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Discipuli magistro tabula suas dant. Is tabulam cuiusque pueri in manus sumit litterasque eorum aspicit ...
Gli allievi consegnano al maestro le proprie lettere. Questi prende nelle sue mani la lettera di ogni ragazzo ed esamina i loro lavori. Di che qualità sono i lavori di Sesto? Sono buoni. E quelli di Marco e di Tito? I loro lavori sono brutti e a stento possono essere letti. Il maestro restituisce a ciascun alunno la sua tavoletta, per primo a Sesto, poi a Tito ed infine a Marco e: "Sesto, scrivi in modo elegante e corretto - dice - è facile leggere tali lettere. Ma le vostre lettere, Tito e Marco, non si possono leggere. Scrivete in modo orribile, pigri alunni". Il maestro rimprovera severamente Tito e Marco. Tito: "Sicuramente le lettere di Sesto sono bellissime, ma le mie sono più belle di quelle di Marco". Il maestro: "Ridatemi le lettere, Tito e Marco"! Tito e Marco danno le lettere al maestro il quale le prende in esame contemporaneamente. Il maestro confronta le lettere di Tito con le lettere di Marco, e: "Le vostre lettere - dice - sono orribili allo stesso modo: tu Tito non scrivi né meglio né peggio di Marco". Tito: "Ma sicuramente scrivo meglio più correttamente di Marco". Il maestro: "E' facile scrivere più correttamente di Marco, nessuno infatti scrive in modo più contorto di di Marco. Non è il caso di confrontarsi con un alunno pigrissimo e stupidissimo quale Marco. Confrontati con Sesto che scrive in modo chiarissimo e correttissimo". Poi rivolgendosi a Marco: "Tu non solo scrivi in modo orribile, ma anche scorrettissimo, Marco. Non sai scrivere in lingua latina! Ragazzo pigrissimo e svogliatissimo". Ormai Marco è stato rimproverato in modo più severo di Tito.
(By Geppetto)
Altra proposta di traduzione
Gli alunni consegnano al maestro le loro tavolette. Egli prende tra le mani le tavolette di ciascun alunno ed osserva le loro lettere. Come sono le lettere di Sesto? Sono belle. Come sono le lettere di Marco e Tito? Le loro lettere sono brutte e si possono leggere a stento. Il maestro restituisce la propria tavoletta a ciascun alunno, prima di tutto a Sesto, poi a Tito, infine a Marco e dice: "scrivi splendidamente e correttamente, Sesto, è facile leggere tali lettere. Ma le vostre lettere, Tito e Marco, non si possono leggere! Scrivete malissimo, pigri alunni!" Il maestro riprende severamente Tito e Marco. Tito: "Certamente sono bellissime le lettere di Sesto, ma le mie lettere sono più belle di Marco." Il maestro: "restituitemi le tavolette, Tito e Marco!" Tito e Marco restituiscono le loro tavolette al maestro, che le osserva contemporaneamente. Il maestro confronta le lettere di Tito con le lettere di Marco, e dice: "le vostre lettere sono brutte allo stesso modo: tu, Tito, non scrivi né meglio né meno bene di Marco." Tito: "Ma sicuramente scrivo in modo più corretto di Marco." Il maestro: "è facile scrivere più correttamente di Marco, nessuno infatti scrive in modo più irregolare di lui! Non occorre paragonarsi con l'alunno più pigro e più stolto! Confrontati con Sesto, che scrive molto correttamente e molto bene." Poi rivolgendosi a Marco: "tu non solo scrivi malissimo, ma anche in modo incomprensibile, Marco! Non sai scrivere in latino! Sei il fanciullo più pigro e più sciocco!" Marco viene rimproverato addirittura molto più severamente di Tito.
(By Maria)
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Lysander, Graecus vir qui bestias omnes diligebat, maxime equis delectabatur, quos amicos non servos..."quod me maxime delectat?"
Lisandro, l'uomo Greco che apprezzava tutte le bestie, era attratto soprattutto dai cavalli, che riteneva ch'erano amici non servi degli uomini. Egli una volta, mentre andava a Sparta per salutare un amico, mentre viaggiava, s'imbattè in un uomo disonesto, che frustava fortemente con la verga il proprio cavallo, un grande e splendido animale: dalla schiena del cavallo scorreva molto sangue; La povera bestia, che veniva legata al muro in catena e non poteva fuggire, sopportava il dolore in silenzio. Non appena vide ciò, Lisandro, ritenendo che fosse una cosa indegna a vedersi, si accostò a quell'uomo, e presa la mano nella quale teneva la verga, lo riprese severamente dicendo che era un indomito e per nulla umano. L'altro gli disse, "Forse l'animale è tuo?
Uomini e bestie
Questa è la mia bestia: perciò posso fare, ciò che mi diletta; non è forse vero che mi è lecito se voglio, frustare così questo cavallo?" Rispose Lisandro "Certamente anzi seguirò il tuo esempio, anch'io farò lo stesso! Dopo che in verità disse tali parole, frustò fortemente a più riprese la schiena dell'uomo con il bastone, che teneva in mano. L'altro in verità gridando disse: "Ascolta cosa fai?" Lisandro gli rispose "Cosa vuoi? questo bastone è infatti mio. Dunque non è forse vero che mi è lecito fare con questo, ciò che più mi diletta. (By Maria D. )
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Marcus iterum puer ita improbus fuit, ut non solum Iuliam sororem pulsaret, sed etiam in via cum aliis pueris pugnaret... ut Fabricium prehenderent atque in hortum traherent.
Marco da fanciullo fu ripetutamente così cattivo, che non solo picchiava la sorella Giulia, ma faceva anche la lotta per strada con gli altri fanciulli. Suo padre era tanto arrabbiato, da volerlo colpire con la verga, ma la madre vedendo il figlio pallido per lo spavento, pregò il marito, di non punire tanto severamente il fanciullo cattivo; lo convinse ad ordinargli di rimanere chiuso in camera da letto per due o tre giorni. Marco anche se gioiva che il padre non l'avesse picchiato, tuttavia non era felice, per il fatto che era necessario per lui giacere in una piccola e oscura camera da letto per un tempo tanto lungo. durante il giorno gridò con il massimo strepito, e percuoteva la porta con le mani ed i piedi, perché tentava di romperla.
Alla fine fu stanco a causa del gridare e di dare calci; mentre stava sdraiato sul letto e tentava per un pò di dormire, un servo spregevole del padre entrò nella camera da letto a portargli il cibo. Il fanciullo si alzò subito dal letto e visto che la porta della camera da letto era aperta tentò di fuggire, ma il servo lo prese e lo trattenne. Marco gridò "non andartene senza di me, non voglio rimanere in questa stanza buia." Allora il servo a bassa voce: "tuo padre, che ordinerà subito che tu sia sorvegliato nuovamente nella stanza, passeggia qui fuori dalla stanza. Quella via non è accessibile per fuggire. tu stesso non puoi trovare scampo per te stesso, ma oggi è un giorno fortunato per te, perché io posso insegnarti l'arte (la maniera) di fuggire. desideri forse che io, maestro del fuggire (nel fuggire), ti aiuto (ti reco aiuto)? Udite queste parole Marco, non voleva obbedire al padre, e non desiderava rimanere nella stanza, pregò il servo di spiegargli ogni cosa senza indugio: sono pronto ad affrontare ogni pericolo." disse. Allora quel servo, di nome Fabrizio volendo aiutare il fanciullo a fuggire, continuò a parlare così. "Buon fanciullo, sono felice del fatto che tu sembri di essere tanto audace, perché noi abbiamo sempre bisogno di osare e scegliere le cose favorevoli, per ottenere la felicità. non conosci infatti la favola che si racconta in merito a Dedalo e Icaro? da dove tentarono di fuggire? Erano chiusi in carcere, ma non potevano in alcun modo dimenticare la libertà. Anche tu hai bisogno di uscire da questo carcere, per non poter rimanere qui neppure un'ora, seguimi giungerai alla città di dedalo, orsù, fanciullo audace: nessuno potrà seguirti, Marco impallidì pensando a cosa il padre avrebbe potuto considerare in merito a questo piano di fuga. Il fanciullo temeva il padre arrabbiato a tal punto, da non osare fuggire tanto lontano dalla villa. Inoltre Marco, anche se spesso fu cattivo e non ubbidì al padre, tuttavia non era un cattivo fanciullo: egli stesso non voleva essere senza i genitori, e non voleva arrecare tanto dolore alla madre, che ella stessa abbandonata dal figlio che amava molto, si sarebbe rattristata con molte lacrime. Improvvisamente Giulio, che riprese molto severamente il servo, entrò nella stanza, e disse irato tenendo la verga dinanzi a sé "Ho ascoltato questo servo che si è trattenuto a convincerti a non obbedirmi. Io in verità avrò cura (provvederò) affinché non osi più fare alcuna cosa contro il proprio signore, farò in modo che gli dolerà la schiena, il servo si prostrò a terra ai piedi del signore, e lo pregò di non bastonarlo. Le preghiere non ti gioveranno, servo senza ritegno. Ti meriti molte frustate, tu in verità, Marco, vieni con me: so che tu sei un buon fanciullo, e che non avresti, spero, mai lasciato la madre, che ti ama tanto, anche se gli uomini cattivi ti dovessero convincere a fare ciò. Giulio comandò ad altri due servi di prendere Fabrizio e di trascinarlo nell'orto.
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Hodie magister iratus Marcus verberavit, quia malus discipulus fuerat, atque etiam epistulam ..tandem puer in triclinio repertus est, ubi se sub mensa occutabat.
Oggi il maestro arrabbiato ha bastonato Marco, perché era stato un alunno cattivo, e ha scritto anche una lettera al padre di Marco in cui si lamentava di suo figlio cattivo. Ritornando da scuola ha fatto a botte con gli altri fanciulli e a casa ha mentito ai propri genitori così che la madre credette, che egli era stato un buon alunno! Ma ricevuta la lettera del maestro il padre comprese che suo figlio si era comportato così male da meritarsi i rimproveri. Ma la madre, vedendo il figlio che era pallido per lo spavento, pregò il marito di non punire tanto severamente il fanciullo. Giulio dunque ordinò che Marco fosse chiuso nella camera da letto, e scrisse al maestro, che pretendeva la debita punizione per lui "ha assolto una nobile punizione."
Marco rinchiuso nella camera scura anche se gioiva di non essere stato di nuovo bastonato dal padre non poteva rompere la porta di legno, sfinito a causa del gridare e bussare sdraiandosi a letto si sforzò di dormire. Dopo che dormì un'ora, fu svegliato, dalll'udire che la porta veniva girata lievemente. Davo un servo, che aveva portato il cibo al fanciullo rinchiuso, aprì cautamente la porta, e non appena Marco vide che la porta era aperta, scappò molto velocemente dalla stanza! Davo tentò di prenderlo, ma il cibo che teneva gli cadde dalle mani, e non poté inseguire il fanciullo che fuggiva. Davo sfinito dalla corsa ritornò dal padrone e confessò che Marco era scappato fuori dalla stanza attraverso la porta aperta e che aveva rincorso il fanciullo mentre fuggiva inutilmente. Giulio arrabbiato disse "Cosa dici? Forse tu hai aiutato Marco a fuggire e io che credevo che tu lo custodissi! ed ordinò agli altri servi di cercare Marco. Alla fine il fanciullo fu trovato sul triclinio, dove si sedeva durante la mensa. (by Maria D.)
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Hegio mercator cum filio suo adulescente, cui nomen est Marianus, Graeciam petit. ..."Ego tranquillus sum" inquit filius, "nec iam tranquillum erit mare!"
Il mercate Hegio con suo figlio adolescente il cui nome è Mariano, si dirige in Grecia, vuole vendere la sua merce in Grecia ad alto prezzo e là vuole acquistare nuove merci ad un prezzo minore che poi in Italia venderà ad un prezzo maggiore. In questo modo il prudente mercante è solito guadagnare una grande quantità di denaro (lett. fare denaro...) con la quale non solo può comprare le cose necessarie ma anche (può comprare) grandi doni alla moglie ed ai suoi figli. Certamente Hegio è un ricco mercante. Mariano ama suo padre, ma non vuol essere un mercante egli stesso. Egli infatti vuole leggere i libri greci e latini ed apprendere molte cose nuove dagli eurditissimi maestri greci; e così con suo padre e così naviga verso la Grecia con suo padre dove potrà ascoltare un maestro che gli insegnerà il meglio di tutte le cose. Mariano sarò un allievo meritevole per il suo maestro e dopo due o tre anni ritornerà egli stessoin patria come un uomo istruito...
IL SAPIENTE TIMONIERE