Ισχυρᾶς δὲ μάχης ἐπὶ πολύν τε χρόνον γινομένης καὶ τοῦ κιν δύνου μηδεμίαν ῥοπὴν λαμβάνοντος, ὁ μὲν Επαμεινώνδας ύπολαβὼν τῆς ἰδίας ἀρετῆς προσδεῖσθαι τὴν νίκην, ἔγνω δι᾽ ἑαυτοῦ κρῖναι τὸν κίνδυνον. ...

Verificatasi una battaglia violenta per lungo tempo, e non prendendo il pericolo nessuna svolta, avendo Epaminonda, supposto che la vittoria richiedesse il suo coraggio, decise (γιγνώσκω) di scegliere personalmente (δι᾽ἑαυτοῦ, mediante se stesso) il pericolo. Quindi, avendo preso subito i migliori e avendo serrato i ranghi con questi si lanciò in mezzo a nemici. Facendo da guida (καθηγέομαι, gen ass) al battaglione e avendo lanciato per primo un giavellotto, colpì il comandante degli Spartani. Subito, mentre anche gli altri venivano alle mani, avendone uccisi (ἀναιρέω) alcuni, avendone intimoriti (καταπλήσσω) altri, spezzò (διακόπτω) la falange dei nemici. Gli Spartani, stupiti (καταπλήσσω) dalla decisione di Epaminonda e dal peso del gruppo vicino a lui, si ritiravano dalla battaglia mentre i Beoti li premevano, uccidendo sempre gli ultimi e si ammassò una grande quantità di cadaveri. Ma gli Spartani, vedendo Epaminonda che si gettava con ardore (nella battaglia), si raccolsero contro di lui. Dopo aver sopportato molti e fitti giavellotti alcuni li schivava, altri li respingeva, e, estraendone alcuni dal corpo, con questi stessi teneva lontano coloro che lo assalivano. Dopo aver lottato eroicamente per la vittoria, ricevette una ferita mortale nel petto.
(By Vogue)