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IMPORTANZA DELLA PROGNOSI
Versione di greco di ippocrate
TRADUZIONE dal libro Test di greco - pag. 388 n. 320
inizio Τονιητρον δοκεει μοι αρστον ... fine: προνοιαν εκμανθανειν
TRADUZIONE
Mi pare che sia un’ottima cosa che il medico faccia una prognosi: infatti col fare una previsione e col dire, affiancando in questo i malati, le loro condizioni presenti e passate e future e nello stesso tempo spiegando per filo e per segno quello che gli infermi tralasciano, potrebbe confidare di conoscere le condizioni effettive dei malati con la conseguenza che la gente gli si affiderà senza timore. E riuscirebbe benissimo ad impostare la terapia se fosse in grado di prevedere l’evolversi dei mali presenti. Ora, portare alla guarigione tutti i malati è impossibile: e questo sarebbe meglio che prevedere come si evolverà la situazione. Ma, poiché gli uomini muoiono, alcuni (sopraffatti) dal male prima di aver chiamato il medico, altri muoiono subito anche dopo averlo chiamato, gli uni sopravvivendo un sol giorno, gli altri poco più, prima che il medico riesca con la sua competenza a lottare contro ogni malattia; occorre dunque conoscere di tali malattie la natura, in che misura esse superano la capacità di resistenza del fisico, e nello stesso tempo se nelle malattie è insito un elemento divino ed imparare a farne una previsione.
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UN TEOREMA SULLE RETTE PARALLELE
Versione di greco
TRADUZIONE dal libro Test di greco - pag. 393 n. 325
TRADUZIONE
Le rette parallele alla stessa retta sono anche parallele tra loro. Ammettiamo che ciascuna delle rette AB e GD sia parallela a EZ: affermo che AB è parallela a GD. Si tracci dunque la retta HK che le intersechi. Ora, poiché HK è incidente le parallele AB e EZ, allora l’angolo AHK è uguale all’angolo HQZ. D’altra parte, poiché HK interseca le parallele EZ, GD, l’angolo HQZ è uguale a HKD. È stato dimostrato prima che anche l’angolo AHK è uguale a HQZ (corrispondente). E AHK è uguale a HKD: sono anche alterni interni. Dunque AB è parallela a GD ed è quello che si doveva dimostrare.
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L'URBANISTICA NELLA ROMA AUGUSTEA
Versione di greco
TRADUZIONE dal libro Test di greco - pag. 395 n. 327
TRADUZIONE
Dunque la conformazione naturale del territorio fornisce alla città questi vantaggi, ma i Romani ne aggiunsero anche altri derivati dalla loro capacità di progettazione. Infatti, mentre i Greci sembra che raggiungessero ottimi risultati nel costruire, mirando alla bellezza ed alla sicurezza ed a luoghi riparati ed a posizioni splendide, questi si preoccuparono soprattutto di ciò che quelli avevano messo in secondo piano, pavimentazione di strade ed incanalamento di acque e di fogne che potessero far confluire i rifiuti della città nel Tevere, ripulendola. Pavimentarono anche le strade del loro territorio, in più abbattendo colline e d’altro canto livellando gli avvallamenti, in modo che i carri potessero accogliere le merci da trasportare; e gli acquedotti ricoperti con volta in pietra da taglio hanno lasciato alcune strade percorribili da carri trasportanti viveri. L’acqua incanalata attraverso la rete idrica è tanta che attraverso la città e gli acquedotti scorrono veri fiumi, mentre ogni casa dispone in abbondanza di serbatoi e tubi e canali che per massima parte curò Marco Agrippa, quando adornò la città di molti altri monumenti. Per così dire, gli antichi non si curarono molto della bellezza di Roma, dato che erano presi da altre esigenze più importanti e più necessarie; invece quelli che sono venuti dopo e soprattutto i nostri contemporanei, non misero questo in secondo piano, ma riempirono la città di molti e bei monumenti.
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L'ETNA
TRADUZIONE dal libro Test di greco - pag. 394 n. 326
TRADUZIONE
L’Etna sta proprio a ridosso di Catania e questa è esposta al massimo grado alle eruzioni provenienti dai crateri; ed infatti i torrenti di lava scendono molto vicini a Catania e là si è diffusa la leggenda dei due uomini pii Aufinomo e Anapia, che salvarono i genitori caricandoseli sulle spalle, mentre procedeva incalzandoli il torrente di lava. Quando, dice Posidonio, si verificano le eruzioni del vulcano, le campagne del catanese vengono ricoperte di alta cenere; questa dunque, dopo aver recato danni sul momento, successivamente porta vantaggi alla regione; giacché la rende ricca di viti e fertile, mentre il resto del territorio non è altrettanto produttivo di vino; e le radici, che fa crescere il terreno ricoperto di cenere, si dice che ingrassino le bestie a tal punto che esse soffocano; perciò fanno uscire il sangue dalle orecchie per quattro o cinque giorni, come abbiamo già detto che accade anche a Eritea. Il torrente di lava solidificandosi fa pietrificare la superficie della terra fino ad una discreta profondità, cosicché quelli che vogliono far riemergere l’aspetto iniziale (del paesaggio) hanno bisogno di scavare. Quando dunque la materia rocciosa fonde all’interno dei crateri e poi quando viene espulsa, il liquido che trabocca dalla cima è lava nera, che scorre giù dal monte; quindi solidificatasi diventa pietra da macina, pur mantenendo lo stesso colore che aveva quando scorreva fluida. E la cenere, mentre la materia si arroventa, è simile a quella derivata dalla legna; come dunque l’erba ruta trae nutrimento dalla cenere di legna, un effetto simile sulla vite è verosimile che ce l’abbia la cenere dell’Etna.
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MORTE DEI FIGLI DI CRASSO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Test di greco - pagina 102 numero 52
Ἦσαν δὲ περὶ τὸν Πόπλιον ἄνδρες Ἕλληνες δύο τῶν αὐτόθι, κατοικοῦντες ἐν Κάῤῥαις, Ἱερώνυμος καὶ Νικόμαχος· οὗτοι συνέπειθον αὐτὸν ὑπεξελθεῖν μετ' αὐτῶν καὶ διαφυγεῖν εἰς Ἴχνας, πόλιν ᾑρημένην τὰ Ῥωμαίων καὶ οὐ μακρὰν οὖσαν. ὁ δὲ φήσας οὐδένα δεινὸν οὕτως ἔσεσθαι θάνατον, ὃν φοβηθεὶς Πόπλιος ἀπολείψει τοὺς ἀπολλυμένους δι' αὑτόν, ἐκείνους μὲν ἐκέλευσε σῴζεσθαι καὶ δεξιωσάμενος ἀπέστειλεν, αὐτὸς δὲ τῇ χειρὶ χρήσασθαι μὴ δυνάμενος -- διελήλατο γὰρ βέλει -- τὸν ὑπασπιστὴν ἐκέλευσε πατάξαι τῷ ξίφει παρασχὼν τὸ πλευρόν. ὁμοίως δὲ καὶ Κηνσωρῖνον ἀποθανεῖν λέγουσι· Μεγάβακχος δ' αὐτὸς ἑαυτὸν διεχρήσατο καὶ τῶν ἄλλων οἱ δοκιμώτατοι. τοὺς δ' ὑπολελειμμένους ἀναβαίνοντες οἱ Πάρθοι τοῖς κοντοῖς διήλαυνον μαχομένους· ζῶντας δ' οὐ πλείους φασὶν ἁλῶναι πεντακοσίων. τὰς δὲ κεφαλὰς τῶν περὶ τὸν Πόπλιον ἀποκόψαντες, ἤλαυνον εὐθὺς ἐπὶ τὸν Κράσσον.
TRADUZIONE
Al seguito di Publio c’erano due Greci di quelle zone, che vivevano a Carre, Geronimo e Nicomaco: questi cercavano di convincerlo ad andarsene con loro e a rifugiarsi a Icne, piccola città che aveva preso le parti dei Romani. Quello, affermando che nessuna morte sarebbe stata così temibile che Publio per paura di essa fosse indotto ad abbandonare i suoi destinati a morire per colpa sua, li esortò a salvarsi e salutatili li mandò via, ma non essendo in grado di usare personalmente la mano – perché gli era stata trafitta da un colpo – dette ordine allo scudiero di colpirlo con la spada offrendogli il fianco. E si racconta che allo stesso modo morì Censorino3 e Megabacco si dette la morte di sua mano e così i più illustri tra gli altri. I Parti attaccando quelli rimasti indietro li trafiggevano in combattimento colle lance; si dice che vivi non ne vennero catturati più di cinquecento. Mozzate le teste di quelli della cerchia di Publio si diressero immediatamente contro Crasso.