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Aemilia irata "Noli pergere! inquit, Plura a te audire nolo!" atque interum ad ostium versum ire incipit. "Mane, Aemilia!" inquit Iulius ...
Emilia adirata dice "non continuare! Non voglio ascoltare di più da te!" Ed inizia ad andare nuovamente verso la porta. Giulio dice "Resta, Emilia! Non lasciarmi così! Ma ella continua ad andare verso l'uscio. Allora in realtà Syra, che in quello stesso istante entra nel peristilio insieme con Giulia, va incontro alla padrona sull'uscio. Emilia fermandosi dinanzi a Syra e a Giulia dice "che volete? Perchè non rimanete in giardino?" Syra: "perchè sta per piovere<: ecco il cielo è ricoperto di nuvole nere. Se resteremo in giardino, ci bagneremo. Anche voi vi bagnerete, signori, se rimarrete qui nel peristilio." Giulio osservando il cielo dice "asserisci bene queste nubi recheranno pioggia. Venite con me nell'atrio! il sole brillerà di nuovo presto". Giulio varca l'atrio; Emilia lo segue insieme con Giulia e Syra. Nell'atrio Giulio ed Emilia sentendo la pioggia osservano la pioggia che cade nell'impluvio. Giulia avverte il silenzio dei genitori, dice "perchè state zitti? siete forse tristi? Vi consolerò io!" Emilia: "stiamo pensando ai poveri marinai, il cui dovere è navigare, sia se il mare è tranquillo sia se è agitato. In questo momento molti marinai sono affondati in mare, mentre tentavano di trasportare le cose necessarie dalle terre straniere in Italia. O poveri marinai, che non ritorneranno mai a casa! O poveri figli dei marinai, che dopo questa tempesta non vedranno i loro padri!" (By Maria D.)
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Non solum de cibo et potione est sermo convivarum. Iulius hospites suos de rebus urbanis interrogat: "Qui novi ex urbe? Octo dies iam sunt cum Romae non fui nec quisquam interim mihi litteras inde misit....
La conversazione dei partecipanti al banchetto non riguarda solo il cibo e le bevande. Giulio fa domande ai suoi ospiti sulle cose della città: " Che cosa c'è di nuovo in città? Sono assente da Roma già da otto giorni, e in questo periodo nessuno mi ha scritto una lettera da lì. Per questo motivo, né presente né assente, tramite lettera, non ho saputo nulla di quello che è successo di recente a Roma". Emilia "Nessuno ti scriverà nulla sugli eventi cittadini, se non sarai prima tu a scrivere una lettera". Oronte "Non v'è alcun bisogno di attendere lettere: puoi infatti facilmente avere nuove grazie a messi. Perchè non invii un servo a Roma?" Giulio "I servi sono cattivi messaggeri. Spesso riferiscono false voci. Mai spedisco a Roma miei schiavi" Cornelio "Come? Ieri vidi un tuo servo sulla via Latina. Ho riconosciuto il viso. Spesso l'ho visto qui" Giulio chiede a Cornelio quale sia il suo nome. Cornelio risponde "Un nome greco, credo. Mida, forse, ma non ne sono sicuro. Dimentico sempre i nomi; infatti ho una cattiva memoria" Oronte "Mida è il nome del re di cui parla questa favola: in una città asiatica una volta viveva un re avido, di nome Mida, che nulla desiderava più delle ricchezze". Giulio, che non vuole sentire la favola, interrompe Oronte dicendo "Non Mida, ma Medo è il nome di un certo mio servo, che ieri ... " Oronte, imperterrito, continua a raccontare "Allora il dio Bacco, che per un beneficio voleva bene al re fa "Ti darò qualsiasi cosa vorrai". Subito Mida "Allora dammi il potere di mutare in oro tutto quello che toccherò. Desidero solo questo per me" Bacco, pur ritenendo che l'avido re avesse desiderato un pessimo dono, tuttavia mantenne la promessa. Giulio impaziente "Taci, Oronte-dice- tutti conosciamo quella favola". Ma Emilia, che non conosce la favola, domanda ad Oronte per quale ragione il dono sia tanto cattivo. Oronte le risponde "La tua domanda è stupida. Infatti Mida, sebbene potesse mutare in oro, con il semplice tocco della mano, la terra, il legno, il ferro, moriva di fame e sete, dato che cibo e bevanda diventavano oro appena li avesse toccati il re. Alla fine il misero re pregò il dio di stornare da lui quel dono disgraziato.
Dunque Bacco lo esortò a lavarsi in un fiume; la cui acqua, appena fu sfiorata dal corpo del re, assunse un colore aureo." Giulio: "Questa è la fine della storia?". Oronte: "È una fine di questa favola, ma ho saputo un'altra storia sullo stesso re. Il dio Apollo aveva fatto sì che Mida avesse orecchie d'asino...". Giulio: "Ne ho abbastanza! Non vogliamo ascoltare le tue storie Greche. Torniamo al mio servo Medo, che ieri è scappato portando con sé un pò di denaro". Cornelio: "Quanto denaro ha rubato?". Giulio: "Circa cento sesterzi. E io che mi fidavo di quel servo più degli altri! D'ora in poi non mi fiderò di nessun servo Greco, infatti non sono degni della mia fiducia: sono tutti infidi e buoni a nulla! Nella mia famiglia credo ci sia solo un servo fedele". A questo punto Emilia interrompe il marito e dice: "Shh, Giulio! Non lodare il servo presente!". Giulio guardando Davo dice: "Ma quel servo è presente, non voglio lodarlo presente. Il Medo invece è assolutamente il più infido di tutti. Lo bastonerò senza dubbio e lo torturerò in tutti i modi, se lo troverò prima che avrà lasciato l'Italia. Se non mi restituirà il denaro, verrà crocifisso!". Cornelio: "Anche se si nasconde ancora a Roma sarà difficile trovare un servo fuggitivo in una città così grande. A Roma infatti ci sono tanti servi quanti uomini liberi". Emilia: "Forse se n'è andato da Roma per amore di una donna. Medo è giovane: cosa non fanno i giovani per amore? Credo si nasconda presso una donna Romana". Oronte: "Dunque non lo si troverà mai, infatti è vero ciò che scrisse Ovidio nell'opera che si intitola "Ars amandi": Quante stelle ha il cielo, tante ragazze ha la tua Roma". Giulio: "Darò subito una grande ricompensa a chi mi riporterà indietro il mio servo fuggitivo". Cornelio: "Quanto denaro darai? Bisogna stabilire una ricompensa". Giulio: "Tanto quanto quello ha rubato". Oronte: "Solo cento sesterzi? Non prometti certo una gran ricompensa!". Ma Emilia esorta suo marito ad essere clemente: "Non torturare Medo so lo trovi. Sii clemente, o mio Giulio! Cento sesterzi non è una gran somma di denaro, come dice Oronte, né qualsiasi altra cosa abbia rubato Medo". Giulio: "Pensi abbia meritato un premio perché ha tenuto lontana la mano dalle tue gemme? Le donne sono troppo clementi: come perdonano facilmente uomini malvagi! Ma la nostra memoria è migliore!". Emilia: "Non conosci questo detto: 'Il padrone severo ha tanti nemici quanti servi'? I servi infatti amano il padrone clemente, odiano quello severo". Giulio: "Senza dubbio i servi mi temono, ma non mi odiano. Infatti non ho mai punito un servo senza motivo. Sono un padrone giusto. Il servo odia un padrone ingiusto, teme quello giusto e severo senza odiarlo. Neanche a un servo conviene arrecare ingiuria, ma è necesario punire severamente gli schiavi malfidi e fuggitivi: infatti nulla, se non un castigo severo, può distogliere servi di tal fatta dal far del male e mantenerli nel dovere. Nessuno mi accuserà se torturerò o ucciderò il mio servo, questo è un diritto del padrone romano. Non è permesso uccidere uno schiavo altrui, come è scritto nelle leggi, ma nessuna legge vieta ad un padrone di uccidere il proprio schiavo mascalzone." Cornelia "E nessuna legge lo permette. Una cosa è permettere, un'altra non proibire. Solone, uomo saggio e giusto, che fu legislatore degli Ateniesi, non stabilì nessuna legge contro i parricidi. Quindi pensi che ad un Ateniese fosse permesso uccidere il proprio padre?" Giulio "Certo, non lo credo. Ma per quale motivo Solone non stabilì pena alcuna contro i parricidi? Perchè nessun Ateniese, a memoria d'uomo, aveva ucciso suo padre e quell'uomo saggissimo riteneva che nessuno, in seguito, si sarebbe macchiato di un crimine tanto disumano. Ma in verità altro è uccidere il proprio padre, altro punire con la morte un servo malvagio; infatti il primo è un delitto scelleratissimo, il secondo un giusto supplizio. Un tempo il padre di famiglia aveva il diritto di uccidere non solo gli schiavi, ma anche i suoi figli. Come esempio di questo viene ricordato T. Manlio Torquato, che fece giustiziare suo figlio in presenza dell'esercito, avendo egli attaccati egli battaglia con il nemico contro il consiglio paterno. Senz'altro Manlio fu un padre crudele, ma da quel supplizio severissimo gli altri soldati furono distolti dal venir meno al dovere." Emilia "é risaputo che gli antichi romani furono crudeli verso i loro figli, ma nessuno oggi prende esempio da quel padre crudelissimo" Oronte "Ma anche ora un padre può abbandonare fra i monti un suo neonato deforme." Emilia "Un padre che espone suo figlio, merita egli stesso d'essere ucciso a sua volta! Non ti sembra che un tale padre meriti d'essere crocifisso?"Certamente un padre tanto inumano va punito severamente: infatti esporre neonati deformi è un costume antico e crudele. Altri sono adesso i costumi. Non è costume dei romani crocifiggere un uomo di condizione libera; tale supplizio è stato deciso contro i servi" Emilia "Quindi, chi fa esporre alle fiere un suo neonato malfatto, dev'essere mandato ad incontrare le belve insieme con gli altri scellerati" Oronte "E insieme con questi i cristiani, che adorano un giudeo come nuovo dio, scherniscono le antiche divinità romane e nei loro banchetti sogliono bere sangue umano, a quanto si dice". Emilia "Non tutte le dicerie sui cristiani sono vere" Fabia "Nè tutti i neonati esposti muoiono. Alcuni sono nutriti nelle selve dalle stesse belve, altri sono trovati dai pastori, che li educano assieme ai loro figli" Oronte "Come Paride, figlio infermo del re Priamo, esposto da un servo fedele del re su un monte presso la città di Troia ..." Ma Cornelio "Non c'è bisogno-ribatte-di riportare un vecchio esempio greco, dato che molti miti narrano di fanciulli romani, che furono salvati in tale modo"Del resto, hai interpretato male il mito: infatti Paride non era malato, né fu fedele il servo di Priamo; infatti il re gli aveva comandato di uccidere Paride e un servo deve eseguire qualsiasi ordine del padrone" Oronte "Quel servo non era da punire, ma piuttosto da lodare. Infatti così salvò Paride, quello che portò via al marito Menelao Elena, la donna più bella fra tutte" Paola " Tu credi una simile offesa degna di lode?" Oronte "Quello a cui Venere induce mai è un'ingiuria. Cretamente va lodato quel giovane, il quale non solo osò rapire quella donna bellissima, ma fu anche un soldato valorosissimo, che uccise molti altri nemici e lo stesso Achille". A questo punto Oronte alza la coppa esclamando "Viva tutti i più forti! Viva tutte le donne da amare! Gioiamo ed amiamo! Siamo giovani come Paride, non vecchi come Priamo, re dei Troiani, o Nestore, vecchio comandante dei Greci, che visse fino a novanta anni. Chiunque ami le donne, alzi la coppa e beva con me! Ora bisogna bere vino puro!". Cornelio: "Ora bisogna tacere, non bere! Hai già bevuto troppo. Penso che tu abbia bevuto tanto vino quanto tutti noi, o anche di più!". Oronte: "Dunque voi bevete poco. Non posso mai bere troppo di questo vino. Stia bene chiunque ami il buon vino! Viva Bacco, dio del vino! Viviamo tutti e beviamo! Vuotiamo del tutto le coppe!". Paola: "Sta zitto adesso! E' abbastanza. Non ti vergogni di aver cianciato così dall'inizio alla fine? Devi davvero vergognarti!". Ma Oronte, non appena vuotò completamente la sua coppa, giratosi verso Emilia disse: "Tutti m-mi interpellano tranne t-te Emilia. Tu s-sei bella come Elena...". Emilia: ". .e tu sei rozzo come Paride, che era stato educato tra i rozzi pastori! Non hai mai imparato le buone maniere, villano! Hai bevuto troppo, sei ubriaco. Non mi toccare!". Oronte alzando nuovamente la coppa canta questo: "Chiunque ami stia bene! Muoia chi non sa amare! Muoia due volte chi vieta di amare!". Emilia: "Non vogliamo sentire queste sciocchezze. Sei ubriaco!" Oronte dice 'di non essere ubriacò e salendo sul letto inizia a cantare un'altra canzone su una donna falsa a infida, ma prima di finirla, cade vicino alla mensa! Due servi lo portano via dalla sala da pranzo e lo mettono in stanza. Allora stendono una coperta sopra di lui che già dorme.
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Iulius vir Romanus est. Aemilia mulier Romana est. Marcus est puer Romanus. Quintus quoque puer Romanus est. ...
Giulio è un uomo romano. Emilia è una donna romana. Marco è un ragazzo romano. Quinto è anche un ragazzo romano. Giulia è una ragazza romana. Marco e Quinto non sono uomini, ma ragazzi. Giulio, Medo e Davo sono uomini. Emilia, Delia e Siria sono donne. Giulia è una donna? Giulia non è una donna, ma una bambina. Giulio, Emilia, Marco, Quinto, Giulia, Siria, Davo, Delia e Medo sono una famiglia romana. Giulio è il padre. Emilia è la madre. Giulio è il padre di Marco e Quinto. Giulio è anche il padre di Giulia. Emilia è la madre Marco e Quinto e Giulia. Marco è figlio di Giulio. Marco è figlio di Emilia. Quinto è figlio di Giulio ed Emilia. Giulia è figlia di Giulio e Emilia Chi è Marco? Marco è un ragazzo romano. Chi è il padre di Marco? Il padre di Marco è Giulio. Chi è la madre di Marco? La madre di Marco è Emilia. Chi è Giulia? Giulia è una bambina romana. Chi è la madre di Giulia? La madre di Giulia è Emilia. Il padre è Giulio. Giulia è figlia di Giulio. Chi sono i figli di Giulio? I figli di Giulio sono Marco e Quinto. Marco, Quinto e Giulia sono figli di Giulio ed Emilia. In famiglia di Giulio ci sono 3 figli: due figli e una figlia. Medo è figlio di Giulio? Medo non è figlio di Giulio, Medo è il servo di Giulio. Giulio è il padrone dei servi. Davo è anche un servo. Medo e Davo sono 2 servi. Giulio è il padrone di Medo e Davo. Giulio è il padrone dei servi e il padre dei figli. Delia è figlia di Emilia? Delia non è figlia di Emilia, Delia è l'ancella. Emilia è la padrona di Delia. Emilia è la padrona delle ancelle. Anche Siria è una ancella. Delia e Siria sono ancelle. Emilia è la padrona delle ancelle. Di chi è servo Davo? Davo è il servo di Giulio. Di chi è ancella Siria? Siria è l'ancella di Emilia. Quanti figli ci sono in famiglia? Nella famiglia di Giulio ci sono 3 figli. Quanti figli e figlie ci sono? Ci sono 2 figli e 1 figlia. Quanti servi ci sono in famiglia? Nella famiglia ci sono 100 servi. Nella famiglia di Giulio ci sono molti servi e pochi figli. Giulio è il padrone di molti servi. 2 e 3 sono numeri. Anche 100 è un numero. Il numero dei servi è 100. Il numero dei figli è 3. Cento è un numero grande. 3 è un numero piccolo. Il numero dei servi è grande. Il numero dei figli è piccolo. Nella famiglia di Giulio c'è un gran numero di servi e un piccolo numero di figli. Medo è un servo greco. Delia è un' ancella greca. Nella famiglia di Giulio ci sono molti servi greci e molte ancelle greche. E' Emilia una donna greca? Emilia non è una donna greca, ma una donna romana. Giulio non è un uomo greco ma è romano. Sparta è una città greca. Sparta, Delfi e Tuscolo sono 3 città: 2 città greche e 1 romana. In Grecia e in Italia ci sono un gran numero di città. In Gallia ci sono molti fiumi. I fiumi galli sono grandi. I fiumi africani sono grandi? In Africa c'è solo un fiume grande: il Nilo; il resto dei fiumi africani sono piccoli. Sono grandi le isole greche? Creta e Euboea sono 2 isole grandi, il resto delle isole greche sono piccole. Chi è Cornelio? Cornelio è un padrone romano. Giulio e Cornelio sono padroni romani. Medo non è il servo di Cornelio. Medo è il servo di Giulio. Cornelio: - Giulio: << Medo è un mio servo - Cornelio: << E' Davo un tuo servo? Giulio: <<Anche Davo è un mio servo. I miei servi sono Medo, Davo e molti altri... -Cornelio: << E' Delia una tua ancella? -Giulio: << Delia è la mia ancella, anche Siria è una mia ancella. Le mie ancelle sono Delia, Siria e tante altre. La mia famiglia è molto grande. - Cornelio: - Giulio: - Cornelio: - Giulio: - Cornelio: << Cento servi! E' un numero grande il numero dei tuoi servi!
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I scaena prima personae: Iulia, Marcus, Quintus. Iulia cantat: "Lalla". Iulia laeta est. Marcus laetus non est......
Scena Prima
Protagonisti: Giulia, Marco, Quinto
Giulia canta: "Lalla" Giulia è una cantante.
Marco: Shh" Marco non è un cantante.
Giulia canta: “Lalla lalla lalla”
Marco colpisce Giulia
Adesso Giulia non canta, ma piange: *Pianto*
Marco ride: “Ahahahhaah”
Quinto vede Marco, Marco non vede Quinto.
Quinto: "Cosa? Marco ha colpito una bambina... e ride!"
Quinto, arrabbiato, colpisce marco! Adesso Marco non ride. Marco, arrabbiato, colpisce Quinto.
Giulia: “Dove si trova mamma?” Giulia non vede Emilia
Giulia chiama Emilia: “MAMMA! MARCO E QUINTO SI STANNO PICCHIANDO”
Marco (arrabbiato) “Taci” Marco colpisce Giulia
Giulia piange e chiama la madre "Mamma! Mam-ma! Marco mi picchia"
Emilia arriva.
Scena seconda
Personaggi: Emilia, Giulia, Marco, Quinto.
Emilia chiede: “Chi mi chiama?”
Quinto risponde: “Giulia ti chiama”
Emilia chiede a Quinto: “Perché Giulia piange?”
Quinto risponde: “Giulia piange perché Marco l’ha colpita. ”
Emilia: "Cosa? Un ragazzo che colpisce una giovane bambina. Perdio. Marco, perché hai colpito Giulia?
Quinto: “Perché Giulia cantava”
Emilia: " O Giulia, mia povera figlia! Marco non è un bravo ragazzo, ma un cattivo ragazzo"
Quinto: "Giulia è una bambina coraggiosa"
Emilia chiede a Quinto: “Dov’è Giulio? Perché non arriva?” Emilia non vede Giulio
Marco risponde: “Papà dorme”.
Quinto: "Mamma non l'ha chiesto a te, ma a me. "
Emilia: “Fate silenzio! Dove si trova papà?”
Quinto: "Papà non è qui, ma Marco si. "
Quinto chiama Giulio: “PAPA’! PA-PA’. ”
Giulio non ha sentito Quinto nemmeno questa volta. Perché Giulio non sente Quinto? Giulio non l'ha sentito perché dorme
Marco: “Ahahahah! Papà dorme, quindi non può sentirti. ”
Emilia: "Stupidi ragazzi! Sono molto arrabbiata. La madre mena il figlio: tuxtax, tuxtax...
Marco piange: “*Pianto*”
Giulio ascolta. In realtà non dormiva
Scena terza
Protagonisti: Quinto, Emilia, Giulia, Marco, Giulio.
Quinto: “Papà arriva”
Emilia non sente Quinto, perché Marco piange.
Giulio e Quinto lo vedono e chiedono a Emilia: “Perché Marco piange?”
Quinto li risponde: “Marco piange perché mamma l’ha punito”
Giulio: "Perché mamma ha punito Marco?"
Quinto: "Marco è stato punito perché è un cattivo ragazzo. Marco ha colpito la povera bambina"
Giulia: “Mamma, Papà è qui. ” Emilia vede Giulio.
Emilia: “Tuo figlio Marco è cattivo. ”
Giulio, arrabbiato punisce il figlio: tuxtax, tuxtax, tuxtax...
Marco piange. Quinto è felice e ride. Giulia non è felice e non ride. Perché Giulia non è felice?
Non è felice perché Marco piange. Giulia è una brava bambina.
Il ragazzo ride, la bambina piange. Chi è il ragazzo che ride?
Il ragazzo che ride è Quinto. Chi è la bambina che piange? La bambina che piange è Giulia.
Marco, che sta piangendo, è ragazzo cattivo.
La bambina che Marco picchia è Giulia.
Giulia chiama Emilia. Emilia quando viene chiamata da Giulia, è mamma dei figli. Emilia sgrida il figlio. Il ragazzo che Emilia sgrida è Marco.
Chi chiama Quinto? Quinto chiama Giulio. Giulio, che sgrida Quinto, è il padre dei figli. Giulio non sente Quinto. Chi sente Giulio? Giulio sente Marco. Il ragazzo che viene ascoltato da Giulio è Marco.
La bambina canta felice. La bambina che piange non è felice. Il ragazzo che picchia è cattivo.
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Iulius in peristylo suo magnifico, quod columnis et signis deorum ornatur, cum amico suo Cornelio loquitur. Certe tu vir beatus es, inquit Cornelius...
Giulio nel suo magnifico peristilio, che era ornato di colonne e di statue, delle divinità, discute con il suo amico Cornelio. Dice: "Tu sei certamente un uomo felice Cornelio, , infatti possiedi quella magnifica villa con una grande famiglia ed una bella moglie" Giulio: "mia moglie non è più bella della tua. Anche tu sei un uomo felice, infatti queste sono le cose che rendono gli uomini beati". A ciò Cornelio dice "è così come dici". Ma un uomo povero non è amato dalle donne ricche e né una fanciulla povera è amata dagli uomini ricchi. Giulio "anzi io da giovane ricco amavo una fanciulla povera in realtà non ero amato da lei, non ero mai stato salutato da lei, le lettere ed i fiori, che le mandavo mi furono restituiti. Pertanto ero triste e povero. I miei genitori si sforzavano di dilettarmi in svariati modi, mi davano un ottimo cibo, ma io mangiavo poco e di notte dormivo male. " Cornelio: "perché quella fanciulla povera non amava te ricco giovane? Giulio: "perché amava un altro uomo ricco in realtà non era amata da quel pessimo uomo, per il fatto che la fanciulla era povera, Cornelio: "chi era questa povera fanciulla?" Giulio: "era Emilia, che ora è mia moglie e ed ama me non quell'altro uomo. Oggi siamo coniugi felici. " (felicemente sposati) Cornelio: "anch'io da giovane amavo una fanciulla povera, e non credevo di essere amato da lei perché io stesso ero povero. Ma lei amava me e nessun altro uomo Ed ora è mia moglie. Noi siamo dei coniugi molto felici, (siamo felicemente sposati) anche se non siamo ricchi. Mia moglie è un'ottima e bellissima donna. Giulio: "tua moglie non è migliore né più bella della mia Emilia. " (By Maria D.)