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De Daedali Icarique historia multa a doctis magistris pulchris verbis narrantur et a sedulis discipulis magna cum diligentia. ...Daedalus et sine auxilio ad oppidum suum liber venit; at Icarus propter culpam suam ad inferos praecipitat.
Sulla storia di Dedalo e Icaro vengono raccontate molte cose con belle parole dai dotti maestri e vengono ascoltate dagli attenti alunni con grande diligenza. A Creta erano prigionieri Dedalo ed il figlio Icaro. Dedalo aveva un grande desiderio della patria (dativo di possesso: a Dedalo era un grande desiderio...) e desiderava liberare il figlio ma le vie di terra e di mare venivano chiuse dal tiranno attraverso feroci alleati. E così l'uomo misero e astuto tenta con il figlio per la fuga le vie del cielo: prepara ali con delle bianche penne, (le) lega con della cera e le mette sulle sue spalle. Poi mette le ali anche al figlio, ma quando prepara l'artificio, ammonisce Icaro (dicendo) così: "Figlio mio, vola coraggioso, ma evita le fiamme di Febo. Ascolta il mio consiglio! Se voleremo con grande attenzione, fuggiremo ed arriveremo lieti ed illesi alla nostra città". Da dei baci al figlio; poi iniziano a partire. Ma poiché l'imprudente Icaro disdegna i comandi di Dedalo e vola troppo in alto, la cera delle ali viene sciolta dalla fiamma di Febo. Quando si accorge dell'errore il povero fanciullo agita le braccia senza ali invano. Chiama Dedalo, ma cade nel mare che ora chiamiamo Icario e muore (lett. esala l'anima). Con una grande pena per la fine del povero fanciullo, Dedalo vola attraverso l'alto cielo e giunge senza aiuto immune alla sua città. Ma Icaro a causa della sua colpa precipita verso gli inferi.
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Cum haec in Graecia Macedoniaque et Asia gererentur, Etruriam infestam prope coniuratio servorum fecit. ...omnis acies Romana restitit et, cum a Gallis certamen non sustineretur, hostibus fugatis vicit.
Mentre queste cose, in Grecia, in Macedonia ed in Asia accadevano, nelle vicinanze il complotto dei servi rese l'Etruria minacciata dal pericolo Fu inviato con una legione urbana per reprimerla il pretore Acilio Glabro, al quale era toccata in sorte la giurisdizione tra i cittadini e gli stranieri. Egli stesso ne catturò alcuni nomadi, ne sconfisse altri, quando erano già pronti alla battaglia: tra questi molti furono uccisi, molti catturati; altri (ancora) ne crocifisse, dopo averli bastonati, altri, che erano stati i fautori della rivolta, li restituì ai padroni. Intanto i consoli arrivarono nelle province. Quando Marcello entrò nei territori dei Boi, essendo i soldati erano sfiniti poiché era stata fatta una lunga marcia per tutto il giorno, un certo Corolamo, comandante dei Boi, assale il comandante stesso, mentre stava ponendo l'accampamento su una collinetta, con un gran manipolo e uccide molti Romani; in questo combattimento improvvisato caddero anche uomini famosi, tra i quali i prefetti degli alleati e i tribuni dei soldati. Tuttavia l'accampamento fu fortificato e mantenuto dai Romani, poiché i nemici lo avevano assediato inutilmente, incoraggiati dalla prospera battaglia. In seguito Marcello si trattenne negli stessi alloggiamenti per molti giorni, poiché curava i feriti e riconfortava gli animi dei soldati da una così grande terrore. I Boi, che sono un popolo per costume insofferente a tollerare il disagio, si dispersero qua e là nelle loro piazzeforti e villaggi. Poi Marcello, attraversato subito il Po, guida le legioni nel territorio Comasco; ma i Galli Insubri, nel potere dei quali era la regione, intrapresero una battaglia contro i Romani durante la stessa marcia; quando Marcello si accorse di questa cosa, inviò tutti gli squadroni di cavalleria dei Latini contro il nemico; tutto l'esercito Romano resistette e, poiché non veniva sostenuto lo scontro dai Galli, sconfisse i nemici, dopo averli costretti in fuga.(da Livio)
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Urbs mea perfecta has leges edet, quibus civium vitam et mores dirigat...ut is legibus liberaliter eos educet.
La mia città perfetta presenterà tali leggi, per conformare la vita ed i costumi dei cittadini: "gli uomini devono rispettarsi tra di loro, perché questi sono pari e uguali; devono amare molto le loro donne e devono reputarle uguali a loro. I cittadini devono difendere la natura, affinché fanciulli ed i giovani possano vivere bene; devono accogliere sempre con cortesia e ospitalità i pellegrini, perché Giove protegge gli ospiti e sarebbe come offendere la divinità recare offesa all'ospite. Se i cittadini si saranno trovati nell'accampamento per la guerra dovranno obbedire ai comandanti e combattere valorosamente, anteponendo sempre la salvezza della città alla propria salvezza e, se la situazione lo richiederà, dovranno offrire coraggiosamente la propria vita per l'utilità comune. Chiunque sarà giunto in un'altra regione, dovrà dire bene in merito al proprio stato e e dovrà essere orgoglioso della propria patria. "Poi le leggi si convertiranno per gli stessi cittadini: "siate integri fedeli, costanti; non tradite la fiducia neppure sotto tortura, non accusate gli innocenti, non nascondete i colpevoli, ma siate sempre difensori della verità. E voi, fanciulli, amate i genitori,, che vi hanno donato la vita e vi aiutano ogni giorno. rammentate: il figlio grato verso il padre e la madre, è amato dagli dèi, il figlio ingrato subirà severamente la pena della sua arroganza. La mia città amerà così tanto i propri cittadini da forgiarli liberalmente con queste leggi. (by Maria D.)
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Caesar in Belgio cum hiemaret, unum illud propositum habebat, continere in amicitia civitates, ... ex omnibus hibernis ad ines Treverorum evocatis eo venit ibique exercitum lustravit.(da Irzio)
Cesare, quando svernava in Belgio (cum + congiuntivo), aveva un solo disegno, conservare in amicizia le città, non dare un motivo od una speranza per far ricorso alle armi tra le genti, affinché dopo la sua partenza mentre si accingeva a spostare l'esercito, non lasciasse alcuna guerra. E così, stretti accordi di pace tramite degli ambasciatori conservò la Gallia in pace con onorificenze e premi. Egli stesso, terminati i quartieri invernali, contro l'abitudine si diresse in Italia a marce forzate, per richiamare a raccolta municipi e colonie, ai quali aveva rivolto una petizione per la dignità sacerdotale di M. Antonio, suo questore. Tendeva fortemente infatti a favore di un uomo a lui collegato, che poco prima aveva mandato avanti per la richiesta, allora violentemente contro la fazione e la potenza di pochi. Pensò che i municipi e le colonie ritenessero giusta per sé la causa, tanto da ringraziarli. L'arrivo di Cesare fu accolto da tutti i municipi e le colonie con incredibile onore e stima. Faceva allora infatti ritorno per la prima volta, a causa dei prolungati combattimenti, da quella famosa guerra di tutta la Gallia. Non era trascurato nulla che si potesse immaginare per abbellire senza parsimonia le porte, i passaggi ed ogni luogo. Quando Cesare ebbe percorso per il suo vantaggio tutte le regioni della Gallia cittadina tornò velocemente all'esercito e richiamate da tutti i quartieri d'inverno le legioni ai territori dei Treviri, arrivò là e in quel luogo passò in rassegna l'esercito.
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Viri, et vobis et liberis pugnatis, itaque animo strenuo arma sumite! Magna est inimicorum copia, tamen timor vos non tenebit, si in proelio firmi manebitis nec signa a vobis relinquentur. Inimicis et multi equi et multa arma sunt, vobis et animus et gratia deorum, quod viri boni et pii a diis diliguntur et semper diligentur. In gladiis vestris vita et liberorum et populi ponitur. Vobis magna fama erit. Memoria vestri et victoriae vestrae ad caelum tolletur".
Uomini, voi combattete per voi e per i (vostri) figli, e quindi prendete le armi con animo valoroso! Grande è la quantità dei nemici, tuttavia il timore non vi prenderà, se nel combattimento vi manterrete coraggiosi, e se non saranno da voi trascurati gli ordini. I nemici hanno molti cavalli e molte armi (dativo di possesso), voi avete (invece) sia la fiducia sia la grazia degli dei (sempre dativo di possesso è sottinteso sunt), poiché gli uomini buoni e pii sono stimati dagli dei e sono sempre amati. Nelle vostre spade è riposta la vita sia dei figli sia del popolo. Voi avrete una grande gloria (dativo di possesso: a voi grande gloria sarà). Il ricordo vostro e della vostra vittoria si leverà in alto fino al cielo.