In deis generaliter primum maiestas eorum naturae veneranda nobis est, deinde inventa quae aliquid utile hominibus comparaverint. In love est vis regendi omnia, in Marte vis belli, in Neptuno vis maris; a Minerva autem inventae sunt artes, a Mercurio litterae, medicina ab Apolline, a Cerere fruges, a Libero vinum. Praeterea, quia acta ab iis vetustas tradidit, ea nobis sunt commemoranda. Dis quibusdam addunt honorem parentes, ut iis qui filii Iovis sunt, dis quibusdam honorem addit progenies, ut Apollo ac Diana Latonae matri honorem addunt. Quidam vero sunt in primis laudandi; nam, cum geniti sint mortales, immortalitatem virtute sunt consecati.
Negli dèi bisogna generalmente venerare prima di tutto la grandezza della loro natura, poi le cose scoperte così da procurare qualcosa di utile agli uomini. In Giove c'è la forza di reggere ogni cosa, in Marte la forza della guerra, in Nettuno la forza del mare; da Minerva invece sono state scoperte le arti, da Mercurio le lettere, da Apollo la medicina, da Cerere i raccolti, da Libero il vino. Inoltre, visto che l'antichità fece conoscere (tramandò) le cose realizzate da questi, dobbiamo commemorarle. I parenti aggiungono onore ad alcuni dèi, come a quelli che furono i figli di Giove, la progenie aggiunse onore ad alcune divinità, come Apollo e Diana aggiunsero onore alla madre Latona. Bisogna in verità lodare soprattutto alcuni; infatti, essendo stati generati i mortali, ottennero l'immortalità per valore.
Versione tratta da Quintiliano