Cum bello Sabino, quod ob virginarum raptum commissum est, Romani claudere festinarent portam, quae sub radicibus collis Viminalis erat, quia in ipsam hostes ruebant, postquam est clausa, mox apertam sponte eam viderunt. Cum iterum ac tertio idem contigisset, armati plurimi pro limine, quia in nulla facultate erant ut portam clauderent, custodes steterunt. Cum ex alia parte acerrimo certamine certaretur, subito fama fuit fusos esse a Tatio nostros. Itaque Romani, qui aditum defendebant, territi sunt atque evaserunt. Cum Sabini per portam patentem inruere statuissent, tradunt ex aede lani per hanc portam ferventium undarum vim maximam erupisse, multasque hostium catervas mortuas esse. Ex eventu Romae placitum est ut belli tempore fores reserarentur: Romani enim credebant Ianum deum eo modo ad urbis auxilium venturum esse.
Durante la Guerra Sabina, che fu intrapresa per il rapimento delle fanciulle, i romani affrettandosi a chiudere la porta che si trovava sotto le radici del Colle Viminale, perché i nemici si lanciavano in direzione di questa stessa, dopo che fu chiusa, videro che si aprì subito spontaneamente. Essendo avvenuta la stessa cosa una seconda e una terza volta, moltissimi armati stettero come custodi dinanzi alla soglia, perché non si trovassero in alcuna possibilità di chiudere la porta. Dato che dall'altra parte si combatteva in un'acerrima contesa, improvvisamente si sparse la notizia che i nostri erano stati dispersi da Tazio. Pertanto i Romani, che difendevano l'accesso, furono atterriti e evasero. I Sabini avendo stabilito d'irrompere attraverso la porta spalancata, tramandano che dal tempio di giano tramite questa porta irruppe una massima forza di onde incandescenti, e un gran mucchio di nemici morì. In seguito all'avvenimento a Roma sembrò opportuno aprire le porte in tempo di guerra: i Romani infatti credevano che il Dio Giano in quel modo sarebbe giunto in aiuto della città.
(By Maria D.)
Versione tratta da Macrobio