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TESEO UCCIDE IL MINOTAURO
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
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Il guaritore asclepio - Versione Diodoro Siculo
versione di greco dal libro kata logon
Qui trovi la versione di remata diversa
si narra che ci fosse un certo asclepio figlio di apollone e coronide, era propenso a lodare la scienza medica differenziandosi per intelligenza e inventò tante cose tra quelle che riguardano la salute degli uomini. si narra che su avvicinò così tanto alla fama k si stranamente si occupò d molti tra i malati disperati e x qst molti di coloro che erano morti sembravano vivere di nuovo. xciò si narra k anke ade accusando asclepio lo accusa contro zeus cm se avesse umiliato il suo governo. infatti in num sempre minore sn i morti se curati da asclepio. e dicono allora k zeus essendo stato provocato avesse ucciso asclepio colpendolo cn un fulmine così apollo irato x la sua uccisione ammazzò i ciclopi k avevano preparato il fulmine a zeus: irritato x la morte di questi si narra k zeus avesse ordinato ad apollo d lavorare cm servo x un uomo
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Importanza della storia
versione di greco di Diodoro siculo
traduzione dal libro il greco per il biennio 2
Καλόν, οΐμαι τοΐς εΰ φρονοΰσι πόνων άντικαταλλάξασθαι θάνατον δόξαν. Ηρακλῆς μέν γάρ ομολογεΐται υπομεΐναι μεγάλους καί συνεχεΐς πόνους καί κινδύνους κινδυνεϋσαι, ίνα τό γένος τῶν ανθρώπων εύεργετήσας τύχῃ τῆς αθανασίας. Τῶν δε άλλων άγαθῶν άνδρῶν οί μέν ηρωικῶν, οί δέ ίσοθέων τιμῶν ἒτυχον, πάντες δε μεγάλων επαίνων ήξιώθησαν, τάς άρετάς αυτῶν τῆς Ιστορίας άπαθανατιζούσης. Τά μέν γάρ ἃλλα μνημεΐα διαμένει χρόνον ολίγον, υπό πολλῶν αναιρούμενα περιστάσεων, ή δε τῆς Ιστορίας δύναμις έπί παᾶσαν τήν οίκουμένην διήκουσα τόν χρόνον ἒχει φύλακα τόν πάντα τάλλα λυμαινόμενον. Συμβάλλεται δ' αΰτη καί πρός λόγου δύναμιν. ού κάλλιον έτερον ούκ άν τ ί ς ραδίως εϋροι. Τούτω γάρ οί μέν "Ελληνες τῶν βαρβάρων, οί δέ πεπαιδευμένοι τῶν απαίδευτών προέχουσι.
Traduzione
E’ cosa bella, a mio parere per quelli che giudicano saggiamente, che la gloria immortale sarà la ricompensa di tutte le cose. Si è d’accordo che Eracle abbia sostenuto grandi e continue fatiche e affrontare difficoltà, per aver beneficato con la buona sorte dell’immortalità la discendenza degli uomini. Degli altri uomini valenti, alcuni tra gli eroi, altri ottennero onori quasi divini, tutti furono degni di grandi elogi avendo reso immortale delle loro virtù la Storia. Infatti gli altri monumenti resistono per poco tempo essendo distrutti da molte circostanze avverse, la potenza della Storia che apprende per tutta la terra abitata custodisce il tempo che distrugge tutte le altre cose. La stessa interpreta e per la forza della parola nessuno troverebbe facilmente un’altra cosa più bella. Per questo infatti mentre i Greci sono superiori ai barbari, i colti invece sono superiori agli incolti.
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Un popolo di cacciatori
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Antropon Odoi
Τὴν δέ πλησίαν χώραν τῶν αιθιοπων επεχουσιν οι ϰαλουμενοι Κυνηγοι ·οι δε συμμετροι μεν τῷ πληθει εισιν, βιον δ' οιϰειον τη προσηγορια εχουσιν. Ή χωρα γαρ αϰαρπος εστιν, επει ολιγαι υδατων πηγαι εισιν · πολλαπλασια δε τα θηρια εστιν. Οι Κυνηγοι ϰαθευδουσι μεν επι των δενδρων δια τον των θηριων φοβον, υπο δε την εωθινην προς τα ρειθρα τωυ υδατων μεθ οπλων ερχονται ϰαι εις την υπλην επι των δενδρων αποϰρυπτονται. Κατα δε του ϰαυματος ώραν ερχουται βοες αγριοι ϰαι υδατος αναπληρουνται. Οι δ' Αιθιοπες, οτε τα θηρια ογϰουμενα ϰαί δυσϰινητα εστιν, απο των δενδρων ϰαταπηδωσι ϰαι ξυλοις ϰαι λιθοις ϰαι τοξευμασι ραδιως τα θηρια ϰαταπονουσι ϰαι αποϰτειυουσιν.
I cosidetti Cinegi abitano la regione vicina degli Etiopi; questi sono scarsi nel numero, e conducono una vita conforme al loro nome. La regione infatti è priva di frutti, e vi sono scarse fonti di acqua; vi sono però moltissimi animali selvaggi. I Cinegi riposano sugli alberi per paura delle fiere, ma sul far della mattina si recano verso i torrenti d'acqua con armi e poi si nascondono sugli alberi nel bosco. Durante la stagione del grande caldo arrivano dei buoi selvaggi e si gonfiano d'acqua. Allora, gli Etiopi, quando le bestie sono gonfie e hanno difficoltà a muoversi, balzano giù dagli alberi e con legni, pietre e frecce li abbattono e li uccidono facilmente
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Enomao e Pelope I
versione di greco di Diodoro siculo dal libro taxis
Nel Peloponneso nella città di Pisa Ares, unitosi con la figlia di Asopo nella regione di Arpino, generò Enomao. Questo, generata una figlia sola, la chiamò Ippodomia.
Allo stesso(Enomao) quando consultava un oracolo riguardo alla (sua) morte, il dio allora anunciò che sarebbe morto quando la figlia Ippodmia si fosse sposata (lett: fosse andata a convivere). Dicono che egli dunque, guardandosi dal matrimonio della figlia, decise di non far sposare la figlia (lett: di mantenere la figlia vergine) pensando unicamente così di evitare il pericolo.
Ma poiché molti chiedevano la mano della fanciulla, offrì questo premio a coloro che volevano sposarla: bisognava che colui che veniva sconfitto morisse, mentre colui che aveva successo avrebbe sposato la ragazza.
Collocò la corsa dei carri da Pisa fino all'Ismo a Corino verso l'altare di Poseidone, rese questa la partenza dei cavalli. Enomao sacrificò un ariete a Zeus, colui che chiedeva la mano (di Ippodamia) partiva guidando un carro a quattro cavalli.
seconda parte
Compiuti i riti sacri, allora Enomao dava inizio alla corsa e inseguiva il pretendente, avendo una lancia e Mirtilo come auriga, e se riusciva a raggiungere il carro inseguito avrebbe colpito con la lancia e ucciso il pretendente. In questo modo, raggiungendo per la velocità dei suoi cavalli quelli che di volta in volta aspiravano alla mano di sua figlia, ne uccideva molti. Ma Pelope, figlio di Tantalo, dopo essere giunto a Pisa e avendo visto Ipodamia, desiderò le nozze; avendo poi corrotto l'auriga di Enomao, Mirtilo, e avendolo preso come aiutante per la vittoria, arrivò per primo sull'istmo, all'altare di Poseidone. Enomao allora, pensando che la profezia si fosse compiuta, scoraggiato per il dolore, si tolse la vita. In questo modo Pelope, avendo sposato Ipodamia, ottenne il Regno di Pisa e per il suo valore ed il suo senno, ingrandendosi sempre più si accattivò la maggior parte degli abitanti del Peloponneso e da se stesso diede alla regione il nome di Peloponneso.