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Digiti de principatu contendebant. "Ego" - inquit pollex - robustior sum quam vos: itaque iure postulo ut me regem appelletis". At index: "Ego ad omnia opera vestra sum necessaruys: ego igitur pollice aptior sum ad principatum". Tum medius digitus: "Nemo tam magnus est quam egosum: me igitur regem appellabitis". Sed quartus digitus: "Ne tam stulti feuritis! Ego anulis et gemmis abundo; tam pretiosae res me non ornament, nisi dignissimus essem". Et brevissimo digito conversus: "Nos aut robore aut sollertia aut magnitudine aut ornate floremus, tu ad nullam rem utilis es". Sed ille: "Ego, quamvis minus validus sim quam vos, tamen semper officia mea explevi et pro meis viribus vos adiuvi. Quod utilius est quam inanibus verbis certare".
Le dita discutevano sul primato. «Io - disse il pollice - sono più forte di voi: pertanto a buon diritto chiedo che mi chiamiate re». Ma l'indice: «Io sono indispensabile per tutte le vostre opere: perciò io sono più adatto del pollice al comando». Allora il dito medio: «Nessuno è grande quanto me: perciò chiamerete me re». Ma il quarto dito: «Non siate tanto sciocchi! Io abbondo di anelli e pietre preziose; se non fossi il più degno, non mi ornerebbero cose tanto preziose». E rivolto al dito più corto: «Noi ci distinguiamo per forza o solerzia o grandezza o bellezza, tu non sei utile a niente». Ma egli: «io, sebbene sia meno valido di voi, tuttavia ho sempre fatto il mio dovere e vi ho aiutato in base alle mie possibilità (o 'forze'). Ciò è più utile che discutere con parole inutili».
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Tra le prigioniere ... versione latino Sermo et Humanitas
Inter captivas unam rex ipse canspexit maestiorem quam ceteras et producentibus eam verecunde reluclatem. Excellens erat eius forma ...
Tra le prigioniere il re stesso guardò una più addolorata di tutte le altre e che lottava con discrezione con coloro che la trascinavano. La sua forma era eccellente e il pudore dava dignità alla forma; abbassati gli occhi a terra e velato il viso per quanto poteva poteva, mostrò diffidenza al re che era più nobile. Quindi interrogata dal re stesso rispose k era la nipote di Ochi k da nn molto aveva regnato in persia e ke era nata da suo figlio e che era stata moglie di Istaspe. Questi era stato parente di dario, comandante anch'egli del grande esercito. Fino ad allora nell animo del re rimanevano vaghi ricordi dell antica tradizione. E così rispettando la sorte della nata da una stirpe regia e un così celebre nome nn ordinò di congedare solo la prigioniera ma anke di restituirle le sue rikkezze e di cercare anke il marito x restituirgli la moglie una volta trovato.
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Postquam Iuppiter adolevit, Saturnum patrem de caelo praecipitavit et fratribus sororibusque ab eo devoratis vitam restituit. Eorum auxilio postea asperum bellum contra Saturnum et Titanes gessit quoad victor evasit. Tum Saturnus cum Titanibus in tenebrosum Tartarum deiectus est Iuppierque totius orbis imperium obtinuit, quod cum fratribus divisit: maris regnum Neptuno, inferorum sedem Plutoni, caelum autem sibi attribuit; terra communis possessio fuit. Sub Iovis imperio homines aetatem argenteam degerunt, qua non, ut antea, ver aeternum habuerunt, sed quattuor tempora, ver, aestatem, autumnum, hiemem cognoverunt. Tum primum agri ab hominibus culti sunt.
Dopo che Giove si fece adulto, gettò giù dal cielo il padre Saturno e restituì la vita ai fratelli e alle sorelle da lui divorate. Poi con il loro aiuto fece una dura guerra contro Saturno e i Titani finché ne uscì vincitore. Allora Saturno fu gettato con i Titani nel tenebroso Tartaro e Giove ottenne il potere di tutto il mondo, che divise con i fratelli: il regno del mare a Nettuno, la sede degli Inferi a Plutone, mentre assegnò il cielo a sé; la terra fu un possesso comune. Sotto il dominio di Giove gli uomini trascorsero l'età d'oro, con la quale non ebbero, come in precedenza, una primavera eterna, ma conobbero quattro stagioni: primavera, estate, autunno e inverno. Allora per la prima volta i campi furono coltivati dagli uomini.