Πρὸς ταῦτα ὁ Σκυθέων βασιλεὺς Ἰδάνθυρσος ἔλεγε τάδε· «Οὕτω τὸ ἐμὸν ἔχει ω Πέρσα· ...

Rispetto a queste parole il Re degli Sciti Idantirsi diceva così: "La mia condotta (τὸ ἐμόν) o Persiano è come segue: io non fuggivo ancora nessuno fra gli uomini perché ne (δείσᾱς, part aor δείδω) avevo timore, né prima, né ora fuggo [davanti a] te; non sono diverso in qualcosa di nuovo ora rispetto a quello che sono abituato (ἐώθεα — ἔθω) a fare in pace. Questo perché per la verità non combatto subito, io lo congetturo. Noi non abbiamo (dativo di possesso) né città né terra coltivata (part perf φῠτεύω) per le quali avendo timore che sia presa o attaccata potremmo scontrarci (συμμίγνυμι) presto con voi in battaglia. Se invece è necessario in ogni modo arrivare (ἀφικνέομαι inf mp) a questo velocemente (κατὰ τάχος) noi abbiamo (τυγχάνουσι ἡμῖν, dativo di possesso) le tombe che sono dei padri. Orsù provate a distruggere quelle (ἀνευρίσκω) dopo averle trovate e allora saprete se noi combatteremo per quelle tombe o non combatteremo. Io ritengo miei padroni Zeus, mio antenato ed Estia, la regina degli Sciti. A te, invece di terra e di acqua come doni manderò [doni] che ti si addicono e in cambio del fatto che hai detto di essere mio padrone, io ti dico di andare in malora".
(By Vogue)