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Quidam paterfamilias, iam aetate provectus, liberos advocavit et ita iis dixit "Ego mox vos relinquam, fili mei; mors enim iam adventat nec multum tardabit. Semper modicam vitam egi, ut scitis atque nihil nisi vineam admodum parvam, hereditate accipietis. Sed in mea vinea theasurus conditus est, et si post mortem meam diligenter quaesiveritis. ... Finem verbis is non dedit, quia mors eam interciderat. Tum filii in vinea terram penitus et effodere inceperunt, at thesaurum nullum invenerunt; sed postquam vinea diligenter, acta erat, copiosos fructus effudit. Tum filii intellexenerunt pater significaverat: summas divitias habemimus si in vita a nobis labor ac industria summi praestiti erunt.
Un padre di famiglia, già avanzato nell'età convocò i figli e così gli disse "io presto vi lascerò, figli miei, la morte infatti si avvicina e non tarderà molto. Ho sempre condotto una vita modesta, così che pensate che non avrete nulla in eredità se non una piccola vigna. Ma nella mia vigna ho nascosto un tesoro, e se dopo la mia morte lo cercherete accuratamente ... Egli non diede fine alle parole, perché la morte l'aveva interrotta. Allora i figli iniziarono a scavare nella vigna a fondo ma non trovarono alcun tesoro; ma dopo che accuratamente era stata mossa, produsse frutti abbondanti. Allora i figli capirono cosa il padre aveva inteso: otterremo le più grandi ricchezze, se nella vita saranno prestati al massimo da noi il lavoro e l'impegno.
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Inizio: Matronae, quae contentae uno matrimonio fuerant, ... Fine: quo formam concinniorem efficerent, summa cum diligentia capillos cinere rutilarunt.
Le matrone che si erano accontentate di un solo matrimonio venivano onorate con la corona della pudicizia: giacché i romani credevano che che l'esperienza di più di un matrimonio fosse segno di un'intemperanza. Tutte le volte poi che ci fosse un litigio tra marito e moglie entrambi si recavano nel tempietto della Dea Viriplaca sito sul Palatino e dopo aver qui esposto quanto volevano mettevano da parte ogni ostilità e se ne tornavano a casa d'amore e d'accordo. Per centocinquant'anni dalla fondazione di Roma non si verificò alcun ripudio tra moglie e marito. Per primo infatti sp. Carvillio scacciò la moglie per la sterilità sebbene sembrasse indotto da una ragionevole motivazione ....
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Inizio: In locis silvestribus ferox leo dormiebat. .....Sic debilis bestiola fortem animalium regem liberavit et gratiam rettulit.
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Inizio: Servi neque inepti neque impares ad sapientiam semper fuerunt ..... proxima est memoria atque a nemine nostrum ignoratur.
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Corvus et volpus offulam in silva viderunt atque uno tempore in praedam irruerunt. Sed corvus vulpem praevenit atque, ob pulchrum facinus laetus, in summam arborem volavit. Tum vulpes, carnis cupida, calliditatem suam adhibuit ac nigro avi dixit: Sine dubio in avium genere excellis figura ac pinnarum magnificentia (complemento di limitazione), sed, corve mi, tibi vox non est ( = non hai la voce: dativo di possesso), mutus es. Tum stultum animal vocem ostendere exoptavit atque, offulae immemor, orem aperuit ac praedam emisit: statim callida vulpes avidis dentibus eam arripuit. Si adulatorum verba audis, mox poenas stultitiae tuae dabis.
Nel bosco un corvo ed una volpe videro insieme un bocconcino di carne e nello stesso tempo si precipitarono sulla preda. Ma il corpo anticipò la volpe e lieto per la bella impresa, volò sulla cima di un albero. Allora la volpe desiderosa della carne, mostrò la sua astuzia e disse al nero uccello. Senza dubbio nel genere di uccelli tu eccelli per la figura e per la magnificenza delle penne, ma corvo mio tu non hai voce: sei muto. Allora lo stolto animale desiderò vivamente mostrare la voce e dimentico del bocconcino di carne, aprì la bocca e fece uscire la preda: l'astuta volpe subito con gli avidi denti si precipita su quella. Se ascolti le parole degli adulatori darai subito castighi alla tua stoltezza.