Δορκων ο βουκολος τα ερωτος εργα ευθυς μεν επ' εκεινης της ημερας ερωτικως διετεθη της Χλοης, ... - δε απειρος ουσα τεχνης εραστου λαμβανουσα τα δωρα εχαιρε.

Dorcone il bovaro che sin dal primo appariva attirato delle opere, subito subì (διατίθημι) il fascino di Cloe, trascorrendo moltissimi giorni con l’animo infiammato (ἐκπυρσεύω) e non dandosi cura di Dafni come di un giovane intento a raggiungere il suo scopo con doni o con la forza. Portò (κομίζω) allora doni a quelli, tra cui a Dafini una siringa da pastore che era stata assemblata (dew) con nove canne di bronzo tenute unite (δίδωμι) con la cera, a Cloe una pelle da Baccantre e con la pelle il cui pelo era stato tinto da colori. Da allora, essendo ritenuto un amico di Dafni, non se ne dava affatto cura, a Cloe ogni giorno portò un formaggio morbido o un pomo di stagione: le portò talvolta anche un vitello neonato e una coppa di legno intarsiato e degli uccellini che aveva visto montagna. E d essendo ignaro dell’arte amorosa, fu felice dei doni lasciati. (by Geppetto)

altra prosposta di traduzione

Il bovaro Dorcone avendo visto le azioni dell’amore subito da quel giorno si innamorò di Cloe, poiché più giorni trascorrevano, più si infiammava il cuore e non essendosi dato pensiero di Dafni comprese che essendo ragazzo di raggiungere il suo scopo con doni che con violenza. Per prima cosa portò a loro doni, a Dafni uno zufolo da pastore, dopo aver legato nove canne di rame invece che di cera, a Cloe invece una nebride simile a quella delle Baccanti e la nebride aveva la capigliatura dipinta con colori. Quindi ritenendosi amico di Dafni trascurava a poco a poco, invece a Cloe ogni giorno portava o formaggio fresco o una corona di fiori o una mela di stagione; una volta le portò anche un vitellino appena nato e una coppa intarsiata d’oro e pulcini di uccelli montani. Lei essendo inesperta dell’arte dell’amante, prendendo i doni gioiva.