo, si cuopra colla stessa mistura e si batta il pavimento fino a quella grossezza che sarà destinata. Codeste conserve d’acqua, ove si costruiscano duplicate o triplicate, in modo che dall’una all’altra si possano tramutare colando le acque, ne renderanno assai più salubre l’uso; imperocché se vi è un luogo al fondo ove depositi il fango, rimarrà più limpida l’acqua, e senza odore, e conserverà il suo natural sapore: in caso diverso fa d’uopo che essa sia purificata col porvi del sale.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Vitruvio
- Visite: 5
Homines vetere more ut ferae in silvis et speluncis et nemoribus nascebantur ciboque agresti vescendo vitam exigebant. Interea quondam in loco ab tempestatibus et ventis densae crebritatibus arbores agitatae et inter se terentes ramos ignem excitaverunt, et eius flamma vehementi perterriti, qui circa eum locum fuerunt, sunt fugati. Postea re quieta propius accedentes cum animadvertissent commoditatem esse magnam corporibus ad ignis teporem, ligna adicientes et id conservantes, alios adducebant et nutu monstrantes ostendebant, quas haberent ex eo utilitates. In eo hominum congressu cum profundebantur aliter e spiritu voces, cotidiana consuetudine vocabula, ut obtigerant, constituerunt, deinde significando res saepius in usu ex eventu fari fortuito coeperunt et ita sermones inter se procreaverunt.
Nell'antichità gli uomini nascevano come belve nelle foreste, nelle caverne e nei boschi e vivevano nutrendosi del cibo che raccoglievano nei campi. Poi, in qualche luogo, degli alberi folti, agitati da frequenti raffiche di vento, sfregando i rami l'uno contro l'altro, fecero scaturire il fuoco; allora tutti coloro che erano li vicino, atterriti dalle fiamme impetuose, fuggirono. Quando tutto tornò tranquillo, osarono avvicinarsi ed accorgendosi che il tepore del fuoco dava un gran beneficio ai loro corpi, aggiunsero legna per conservarlo; intanto chiamarono li altri uomini e a gesti fecero loro capire quanta utilità avrebbero potuto ricavare da questa scoperta. Durante quelle loro riunioni emettevano con la voce suoni diversi, arrivando poi, con l'uso quotidiano, a formare casualmente delle parole, con le quali indicavano gli oggetti di uso più frequente: cominciarono, insomma, in seguito a quel fortuito evento a parlare e così inventarono il linguaggio come loro mezzo di comunicazione.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Vitruvio
- Visite: 5
Aristippus, qui inter Cyrenaicos philosophos excellentissimus habetur, naufragio eiectus ad Rhodienium litus, cum geometrica schemata animadvertisset in arena descripta, exclamavisse dicitur ad comites suos: "Bene speremus, amici! Hominum enim hic vestigia video". Statimque in oppidum Rhodum contendit et ad gymnasium devenit, ibique de philosophia disputans a civibus muneribus est donatus ut non tantum se ornaret, sed etiam eis qui cum eo una fuerunt, et vestitum et cetera, quae opus essent ad victum, praestare posset. Cum autem eius comites in patriam reverti statuissent interrogarentque eum quidnam vellet domum propinquis renuntiari, tunc sic respondisse dicitur: "Eiusmodi possessiones et viatica liberis oportet parari, quae etiam in naufragio possint enatare". Namque ea vera praesidia vitae dicuntur, quibus neque fortunae tempestas iniqua neque publicarum rerum mutationes neque belli vastationes aut piratarum et praedonum incursiones possint nocere.
Aristippo, che era reputato il migliore fra i filosofi Cirenaici, scagliato da un naufragio sulla spiaggia di Rodi, avendo visto figure geometriche scritte sulla sabbia, si dice che abbia esclamato ai suoi compagni: "Speriamo bene, o amici! Vedo qui infatti delle tracce di uomini". E subito si diresse alla città di Rodi e giunse al ginnasio, e qui trattando di filosofia ricevette in dono dai cittadini dei regali, per adornare non solo sé, ma anche per poter garantire anche a coloro che furono con lui sia il vestiario sia tutte le altre cose, le quali erano necessarie al sostentamento. Poiché invece i suoi compagni avevano deciso di ritornare in patria e gli chiedevano cosa mai volesse che fosse riportato in patria ai parenti, allora si dice che abbia risposto così: "Ad ogni modo bisogna destinare ai figli i possedimenti e i beni, che anche in un naufragio possano trarsi in salvo". Infatti si dicono veri sostegni della vita quelli ai quali né uno sfavorevole andamento della sorte né le rivoluzioni politiche né le devastazioni della guerra o le incursioni dei pirati e dei predoni possano nuocere.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Vitruvio
- Visite: 5
ONORE ALLO SPORT
Autore: Vitruvio
Nobilibus athletis qui Olympia Pythia Isthmia Nemea vicissent, Graecorum maiores ita magnos honores constituerunt uti non modo in conventu stantes cum palma et corona ferant laudes, sed etiam cum revertantur in suas civitates cum victoria triumphantes quadrigis in moenia et in patrias invehantur e reque publica perpetua vita constitutis vectigalibus fruantur. cum ergo id animadvertam, admiror quid ita non scriptoribus eidem honores etiamque maiores sint tributi, qui infinitas utilitates aevo perpetuo omnibus gentibus praestant. id enim magis erat institui dignum, quod athletae sua corpora exercitationibus efficiunt fortiora, scriptores non solum suos sensus sed etiam omnium, <cum> libris ad discendum et animos exacuendos praeparant praecepta.
Gli antichi Greci tributarono ai rinomati atleti che avessero vinto i giochi olimpici, pitici, istmici e nemei onori tanto grandi che non solo rendevano (loro) - decorati con la palma e la corona (di vincitori) - pubbliche lodi, ma addirittura - quando (essi) tornavano, vittoriosi, nelle rispettive città - venivano fatti entrare in trionfo, su quadrighe, nelle mura (cittadine) e in patria e (quindi) usufruivano, dallo Stato, di vitalizi per i meriti acquisiti. Quando io pongo mente a ciò, mi meraviglio del fatto che simili onori, o addirittura maggiori, non siano (mai) stati tributati a quegli scrittori, che procurano infiniti vantaggi all'intero genere umano, (vantaggi destinati a durare) in eterno. Anzi, sarebbe stato un provvedimento ancor più giusto, dato che (mentre) gli atleti rinforzano (esclusivamente) i propri corpi con l'allenamento, gli scrittori (invece accrescono) non solo la propria sensibilità , ma anche (quella) di tutti (gli altri uomini), quando, nei libri, forniscono precetti atti ad educare e raffinare gl'intelletti.