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Cum reges Attalici magno philologiae studio egregiam bybliothecam Pergami ad communem delectationem instituerant, tunc Ptolomaeus, rex Aegyptiorum, infinito zelo contendit bybliothecam Alexandriae comparare. Postquam summa diligentia bybliothecam perfecerat, Musis et Apollini ludos dedicavit et scriptoribus victoribus praemia et honores constituit. Cum ludi aderant, sex iudices litteratos legit et quia septimum idoneum invenire non potuerat, ab iis, qui supra bybliothecam erant, consilium exquisivit. Tunc ei monstraverunt Aristophanem Byzantium, virum probum et doctum qui summo studio summaque diligentia cotidie multos libros perlegebat.
I re di Attalo avendo per lo studio della filologia una grande passione avevano istituito l'impareggiabile biblioteca di Pergamo per il comune diletto, Tolomeo re degli Egiziani, con infinito zelo provò ad eguagliare la biblioteca di Alessandria. Dopo che con grande accuratezza aveva terminato la biblioteca, dedicò le celebrazioni alle Muse e ad Apollo e istituì per gli scrittori vincitori dei premi e onori al momento dei giochi sceglie sei giudici letterati e poiché non aveva potuto trovare un settimo idoneo chiese un consiglio da quelli che presiedevano alla biblioteca allora gli mostrarono Aristofane di Bisanzio, uomo probo ed istruito che con molto impegno e grande impegno leggeva ogni giorno molti libri.
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Romani Caium Marcium cognominaverunt Coriolanum, quod aspero proelio Coriolos, Volscorum oppidum, obsederat et expugnaverat. Sed Coriolanus, quia plebeis ob superbiam suam invisus erat, Romam reliquit et ad Volscos, olim inimicos suos, contendit. Tum cum Volscorum copiis cruentum bellum contra patriam suam gessit et saepe crebris proeliis Romanos profligavit. Postremo animo infesto etiam ad Romanorum castra cum magnis copiis accessit. Frustra Romani per legatos veniam petiverunt; Romam enim Coriolanus expugnare optabat. Iam Romani animo defecerant, cum Veturia mater (= madre, nom. ) et Volumnia uxor (= moglie, nom. ), quae (= che, nom. f. ) ad castra Volscorum venerant, Coriolani animum multis lacrimis commoverunt. Ita vir Romam obsidere destitit et discessit, sed in odium Volscis venit, qui (= che, nom. m. ) eum interfecerunt.
I romani chiamarono con un soprannome Caio Marcio Coriolano perché aveva assediato e preso la città dei Volsci (chiamata) Coriolo. Ma coriolano poiché era visto male dalla gente per la sua superbia lasciò Roma e andò dai Volsci, (che erano stati) suoi nemici un tempo. Allora con le truppe dei Volsci intraprese una dura guerra contro la sua (stessa) Patria e frequentemente sbaraglò i Romani con moltissime truppe. I romani domandarono vanamente benevolenza attraverso gli ambasciatori Infatti coriolano voleva prendere roma. Ormai i Romani si erano rassegnati quando Veturia, la madre e Volumnia, la moglie che erano arrivate all'accampamento dei Volsci, intenerirono l'animo di Coriolano con molte lacrime, così l'uomo abbandonò (il proposito) di assediare Roma e andò via ma fu odiato dai Volsci che (quindi) lo uccisero
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Fedro, Nova Mente, Nove discere, Juventas
Solitamente i mortali vengono indotti in errore dal favore. Una volta un uomo ricco, che voleva allestire uno spettacolo pubblico, invitò tutti perché ciascuno mostrasse le novità del suo repertorio. Si presentarono alla gara, spinti dal desiderio di gloria, diversi artisti; tra questi un buffone, noto per i suoi scherzi spiritosi. Costui - come egli stesso affermava - aveva un tipo di spettacolo che i cittadini non avevano mai visto in teatro. Sparsasi la voce, mise in fermento la cittadinanza e in gran numero riempirono i posti del teatro. Dopo che il buffone si fermò ritto sulla scena, da solo, senza attrezzature, senza nessun assistente, l'attesa stessa produsse un gran silenzio. Quello a un tratto cacciò la testa nelle pieghe del mantello e con la sua voce imitò il verso del maiale. Indotti in inganno gli spettatori chiesero che tirasse fuori il maiale dal pallio. Ma non si trovò nessun maiale: perciò il buffone fu subissato da molte lodi e grandi applausi.
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Ausonio Juventas Nova Mente, nove discere
È generalmente noto che la rosa è il fiore sacro a Venere per il suo profumo e la bellezza. Ma è opinione pubblica (fama est) che una volta quella fosse stata bianca, ma prenderebbe il colore purpureo dal sangue della dea. Tramandano infatti che Venere sia giunta in un giardino, abbia raccolto delle rose dall'amia e una spina abbia punto il piede e che subito sia uscito (il suo) sangue divino. Allora la dea, sdegnata da (quell') 'improvviso dolore: disse " Ti dichiaro regina dei fiori e sempre lo sarai. E da questo momento sarai purpurea e piccola". Infatti spesso la rosa è rossa e si aprirà un solo giorno, e un solo giorno la si raccoglierà.
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Vir habebat filiam turpem et filium pulchrum. Hi pueriliter ludentes speculum a matre in cathedra forte positum inspexerunt. Hic se formosum iactat; illa magna ira commota, gloriosi fratris iocos non sustinet et cuncta accipit in contumeliam suam. Ergo ad patrem decurrit, magnaque invidia de fratre suo deplorat (deplorare de aliqua = lamentarsi di qualcosa). Ille ut puerorum rixae finem det, utrumque osculis ac blanditiis sedat dulcemque in ambos caritatem partiens: " Cotidie, pueri, - inquit- exopto ut hunc speculum inspiciatis: tu, fili mi, ne nequitiae malis formam tuam corrumpas; tu, filia mea, ut istam faciem vincas moribus bonis
Un uomo aveva una figlia brutta e un figlio bello. Questi giocando in modo fanciullesco guardarono uno specchio posto per caso dalla madre su una sedia. Il primo si vanta di essere bello; l'altra spinta da grande ira non sopporta gli scherzi del fratello avido di gloria e considera ogni cosa come un affronto a lei. Dunque va dal padre, e con grande invidia si lamenta di suo fratello. Questo per porre fine al litigio dei fanciulli, fa calmare entrambi con baci e carezze e dando dolce amore a entrambi: "Oggi, o fanciulli -dice- desidero che guardiate questo specchio: tu figlio mio, affinché non rovini il tuo bell'aspetto con i mali della cattiveria, tu, figlia mia, affinché vinca il tuo aspetto con buoni comportamenti".