Καὶ πρῶτον μὲν τὴν πόλιν σποράδην καὶ κατὰ ὁ κώμας οἰκοῦσαν... ἅπασιν εἰς τὸ κοινὸν ἀπεδίδου. (Versione greco Isocrate)

E in primo luogo avendo riunito in un sol luogo la città dispersa e disposta in [vari] villaggi (trovi la frase fatta sul vocabolario GI alla voce οἰκέω) la rese tanto grande che anche ora da quel tempo è la più grande fra le [città] greche. Dopo ciò resa comune la patria e rendendo liberi gli animi di coloro che convivevano, rese in condizioni di parità (ἐξ ἴσου) la gara sul valore, sperando che allo stesso modo (προέξειν inf fut προέχω) prevalesse su di loro [il valore] lavorando (ἀσκέω) come non dandosene cura (ἀμελέω), poiché sapevano (avendo saputo) che gli onori che sono più graditi [sono] quelli da parte di coloro che sono saggi o da parte di coloro che sono sottomessi. Fu tanto lontano dal fare qualcosa contro la volontà dei cittadini che rendeva il popolo padrone del governo, mentre questi ritenevano giusto che solo lui governasse, ritenendo che fosse più onesto e più imparziale il suo comando supremo del loro. Infatti egli, non come gli altri [re], non ordinava ad altri incombenze, non godeva dei piaceri solo egli stesso, ma si prendeva i suoi rischi personali e assegnava le risorse (εἰς τὸ κοινόν=) all'utile comune.
(By Vogue)