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Socrates, humanae sapientiae quasi quoddam terrestre oraculum, nihil ultra petendum a dis inmortalibus arbitrabatur quam ut bona tribuerent, quia ii demum scirent quid uni cuique esset utile, nos autem plerumque id uotis expeteremus, quod non inpetrasse melius foret: etenim densissimis tenebris inuoluta mortalium mens, in quam late patentem errorem caecas precationes tuas spargis! diuitias adpetis, quae multis exitio fuerunt: honores concupiscis, qui conplures pessum dederunt: regna tecum ipsa uoluis, quorum exitus saepe numero miserabiles cernuntur: splendidis coniugiis inicis manus; at haec ut aliquando inlustrant, ita nonnumquam funditus domos euertunt. desine igitur stulta futuris malorum tuorum causis quasi felicissimis rebus inhiare teque totam caelestium arbitrio permitte, quia qui tribuere bona ex facili solent, etiam eligere aptissime possunt.
L'uomo deve chiedere agli dei di concedergli il bene
versione di latino di Valerio Massimo Expedite latino in 80 lezioni volume 2 numero 1 pagina 285 Traduzione
Socrate (uomo) dalla sapienza umana come quella di un qualsiasi oracolo terreno, riteneva che non bisognasse domandare nulla più agli dei immortali, se non di attribuire beni, poiché questi sapevano che sarebbero stati utili a ciascuno, ma quindi chiederemo ciò con le preghiere, poiché sarebbe meglio non ottenere soddisfazione: tu, tuttavia, spargi le tue confuse preghiere, mente dei mortali avvolta nelle tenebre nelle quali è grandemente evidente l’errore! Richiedi le ricchezze che per molti furono causa di sciagura: desideri gli onori che rovinarono moltissimi: volgi verso di te gli stessi poteri, le cui miserabili conseguenze si vedono frequentemente: poni le mani su uno splendido compagno, ma queste cose talvolta risplendono, talvolta sconvolgono del tutto le cose: Abbandona dunque le stoltezze per i tempi futuri, cause dei tuoi mali, come bramare cose felicissime, ed affida ogni cosa alla decisione dei celesti, poiché sono soliti attribuire beni facilmente e possono anche scegliere molto convenientemente.
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Hannibal Carthaginiensis, Hamilcaris filius, fortis miles, strenuus ac prudens dux fuit. Puer conformavit se ad patris voluntatem et apud aram deorum odium aeternum contra Romanos iuravit; ius iurandum in perpetuum servavit. Adulescentulus in Hispaniam venit cum patre, qui filium ad bellicam virtutem exemplis consiliisque suis educavit. Itaque post mortem Hamilcaris et Hasdrubalis, eius generi, Carthaginienses Hannibali imperium mandaverunt, qui statim ducem prudentem et strenuum, rei militaris admodum peritum se praebuit. Postquam Hispaniae gentes multis proeliis vicit subegitque Saguntum, civitatem foederatam Romanis, obsidione clausit et vi armorum expugnavit. Hoc fuit initium secundi belli Punici.
Annibale il cartaginese, figlio di Amilcare, vigoroso soldato, fu un comandante valoroso e prudente. Il fanciullo si adattò alla volontà del padre e giurò odio eterno contro i romani sull'altare degli dei; mantenne il giuramento in eterno. Il fanciullo venne in spagna con il padre, che educò il figlio alla virtù bellica con i suoi esempi e consigli. Così dopo la morte di Amilcare e Asdrubale, suo fratello, i cartaginesi diedero il comando ad Annibale che subito si offrì comandante prudente e strenue e oltremodo esperto di arte militare. Dopo vinse e sottomise molti popoli di spagna in diversi combattimenti e assediò Sagunto, città alleata ai romani, e la espugnò con la forza delle armi. Questo fu l'inizio della seconda guerra punica.
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Nereidum ira Cassiopea, Cephei uxore, Aethiopum regina, excitata est. Mulier enim ob pulchritudinem suam magnam arrogantiam sumpserat et se marinis Nymphis aequabat. Itaque deae rogaverunt Neptunum ut eius superbiam puniret. Tum aquarum deus misit in Aethiopiam immanem draconem, ut totam oram maritimam vastaret et incolas vexaret. Quoniam iam multi homines a belua devorati erant, populus, in desperationem adductus, regi suasit ut oraculum consuleret. Sacerdos Apollinis interrogatus sic praedixit: <<Ira Nympharum placabitur et omnes belua liberabuntur, si Andromeda, filia regis, pro victima immolabitur>>. Itaque a rege, ob filiae amorem haesitante, populus petivit ut virgo saxo ligaretur in litore et beluae offerretur. Iam draco, e mari exiens, miseram virginem devoraturus erat, cum Perseus venit, qui eximia corporis forma Andromedae captus, sic patri et matri dixit: <<Ego filiam vestram liberabo, si a vobis impetravero ut eam uxorem ducam>>. Parentes non solum matrimonium sed etiam regnum magno viro concesserunt. Perseus igitur beluam petit, ei multa et mortifera vulnera inflixit et Andromedam liberavit.
Per l'ira delle Nereidi, Cassiopea, moglie di Cefeo, regina degli Etiopi, fu cacciata. La donna infatti era diventata arrogante a causa della sua grande bellezza e si paragonava alle marine Nereidi. E così le dee chiesero a Nettuno che punisse la sua superbia. Allora il dio delle acque mandò in Etiopia una enorme drago, affinché devastasse tutta la spiaggia marittima e vessasse gli abitanti. Poichè già molti uomini erano stati divorati dalla belva, il popolo, spinto dalla disperazione, persuase il re affinché consultasse l'oracolo. Il sacerdote di Apollo interrogato così rispose: L'ira delle dee sarà placata e tutti saranno liberati dal mostro se Andromeda, figlia del re, sarà immolata come vittima. E così il popolo chiese al re, che esitava per l'amore della figlia, che la vergine fosse legata ad un sasso nel lido e che fosse offerta alle belva. Già il drago, che usciva dal mare, stava per divorare la vergine, quando giuse Perseo, che preso dalla esimia bellezza di Andromeda, disse così al padre e alla madre: Io libererò vostra figlia se da voi otterrò di averla in sposa. I genitori non solo concessero al forte uomo il matrimonio ma anche il loro regno. Perseo dunque ottenne il mostro e inflisse a quello molte e mortali ferite e liberò Andromeda.
Stesso titolo ma testo latino diverso e traduzione
cassiopea, regina degli etiopi, moglie di cefeo, per la sua bellezza aveva assunto una grande arroganza e spesso si paragonava alle ninfe marine; per questo le nereidi adirate pregarono nettuno di punire la superbia della regina. allora il dio delle acque mandò in etiopia un enorme serpente affinché devastasse l'intera regione marittima e tormentasse gli abitanti; e così avvenne. Poichè ormai molti uomini erano stati divorati dal serpente il popolo disperato persuase il re a consultare l'oracolo. il sacerdote di apollo così rispose : '' l'ira delle nereidi sarà placata e il popolo sarà liberato dal serpente se andromeda, figlia del re, sarà stata offerta come vittima al mostro''. e così il popolo chiese al re, esitante per amore della figlia, che la vergine fosse legata ad uno scoglio sulla spiaggia e fosse offerta al mostro. il serpente era già uscito dal mare e stava per divorare la povera ragazza, quando perseo giunse a liberarla. il famoso eroe, attratto dalla bellezza di andromeda, così parlò al padre e alla madre: '' io libererò vostra figlia, se oterrò da voi di prenderla in moglie''. i genitori non solo promisero il matrimonio a perseo, ma anche il regno: allora l'eroe lottò a lungo con il serpente, ma infine lo uccise e liberò andromeda.
Altra versione diversa con questo stesso titolo
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Bello punico secundo Syracusas Marcellus, Romanorum dux, facile expugnavisset, nisi tunc in urbe Archimedes fuisset, peritus mathematicarum artium, Nam Marcellus, qui claram viri famam bene noverat, imperavit militibus ut ei parcerent, quia eum Romam secum ferre volebat, sed Archimedes occisus est a milite, qui eum non agnoverat.
Durante la seconda guerra punica Marcello, comandante dei Romani avrebbe espugnato Siracusa, se allora non fosse stato in città Archimede, esperto in arti matematiche, famoso osservatore del cielo e delle stelle e ammirevole inventore di espedienti bellici. Contro l'apparato navale dei romani Archimede dispose nelle mura molte e varie macchine da guerra affinché i cittadini lanciassero grandi massi contro le navi dei nemici che erano lontane, e colpissero con frequenti frecce la navi che erano più vicine. Affinchè i soldati di siracusa lanciassero le frecce contro i nemici senza pericolo aprì le mura della città con molti e angusti fori: così i romani erano feriti di nascosto dalle frecce scaglate attraverso essi(i fori). Invece le navi che si avvicinavano alle mura erano sollevate da un uncino di ferro ed erano scagliate contro gli scogli con grande paura dei marinai. Così i siracusani fronteggiarono l'assedio marittimo dei romani per tre anni. Magari Archimde fosse vissuto più a lungo! Ma quel famoso uomo sapiente, quando i Romani espugnarono siracusa trovò un morte imprevista. Infatti Marcello che aveva conosciuto bene la grande fama dell'uomo comandò ai soldati che lo risparmiassero poiché lo voleva portare con sè a Roma. Ma Archimede fu ucciso da un soldato che nn lo aveva rinosciuto.
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Admodum pauci reges dominatum imperio tenuerunt; inter haud plurimos excellentissimi fuerunt Persarum reges Cyrus et Darius: privati enim summa virtute regnum occupaverunt. Prior apud Massagetas in proelio cecidit, Darius extrema senectute supremum spiritum effudit. Ex Persis regibus praeclari quoque fuerunt Xerses, Artaxerxes Macrochir et Artaxerxes Mnemon. Xerxes maxime est illustris: nam maximis post hominum memoriam exercitibus terra marique bellum infestissimum movit contra Graeciam. At Macrochir maximam habet laudem amplissimae pulcherrimaeque corporis formae et mirificentissimae atque paene incredibilis virtutis belli: namque Persarum omnium manu fuit fortissimus. Mnemon autem maxima iustitiae fama floruit.
Traduzione n. 1
Pochi re esercitarono col comando il dominio: fra i pochi i più eccellenti furono i re dei Persiani Ciro e Dario; da privati cittadini, infatti, con sommo valore si impadronirono del regno. Il primo cadde in battaglia presso i Massageti, Dario in età avanzata esalò l'ultimo respiro. Fra i re persiani assai illustri furono pure Serse, Artaserse Macrochiro e Artaserse Mnemone. Serse fu assai celebre: infatti coi più grandi eserciti a memoria d'uomo intraprese per terra e per mare una guerra assai accanita contro la Grecia. Ma Macrochiro ha grandissima fama per l'eccezionale e splendida prestanza fisica e per lo straordinario e quasi incredibile valore in guerra: e fu infatti, per tempra, il più forte di tutti i Persiani. Mnemone, poi, brillò di grandissima fama di giustizia.
Versione n. 2 dal libro Expedite