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ALCIBIADE HA TRADITO LA PATRIA
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro Versioni di greco per il triennio
TRADUZIONE
Pertanto non è difficile capire che Alcibiade non si distingueva affatto dagli altri per capacità, ma era il primo tra i cittadini per disonestà! Tutte le vostre difficoltà di cui era a conoscenza le ha rivelate agli Spartani; e quando toccava a lui fare lo stratego, non riusciva invece a fare alcun danno ai nemici; anzi, dopo aver promesso che grazie al suo intervento il Re avrebbe fornito aiuti finanziari, ha derubato invece la città di più di duecento talenti. Ed era consapevole di aver commesso tanti torti verso di voi che, pur essendo un abile parlatore e pur disponendo di molti amici e ricchezze, non ha mai avuto il coraggio di tornare ad affrontare il rendiconto; si è condannato invece da solo all'esilio e ha preferito diventare cittadino della Tracia o di qualsiasi altra città piuttosto che esserlo della sua patria
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La partenza della flotta
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
TRADUZIONE dal libro Versioni greche per il triennio
Ἐπειδὴ δὲ αἱ νῆες πλήρεις ἦσαν καὶ ἐσέκειτο πάντα ἤδη ὅσα ἔχοντες ἔμελλον ἀνάξεσθαι, τῆι μὲν σάλπιγγι σιωπὴ ὑπεσημάνθη, εὐχὰς δὲ τὰς νομιζομένας πρὸ τῆς ἀναγωγῆς οὐ κατὰ ναῦν ἑκάστην, ξύμπαντες δὲ ὑπὸ κήρυκος ἐποιοῦντο, κρατῆράς τε κεράσαντες παρ' ἅπαν τὸ στράτευμα καὶ ἐκπώμασι χρυσοῖς τε καὶ ἀργυροῖς οἵ τε ἐπιβάται καὶ οἱ ἄρχοντες σπένδοντες. ξυνεπηύχοντο δὲ καὶ ὁ ἄλλος ὅμιλος ὁ ἐκ τῆς γῆς τῶν τε πολιτῶν καὶ εἴ τις ἄλλος εὔνους παρῆν σφίσιν. παιανίσαντες δὲ καὶ τελεώσαντες τὰς σπονδὰς ἀνήγοντο, καὶ ἐπὶ κέρως τὸ πρῶτον ἐκπλεύσαντες ἅμιλλαν ἤδη μέχρι Αἰγίνης ἐποιοῦντο. καὶ οἱ μὲν ἐς τὴν Κέρκυραν, ἔνθαπερ καὶ τὸ ἄλλο στράτευμα τῶν ξυμμάχων ξυνελέγετο, ἠπείγοντο ἀφικέσθαι
TRADUZIONE
Ormai le truppe gremivano le navi e s'era già tutta stivata l'attrezzatura che avrebbero portato via con sé, quando uno squillo di tromba segnalò il silenzio. E gli equipaggi, non da ogni singolo vascello, ma ad una voce, guidati dall'araldo, ripeterono le preghiere di rito prima del distacco; e in ogni angolo della flotta, attingendo dai crateri colmi di vino con coppe d'oro e d'argento tutti, truppa e ufficiali, libarono. Si fondeva alla preghiera anche la voce dell'altra gente stipata sui moli: cittadini e quanti, per sentimento d'amicizia, s'erano raccolti laggiù. Poi s'intonò il peana e conclusa la cerimonia le navi si staccarono, uscendo dapprima in lunga fila dalla rada, poi sfidandosi subito in velocità fino ad Egina. Allora gli Ateniesi misero senz'altro le prue su Corcira, meta di raccolta di tutte le altre squadre in arrivo dai porti amici. Frattanto, da diversi punti, continuavano ad affluire a Siracusa dispacci sull'attacco ateniese, ma per vari giorni non riscossero il minimo credito. Finché, convocata un'assemblea, tra gli altri oratori che si fecero avanti sostenendo con opposte ragioni, simili a quelle riferite più sotto, chi l'opportunità di prestar fede agli avvisi che circolavano sull'offensiva ateniese, chi invece di non darvi peso, si presentò anche Ermocrate figlio di Ermone, che certo di disporre sull'argomento informazioni sicure, prese la parola proponendo questa linea d'azione
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Come gli sciiti seppelliscono i loro re I e II
VERSIONE DI GRECO
TRADUZIONE dal libro VERSIONI DI GRECO PER ILTRIENNIO
PARTE I
presso il popolo dei Gerri vi sono le tombe dei re, fino a dove il Boristene è navigabile. Là, quando ad essi muore il re, scavano una grande fossa quadrata di terra, avendola resa pronta, sollevano il cadavere con il corpo cosparso di cera, con il ventre aperto e svuotato, pieno di cipero tritato e profumato, di seme di sedano e anice, ricucito nuovamente, e lo trasportano in carro verso un altro popolo. Coloro che accolgono il cadavere che viene portato fanno le cose che fanno i re Sciiti. Si tagliano una parte dell'orecchio, si tagliano i capelli, si amputano le braccia, si graffiano la fronte e il naso, si conficcano frecce nella mano sinistra. In seguito a ciò trasferiscono il corpo del re sul carro verso un altro popolo di quelli sottomessi. Quelli presso i quali erano giunti prima, li inseguono.
TRADUZIONE
parte II
Quando, trasportando il corpo, fanno il giro di tutti, si trovano tra i popoli comandati, presso i Gerri e presso le tombe. E in seguito, dopo che avranno posto il corpo nella tomba su un pagliericcio, avendo conficcato delle lance da una parte e dall'altra del corpo, distendono sopra della legna e poi lo ricoprono con un graticcio, nella parte rimanente della tomba seppelliscono, dopo averla soffocata, una delle concubine, il coppiere, un macellaio, un servitore, un messo, un messaggero, dei cavalli, un'offerta di tutti gli altri e delle coppe d'oro. Non si servono per nulla né di argento né di rame; avendo fatto ciò, tutti innalzano un grande tumulo sepolcrale, sforzandosi ed essendo pieni di zelo per farlo grandissimo.
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LE IDI DI MARZO SI AVVICINANO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Versioni di greco per il triennio
TRADUZIONE
E' possibile anche ascoltare molti che raccontano questi aneddoti, che un indovino nel giorno del mese di Marzo che i romani chiamano Idi, avrebbe detto di guardarsi da un grande pericolo; essendo poi giunto quel giorno, Cesare, recandosi in senato, dopo aver salutato, si racconta che si fosse fatto beffe dell'indovino dicendogli: "Dunque sono giunte le Idi di Marzo", ma quello tranquillamente gli avrebbe risposto: "Sì, sono giunte, ma non sono ancora trascorse". Il giorno precedente invitandolo a pranzo Marco Lepido (genitivo assoluto), si trovò a firmare (oppure "firmò per caso") delle lettere come era abituato stando sdraiato; essendo poi caduto il discorso su quale mai delle morti fosse la migliore, avendo preceduto tutti proclamò: "L'inaspettata". Dopo di ciò, essendosi adagiato come era solito vicino alla moglie, contemporaneamente spalancandosi tutte le porte e le finestre della camera, essendo sconvolto nello stesso tempo dal fracasso e dalla luce poiché splendeva la luna, si accorse che Calpurnia dormiva profondamente, ma emetteva durante il sonno suoni indistinti e lamenti inarticolati; immaginava allora di piangere avendo tra le braccia quello trucidato.
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PERICLE E ASPASIA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
Traduzione libro Versioni di Greco per il Triennio
Αισχίνης δε φησι και Λυσικέλiα τον προβατοκάπηλον εξ άγεννοΰς και ταπεινού την φύσιν Αθηναίων γενέσθαι πρώτον Ασπασία, συνόντα μετά την Περικλέους τελευτήν. Εν δε τφ Μενεξένω τφ Πλάτωνος, εί και μετά παιδιάς τα πρώτα γέγραπται, τοσούτον γ' ιστορίας ενεστιν, δτι δόξαν είχε το γύναιον επί ρητορική πολλοίς Αθηναίων όμιλεϊν. Φαίνεται μέντοι μάλλον ερωτική τις ή του Περικλέους άγάπησις γενομένη προς Άσπασίαν. ΤΗν μεν γαρ αύτφ γυνή προσήκουσα μεν κατά γένος, συνωκηκυΐα δ' Ίππονίκω πρότερον, εξ ου Καλλίαν έτεκε τον πλούσιον' έτεκε δε και παρά τφ Περικλεϊ Ξάνθιππον καΐ Πάραλον. Είτα της συμβιώσεως ουκ ούσης αύτοΐς αρεστής, έκείνην μεν έτέρω βουλομένην συνεξέδωκεν, αυτός δε την Άσπασίαν λαβών Ιστερξε διαφερόντως. Και γαρ έξιών ως φασι και είσιών άπ' αγοράς ήσπάζετο καθ' ήμέραν αυτήν μετά του καταφιλεΐν
Dice Eschine che Lisicle, commerciante di pecore, di oscura e modesta origine, dopo la morte di Pericle divenne il primo degli Ateniesi101 perché si mise con Aspasia. Nel Menesseno di Piatone, anche se la prima parte ha tono scherzoso, c'è però questo di storico: e cioè che la donna aveva fama di insegnare l'eloquenza a molti ateniesi. Sembra comunque che il rapporto di Pericle con Aspasia sia stato un rapporto d'amore. Egli infatti aveva preso in moglie una sua parente che precedentemente era stata moglie di Ipponico, al quale aveva dato un figlio, di nome Callia, il ricco; poi diede due figli anche a Pericle: Santippe e Paralo. In seguito essi non gradivano più stare insieme, e Pericle la diede, con suo consenso, a un altro, e per parte sua si prese Aspasia che amò moltissimo. Quando infatti usciva di casa o rientrava dall'agorà, ogni giorno, a quanto dicono, l'abbracciava e baciava.
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