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Postquam Amphitryon discessi ut Oechaliam expugnaret, Iuppiter, speciem illius viri sumens, domum Alcmenae accessit, ut cum ea iaceret. Mulier, aestimans Iovem coniugem suum esse, eum thalamis recepit et credidit deo, cum ille res in Oechalia gestas narravit. Iuppiter autem, ut diu cum ea concumberet, noctem illam produxit usque ad proximam. Postero die, cum nuntiatum est ei coniugem victorem revertisse, Alcmena minime curavit, quod iam putabat se coniugem suum vidisse. Cum autem Amphitryon in regiam intravit et eam neglegentius (= con eccessiva indifferenza) securam vidit, obstupuit quod uxor se advenientem non exceperat; cui Alcmena respondit: "Iam pridem venisti et mecum concubuisti et mihi narrasti quae in Oechalia gesseras " Quoniam mulier signa omnia dicebat, Amphitryon sensit numen fuisse pro se, quod cum uxore sua concuberat. Alcmena, ab compressa, Herculem peperit.
Dopo che Anfitrione si allontanò per espugnare Ecolio, Giove assumendo sembianze di quell'uomo, si recò alla casa di Alcmena per stare con lei. La donna pensando che Giove fosse suo complice lo accolse nelle stanze e ebbe giudizio nel Dio, mentre questo narra le imprese di Ecolia. Giove invece, affinché si svegliasse insieme con lei a lungo, prolungò quella notte. Nei prossimi giorni, quando fu annunciato che il coniuge era tornato vincitore Alcmena curò pochissimo, perché pensava che egli aveva visto il suo coniuge. Quando invece Anfitrione entrò nella reggia, vide quella eccessiva indifferenza, si stupì poiché la moglie non lo aveva accolto mentre arrivava, al quale Alcmena rispose: "arrivasti già tempo fa e giacesti con me e mi narrasti che si era combattuto in Ecolia. " poiché la donna mostrava tutte le prove Anfitrione percepì che la divinità fosse stata al suo posto, poiché aveva piaciuto con sua moglie. Alcmena spinta ripetutamente da Giove partorì Ercole.
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Alcestim Peliae et Anaxibies Biantis filiae filiam complures proci petebant in coniugium; Pelias vitans eorum condiciones repudiavit et simultatem constituit ei se daturum, qui feras bestias ad currum iunxisset et Alcestim in coniugio avexisset. Itaque Admetus ab Apolline petiit, ut se adiuvaret. Apollo autem, quod ab eo in servitutem liberaliter esset acceptus, aprum et leonem ei iunctos tradidit, quibus ille Alcestim avexit. Et illud ab Apolline accepit, ut pro se alius voluntarie moreretur. Pro quo cum neque pater neque mater mori voluisset, uxor se Alcestis obtulit et pro eo vicaria morte interiit; quam postea Hercules ab inferis revocavit.
Parecchi pretendenti chiedevano la mano di Alcesti, figlia di Pelia e di Anassibie, figlia di Biante; Pelia, sottraendosi a tale situazione, rifiutò le condizioni di quelli e stabilì una gara, secondo cui egli si sarebbe presentato a chi avesse attaccato bestie selvagge ad un carro e avesse portato via Alcesti nel matrimonio. E così Admeto chiese ad Apollo di aiutarlo. Apollo, che era stato generosamente accolto in schiavitù da quello, gli consegnò, legati, un cinghiale ed un leone, per mezzo dei quali portò via Alcesti. E Apollo lo informò del fatto che un altro dovesse morire volontariamente al suo posto. E poiché né il padre né la madre avevano voluto morire al posto suo, si offrì la moglie Alcesti ed ella morì in sua vece. In seguito Ercole la fece tornare dagli inferi. _________________
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Alcestim Peliae et Anaxibies Biantis filiae filiam complures proci petebant in coniugium; Pelias vitans eorum condiciones repudiavit et simultatem constituit ei se daturum, qui feras bestias ad currum iunxisset et Alcestim in coniugio avexisset. Itaque Admetus ab Apolline petiit, ut se adiuvaret. Apollo autem, quod ab eo in servitutem liberaliter esset acceptus, aprum et leonem ei iunctos tradidit, quibus ille Alcestim avexit. Et illud ab Apolline accepit, ut pro se alius voluntarie moreretur. Pro quo cum neque pater neque mater mori voluisset, uxor se Alcestis obtulit et pro eo vicaria morte interiit; quam postea Hercules ab inferis revocavit.
Molti proci chiedevano in sposa Alcesti figlia di Pelia e Anassibie, figlia di Biante; ma Pelia rifiutando le loro condizioni li sfidò in gara: "Dopo che legherete al carro feroci bestie, avrete Alcesti in sposa. " E così Admeto volse molte preghiere ad Apollo. Apollo però dato che quello era stato liberamente accettato in servitù, legò un cinghiale ed un leone e diede a quello; quello portò le bestie ad Alcesti. E per propria volontà uno doveva perire al posto di Admeto. A favore di questo né il padre né la madre volevano morire. Alcesti stessa si offrì e perì al suo posto; poi Ercole la richiamò dagli Inferi
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Thetis Nereis, cum sciret Achillem filium suum quem ex Peleo hebebat, si ad Troiam pervenisset, occisum iri, commendavit eum in insulam Scyron ad Lycomedem regem, qui Achillem inter virgines filias, habitu feminino, servavit. Achivi autem, cum rescissent ibi eum occultari, ad regem Lycomedem oratores miserunt qui rogarent ut eum adiutorium Danais mitteret. Rex, cum negaret Achillem apud se esse, potestatem eis fecit ut in regia quaererent. Qui cum non intellegerent quis esset earum puellarum, Ulixes in regio vestibulo munera feminea posuit, in quibus clipeum et hastam, et subito tubicinem iussit canere armorumque crepitum et clamorem excitari iussit. Achilles, hostem putans in regia esse, vestem muliebrem dilaniavit atque clipeum et hastam arripuit. Ex hoc cognitus est suasque operas Argivis promisit et milites Myrmidones.
La Nereide Teti, poiché sapeva che suo figlio Achille che aveva da Peleo, qualora fosse giunto a Troia, sarebbe stato ucciso, lo affidò sull'isola di Sciro al re Licomede, che custodì Achille tra le figlie vergini, in abiti femminili. Gli Achei invece, essendo venuti a sapere che lui si era nascosto lì, mandarono degli ambasciatori dal re Licomede per pregarlo di mandarlo in aiuto ai Greci. Il re, negando che Achille fosse presso di sé, diede loro facoltà di cercare nella reggia. Poiché essi non capivano chi fosse tra quelle fanciulle, Ulisse pose nel vestibolo della reggia dei doni femminili, tra i quali uno scudo e una lancia, e ordinò subito al trombettiere di suonare e ordinò che venisse levato clamore di armi e grida. Achille, pensando che il nemico fosse nella reggia, strappò la veste femminile e afferrò lo scudo e la lancia. Da questo fu riconosciuto e promise agli Argivi il suo apporto e i soldati Mirmidoni.
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Thetis Nereis, cum sciret Achillem filium suum quem ex Peleo habebat, si ad Troiam pervenisset, occisum iri, commendavit eum in insulam Scyron ad Lycomedem regem, qui Achillem inter virgines filias, habitu feminio, servavit. Achivi autem, cum rescissent ibi eum occultari, ad regem Lycomedem oratores miserunt qui rogarent ut eum adiutorium Danais mitteret. Rex, cum negaret Achillem apud se esse, potestatem eis fecit ut in regia quaererent. Qui cum non intellegerent quis esset earum puellarum, Ulixes in regio vestibulo munera feminea posuit, in quibus clipeum at hastam, et subito tubicinem iussit canere armorumque crepitum et clamorem excitari iussit. Achilles, hostem putans in regia esse, vestem muliebrem dilaniavit atque clipeum et hastam arripuit. Ex hoc cognitus est suasque operas Argivis promisit et milites Myrmidones.
La Nereide Tetide, poiché aveva saputo che Achille, il figlio che aveva avuto da Peleo, sarebbe morto se fosse andato all’assedio di Troia, lo affidò a Licomede, re dell’isola di Sciro, che lo allevò insieme alle sue figlie vestito da donna e sotto falso nome; le fanciulle infatti lo chiamavano Pirra perche aveva capelli fulvi e in greco «rosso» si dice appunto così. Quando però gli Achei vennero a sapere che Achille si nascondeva a Sciro, inviarono dei messi per pregare re Licomede di mandarlo in aiuto ai Danai. Il re negò che Achille si trovasse presso di lui e anzi li invitò a cercarlo nella reggia; ma poiché non si riusciva a capire chi fosse Achille, Ulisse dispose nell’atrio degli oggetti da donna, tra i quali mise uno scudo e una lancia; poi, a un suo segnale, risuonò improvvisamente uno squillo di tromba e si udirono clangore d’armi e gridi di battaglia. Achille, pensando a un attacco nemico, subito si strappò le vesti femminili e afferrò lancia e scudo: così si fece riconoscere e promise agli Achei il proprio aiuto e i suoi uomini, i Mirmidoni.