Ει γαρ ωζη μεν η εμη μητηρ, θυγατηρ δε Κιρωνος, μηδεν δε εκεινος διαθεμενος ετελευτησεν, ην δε αδελφος αουτος αυτω μη αδελφιδους... εαν μεν μηδεν καταλιπωσι, ημας υποδικους ειναι της κακωσεως.

Infatti se mia madre, figlia di Chirone, era in vita, quello sarebbe morto senza aver fatto testamento, lui gli era fratello, non da fratelli, vivevano insieme se era il padrone della donna, e non delle ricchezze, ma dei figli nati da questo e da lei, benchè avessero diciotto anni: perché in questo modo ordinano le leggi. Se dunque anche lo stesso padrone della donna che era viva non diveveniva di loro, ma i bambini, è chiaro anche che essendo morta, poiché lasciava noi figli in eredità, e non questi, ma noi siamo eredi delle ricchezze. Non solo dunque per questo, ma anche è chiaro per la legge riguardo il maltrattamento. Infatti se, il nonno era in vita, ma era bisognoso dei mezzi di sopravvivenza, non sarebbe accusato questo di maltrattamento ma noi. Prescrive infatti (la legge) di assistere i (propri) genitori: sono genitori madre, padre, avo, ava, madre e padre di questi, se vivono ancora; infatti costoro sono principio della famiglia e i loro beni vengono tramandati ai discendenti; è necessario quindi assisterli anche se non lasciano nulla in eredità. Come dunque, è giusto, sebbene non lascino nulla, che noi siamo accusati di maltrattamento se non li assistiamo, se, invece, hanno lasciato qualcosa, che questo sia erede ma non noi? Assolutamente no.
(Stuurm)