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Infatti in una carica di grande autorità e di grande noia debbo sedere in un tribunale, annoto dei ricorsi, stendo contratti, scrivo moltissime lettere, ma senza alcun valore letterario. Mi capita di tanto in tanto (ma quante volte ciò accade?) di lamentarmi con Eufrate di queste mie occupazioni. Egli mi conforta, afferma che è filosofia, e della miglior specie, anche l'esercitare pubblici uffici, istruire una causa, giudicarla, dar pareri, applicare la legge, e mettere in pratica tutto ciò che i filosofi stessi insegnano. In questo punto certo non mi persuade, che il darsi a tali attività sia più utile del trascorrere con lui giornate intere ad ascoltarlo e a imparare. Tanto più consiglio te, che sei libero, la prossima volta che verrai in città (e dovresti venirvi il più presto per tal motivo), di consentire che egli ti istruisca e ti perfezioni, lo non ho infatti invidia, come molti, che altri goda di un bene di cui difetto, anzi provo una certa sensazione di piacere, se vedo sovrabbondare in un amico quelle gioie che non mi sono concesse. Stanimi bene (addio)
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LATINO - ITALIANO VERSIONI PER TRIENNIO Pagina 88 Numero 34
Inizio: Si quid est aliud in philosophia boni, hoc est, quod stemma Fine: neminem non servum ex regibus.
La filosofia ha, tra l'altro, questo di buono: non guarda all'albero genealogico: : tutti, se si rifanno alla loro prima origine, discendono dagli dèi. Tu sei un cavaliere romano e a questo ceto ti ha condotto la tua laboriosità; sono molti a non avere diritto alle prime quattordici file e il senato non accoglie tutti; anche nell'àmbito militare gli uomini destinati a imprese faticose e piene di pericoli si scelgono dopo un severo esame: la saggezza, invece, è accessibile a tutti, tutti siamo sufficientemente nobili per raggiungerla. La filosofia non respinge, non sceglie nessuno: splende per tutti. Socrate non era patrizio; Cleante attingeva l'acqua e irrigava lui stesso il giardino; la filosofia non ha accolto Platone già nobile, ma lo ha reso tale: perché disperi di poter diventare pari a loro? Sono tutti tuoi antenati, se ne sarai degno; e lo sarai, se ti convincerai sùbito che nessuno è più nobile di te. Tutti noi abbiamo un ugual numero di avi; la nostra origine va oltre la memoria umana. Platone sostiene che non c'è re che non discenda da schiavi e schiavo che non discenda da re.
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traduzione versione latino Cicerone
latino italiano versioni per il triennio numero 134 pagina 273
Inizio: Haec qui pro virili parte defendunt, optimates sunt, cuiuscumque sunt ordinis; Fine: et factis, haec accepimus, haec legimus.
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Inizio: Si quid est in me ingeni, iudices, quod sentio Fine: et opem et salutem ferre debemus
O giudici se esiste in me, un poco di talento, che io (poi) riconosco quanto sia limitato, o una qualche esperienza nell'oratoria, nella quale non contesto di essere un pò versato, oppure una certa conoscenza di essa derivata dallo studio e dalla pratica delle arti liberali, da cui confesso di non essermi mai allontanato in nessun periodo della mia vita, il qui presente A. Licinio, in modo particolare, deve da me pretendere, quasi come un suo diritto, il frutto di tutte queste doti. Infatti, quanto più lontano possibile la mia mente ritorna al passato e al ricordo della prima fanciullezza, risalendo tanto indietro, mi accorgo che proprio costui fu il primo sia ad avviarmi a questi studi e sia a mettermi sulla strada della loro conoscenza. E se talvolta questa eloquenza, che si è formata grazie all'incoraggiamento di lui e in virtù dei suoi insegnamenti, fu motivo di salvezza per qualcuno e se da lui apprendemmo bene l'arte con cui possiamo assistere tutti gli altri e salvare alcuni, senza dubbio a lui siamo obbligati ad offrire sostegno e difesa, per quanto è nelle nostre possibilità.
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Incipit: Insula est Melita, iudices, satis lato a Sicilia mari periculosoque diiuncta; in qua est eodem nomine oppidum, Fine: re cognita reportandos reponendosque curasse.
Malta, o giudici, è un'isola separata dalla Sicilia da un un tratto di mare molto ampio e pericoloso (per la navigazione); in cui si trova una città con lo stesso nome, nella quale (costui) Verre non ha mai messo piede, ma che tuttavia è stata per lui durante il triennio in cui ha governato un laboratorio di tessitura per confezionare abiti da donna. Su un promontorio non lontano dalla città sorge un antico santuario di Giunone, che fu sempre circondato da una venerazione così profonda da non aver mai perso il suo carattere sacro e inviolabile non solo durante i ben noti eventi delle guerre puniche, che furono combattute con gran dispiegamento di forze navali e si svolsero praticamente in questi luoghi, ma anche da parte da questa moltitudine di predoni che attualmente infestano i mari. Anzi, a tale riguardo si ricorda questo episodio; che un giorno approdata in quella località una flotta del re Messinissa, l'ammiraglio regio avesse sottratto dal santuario delle zanne d'avorio di dimensioni incredibili e che le avesse portate in Africa e donate a Massinissa. Il re, sulle prime, si era rallegrato per il dono; ma poi, quando era venuto a sapere da dove provenissero, aveva mandato immediatamente una qunquereme con persone di sua fiducia che rimettessero le zanne al loro posto. E per questo su di esse fu riprodotta un'iscrizione in lingua punica la quale recitava che il re Massinissa le aveva ricevute senza essere al corrente dei fatti ma che, conosciutili, si era preoccupato che fossero riportare indietro e ricollocate al loro posto
Cicerone versioni italiano latino per triennio