Probitatis iter magis arduum est quam vitii, quia libidini cedere facillimum et suavissimum est; difficillimum et acerrimum voluptatum oblectamentis resistere. Attamen certissimum habet exitum virtutis iter; maxime dubium, contra, habet exitum improbitatis via. Nam improbitas simillima est praecipiti descensui, ubi terminum cernere difficillimum est. Quare apud Vergilium, suavissimum et sapientissimum omnium poetarum, Sibylla monet Aeneam ut quam maxima circumspectione ad descensum Averni accedat, cum inde minime facilis reditus sit. Nam in improbitatem celerrimo pede et levissimo animo currimus, sed plerumque recedere non possumus, cum multo difficilior sit reditus quam accessus. Sic in rebus humanis multo saepius in vitia cadimus quam ex improbis moribus evadimus et ad virtutem revertimus.
La via della virtù è più ardua di quella del vizio, perché è molto più facile e più soave cedere alla libidine; è molto più difficile e più duro resistere agli allettamenti dei piaceri. Ma tuttavia la via della virtù ha un esito certissimo; di contro, la via della disonestà ha un esito molto incerto. Infatti la disonestà è molto simile alla discesa a precipizio, dove è molto difficile scorgere il termine. Per tale motivazione presso Virgilio, il più soave e sapiente di tutti i poeti, la Sibilla esortò Enea ad avvicinarsi alla discesa dell'Averno con quanta più circospezione possibile, essendo il ritorno da lì per nulla facile. Infatti incorriamo nella disonestà con piede molto veloce ed animo molto leggero, ma spesso non possiamo tornare indietro, essendo il ritorno molto più difficile dell'accesso. Così nelle situazioni umane cediamo molto più spesso nei vizi rispetto ad evadere dai costumi disonesti e ritornare alla virtù.
(By Maria D. )